giovedì 22 gennaio 2026

Che ne sarà stato di Zio Martino

A Innsbruck, la prima volta che arrivammo in centro, trovammo un parcheggio relativamente comodo che già quando vi ritornammo, pochissimi anni dopo, era sparito. Nulla di strano, quel parcheggio è stato usato come parcheggio provvisorio ma si trattava di un’area edificabile che poi fu occupata da qualche nuovo edificio che non fummo in grado di individuare, e del resto non c’interessava. 

Il primo campeggio dove ci trovammo bene in Puglia, situato in quel tratto magnifico di costa tra Peschici e Vieste, anno dopo anno subì modifiche peggiorative e occupazione sempre più invadente della spiaggia. 

Santa Vittoria, il piccolo paese in provincia di Sassari al quale si deve il tuo nome, lo visitammo due volte. La prima in viaggio di nozze. Con gli anni si è spopolato e anche nella sua chiesa non so se viene ancora celebrata la Messa. 

I luoghi della nostra memoria perdono parti, si modificano, le persone spariscono e pure il mio desiderio di tornarci si avvicina sempre più a zero. Intanto, magari, sarà morto anche Zio Martino, chi può dirlo? Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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mercoledì 21 gennaio 2026

Uccidere chi si ama

Potrei citare Wilde, Genet, Fassbinder, Moreau e qualcun altro perché oggi, leggendo un breve articolo sul turismo eccessivo che finisce per distruggere i luoghi che vorrebbe difendere, mi è tornato alla mente una cosa che scrissi nel luglio del 2013, una vita fa, forse uno degli ultimi anni belli, quando ancora eri con me. Non so se ho fatto morire chi amavo, sicuramente non ho ucciso nessuno e penso di avere amato e di amare ancora. Magari non ho amato abbastanza, questo è possibile, probabile, certo. Forse non ho dato motivi in più per vivere, ma su questo ho dubbi. Leggendo un testo di altro genere, un racconto, scopro la vita scorrere velocissima e lasciare dietro di sé i decenni, e poi ritornare indietro a reinterpretare quello che è successo, visto sotto altre luci. Tutto sembra più chiaro se spiegato per le vite altrui, anche i dubbi sono tali che si capiscono, che appaiono come i miei ma detti meglio. Alla fine non serve uccidere nessuno per questo e, purtroppo, si muore anche se a qualcuno non fa piacere e crea dolore, si muore a basta. Dove posso arrivare con questo discorso inutile? Esattamente a quanto successe a noi quando, dopo aver iniziato a comprare una rivista di natura, viaggi e turismo, cominciammo ad andare nei luoghi non troppo lontani che venivano citati negli articoli. E puntualmente li trovammo sempre troppo affollati. Vuoi vedere, pensammo, che tutti hanno avuto la nostra idea dopo aver letto quella rivista? Smettemmo di farlo, prima smettemmo di andare in certi posti consigliati, poi anche di comprare quella rivista. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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martedì 20 gennaio 2026

Unicità

Non sono solo gli inquirenti che eseguono prove irripetibili, non solo loro. Nella vita sono molte centinaia le prove irripetibili alle quali mi sono prestato o che ho realizzato. Ogni giorno che ho vissuto è stato riempito di momenti irripetibili, con testimoni o senza testimoni, memorabili e no, fondamentali per il resto della vita o del tutto insignificanti. Insignificanti ma unici, quindi irripetibili. Un cane che mi abbaiava ogni volta che passavo, quando gli offrii un pezzetto di pane secco capì la mia gentilezza e da allora mi rispettò. Una ragazza mi disse che non vivevo, ma me lo disse una volta sola. Un amico una sera partì con l’auto e non sarebbe più stato come prima, anche se poi abbiamo continuato a vederci, ma mai più come prima. Ho perso colpevolmente il momento della prima ecografia di mio figlio, non ce ne fu una seconda. Ogni sorriso non fatto è una colpa imperdonabile. Quel pranzo tutti assieme con la mia famiglia, che giudicai inutile, non ebbe mai una seconda occasione. Anche la colazione di stamattina, tanto uguale a mille altre, è stata irripetibile. Per fortuna non tutto ciò che è avvenuto e avverrà, anche se unico, è legato sempre a sensi di colpa per quanto non avevo capito. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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lunedì 19 gennaio 2026

