giovedì 3 aprile 2025

per distrarmi

Viaggiare con le mappe di Google a volte mi permette di tornare dove sono stato e dove un po' vorrei ritornare. Posso vedere alcuni luoghi prima di andarci, magari, o dove non andrò mai. È un po' perdere tempo, lo so, meglio fare invece di immaginare, meglio andare invece di fingere di farlo. E poi c’è un risvolto che inizia a toccarmi sul piano personale al quale a lungo non ho dato molta importanza, perché nelle inquadrature con case e vie è possibile scegliere un’altra data. E così mi capita di rivedere la casa dei miei, ormai venduta da tempo, quando ancora ci viveva mio padre e con la nostra auto parcheggiata di lato al passo carrabile. Posso rivedere alcuni negozi quando ancora erano aperti, alcune edicole ormai rimosse e tutti i mutamenti che hanno interessato quel posto a partire da oltre dieci anni fa. Venendo a casa nostra rivedo l’auto che guidavi tu e ti piaceva perché era piccola e adatta al traffico cittadino. Mi sembra quasi di poterti scorgere seduta alla guida pronta per partire. Viaggio virtualmente (e dolorosamente) nello spazio e nel tempo. Queste immagini sono visibili a tutti, ovviamente, ma parlano in modo diverso ad ognuno di noi. Io, Viz, non ho ancora capito però come ritornare realmente dove mi interessa, ma non nello spazio. Ciao Viz. Sorridi perché tento di distrarmi da pensieri molesti e fastidiosi.

                                                                          Silvano C.©

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mercoledì 2 aprile 2025

Finché si può sorridere c’è speranza

Confesso che preferirei ridere di gusto senza retropensieri, ma sembra non sia possibile per ora. Quindi mi accontento di un paio di battute stupide, giusto per sorridere un po'.

La prima battuta è che si passa dall’acne giovanile alla prostata senile in un attimo, perché gli anni sembrano essere volati.

La seconda battuta è che, potendo scegliere, è preferibile sottoporsi ad una biopsia che ad un’autopsia. Serve tuttavia integrare con un dato oggettivo. Mentre la biopsia qualche fastidio con relative preoccupazioni li provoca, l’autopsia è del tutto indolore. Ciao Viz. Sorridi, tu che hai sicuramente capito.

                                                                          Silvano C.©

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martedì 1 aprile 2025

Ubi maior

Ci sono cose importanti e cose meno importanti. Tra le meno importanti tento un elenco approssimativo: attaccapanni, camicia, auto, vino, cassetto, penna, comignolo, padella, panchina, guanti, lapide, vetro, soprammobile, tenda, calcolatrice, copriwater, vaso, tappo, e mi fermo.

Tra le importanti: amore, amicizia, parente, salute, vicinanza, gatto, cane, albero, sorriso.

Considerazione per capire. Stanotte hanno rotto un vetro dell’auto di nostro figlio. Come salute spero di star bene e che anche gli altri stiano bene, pure chi ha rotto il vetro. Meglio il vetro che problemi alla gatta o a nostro figlio. E meglio per chi, lavorando, riparerà il danno. Ciao Viz. Sorridi.

                                                                          Silvano C.©

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lunedì 31 marzo 2025

Senso di vuoto

Qualcuno va al cimitero una sola volta nella vita, ci si trova talmente bene che poi ci resta per sempre. Peccato che a quel punto sia morto e non possa più raccontare il suo segreto, se si tratta di un segreto.

Qualcun altro decide di svuotare una pozza, e se ha manie di grandezza un intero lago. Ci si mette d’impegno, secchio dopo secchio e deviando anche il più piccolo rigagnolo che potrebbe far risalire il livello dell’acqua. Secondo alcuni spreca tempo, i cambiamenti in atto stanno lavorando per arrivare allo stesso risultato e così rischia di sprecare inutilmente la vita.

Per quanto mi riguarda non faccio né una cosa né l’altra, aspetto e mi dedico a una forma di resistenza che consiste nel tentare di non cambiare nulla, fingo che sia così e mi innervosisco quando il mutamento arriva. In questo immagino di essere un perdente. A volte poi vengo sommerso da pensieri che mi tolgono la concentrazione. Quando si diradano mi sento vuoto e perdo il desiderio di fare. Spero che poi torni. Ciao, Viz. Mi serve sempre il tuo sorriso, specialmente in certi momenti.  

