martedì 27 settembre 2016

La spogliarellista


Non è facile ma ci si abitua. Diventa una necessità che all’inizio si voleva negare, o ignorare.
Normalmente non sei benvista quando sei troppo vista, ma poi impari ad ignorare gli sguardi ipocriti o che vorrebbero giudicare. Spesso è invidia. Talvolta è l’incapacità di capire che non siamo tutti uguali. A volte è curiosità morbosa, segno che qualcuno non ha capito nulla, e sta solo perdendo tempo.

Hai sempre pensato che sia meglio parlare con un amico piuttosto che rivolgersi ad uno psichiatra. Magari l’amico non ti può dare la ricetta per qualche psicofarmaco, è vero, ma lui conosce le terapie alternative da usare, e per quelle non serve la farmacia. E intanto lo fai.

Se ti spogli e ti fai guardare magari qualcuno, o qualcuna, prova lo stesso piacere che provi tu a mostrarti, identico e speculare. Non è sempre così, ovviamente, sarebbe troppo bello se fosse vero, e l’incomprensione è sempre possibile. E' un rischio calcolato.

Tu ti spogli, o meglio, racconti, scrivi, e ogni volta cade un velo. La cosa interessante, se ci pensi, è che a volte neppure tu ti sapevi così. E poi mica ti spogli veramente, reciti. Chi pensa di vederti nuda non si rende conto della maschera. A volte si rispecchia e crede di essere te. Ma se neppure tu sai veramente chi sei, chi può illudersi di vedersi come se fossi te?

E che tu finga e mostri solo il lato migliore è evidente. Non c’è nessuna che sia meno naturale di chi sta nuda per mestiere, con pose studiate, a valorizzare un lato, un punto, una mossa particolare. Questo produce un effetto solo se non inizi ad analizzare la cosa in modo meticoloso, chirurgico, oggettivo.

Se tu ti spogli e racconti sogni allora ti seguono tutti, a condizione di credere in quello che mostri, o racconti. Se iniziano a dubitare, allora, anche sei stai nuda, non ti credono più, il gioco è scoperto.

                                                                                                     Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

lunedì 26 settembre 2016

I soldi


Ma che venale, ma quanto sei limitato, come se coi soldi ci andassi anche a letto. A letto, no, ma ci porto a letto chi mi pare, non credi? Se ti accontenti. No che non mi accontento, non mi bastano mai, perché dovrebbero bastarmi? Non lo so cosa capiterà domani, nessuno lo sa, anche se legge le carte, paga professionisti delle previsioni, guarda gli uccelli che volano in cielo o crede nei sogni premonitori. Domani, quello che sarà domani, lo saprai solo domani, e forse lo capirai domani, o magari non lo capirai neppure. Ti capiterà ma non lo puoi prevedere e neppure essere certo di capirlo, una volta che sarà successo.

Parlavano di soldi. Come mai siamo capitati sul futuro? I soldi ti permettono di armarti un po’ contro il futuro sfavorevole. Se ti serve una visita medica puoi pagare lo specialista che ti riceve dopo pochi giorni. Se hai un incidente puoi pagare i danni. Se hai problemi un avvocato bravo te li risolve tutti e se non sei proprio fesso te la cavi ed hai ragione tu, oppure nessuno ti condanna, anche se hai torto marcio e sei la persona più squallida della Terra.

E puoi avere donne, o uomini, come ti pare, per un giorno, per poche ore, giusto per uno sfizio, senza rotture di scatole di sentimenti e tutto il resto. Puoi abitare in posti puliti, eleganti, e non tra gli sfigati del mondo. Non potrai aver tutto, è chiaro. Si muore pure con i soldi. Ci si ammala che neppure tutti i soldi che puoi mai immaginare ti salveranno. Non sono tutto, non sono mai tutto, ma li puoi anche usare per aiutare chi ne ha bisogno, se ti va. Puoi sentirti un piccolo dio, dispensare e modificare, un poco, la realtà. Senza soldi è certamente peggio.

Ma se mi hanno sempre detto che occorre studiare, capire, essere preparato. E poi a me basta poco, fammi leggere un po’. Fammi guardare qualche film come dico io, o vedere qualche città che ancora non ho visto, o qualche spiaggia, e togliermi alcune voglie segrete, che poi mi basta. E anche ritrovare alcuni amici, certo, non lo scordo, ma senza esagerare. Non me ne servono tanti (di soldi dico, non di amici, quelli non sono mai tanti).

Sei fuori, se leggi e non conosci la vita che leggi a fare? O si vive o si legge. E per vivere servono soldi. Per sognare no, basta dormire come fai tu. Solo che se poi ti svegli di notte in un buco gelido e da solo, non ti puoi lamentare. Il buco gelido con i soldi lo eviti. E per non stare solo un po’ di soldi non sono inutili, perché lamentarsi sempre di tutto, come fai, certamente non spinge a starti vicino. Alla lunga chiunque si stanca. Occorre anche ridere, essere spiritosi, avere soddisfatti alcuni bisogni essenziali. Ed ecco che sempre sui soldi si torna.