Un crivello, datemi un crivello

Su alcune cose ho idee personali, magari discutibili ma basate su esperienze. Su altre non ho alcuna esperienza, neppure indiretta, quindi dovrei essere più cauto nell’esprimerle. Così mi capita di leggere qualche frase in un libro o di ascoltare alcune parole e mi arrivano pensieri, ragionamenti, sollecitazioni, consigli o sistemi minimi di pensiero. Parte di ciò che mi passa per la testa è fantasia non mia, importata dall’esterno. Se permane a lungo, magari per anni, diventa una quasi verità. Quando capita, e capita, che venga messa in discussione da fatti reali e sperimentati, crolla qualcosa di sicuro per lasciare un vuoto occupato dall’insicurezza e dal dubbio. Saper discernere sulle certezze che restano, cioè distinguere sulla loro genesi, potrebbe essere un metodo, e per seguirlo è necessario eliminare senza pietà strati e strati di tranquillità o abitudine. Serve forza per farlo, e il rischio è quello di ritrovarsi abbastanza indifesi. Ammesso che le mura fittizie fossero una vera difesa. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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domenica 18 gennaio 2026

Prima e dopo

Il giorno prima vivevo come sempre, attese, speranze, figuracce e riconoscimenti, segni di amicizia e di disinteresse, sensazione di sopravvivere senza tuttavia realizzare la cosa più importante, bisogno di far finta di star bene anche in situazioni poco piacevoli e, allo stesso tempo, rifiuto e bisogno di solitudine in attesa di qualcosa di diverso. Le vie già tentate sembravano vicoli ciechi, inutile ritornarci, salvo in quelle delle manie e dei vizi da tener nascoste a tutti, quelle delle quali vergognarsi, da non ammettere mai con nessuno di esserci passati e da dimenticare appena usciti, sino alla prossima volta. Il giorno dopo fu diverso, d’un colpo spazzati via decenni di umore nero e di senso di fallimento. E adesso? Adesso il mio compito e ricordare, quello è il mio dovere, e domani si vedrà. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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sabato 17 gennaio 2026

C’è sempre un motivo

Lei mi obbliga a prendermene cura, senza di lei ormai sarei morto, sarei rimasto a sedere sul divano per ore tutto il giorno invece di portarla fuori a fare le sue passeggiate. Poi è socievole, appena se ne parla e le si fanno complimenti lo capisce e si avvicina, si aspetta una carezza. Da quando manca mia moglie so che mi potrebbe capitare ogni momento, ho impiantato un defibrillatore e una volta mi ha salvato. Mi sono ritrovato in piedi, con sangue in testa, senza ricordare nulla della caduta. Ora non so se ho paura di morire, solo vorrei non soffrire, e non attaccarmi stupidamente alla vita.

Più di uno scrittore dice che la vita va descritta, che serve a mantenere chi è mancato e non c’è più. Occorre scrivere libri per questo, è necessario per non chiudere definitivamente tutte le porte.

Datemi un motivo, anche stupido, per restare e resterò. Se poi sentirò il peso dei doveri sarà pure meglio, dovrò continuare a fare la mia parte, fosse anche per stare vicino a una sola persona. Io conto nulla, il mio valore, se esiste, è un riflesso che viene da fuori. Queste cose le avevo intuite già, quando ci parlavamo guardandoci. A volte litigando anche. Ora, senza meriti, ci sono. Domani si vedrà. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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venerdì 16 gennaio 2026

A e B

Comunque vada, qualsiasi cosa succeda, come finirà è già scritto. Potrebbe essere come con Samarcanda, chi può dire e può portare prove? Un’altra via non è concessa, le supposizioni si confondono con la fede cieca, il bene e il male sono valori che forse giocano un ruolo ma non ne sono certo. Se sostengo che si parte da A e si arriva a B e non conta il percorso, non conta che sia topologicamente lineare o che ne incroci altri ugualmente sottoposti alle stesse regole, se insisto che conta solo l’inizio e la fine, che non ho prove se non un ragionamento personale, tu puoi credermi o dirmi che sono scemo. O semplicemente sorridere senza dare troppo peso ai miei vaneggiamenti. La tua ragione, Viz, e il tuo buonsenso mi mancano, è evidente. E attendo il mio B.

                                                                  Silvano C.©

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giovedì 15 gennaio 2026

scelte fondamentali

La scelta definitiva dovrebbe riguardare, al bivio, l’utilità o l’inutilità. Non serve spiegarlo, lo si sa sempre. Sono ammessi i dubbi, certo, e con loro le correzioni, gli aggiustamenti, anche le retromarce. Il bivio può risultare complesso e non tanto evidente e definitivo come invece è, abbine certezza. L’utilità poi, questo è evidente, riguarda il dopo di te. La scelta esclusivamente egoista è perdente, anche se gode di immeritata considerazione. È quella inutile.

