Col tempo capisco cose che prima non mi era possibile. Serve empatia
che purtroppo, e per mia colpa, raramente dimostro. E non mi basta vedere o
essere vicino, devo anche vivere sulla mia pelle alcune esperienze senza le quali
sono come un sordo al concerto o un cieco nella galleria d’arte. Penso di aver
frainteso le motivazioni vere di alcuni comportamenti, di averle fatte mie
solo in parte. Ricordo un tempo nel quale pensai esattamente che se qualcuno
voleva che capissi qualcosa, piuttosto di accusarmi di non aver capito avrebbe
dovuto spiegarmi la situazione. E in fondo è ancora così. Sembra capisca solo
in percentuale quanto mi succede e quanto succede agli altri. Causo in tal modo
dolore inutile, per mia stupidità. Se desidero far male a qualcuno, magari
sbaglio ma sicuramente non è per caso. E poi, quasi sempre, il desiderio di
farlo mi si scioglie davanti alla resa o quando mi rendo conto che quella
persona ha già perduto e non serve ci metta anche il mio carico. Ora credo di capire
che voler salvare gli altri da una preoccupazione può anche semplicemente
essere una forma di autodifesa, come se il dolore non ci fosse, non solo per
gli altri ma anche per me stesso. Chissà se è così. Magari continuo a
sbagliare. Ciao, Viz. Mi serve sempre il tuo sorriso.
Silvano C.©
(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)
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