                                                                          Silvano C.©

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domenica 30 marzo 2025

Ovunque e non solo


Conosco un tale che,

per lecito bisogno di leggerezza,

divenne un pallone gonfiato

(Tire Michelin)

 

Vorrei perdere tempo con te, andare in giro senza una meta, annoiarmi un po' la domenica pomeriggio e vedere gente diversa, di tanto in tanto. Programmare viaggi impossibili e magari anche qualcuno realistico. Volare per una volta in aereo. Entrare in un ristorante stellato per una cena dimenticando quanto ci costerà. Far tornare chi è partito. Immaginare e poi realizzare l’impossibile. Continuare a parlare per distrarti e, allo stesso tempo, essere capace di confondere pure la Signora, o solo a convincerla a tornare più tardi, un mese dopo, un anno dopo, mai. Come col principio del Diavoletto di Cartesio applicato alla mongolfiera alzarmi con te e guardare dall’alto prima Rovereto, poi la Vallagarina, poi superare l’Altissimo e vedere il Garda e più a sud Verona. E poi oltre, portati dal vento, dove vorrà, a suo giudizio. Tornare a Carpi, a Ferrara, a Stava. Tornare ovunque e non solo. Ciao, Viz. Mi serve sempre il tuo sorriso  

                                                                          Silvano C.©

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sabato 29 marzo 2025

necesse est

Col tempo capisco cose che prima non mi era possibile. Serve empatia che purtroppo, e per mia colpa, raramente dimostro. E non mi basta vedere o essere vicino, devo anche vivere sulla mia pelle alcune esperienze senza le quali sono come un sordo al concerto o un cieco nella galleria d’arte. Penso di aver frainteso le motivazioni vere di alcuni comportamenti, di averle fatte mie solo in parte. Ricordo un tempo nel quale pensai esattamente che se qualcuno voleva che capissi qualcosa, piuttosto di accusarmi di non aver capito avrebbe dovuto spiegarmi la situazione. E in fondo è ancora così. Sembra capisca solo in percentuale quanto mi succede e quanto succede agli altri. Causo in tal modo dolore inutile, per mia stupidità. Se desidero far male a qualcuno, magari sbaglio ma sicuramente non è per caso. E poi, quasi sempre, il desiderio di farlo mi si scioglie davanti alla resa o quando mi rendo conto che quella persona ha già perduto e non serve ci metta anche il mio carico. Ora credo di capire che voler salvare gli altri da una preoccupazione può anche semplicemente essere una forma di autodifesa, come se il dolore non ci fosse, non solo per gli altri ma anche per me stesso. Chissà se è così. Magari continuo a sbagliare. Ciao, Viz. Mi serve sempre il tuo sorriso. 

                                                                          Silvano C.©

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venerdì 28 marzo 2025

La realtà

Un appuntamento al buio, formalizzato, può riservare sorprese. Immagino sia un’alternativa agli altri canali più o meno tradizionali, come le esperienze in comune di ogni tipo o l’incontro occasionale a una festa, a teatro, al cinema, in biblioteca o semplicemente in strada. A volte l’appuntamento non è con una persona, e magari è atteso oppure inaspettato. Ma perdo tempo e mi disperdo per non dire, perché in effetti non voglio dire ma solo distrarmi. Il metodo per raggiungere lo scopo è darmi compiti che rientrano nella routine, rispettare la ripetitività, rendermi utile a qualcuno o semplicemente dedicarmi alle faccende domestiche. La sintesi è che non conosco il futuro, per mia fortuna, e questo tuttavia mi destabilizza. So cosa potresti dirmi, o lo immagino. So in parte quello che hai vissuto, o lo immagino. E oltre l’immaginazione non so arrivare, se non adattami alla realtà. Ciao, Viz.   

                                                                          Silvano C.©

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giovedì 27 marzo 2025

temi

Le domande che non ho fatto quando avrei potuto (e dovuto) farle

I racconti ascoltati senza prestare sufficiente attenzione ai particolari

Gli oggetti che ho salvato, per poco, ma che adesso non mi svelano tutto

Le fotografie che ho scattato e regalato

Le cose che mi sono state rubate e non ho mai più ritrovate né ho potuto sostituire

I libri prestati e mai riavuti indietro

I libri comprati, e poi ricomprati ancora perché smarriti nel mio grande caos

Le favole che adesso nessuno mi racconta più come quando ero piccolo

Gli amori mai nati ma che avrebbero potuto nascere cambiando ogni cosa

La città di Belluno, dove per caso non mi sono mai trasferito

Dire, fare, baciare, lettera e testamento

Le asole, i ricami, gli orli e le bambole

L’inutilità dei cimiteri, che ricordano chi stiamo dimenticando, e che molti non amano frequentare

Le parole scritte come queste, non su supporto cartaceo, per quanto tempo resteranno leggibili?