Oggi, poche ore fa, mi hanno chiesto quanti anni hai. Avrei avuto la possibilità di uno sconto. Il prezzo intero, che ho pagato, è stato di due Euro. Non so che sconto mi avrebbero fatto se avessi dichiarato che hai più di settant’anni. Ho accennato una spiegazione ma non ho dovuto insistere, la responsabile allo sportello ha capito o ha intuito, e si è dimostrata gentile non solo per questo. L’ho ringraziata più di una volta. So che tu condividi, dove sei, il pagamento di quel bollettino. Forse avresti anche pagato per un importo maggiore. E domani non so cosa avverrà.  È tutto, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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mercoledì 14 gennaio 2026

non basta il pensiero

Piccoli pensieri idioti, lo so, scorretti e un po' cinici. A Natale non si è per natura più buoni, lo si è se si vuole e magari è meglio esserlo tutto l’anno. Personalmente non credo di essere stato più buono. Vorrei essere più amato, più ricordato, più telefonato, più cercato, giudicato migliore da tutti, indispensabile, tuttavia non è così, lo so. E allora mi aspetto qualche parola, da qualcuno, qualche regalo da qualcun altro, mi basta un semplice pensiero che tuttavia non mi faccia pensare a qualcosa di riciclato. In effetti non mi basta il pensiero, sono venale, vorrei che il pensiero diventasse almeno parola, o piccola cosa. Riguardo a te confido, come mi scrivesti in un biglietto di auguri del 2013 che conservo, che un regalo me lo manderai con la trasmissione del pensiero. Ora è il tempo, ora è giusto, ora credo sarebbe possibile. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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martedì 13 gennaio 2026

Dove arrivo se voglio tornare?

Camminavamo in una stretta calle, attorno non troppa gente, il tempo nuvoloso, non estate né inverno, solo noi due in certi tratti e il rumore dei nostri passi. Tornare l’ho pensato, ma non è possibile. Nessun ritorno è mai possibile, occorre saperlo bene prima di partire, occorre scolpirlo sul granito, affidarlo a un’opera immortale. E quando si arriva in un luogo, qualunque esso sia, bisogna restarci per non perderlo. Queste cose le so e le sanno tutti quelli con un po' di cervello, non serve essere particolarmente intelligenti, basta un po' di esperienza. E malgrado questo, come quasi tutti, parto e vorrei tornare. Esattamente dove sei. Ma arrivo solo dove non sei. Ciao, Viz.

                                                                Silvano C.©

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lunedì 12 gennaio 2026

La decisione finale non è mia

La cosa bella del tempo è che tende a proporre cose nuove, situazioni non preventivate, sorprese anche se non sempre piacevoli. Sopravvivendo al tempo che scorre, limitatamente a quanto ci è concesso, ci si rende conto che non torna indietro salvando le persone che vorremmo trattenere, le lascia andare, come lascerà andare pure noi, arrivato il momento. Il tempo è così, non è buono né cattivo, non è umano, credo non abbia volontà e che semplicemente sia una delle caratteristiche dell’insieme che ci contiene. Per nostra abitudine e convenzione pensiamo di misurarlo con orologi e calendari, con clessidre e meridiane, guardando le foglie e i fiori, passeggiando tra le lapidi che ricordano chi abbiamo amato e anche tanti altri. Quindi io progetto per domani, prendo appuntamenti per dopodomani o per marzo, immagino che andrò a cena con qualche amico quando capiterà, ma non sono in realtà sicuro di nulla, sarà il tempo a decidere. Ciao, Viz.

                                                                Silvano C.©

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venerdì 9 gennaio 2026

eredità

Mi manca il tuo sorriso Viz, quello vero, non quello sulle foto. Lo ricordo, non abbastanza, a volte penso di sognarlo, ma poco alla volta tutto sfuma. Oso dirlo sottovoce, ma il tempo non passa senza effetti collaterali, anche negativi. È bello andare avanti, certo, crescere come sogna ogni bambino, è che da un certo momento in avanti si vorrebbe fermarlo, il tempo, ripristinare quanto si sta per perdere o mantenere inalterato il presente. Tutti sogni irrealizzabili. Tra le non-illusioni ci sono le cose materiali che un tempo ti regalai, come ad esempio i piccoli oggetti preziosi, o come i libri. I regali che hai ricevuto mi sono rimasti in eredità, e pure io li lascerò in eredità assieme alle cose mie. Si tratta di oggetti, di cose, che hanno un valore limitato, mai come quello delle persone. Ciao, Viz.

