mercoledì 18 marzo 2026

Il giorno perfetto

Inizia prestissimo, prima dell’alba, alle sei di mattina, colazione e ultimi preparativi poi si parte. Destinazione nota, musica scelta anni prima, molti anni prima, e nessuna notizia in diretta, meglio evitare. Viaggio senza fretta, i tempi non la impongono, mi basta arrivare entro mezzogiorno. Qualche breve sosta tecnica in pochi autogrill, breve passeggiata tra offerte e scaffali. Tutto costa esageratamente, il doppio che nei miei supermercati. Guardo, non m’interessa nulla, non prendo neppure un caffè. Nel viaggio potrei fare mille soste, troppi luoghi mi ricordano una vita precedente, Verona, Mantova, Carpi, Gargallo, Modena gentile, san Luca, Ravenna e oltre. Inizio a vedere il Monte Titano e ormai manca poco. Rimini si presenta con l’Italia in miniatura, dove non mi fermo, e intanto la musica e le canzoni continuano a tenermi compagnia. Entro in città troppo avanti, a sud, mi smarrisco nelle strade ma intanto rivedo la vecchia caserma dove passai ormai cinquant’anni fa, in un gelido gennaio, o forse febbraio. Pensavo di ricordare e invece no, senza navigatore e senza una cartina mi perdo un po' tra sensi unici e traffico imbottigliato. Alla fine arrivo però, dopo aver chiesto come si faceva un tempo. La casa è come ricordo, lei dice che è sporca ma a me sembra ordinatissima e pulita. Io le ho portato poche cose, due per la precisione, e lei mi porge un ricordo, il motivo della mia visita, mi mostra dove sei e non sei. Non dico nulla, vedo il tuo letto, sono venuto per mantenere una promessa con te, non per o con lei, o non prima di tutto per lei, ma per te. E sai bene il perché. Poi usciamo. Una breve passeggiata in spiaggia e rivedo le onde e il mare dopo anni, risento l’odore e cammino sulla sabbia. Mi offre un pranzo, senza fretta, e infatti facciamo tardi parlando e raccontandoci. Usciamo che tutti gli altri se ne sono andati da un pezzo. Poche parole, poi brevi incontri con vicini e un saluto e la partenza. Uscire da Rimini è più facile che entrare, e la via del ritorno per un breve tratto è la stessa, sino alla strada per Ravenna. Anche in questo caso troppi posti dove potrei fermarmi prima di arrivare a Ferrara. Sono stanco e penso che forse non è il momento per la città dove sono nato. Ci ripenso, faccio una sosta dove vedo una piantagione di enormi bambù che sembrano pioppi, fitti fitti. Una telefonata e decido che, proprio perché sono stanco, viaggerò di più e tornerò senza soste per dormire. A Ferrara però mi ho deciso che mi fermo, faccio benzina e un pò di acquisti nei soliti posti, entro in casa per pochi minuti poi riparto, dopo aver preso l'unico caffè della giornata. La colonna sonora musicale è perfetta. Quando sono sull’argine del Po Ray Charles canta Ol' Man River. Non ho voglia di correre, nessuna voglia. La notte e i fari, la musica, il motore che macina tranquillo i chilometri, io che capisco che con un’auto posso ancora arrivare lontano, che ne ho ancora la forza come cantano Guccini e Ligabue. Il giorno è stato perfetto, mancavi solo tu, Roberta, e con te anche Viz.

                                                                                                          Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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