Amo le abitudini che mi legano alle persone. È vero che sono un freno all’ideale e irraggiungibile libertà, ma è altrettanto vero che mi danno uno scopo, un perché. Le domande senza risposta sono infinite, e appena una domanda viene esaudita, ecco che almeno un altro paio si presentano ad occuparne il posto. Per fortuna però la duplice domanda fondamentale che a volte mi si forma in testa, anche inconsapevolmente è a cosa servo? come sono utile al mondo?
Al mondo non lo so, forse non servo a nulla, ma a qualcuno vicino sono utile, mi ci posso dedicare, quindi ho un perché.
Tra le mie abitudini secondarie ci sono quelle che eseguo come un insetto programmato per svolgere alcune funzioni, e se mi scordo perché sono andato in cucina mi basta, come un insetto, ritornare al momento precedente, cioè in bagno, e ricordare così che in cucina tengo quella forbicina che mi serviva in bagno. Le abitudini primarie, secondo la mia scala, sono quelle più importanti e riguardano le persone. Mi piaceva, a una certa ora della sera, telefonare ai miei. E mi piaceva molto, quando io ero lontano da Rovereto oppure eri tu ad essere lontana, telefonare a te.
Silvano C.©
(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)
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