                                                                Silvano C.©

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giovedì 8 gennaio 2026

Similitudini e diversità

Assomiglio a mio padre. A volte ho lo sguardo di mia madre. I cugini mi ricordano i miei zii. Sembra che alcune coppie, dopo anni assieme, si assomiglino nei movimenti e anche nei tratti somatici; una coppia di vicini che ho osservato da casa camminava esattamente con lo stesso passo, identico. Alcuni uomini hanno il cane che sembra in parte una loro copia. Nulla di vero ed universale forse ma la vicinanza fa questi effetti o li simula. Ci si cerca tra simili o simili si diventa? Forse invece sono le differenze a stimolare la ricerca reciproca e l’interesse.

Quando vedo vecchie coppie che vanno in giro assieme provo una sorta di rabbia. Loro non ne hanno colpa, sono solo i miei pensieri che vanno dove vogliono, che associano cose e mi cambiano l’umore.

Intanto si sono concluse anche le decime festività natalizie senza di te, persone che sentivo al telefono quando c’eri tu o alle quali eri tu a telefonare sono sparite e con altre mantengo aperta una via di comunicazione sempre più stretta. Tutto normale. Le cose cambiano e il tempo passato diventa ricordo o soggetto di fotografie. I cugini sostituiscono a modo loro gli zii, i figli arrivano dopo i genitori. E, se dovessi dire di aver capito, mentirei. Mi manca il tuo sorriso Viz, quello vero, non quello sulle foto.

                                                                Silvano C.©

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martedì 6 gennaio 2026

Troppo di tutto (Sempre)

Le luci delle feste iniziano a spegnersi, non tutte, certo, ma iniziano. Pochi giorni e saranno un ricordo. Questi giorni sono durati troppo, o troppo poco. Con la notte della Befana appena trascorsa si riprende. Prego, vuol ballare con me? Grazie, preferisco di no. Sono passati troppi anni e siamo stati assieme troppo poco. Inizio a scordarmi di te, a volte non so cosa avresti potuto dirmi in certe situazioni, ma è colpa mia. Non ti ho amata abbastanza, lo so. Adesso che sono finite queste feste mi chiedo cosa avremmo potuto fare che non abbiamo avuto tempo di fare. Chissà domani, chissà dove saremmo andati prendendo in giro tutto e tutti, anche la cattiva sorte. Troppo di tutto, troppo di niente, con le mille parole di tanta gente. Rumore. Ritorno quello che fui, prima di te, e non mi piace. Sei partita da tanto tempo, vengo ogni giorno dove non sei, non manco mai se sono vicino, e da poco è ricomparso un gatto. Sono felice che ti possa fare compagnia, e ogni giorno gli porto qualcosa, non troppo, ma qualcosa sì. Mi manca il tuo sorriso Viz, quello vero, non quello sulle foto.

                                                                Silvano C.©

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lunedì 5 gennaio 2026

Ricerca

Se esiste un modo potrei anche trovarlo, probabilmente più per culo che per intelligenza o abilità, e magari potrei trovarlo anche senza cercarlo. Del resto è avvenuto già che cercando quel particolare documento dove lo avevo messo al sicuro al suo posto trovassi altro, magari cercato in altri momenti. Si trova sia ciò che si cerca sia ciò che non si cerca, e allo stesso modo non si trova. Non si tratta solo di caso tuttavia e nella faccenda gioca un ruolo fondamentale la capacità di mantenere ordine e di non buttare tutto alla rinfusa. Ora quello che cerco di capire da molti mesi è lo scopo, il motivo profondo, l’essenza che giustifica il trascorrere delle giornate. Mi sembrava di averlo, ma se l’avevo l’ho perduto. In sintesi non so cosa cerco né come cercarlo. Ciao, Viz. Il tuo consiglio di avere sempre uno scopo non lo dimentico, e penso che su quello potrei ripartire. Aggiungo che mi manchi da troppo tempo.

