venerdì 28 febbraio 2025

Uno meno uno

In un mondo ideale nessuno danneggia nessuno, tutti hanno tutto, la bellezza è patrimonio universale, non esiste malattia né morte, la fotografia non serve avendo ogni cosa ed ogni persona accessibile, la letteratura non ha bisogno di esistere perché le vite di ognuno hanno coscienza delle vite altrui, di tutte. Nel mondo ideale popolato solo da angeli non ci si annoia né si ha troppo da fare, solo il giusto per migliorare ancora un po' la perfezione che già è presente. Un po' come immaginare l’infinito + 1. Era già infinito, ma qualcosa è stato aggiunto. In un mondo reale esistono coraggio e paura, amore e odio, morte e cattiveria, malattia e dolore, serve leggere per capire e conoscere, serve far foto, serve mantenere la memoria di chi è partito prima di noi e forse ci aspetta altrove o forse no, perché dopo il mondo reale non esiste più nulla. Un po' come dire 1-1. Così è, così poi è stato. Ciao, Viz.

                                                                                          Silvano C.©

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giovedì 27 febbraio 2025

Per un paraurti

Ma si può piangere da idioti per un paraurti? Verrebbe da negare, non è possibile dare importanza ad una simile stupidaggine, eppure lo feci. Ho pianto di rabbia e nervoso, per un attimo, a causa di una mia manovra sbagliata grazie alla quale sono andato a sbattere col paraurti posteriore della Polo, allora quasi nuova, contro un muretto basso che sapevo che c’era ma non vedevo esattamente dove. È successo nel 2016, ti avevo accompagnata alle tue analisi, sarei ritornato poco dopo a riprenderti, mi ero allontanato per comprarti in quel forno un paio di cornetti freschi per la tua colazione, che avresti fatto a casa al ritorno dall’ospedale. Erano troppi mesi che la cosa continuava, c’era speranza e anche molta paura rimossa, il non detto superava e incombeva sul detto, ero nervoso e non per colpa tua ma a causa della situazione che non sembrava volersi risolvere. L’auto era quasi nuova, meno di due anni dalla sua immatricolazione, e quella manovra aveva prodotto una crepa nel paraurti posteriore di plastica. Poche lacrime per un paraurti, roba da vergognarsi sinché si campa, eppure, eppure, solo ora capisco che non è stato il paraurti. La causa scatenante e confessabile era quella, la causa reale e indicibile era un’altra. In seguito ho trovato un carrozziere che con una spesa minima mi ha sistemato l’auto ma nessuno ha sistemato i tuoi problemi. Ed io perché ho pianto per quel paraurti allora? È così, Viz, noi che lo vivemmo possiamo dirlo, ma a te non avevo mai raccontato tutto. Non meritavi anche questo. Così è, così poi è stato.

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mercoledì 26 febbraio 2025

Andare avanti…

Molti anni fa mio padre ottenne un prestito notevole col quale la nostra famiglia si comprò la prima casa di proprietà. Lo ebbe da un suo conoscente ed amico, che allora aveva una drogheria, e tra loro non furono necessari contratti scritti a quanto posso sapere, ma bastò una stretta di mano. Mio padre allora era muratore e quella casa, messa non molto bene, la sistemò, vi costruì un bagno esterno con una fossa biologica. Ricordo ancora lo scavo che fece, e come la coprì. Allora i tempi permettevano di fare progetti e di realizzarli, di migliorare le proprie condizioni di vita, di avere speranze per il futuro e non troppe paure. La guerra era finita da non molto, le tragedie c’erano già state, si desiderava andare avanti, ed era possibile. Quel prestito i miei lo restituirono abbastanza velocemente e, circa otto anni dopo, già poterono pensare ad una casa più moderna, anche se in un condominio popolare. Quel condominio fu una sorta di maledizione per noi, mia madre non poteva sopportare i disagi legati ai rumori che i vicini facevano. Noi, Viz, ci conoscemmo che i miei abitavano ancora in quel condominio, mentre io ormai ero da un paio di anni in Trentino. Inutile che ti racconti poi quello è successo dopo e che sai. Così è, così è stato.

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martedì 25 febbraio 2025

Figlio unico

Sono nato figlio unico, non so se mi è stato utile o se mi ha condizionato negativamente. Non sono rimasto sempre figlio unico perché in un tempo nel quale io stavo superando l’infanzia è arrivato mio fratello, del quale ho deciso il nome, tanto per far capire chi credevo detenesse il potere. Pensavo di poter fare e disfare, relativamente. Col tempo ho capito che la faccenda non stava esattamente in questi termini, e che gli altri avevano un uguale se non maggior potere del sottoscritto. Inutile dire che ancora oggi, a decenni di distanza, mi chiedo come sarebbero andate le cose se tra me e mio fratello gli anni di differenza fossero stati solo uno o due. Non lo saprò mai. Le cattiverie mi sono state restituite, le incomprensioni le ho superate solo tardissimo, un certo atteggiamento di sufficienza l’ho pagato abbastanza caro, ed è stato pure giusto così. Per te è stato diverso, e l’ho capito quando ci siamo conosciuti. Ciao Viz. Inutile che ti racconti quello che sai. Così è, così è stato.

