domenica 27 novembre 2016

Denis cerca casa

Ma io mi chiedo: di questi tempi, col mercato immobiliare quasi in stagnazione, con cartelli ovunque di immobili offerti in vendita e in affitto, tu, che ti firmi Denis, per quale motivo, in modo quasi assillante, continui a mettere nella mia bussola della posta i tuoi avvisi CERCO IMMOBILE IN VENDITA O IN AFFITTO?
 
Ma perché lo fai? Non ti basta vedere tutti i cartelli in giro di quanti vorrebbero vendere il loro appartamento o la loro casa? Oppure lo sai benissimo e tenti di fare l’affare comprando sottocosto, offrendo a chi è disperato il tuo aiuto interessato ad aiutare solo te stesso?

Non ti basta andare alle aste giudiziarie, e portar via con una miseria quello che alcuni hanno comprato con i sacrifici di una vita? O forse vuoi inserirti come intermediario che offre meraviglie ed opportunità fantastiche a chi non sa più come realizzare il suo progetto di vendita senza svendere?

Non so cosa pensare, Denis. Non mi sei simpatico per nulla ma non metto pubblicamente in giro il tuo vero numero di telefono, quello no. Rispetto la tua privacy. Tu rispetta anche me però, e smetti di rompere.
                                                                                                       Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

Non ci sono tornato

Ci andavo da anni con lei. Ci sono sempre andato con lei. Quest’anno avrei anche potuto andarci da solo, perché lei non poteva, avrei potuto, anche lei mi ha detto di farlo. Io però non sono andato. Sono uscito, ho fatto il mio giro quasi solito, ho visto le cose di tutti i giorni e anche quello che offre la città ormai in attesa delle festività natalizie con quasi un mese di anticipo.

Non ho voluto tornare tra quelle bancarelle, ho eliminato quelle strade dalla mia passeggiata solitaria, non mi andava di vederle e non poterle commentare, magari starle davanti a guardare quello che interessa a me col rischio di perderla e, puntualmente, di litigarci. Ecco. Non mi andava. E non ci sono tornato.

                                                                                                                     Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

Non sarà mai più come prima

Lo dico con tristezza, ma è così. L’amicizia vive le sue fasi, che per ognuno di noi sono calate su tutto quanto siamo stati prima, sulla nostra formazione ed educazione, sull’inconscio, sulle paure e sulle attese, sulle speranze e sui progetti.
Nel mio caso poi aggiungo il carico, ed allora emergono l’invidia, la ripicca, il senso di inadeguatezza, l’incapacità di elaborare e superare del tutto un rifiuto in un momento particolare, il mio essere irreparabilmente permaloso e capace di legarsi al dito fatti che risalgono anche a decenni prima.
A volte sono certo che alcune chiusure non sono avvenute per colpa mia, altre volte invece penso esattamente il contrario, ma più spesso credo in un concorso di colpe. In ogni caso il risultato non cambia: quando l’amicizia arriva alla fase nella quale l’altro viene visto con occhi distaccati, è tutto finito. 
Magari apparentemente non cambia quasi nulla dal punto di vista esteriore e formale, probabilmente i rapporti continuano o riprendono, ma non saranno mai più come prima.

Se la complicità paziente e curiosa, leggera, aperta alle critiche senza retrogusti a giudicare, che condivide sinceramente anche gli aspetti sui quali si sa di pensarla diversamente, se quella complicità si scalfisce, poi non si ripara più.
Non credo nel kintsugi relazionale, non sono mai disponibile a porgere la seconda guancia, e se qualche cosa si ripara, rimane una cosa riparata, non di maggior valore rispetto a prima. La mia inclinazione è occidentale ed egoistica, lontanissima dalla saggezza orientale.