Ma io leggo, e poi scrivo anche, a volte, di cose vere e cose inventate, di cose di oggi e di cose passate. Vivere solo (o sopravvivere) lo fanno gli animali. Hai mai visto però un cane scrivere? Se vivi un po’ pensi, e se non pensi rimani fermo ai tuoi 5 anni, o anche a prima. E da quelli non ti schiodi. Non si vive per i soldi.

Non si vive neppure senza soldi. Oppure senza un lavoro dignitoso che ti permetta di avere i soldi che ti servono.

                                                                                                                            Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

domenica 25 settembre 2016

E se l’Europa fosse già finita?


Ci ho creduto da sempre, malgrado le difficoltà che vedevo, malgrado il mio senso di inadeguatezza da italiano, malgrado da un certo momento in avanti secondo me si stesse allargando troppo e senza una condivisione esplicita di alcuni valori fondanti, malgrado tutto insomma.

Ora però inizio ad essere stanco, la misura ha superato il livello di guardia, non mi va di essere preso in giro da chi non ha la nostra cultura, i nostri beni artistici, la nostra inventiva e fantasia, e ci ruba ogni cosa, a partire dal Parmigiano-Reggiano chiamando in modo ridicolo una sua pessima imitazione Parmizan.

Ho iniziato a stancarmi non per le imposizioni di austerità, che ho ritenuto pure giuste, per certi versi (anche se in Italia alle misure di austerità non hanno mai fatto seguito quelle pur annunciate di maggiore equità e giustizia sociale) ma quando la Germania ha rifiutato di aiutare concretamente la Grecia, imponendo alla sua popolazione sacrifici indegni di un paese civile europeo.  

Non è stato l’Euro a farmi innervosire, o il gioco sporco di alcuni che ne hanno approfittato per alzare i prezzi senza che vi fosse il dovuto controllo,  ma la gestione esclusivamente bancaria e centralizzata della crisi economica, con soluzioni imposte peggiori del male da curare, e tutto a beneficio di alcuni paesi e a danno di altri.

Ho vissuto come una conquista personale le frontiere aperte, ne ho approfittato, è stato bellissimo, come giudico fantastico il progetto Erasmus. Allo stesso modo ora non mi vanno le frontiere chiuse, o i muri, o il problema dell’accoglienza dei profughi bellamente ignorato malgrado gli impegni internazionali di risolverlo. Stiamo regredendo ad una stagione pre-unione, alla stagione degli egoismi nazionalistici con i populismi che dettano legge per colpa dell’ignoranza e dell’interesse dei governanti europei. Tutti pensano al proprio paese, anche se è un paradiso fiscale con l’anima nera più della pece.

Mi sono stancato anche per colpa dell’europeista che si avvantaggia della propria posizione e non opera per la vera integrazione, malgrado a parole lo sbandieri in ogni occasione. È colpa di questo tipo di personaggi, diffusi in ogni paese, se la reazione poi è la protesta, il rifiuto, la risposta demagogica e populista.

Sono sempre più tristemente convinto che ignorare l’Italia, o un qualsiasi altro paese, in un momento di difficoltà oggettiva, sia la peggior cosa possibile. La Gran Bretagna se ne è uscita, tentando ancora di ottenere il massimo dei vantaggi e diventando di fatto un paradiso fiscale anche per le nostre imprese, che spostano in quel paese mai veramente europeo le loro sedi finanziarie. E non scordo il Lussemburgo e altri paesi che alla fine vivono sulle nostre spalle.  

Forse, dopo la brexit, dovremmo essere noi i prossimi ad uscire e sbattere la porta. Poi ci rimetterò io per primo, che non ho santi in paradiso o conti bancari in aree sicure e non posso proteggermi in alcun modo. Saremo sempre noi, i più deboli, a pagare ogni mutamento, ma anche ora stiamo già pagando, e non poco.

                                                                                                          Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

venerdì 23 settembre 2016

Il sud

Il sud
il sud del mondo
il sud dell’Italia
il sud dentro ognuno di noi

la terra calda del sud, il suo mare, la sua gente, tanto rumorosa e che ragiona col cuore
i miei ricordi legati al sud, alle persone ed al degrado, all’infinita bellezza di oggi, impossibile da rubare, da portare al nord
il sud civile, delle grandi scoperte matematiche, della ferrovia e delle case antisismiche, il sud svuotato, avvilito, dileggiato, il sud che si difende
il sud nell’anima, che non se ne vuole andare, che siamo noi, che tanto disprezziamo la saggezza della lentezza
il sud indolente, che si arrende e fugge, che guarda e non vede, il nostro sud è senso di colpa
il mio sud è un’idea che non muore, il sud non muore, il sud mi deve spiegare ancora tante cose che non capisco, spero di averne il tempo
il sud ha il tempo, ha passione e forza, di quella abbiamo bisogno
Il sud

                                                                                                 Silvano C.©   


(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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