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lunedì 24 febbraio 2025

Se una notte…

Se una notte mi trovo a camminare in un vicolo al buio significa che me lo sto sognando. Da anni non esco di notte. Da anni di notte mi alzo per andare semmai in bagno, o per situazioni eccezionali, mai per uscire in luoghi con poca luce in qualche posto. Dormire senza sogni o senza essere in qualche modo presenti lo ritengo un vero privilegio di cui in tempi recenti non godo come vorrei. E così avrei anche detto tutto, non sarebbe necessario aggiungere nulla perché ho citato le cose essenziali che sono il riposo, la notte e l’assenza di pensieri. Quindi così sarebbe meglio che concludessi senza aggiungere nulla sull’amore, fondamentale, e nulla sull’amicizia, pure quella essenziale. Amore e amicizia restano per sempre? Ecco, a questo intendo pensarci prima di esprimere il mio limitato pensiero. Ciao, Viz. Così è, così è stato.

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domenica 23 febbraio 2025

Cose facili

Vuoi trovarmi un difetto? Uno solo? Certo che ti sei scelto un compito facile. Non posso aiutarti confessandoteli ma alcuni sono talmente evidenti che anche uno stupido incapace di distinguere tra vera e falsa amicizia ne riconosce tanti. Quindi continuo la recita e fingo di essere anche se non sono, ignoro la seria eventualità di essere sconfessato nelle mie affermazioni, mi aggrappo alle lodi ricevute e ai riconoscimenti che negli anni ho messo da parte ma fuggo dal resto. Pure io tento la via facile, perché non dovrei? Racconto e agisco, tento di evitare vecchi errori e sbagli anche recenti, divento il personaggio come l’attore sulla scena. Che bello quando mi facevi notare dove sbagliavo e mi facevi diventare migliore. Ciao, Viz. Così è, così è stato.

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sabato 22 febbraio 2025

Prenditi cura di me

Nulla nella vita vale di più. Magari la vita stessa che, tuttavia, malgrado ogni difficoltà, ha bisogno di un motivo. Occorre prendersi cura, oltre che di sé stessi, di qualcun altro. Magari di tutti, per chi ci riesce, ma di qualcuno almeno sì. Raro che ci si senta dire: prenditi cura di me, così, in modo esplicito. Piuttosto sono sguardi, atteggiamenti, comportamenti, attenzioni, segnali veicolati in modi diversi e che occorre saper cogliere se non si è del tutto coglioni. E poi, quello capita, avviene che qualcuno chieda semplicemente un aiuto o un consiglio in un particolare momento. E in questo caso occorre saper usare il setaccio e separare, selezionare, intuire e rispondere nel modo giusto, senza deludere chi è in buona fede e senza dar troppa soddisfazione a chi, semplicemente, ne vuole approfittare. Sbagliare in questo caso diventa gravissimo, fraintendere può far finire sogni ed amicizie, e se queste ultime non finiscono si trasformano irreparabilmente. Ma è un regalo potersi prendere cura di qualcuno per amore o per amicizia. Quello che si investe frutta più di un buono postale immateriale, più del gioiello d’oro messo da parte come risorsa, più di quanto si è speso in tempo e denaro. Grazie per potermi prendere cura, per preoccuparmi, per pensare non solo al mio futuro. Grazie a te, prima di tutto, ne conosci i motivi e ancora ti chiedo un sorriso, mandamelo nel modo che puoi, ma non farmelo mancare. Ciao, Viz.

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venerdì 21 febbraio 2025

Non è andata come avrei voluto

Volendo si possono fare molte cose. Non tutto quanto piacerebbe ma sicuramente molto. E poi si potrebbero evitare errori e cattiverie, passi falsi e incidenti. La prudenza non salva sempre ma aiuta. Tra gli impegni inderogabili ci sono quelli che assunti volontariamente, non imposti ma scelti. Un figlio è un impegno di questo genere, succeda quel che succede rimane responsabilità inalienabile. Il figlio ha tutti i diritti di scegliere la sua vita, non deve realizzare nulla di ciò che interessa ai genitori se non lo desidera, mentre i genitori che lo hanno messo al mondo conservano sino alla fine un debito aperto con lui. Ci sono molte scuole di pensiero su questo, e alcuni sostengono che, arrivati ad una certa età, si ha il diritto di vivere la propria vita, godersi gli anni, viaggiare, uscire, visitare, e lasciare che i figli seguano la loro vita e si arrangino. Magari in parte non è tanto sbagliato, sembra che la vita sia una sola e che si debba pure goderla, ma oltre un certo limite non mi sembra corretto andare. Con la volontà si possono fare tante cose, come dicevo all’inizio, senza scordare il buonsenso e altre linee guida personali. In questo, Viz, sai benissimo dove vado a parare. Avremmo dovuto essere in due, avrei voluto che fossimo in due, ma non è andata così. Mandami un sorriso, aiuta.