Del resto, per tornare all’amicizia che si può inter-rompere e riprendere-riparare, sarà anche vero che un rapporto riallacciato assume maggior valore, da un certo punto di vista, ma il danno impreziosito dal solo fatto di averlo superato non viene annullato.
Il dolore lascia conseguenze, insegna strategie per evitarlo, se la vita lo consente, e offre la possibilità di scegliere se caderci ancora, allo stesso modo, con la stessa persona, oppure se riprendere, certo, e con la stessa persona, ma necessariamente in modo diverso, cioè dopo il danno, dopo il dolore.
Nessuno dei due un tempo amici, anche se ritornano ad esserlo, dimenticherà quanto è successo, e nulla sarà più come prima.
                                                                                                       Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

sabato 26 novembre 2016

Il gioco dell’ex




Inventato da due matematici ma separatamente, nella prima metà del secolo scorso, è un ottimo gioco di strategia da tavolo simile in parte alla dama, ma fondato su principi molto diversi. Lo vendono in confezioni molto raffinate, in legno, con una base a forma di rombo, tanti fori perfettamente disposti e piccoli pioli di due colori diversi.
Il nome ex deriva de exagon (esagono), perché la scacchiera si origina dall’idea degli esagoni affiancati a coprire tutto lo spazio, come se ci trovassimo in un alveare. La versione su carta che qui propongo rende evidente questa intuizione, e lo scopo del gioco consiste nel creare un percorso ininterrotto da un lato col proprio simbolo o colore all’altro lato opposto. L’avversario ovviamente ha lo stesso scopo, con il proprio simbolo o colore, e alla fine uno dei due vince sempre, perché chi arriva a completare il proprio percorso impedisce all’altro di completare il proprio. Chi inizia per primo ha un vantaggio, ma se la scacchiera aumenta di dimensioni intervengono talmente tante variabili che non c’è modo di dimostrare che questo vantaggio sia reale.

Una regola che si apprende dopo aver giocato diverse partite è che non conviene mai giocare in difesa e rincorrere le mosse dell’altro, ma cambiare continuamente il gioco, il percorso, l’ottica. Se si inseguisse chi è in vantaggio, andando alla stessa velocità, si perderebbe immancabilmente.

L’immagine che allego si può stampare, su carta, e poi usare la matita per occupare, a turno, uno dopo l’altro, le caselle con una x o un punto. Poi si può pure cancellare il tutto, dopo aver finito una partita, e ricominciare con una seconda. 
Si può continuare sino a quando non si impara la tecnica migliore per non perdere, almeno sino a quando non incontreremo qualcuno più bravo di noi.

                                                                                                     Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

giovedì 24 novembre 2016

una pagina

Sembra lo stesso, ma lo stesso non è mai.
Tu sei cambiato. Lei è cambiata.
Progettavate viaggi, ora ricordate i viaggi fatti.
Vi faceva paura il dopo litigio, ma era solo un passaggio.
La strada di quell’isola, in questo momento, come sarà? L’avranno asfaltata dopo tanti anni? Se questo è successo quel piccolo paese ora sarà diverso, ma vivo, altrimenti sarà stato abbandonato anche dagli ultimi vecchi.

Sino all’ultimo devi progettare il tuo futuro, sino a quando avrai la forza e la fantasia di farlo, ho letto. Sino a quando, mi chiedo? Sino a sempre, non c’è alcun limite in questo, cosa credi, di poter prevedere? Tu progetta, e cerca di mantenere la curiosità del leggere, del fare, del camminare e del pensare. Ma mi dicono che esiste anche altro, ci sono le persone prima di tutto. Quelle ci sono, sempre, è chiaro, e per quale motivo i tuoi progetti dovrebbero escluderle? Anche con le persone puoi fare.

Sembra lo stesso, ma se ti guardi allo specchio l’infanzia è trascorsa da tempo. Sembra lo stesso e invece tu vedi sempre nuovi visi, che non sono gli stessi.
È possibile fermare il tempo solo se inganni, te e tutti gli altri, e se tradisci chi ti pensava in modo diverso. Se rincorri la giovinezza negli altri fai una cosa giusta ed una sbagliata. Io non so giudicare, solo invidiare, e se giudico, perché lo faccio anche se non lo so fare, spesso mi sbaglio.