                                                                Silvano C.©

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domenica 4 gennaio 2026

Bolzano per noi

Ci sono momenti che sembrano destinati a durare per sempre. Mi spiego meglio, perché così non è esattamente quello che voglio dire: ci sono occasioni che, vivendole, sembra si possano ripetere anno dopo anno, che diventino una tradizione che rimarrà. È falso. Quel momento particolare non si ripeterà più o se lo farà sarà per una manciata di occasioni, troppo poche. Il nostro viaggio a Bolzano nel periodo subito dopo Natale cercando di evitare le giornate festive ma prima dell’Epifania, prima di riprendere il lavoro, per un po' mi è sembrato destinato ad essere ripetuto senza fine. Si andava in stazione a Rovereto e si comprava il biglietto di seconda classe alla biglietteria, senza prenotazione e semplicemente dicendo la destinazione e il numero di viaggiatori e poi pagando in contanti passando le banconote sotto il vetro, infilandole nel passacarte rotante e ottenendo in cambio il titolo di viaggio. Rovereto-Bolzano in treno, magari sfogliando il giornale comprato all’edicola della stazione. Poi, arrivati, ci si spostava in piazza Walther e da lì in Via Portici. I negozi che visitavamo o che ci incuriosivano con le loro vetrine erano sempre gli stessi. Quello dei giochi con il grande scivolo, le due grandi librerie con articoli di cancellaria e biglietti con oggettistica tipica altoatesina, il negozio su più piani di sculture in legno, dalle più piccole a quelle di grandi dimensioni e dal prezzo inavvicinabile. E i venditori di wurstel e le birrerie sotto i portici e non lontano da Piazza Erbe. Alcune volte ho comprato scatole in metallo con biscotti della Germania, un paio di volte piccole torte Sacher arrivate direttamente da Vienna. Tornavamo con zelten piccoli ma ipercalorici che in Trentino non si trovavano, penne, cartoline, qualche gioco, e quello che potevamo portare. Una volta ti comprasti un paio di scarponcini che hai usato tutti gli inverni da quel momento, e che a me piaceva lucidare. Ecco, non aggiungo altro perché mi fa male a pensarci. Ora alla stazione la biglietteria non funziona più come allora, l’edicola è chiusa da anni e se anche tornassimo troppe cose sarebbero cambiate. Tu, del resto, sei partita anzitempo. Ciao, Viz.

                                                                Silvano C.©

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sabato 3 gennaio 2026

Lanterne cinesi

Certe sere vorrebbero essere diverse dalle altre solo per motivazioni esterne che non hanno a che fare con esigenze personali ma esclusivamente per mere questioni di calendario, o meglio, di calendari. Si toglie un calendario e se ne mette un altro, più frequentemente di quanto non avvenga con la morte del papa regnante. Fatto è che a certe sere si finisce per attribuire un significato che coinvolge tradizioni e amicizie e speranze. In certi momenti l’ultima sera dell’anno è stata anche per noi l’occasione per ritrovare amici. Non scordo poi quella sera particolare durante la quale ti proposi di realizzare il nostro progetto maggiore, molti anni fa, immersi nella nebbia del bolognese. Molto tempo dopo comprai tre lanterne cinesi con l’intenzione di farle partire assieme verso il cielo, durante una di queste sere particolari o anche in un’altra occasione. Non lo facemmo mai, le tre lanterne sono ancora intatte nel sottotetto e non so se la carta sia ancora in grado di reggere al minimo sforzo che il compito richiede. Credo che a questo punto non le lancerò più, occupano uno spazio minimo e so che ci sono molti divieti relativi al loro utilizzo. Malgrado questo, la notte di capodanno di pochi giorni fa, sotto casa nostra, ne sono state lanciate molte. Queste lentamente si sono alzate e si sono allontanate luminose nel buio circostante. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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venerdì 2 gennaio 2026

Amore a pagamento

Si cucina per amore e con amore. Senza amore si tratta di surgelati, piatti pronti, tranelli pubblicitari e surrogati. Anche da soli si può consumare ciò che si è cucinato per sé stessi ben sapendo che del tutto soli non si è mai. Qualcuno che resta nell’ombra, che si ricorda, che ha ispirato il piatto o che lo avrebbe assaggiato volentieri con noi c’è sicuramente, basta pensarci un po'. Aprire una scatoletta, mettere nel microonde un cibo precotto e comprato pronto non è la stessa cosa, nutre il corpo ma solo quello. Può andar bene ma non bisogna esagerare, e quando si può occorre evitare. Anche chi offre amore a pagamento lo fa solo per quello fisico, che per alcuni non è amore ma semplicemente sesso. Basta capirsi. Il vero amore non si compra, e neppure l’amicizia. Da giovane ci provai ma la donna che incontrai mi spiegò che a me serve altro. Aveva ragione, mi diede una vera lezione e la vita poi me ne diede conferma. La cucina e l’amore, quando hanno un legame forte, riportano anche chi è partito prima di noi, che in alcune situazioni sa capire quanto è stato importante, e che ci manca. Ciao, Viz. Se dico orzetto a cosa pensi?

                                                                Silvano C.©

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