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giovedì 20 febbraio 2025

Molto prima

Si tratta di una scala che sale al primo piano. Vi si accede dal cortile, da una porta che serve unicamente a quello, e arriva ad un appartamento con tre sole stanze: la cucina e due camere da letto. Nella cucina un grande tavolo, un camino e pochi altri mobili. Le sedie sono contate, non è previsto che arrivino ospiti. E poi? E poi nulla, tutto è lontano sia nel tempo sia nello spazio. Magari non esiste più niente di quelle case attorno al cortile, non c’è più il pozzo, non ci sono più da tempo quelle persone. I vecchi sicuramente sono morti, e i giovanissimi di allora magari se ne sono andati pure loro. Quindi io possiedo semplicemente il passato di quella casa, niente di più. Non una foto, non un oggetto, solo ricordi confusi. E che senso ha richiamare questi ricordi come se a qualcuno potessero interessare? A nessuno interessano, non sono avvenimenti storici quelli che li riguardano. Già allora qualcuno moriva, questo lo so perché ne fui partecipe, per quanto possibile. Erano anni nei quali si viveva senza invidia, io almeno vivevo senza invidia. Sapevo di essere in una certa condizione ma la trovavo naturale. Vedevo chi aveva di più e ne prendevo atto. Non ricordo libri, a casa nostra di un tempo non c’era spazio per loro. Negli anni che seguirono ebbi modo di scontrarmi con la realtà, ma si trattava del mio debutto, buffo e triste, allegro e inconsapevole, comico da vergognarsene, unico e uguale a quello degli altri, ma allora non capivo nulla. I momenti che ancora tornano riguardano una pompa per l’acqua potabile, una serata con un cielo stellato che mi fece paura, una lite tra bambini, le prime scoperte morbose in una soffitta dove sapevamo di non essere più innocenti, e poi le cadute, le lunghe giornate assolate estive, un maiale, le galline e i conigli. Era molto prima di incontrarti, Viz, molto molto prima. Ero già io? Non lo so, ero diverso. Ciao. Mi manca sempre il tuo sorriso.

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lunedì 17 febbraio 2025

Le lancette girano

L’orologio col quadrante analogico che ho davanti è mosso da un motore elettrico, non è digitale ma neppure un orologio analogico vecchia maniera. A suo modo rappresenta la transizione, una delle tante transizioni. È il mutamento che misura il tempo e dal tempo si fa invecchiare. Le antiche sveglie con ricarica a molla non so se le vendono ancora, magari sono oggetti da collezionisti. Quelle dozzinali sono da raccolta differenziata ma quelle di pregio è meglio conservarle. Anche se non funzionano più meritano di essere conservate. Tutto qui, Viz, non ho molto da dirti che tu non sappia già. M’invento interessi, lo so. Mi manca sempre il tuo sorriso.

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sabato 15 febbraio 2025

Questioni di vita o/e di morte

Quando arrivo a constatare che ricevo sempre meno telefonate, e magari che pure io ho diminuito il chiamare gli altri, non faccio che fotografare la realtà. Il processo è iniziato quasi in modo impercettibile quando alcuni hanno cominciato ad andarsene da questo mondo per sopraggiunta vecchiaia, malattia o incidente. Nei primi tempi non ne ho capito la portata, la consapevolezza è arrivata dopo. Prima pensavo a semplici fatti isolati, dolorosi ma isolati. Ora so che si tratta di un processo fisiologico, inarrestabile perché il tempo fa il suo lavoro con metodo, anche su di me. Una frase che ho letto di recente è che solo il passato ci appartiene, non il presente che sfugge in un attimo e tantomeno il futuro, imprevedibile e nel quale possiamo solo proiettare speranze e paure, illusioni e programmi da realizzare, se ne avremo tempo e opportunità. Si sopravvive e si vive, le due modalità a volte si confondono, serve un motivo per andare avanti, meglio se più di uno, interessi fondamentali che riguardano le persone che ci amano, legami con amici e con chi ci sta vicino, abitudini di ogni giorno, piccole mete soggettive e impegni da mantenere. Il telefono in fondo non è solo un mezzo ma svolge il ruolo che in chimica è affidato agli indicatori, e magari anche ai catalizzatori, certo, anche a quelli. Io so quello che ricordo del passato ma vivo ora e del futuro ho una visione come se mi trovassi nella nebbia in Valpadana. E di nebbia, lo so, qualcuno è morto, sulle strade. La risposta l’aspetto. Ciao Viz, mi manca un sorriso.