Io sono cambiato, e quella pagina che stavo leggendo è di un libro stampato, quindi scritto, decenni fa. Non è una pagina di un libo nuovo, comprato oggi.

                                                                                                          Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

domenica 20 novembre 2016

Una provocazione per la sinistra divisa sul Sì e sul No

Se c’è una cosa che non riesco a deglutire è la divisione tra persone animate da identiche aspirazioni ideali, unite da una visione di società solidale, vicine ai valori umani di rispetto per chiunque, comunque sia nato, e spinte dalla ricerca di annullare le differenze di censo e di ogni altro impedimento al pieno sviluppo delle potenzialità di ognuno.

Di questa tragica campagna referendaria, che vivo malissimo vedendo le accuse reciproche di essere in malafede, sciacalli, scorretti e chi più ne ha più ne metta io mi sono stancato.

Non mi stupisce più di tanto chi non si riconosce in una ideale sinistra, e non mi fanno male quelli che hanno idee diverse dalla mie ma si riconoscono nella Lega, nella Destra o nel Movimento 5stelle. Loro la pensano diversamente, ma non mi feriscono.

È la galassia in continua evoluzione centrifuga della sinistra che mi fa paura, che mi toglie la serenità, e nella quale, per il semplice fatto di appartenervi, mi rende avversario di altri che vivono nella stessa galassia. Tutti in buona fede, sia chiaro, tutti animati dagli stessi principi.

Ed allora ecco la mia inutile ed illusoria provocazione. Ma perché tutti non entrano in massa nel maggior partito attuale che ha ereditato questi ideali ed in parte li sta distruggendo con una condotta miope? L’Italia è e resterà a lungo un paese nel suo complesso di destra, ma se la sinistra fosse compatta e si riconoscesse sotto una sola sigla e non si dividesse all’infinito forse avrebbe un suo peso.

La minoranza più a sinistra del grande partito non sarebbe più tanto minoranza, avrebbe altre forze, conterebbe su altri numeri. Lo stesso segretario non è detto che potrebbe rimanere a lungo l’attuale e dovrebbe piegarsi all’opposizione interna molto più forte ed agguerrita, più attenta agli umori delle persone che vivono ogni giorno i problemi di tutti.

Sarebbe bello se l’opposizione al partito non venisse da fuori, insomma, ma da dentro, a infastidire chi vorrebbe una certa linea politica, ad accettare alcuni compromessi per ottenere però uno spostamento reale a sinistra della linea generale.

Ma sono solo un illuso. Non capirò mai perché ci si vuole dividere a tutti i costi, e così facendo, alla fine, offrire la vittoria politica alla destra su un piatto d’argento, al di là di quello che potrà succedere dopo questo referendum.
L’umiltà di voler cercare il dialogo e di non arroccarsi su posizioni ritenute indiscutibili non è merce molto comune, lo so, e non sono per nulla ottimista.
                                                                                          Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie

Non voglio morire


Alcuni lo pensano e forse lo pensiamo tutti, almeno per qualche breve periodo: io non voglio morire.
Ed allora una possibilità abbastanza recente che viene offerta a chi non si rassegna è la crioconservazione. C’è stato un caso del quale si parla in queste ultime ore, una tragedia che vorrei rispettare per il dolore che porta con sé, e vorrei pure ignorare tutti i dubbi sulla effettiva probabilità di successo di questo metodo che si affida sulla perfetta conservazione del corpo e sulla capacità futura di richiamarlo in vita dopo la morte.

