Inizia sin da piccoli, non è possibile evitarlo. Magari comincia ancora prima di nascere ma non credo si tratti di cosa ereditaria. Si ascolta, s’impara, poi si continua ad ascoltare e a imparare. Si rimane affascinati da chi sa raccontare paesaggi fantastici, da chi inventa la sua realtà e te la trasmette, da chi narra e sa come farlo. Mio nonno mi raccontava favole, è stato il mio primo affabulatore quando non cercavo realtà ma sogni da vedere e, magari da realizzare. Ho avuto un maestro unico in questo, un maestro delle elementari del quale sono un suo indegno ex-alunno. Lui narrava ma era legato a fatti storici, attuali, scientifici, non intendeva raccontare favole, voleva preparare i suoi alunni alla vita. Entrambi, mio nonno e il mio maestro, sono stati onesti, mi hanno raccontato senza mentire, e anche mio nonno mi ha mostrato la realtà non solo il mio maestro. Mio nonno poi mi ha aperto il mondo del cinema, e dopo di lui quel mondo è sempre stato la mia fabbrica di sogni e di confronto anche col vero. Poi ho avuto altri in grado di catturarmi in alcuni momenti della vita con la loro narrazione, che mi hanno convinto non solo con le parole. Alcuni li ho perduti e dimenticati, anche se immagino abbiano lasciato tracce, altri hanno modificato per sempre la mia percezione del mondo. Il fatto fondamentale è questo, del resto: il mondo non è com’è in realtà, il mondo è come si racconta. Il mio mondo è quello che mi sanno raccontare quelli che sanno raccontare.
Silvano C.©
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