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giovedì 13 febbraio 2025

Quello che manca

Quando sarò morto. A chi importa quando questo avverrà e come mi si penserà? Julio Cortázar ha scritto di non pronunciare il suo nome quando lui sarà morto. Meglio dire altre parole e lasciarlo finalmente libero di riposare. Non sono Cortázar però, sarei già morto. Sarei uno dei massimi scrittori del XX secolo. Sarei ricordato come lui malgrado quelle sue parole. Ti scrivo adesso con meno assiduità, meno regolarità. Pensarti lo faccio sempre, non passa giorno. E passo anche. È solo questo mio dialogo scritto che non deve essere un impegno, non può esserlo. Quando sarò morto quindi non so se m’importerà più di quello che sono o sono stato. So che m’importa di te e di come è andata. Ho scavato con chi ha vissuto tratti di percorso con te, prima di me. Ho provato dolore. Non so se ti ho costretta a restare contro i tuoi desideri, magari non lo saprò mai. Il dolore però non dovrei cercarlo, quello è stupido farlo. Me lo hai spiegato chiaramente, poche volte ma in modo netto, impossibile fraintenderti. Quindi che ci posso fare se è così? Magari migliorarmi, cambiare, correggermi. Quella è la risposta, è solo quella. Ciao Viz, mi manca un sorriso, il tuo.

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martedì 11 febbraio 2025

Io son pazzo

Sono sicuro di essere pazzo, o comunque non normale. Mi arrivano come in un ingorgo mille citazioni possibili e, assieme a loro, le tante persone che hanno percorso con me un tratto della mia vita, a volte fondamentale altre volte marginale. Comunque nessun elogio alla normalità, inesistente a ogni latitudine e longitudine, a livello del mare o sotto o ad anni luce di altezza. Vorrei essere veramente un pazzo libero di esserlo, non in catene o rinchiuso. Libero di pensare assurdità che sono tali per troppi, e che quindi non possono migliorare il mondo. Pure io quando mi sono uniformato (indivisato, insomma) non ho fatto il bene degli altri, e neppure il mio. Se ho sbagliato, e ho sbagliato molto, talvolta non l’ho fatto per vera pazzia ma per danneggiare, offendere, rubare, dimenticare, arrabbiarmi stupidamente e mancare di rispetto. E ho fatto anche quello, certo che l’ho fatto, e me ne vergogno. Ma non serve vergognarsi e neppure promettere o ripromettersi di non farlo più. Quello che serve lo intravedo, ma occorre coraggio ad essere pazzi, non è da tutti, non è un lusso che si compra, ci si nasce o ci si diventa con il duro lavoro, con la perseveranza e tentando di ripagare, anche se troppo tardi, chi ci ha amato o ci ama ancora. Ciao, Viz. Queste sono parole, solo parole. Da te mi aspetto un sorriso e il perdono.

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sabato 8 febbraio 2025

Piangere

Piangere è un diverso modo di ridere, non è casuale che talvolta si rida sino alle lacrime, anche se è meglio non farlo ad un funerale, anche se qualcuno racconta episodi comici della vita di chi è partito, anche se in fondo tutto è naturale, anche se…

E poi la commozione può cercare uno sbocco come il fiume che cerca il mare per sparire, come se il materiale ferroso non attendesse altro che fondersi per assumere nuove forme, e lo sbocco finale e liberatorio della commozione è il pianto, o il riso.

Ho pianto, non me ne vergogno, a volte qualcuno mi ha detto di non farlo. E perché mai? Che peccato si fa piangendo? A chi si ruba, chi si uccide o solo si danneggia, chi si ferisce? Chi piange per un po' è nudo e questo scandalizza, è questo che non è accettato dal decoro e dalla buona educazione. Ma vaffanculo. Rivendico la libertà di riso e di pianto. Derido chi dice di non piangere, la libertà in questo è solo mia, assolutamente mia, privata e indiscutibile.

Magari qualcuno ritiene che sia meglio non farlo, e va bene, ma che non sia imposizione per nessuno, solo una propria opinione.

E poi cosa serve per piangere? A questo so rispondere, almeno in parte. Un bicchiere, o meglio due, di Müller Thurgau. La citazione legata ad uno scrittore che si è amato. Un luogo legato alla mia vita con te. Un pensiero che rompe gli argini. Una parola. Il ricordo che non lascia mai. Ciao, Viz. Queste sono parole, non lacrime, solo parole. Da te mi aspetto un sorriso.

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