La questione di fondo per me è una sola, quella che mi importa intendo. Anche io non vorrei morire, ma nel senso di fermare il tempo, cristallizzare la situazione in un determinato momento felice e mantenerlo, cioè far vivere, con me, tutte le persone che mi sono legate. L’idea di potermi svegliare tra 50, 100 o addirittura 200 anni col fisico malato o vecchio che avevo al momento della morte non mi attira per nulla. Ancor meno mi sembra sia desiderabile tornare alla vita dopo che tutti coloro ai quali ero legato sono spariti, assolutamente tutti, e svegliarmi ad esempio oggi dopo essere morto, supponiamo, ai tempi del congresso di Vienna. Ma che ci farei? Io, vissuto ai tempi di Napoleone, ora cosa potrei fare? Il fenomeno da baraccone o che altro?

Alcuni mi riterrebbero un egoista, e non credo mi vedrebbero con simpatia. Per altri sarei un intruso, per tutti un disadattato, da rieducare, forse, o da rinchiudere in una struttura protetta per impedirmi di farmi male da solo. Non saprei nulla di tutto quello che è cambiato nel mondo, avrei idee antiquate, e sarei assolutamente solo. Nessun parente e nessun amico, nessun collega, nessun vicino, assolutamente nessuno. Ma che senso avrebbe tutto questo?

Anche io non vorrei morire, però… però non così.

                                                                                                                   Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

giovedì 17 novembre 2016

cioccolato


Il tempo del cioccolato va da Natale a Pasqua, ci hai mai pensato? Magari per i golosi comincia ben prima di Natale, certamente è con i primi freddi che il fondente smette di fondere, quello più delicato almeno, e che si può conservare per un po’ nella dispensa di casa, nel cassetto, dietro quello sportello, nel mobile della cucina o del soggiorno.
Il cioccolato assume mille forme, ed esattamente come il diavolo sa tentare in tanti modi. I bambini, di solito, lo adorano, e gli adulti, ricordando che sono stati bambini, anche. Col cioccolato si possono costruire castelli fantastici e nascondervi cavalieri dolcissimi e dame dai gusti sublimi. Nel cioccolato si può celare un liquore, un piccolo frutto, una sorpresa o, semplicemente, solo il suo cuore tenero. Il cioccolato viene rubato dagli scaffali per coprire una mancanza, ed allora diventa malinconico, perché capisce che non è per tutti, come tutte le cose belle della vita, ma è riservato solo ad alcuni.

Non è che sia veramente un lusso, ma un po’ esclusivo lo è. Chiede di non essere consumato in eccesso, vorrebbe conservare il piacere che sa donare per poter continuare a farlo, senza arrivare al senso di sazietà e quasi di noia dato dall’opulenza. Un piacere si apprezza maggiormente se non se ne abusa, e lui vuole restare un piacere, anche per gli occhi, non solo per il palato. Ed allora si veste di colori, di confezioni trasparenti o di scatole di metallo, si nasconde in orsacchiotti e anche in tanti dolci, sapientemente suddiviso in piccoli pezzetti.

Sa invitare senza far nulla, fa salivare prima che tu lo assaggi, è sapiente ed un pò erotico, e in certi negozi particolari ama essere servito da gran sacerdoti, da gioiellieri, da compassati e seri commessi che ti guardano un po’ dall’alto in basso. Fa timore, a volte.

Quando viene di nuovo la bella stagione il suo tempo volge al termine, e si sente umiliato ad essere offerto come un qualunque genere alimentare a scadenza ravvicinata. Non è giusto, ma la vita è così. Non è un omino di neve, certo, che si squaglia col primo sole tiepido, ma anche lui non ama il caldo. 
Il caldo lo vuole donare, vuole compensare il bel tempo che è stato e che vorremmo che tornasse, non gli piace competere col caldo vero quando arriva. In quel caso si ritira, per un po’ scompare quasi anche dalla nostra fantasia e dai nostri desideri, e sa che deve aspettare un altro anno, un altro inverno da riscaldare.
                                                                                           Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

Post più popolari di sempre

Post più popolari nell'ultimo anno

Post più popolari nell'ultimo mese

Post più popolari nell'ultima settimana