So di dire cose che interessano a pochi, so però che isolarmi tra gli altri, con te, cercando di evitare pure gli amici, è stata una mia colpa e una mia scelta. Non ho idea se ogni cosa avrebbe potuto avere un altro corso partendo da un atteggiamento diverso, non lo saprò mai. E sono troppe le cose che non saprò mai. Per fortuna un po' la memoria mi aiuta nascondendomi quello che è avvenuto, come è giusto che sia. Ciao, Viz.   

                                                                          Silvano C.©

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mercoledì 26 marzo 2025

Assenza e presenza, per sbagliare meno

Il cielo diventa scuro. Le nuvole si addensano e la giornata primaverile e finalmente non fredda, tanto da poter tenere le finestre aperte come da tempo non succedeva, vira verso l’instabilità. Potrebbe significare altre cose, non solo quanto osservo, ma se volessi vedere segni dove non ci sono motivi oggettivi né corrispondenze dimostrabili sarei stupido. Non nego tuttavia questa mia stupidità, evidente a molti e anche al sottoscritto. Quando mi dicevi: guarda che ti conoscono, capivo cosa intendevi, lo capivo e so che avevi ragione. A lungo ho cercato l’anonimato dopo aver perduto, col primo e specialmente col secondo trasloco della mia famiglia, i primi rapporti con gli altri per me allora fondamentali. Credevo che un condominio dove si vive senza veri rapporti personali fosse una condizione/soluzione, e sbagliavo. Credevo che lavorare lontano da dove vivevo fosse una scelta corretta, e sbagliavo. Alcune cose mi sono capitate, non le ho elaborate correttamente e per certi versi le ho trasformate in mie scelte, ovviamente sbagliate. Pensavo che andare altrove significasse poter quasi rinascere. Ormai ho poco da aggiungere su quanto avvenuto, lo so. Posso solo immaginare che con te presente il mio sbagliare sarebbe meno importante, anche se mai assente. Ciao, Viz.   

                                                                          Silvano C.©

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lunedì 24 marzo 2025

Cose successe e anche no

Ti ho vista che passavi per strada e poi sparivi dietro l’angolo. Ti ho vista veramente oppure ho voluto vederti?

Stanotte ti ho sognata e assieme abbiamo fatto compagnia a Willi perché Licia era andata via per sempre. lo abbiamo aspettato e, quando è arrivato, tardissimo, lo abbiamo invitato a cenare con noi, che era quasi mezzanotte e avevamo preparato molta pasta. Sapevamo che sarebbe passato. Poi mi sono perso nel teorema di Pitagora facendo calcoli e immaginando tabelle.

Vorrei ritrovarti con tutti i tuoi pregi e i tuoi difetti. Tutti i tuoi difetti, perché i miei li superano abbondantemente e sai che mi piace sempre prevalere.

Ti ripenso in quelle foto e nei momenti nei quali te le ho scattate. Le diapositive invece non le guardo più, mi sento colpevole e lo sai. Una di quelle foto la tengo, in bianco e nero, stampata da me, nel portafogli che uso sempre più raramente.

Mille cose assurde trovano un senso solo se le vedo con i miei occhiali, quelli che nessuno sa trovare e che non presto mai. Sono occhiali un po' reali un po' metaforici.

Sono stato un falegname, per poco e in modo amatoriale, mai un poeta né uno scrittore. Quindi ti ho costruito qualche oggetto di legno, qualche scatoletta, qualche mobiletto, ma non ti ho dedicato mai nessuna poesia, nessuna poesia seria intendo. Non sono né poeta né scrittore, e tenere un blog non mi rende tale.

Quando sento odore di fumo mi manchi. Il fumo ormai quasi lo cerco, ma non posso più comprarti quei pacchetti di sigarette un po' particolari che poi mi guardavi strana. Cose che sono successe. Ciao, Viz.   

                                                                          Silvano C.©

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domenica 23 marzo 2025

Conta come si racconta

La vita è un romanzo, non ho dubbi in proposito. Non sempre è scritto bene, difficilmente diventa un capolavoro o un classico che supera i secoli, ma la sostanza c’è tutta, manca magari la forma. La vita di ognuno, anche la mia per assurdo, è un romanzo. Non so se qualcuno si darà mai la fatica di scriverlo, ne dubito, ma anche se riempita di situazioni comuni, senza alcun volo degno di attenzione o lode, potrebbe essere la storia di un uomo qualunque dalla quale estrapolare momenti e fatti che molti hanno vissuto, scavare nel marcio e nella bellezza, diventare una sorta di descrizione con la quale un lettore può confrontarsi per sentirsi migliore, o simile, o peggiore. Dentro le motivazioni che mi hanno spinto nelle scelte, e che nel tempo sono mutate, posso ritrovare le tante persone che mi hanno accompagnato per un tratto e mi hanno influenzato. Una parte fondamentale del romanzo la occuperesti tu, è evidente, e magari la tua presenza sarebbe avvertibile, esplicita o implicita, in ogni pagina. E nelle parole scritte su carta o su altri supporti decisi dal momento storico vi sarebbero le illusioni e le paure, le speranze e i progetti, il sesso vero o solo immaginato, l’amicizia che spesso ho deluso, le vigliaccherie e i colpi bassi, l’invidia e la permalosità, la gioia per una nascita, il dolore per troppe perdite, il rispetto e il suo opposto. La vita di ognuno potrebbe divenire oggetto di un capolavoro, non conta chi sia il protagonista, conta solo l’autore. Ciao, Viz.  

                                                                          Silvano C.©

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sabato 22 marzo 2025

Prima che arrivi l’onda

Vi sono distese di erba verde nei prati del nord che ondeggiano e si piegano quando soffiano i venti di quelle lande, in capo al mondo per me che non le ho mai viste se non in fotografia ma familiari per chi vi è nato. È così per la maggior parte della Terra per chi non ha viaggiato ovunque. Di mio aggiungo che ogni ambiente un po' diverso m’incuriosisce e un po' mi spaventa. Senza buttarmi in esperienze estreme avrei anche potuto viaggiare molto, ma dimentico che non sono mai salito su un aereo, il perché non lo so, forse timore. Con te avremmo anche potuto andare in molti posti mai visti prima, nei nostri ultimi anni e ormai in pensione, ma non posso scordare che tu non puoi più farlo, e da solo o senza la tua presenza molte spinte le ho esaurite. Quindi non mi mancano le distese di erba verde del nord, le zone aride di alcuni paesi vicino all’equatore, le grandi foreste pluviali o le onde che immagino non manchino sulle coste che si affacciano sul Pacifico. Mi rifugio nella lettura o curiosando in Paesi dove non andrò mai come il Regno Unito o la Repubblica Ceca. Ciao, Viz.  

                                                                          Silvano C.©

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venerdì 21 marzo 2025

se telefonando

Se potessi telefonarti lo farei subito, e poi di nuovo. Ma non posso.

Se telefonando potessi ricevere solo notizie belle da tutti quelli che contatto starei ore al telefono, ruberei a tutti idee e suggerimenti, e poi uscirei e andrei a trovare qualcuno di persona.

Il fatto è che purtroppo al telefono parlo di ricoveri in ospedale fatti o attesi, di malattie anche gravi, di tempo che passa per nulla lievemente, e pure io tendo ad aggiungerci il mio carico. Essere ottimista mi riesce a periodi, lo sai, mentre come impostazione di base sono all’opposto. Ero così un tempo? Non esattamente, ma evidentemente è il mio destino.

Mi manca comunque la tua voce, e non so come superare questa cosa. Posso soltanto fingere che non sia vero. Ciao, Viz.  

                                                                          Silvano C.©

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giovedì 20 marzo 2025

Non è come andare al cinema

Si cammina e s’inciampa. Fa parte dei rischi. Se un bambino cade, come se fosse di gomma, si rialza e al massimo si è sbucciato un ginocchio o il palmo della mano. Più si acquista esperienza più questa abilità si perde. E l’esperienza infatti insegna che, tutto sommato, è meglio non cadere. Non posso lamentarmi degli anni che passano, degli acciacchi che aumentano, delle paure che per mia natura provo per ogni mutamento. L’alternativa è facile da dire, è intuitiva, e riguarda l’incontro definitivo con la Signora. Forse ho avuto troppo tempo. Per un periodo ho pensato che, se fosse stato possibile, potevamo mettere in cassa comune non solo i nostri risparmi ma anche il nostro tempo. Tu ne hai bisogno? Te ne cedo un po' del mio. Serve a me? Me lo dai tu. Il tutto per arrivare poi quasi assieme alla conclusione ed uscire dalla sala cinematografica dopo aver visto entrambi il film dall’inizio alla fine. Solo che la vita non è un film, e le banche del tempo fanno altro, scambiano ore di un artigiano con quelle di un autista che ti accompagna ad una visita. Ciao, Viz.  

                                                                          Silvano C.©

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mercoledì 19 marzo 2025

Un segno

Imprigionare, forse può significare questo. È fantasia, sicuramente, solo una sensazione passeggera, eppure ho pensato di averti imprigionata. Prima no, eri libera di scegliere e di scegliermi, magari rifiutarmi. Dopo quel momento non è stato più possibile. Imprigionata nelle immagini e nel ricordo, a misura mia e di chi ti pensa, non è giusto ma potrebbe essere così. E se è così non sono solo io, tutti lo hanno fatto con te e tutti lo fanno con quelli che hanno perduto. Bloccati come in una fotografia rubata, scattata quasi a tradimento. Si tratta di fantasia poco consolatoria perché la cosa non mi fa piacere. Era meglio quando potevi mandarmi a quel paese o farmi regali, quando potevi sorridermi o farmi paura solo con uno sguardo. Era meglio allora, eri viva. Non so perché ora penso a questo, non lo so. Oggi vorrei che mi mandassi a quel paese, Viz, sarebbe un segno.  

                                                                          Silvano C.©

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martedì 18 marzo 2025

Era mio padre

Se vivesse oggi compirebbe 102 anni. Difficile arrivare a tale età, non impossibile. Era mio padre. Difetti tantissimi, alcuni li ho ereditati praticamente identici. Lo criticavo quando vivevo in famiglia. Lo abbiamo criticato assieme, per i motivi che condividevamo. E criticavamo tua madre, per motivi quasi opposti. Ci chiedevamo come avrebbero potuto convivere due persone tanto diverse tra loro, e infatti, a parte le cortesie di facciata, si sopportavano solo perché c’eravamo noi due di mezzo, e poi il loro unico nipote, nostro figlio. Era mio padre, mi ha lasciato poco più di dieci anni fa, è sopravvissuto a mia madre di tanti anni, troppi. Lui avrebbe voluto che restasse in vita, magari in coma come negli ultimi periodi, ma viva. È questo che ha demolito le mie certezze in tema di libertà di scelta sull’eutanasia. Se avesse potuto, come dicevi tu non a torto, l’avrebbe portata in giro in auto di peso e anche priva di conoscenza, ma per amore, per renderle la vita residua degna di essere vissuta, bella per quanto possibile. Lui amava mia madre, più di quanto io abbia mai amato te, credo. Chissà se è vero, spero di no, ma quello che è avvenuto ormai è finito, solo io sono rimasto a ricordarlo. Gli altri sanno parte della verità, conoscono episodi ma non l’insieme, e forse neppure io sono depositario della verità finale, pure in questo tema limitato e personale. Mio padre aveva una serie di difetti molto lunga ma i suoi meriti credo abbiano, alla fine, avuto la meglio. Non amava il bar, restava in famiglia. Non giocava, risparmiava. Curava i rapporti e le amicizie, otteneva credito e lo concedeva. Non seguiva lo sport, lavorava e preferiva viaggiare e magari approfittare di una giornata libera per andare a Venezia, con mia madre. Se vivesse ancora avrebbe raggiunto i 102 anni e avrebbe meritato di compierli con mia madre accanto, che era nata 6 anni dopo ed è partita troppo prima di lui. Era mio padre, e lo hai conosciuto. Ciao Viz.

                                                                          Silvano C.©

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lunedì 17 marzo 2025

L’uselin de la comare

Quando si parte si arriva dove si voleva andare, e si era pensato esattamente a quanto sarebbe successo durante il viaggio mettendo tra le eventualità quella di arrivare altrove? Domande alle quali non intendo dare risposta perché sarebbe una mia opinione, quindi poca cosa. Mi voglio limitare a casi a me realmente capitati, ma niente di importante, perché si tratta sempre di ambito personale, soggettivo, insignificante per molti. Il primo è quello di un libro che ho letto e che mi ha deluso, o contrariato. È avvenuto con più di un libro, veramente, non uno solo. Non sopporto la brutta fine, peggio se è tragica; mi basta la vita per questo, la fantasia mi porta altrove, ne ho diritto. Il protagonista deve prevalere, con la giustizia, l’onestà, i progetti positivi. Il secondo sono le persone, alcune persone, che arrivati a un certo punto mi hanno fatto capire che avevo sbagliato a dar loro importanza, a contare su di loro, a pensarci troppo. Non era lì che volevo arrivare, non nella mia idea di amicizia perfetta. E poi i progetti. Per tanti ho pensato a un certo sviluppo ma poi sono diventato altro, come la casa della nostra vecchiaia ad esempio. La vita alla fine è un viaggio che porta a volte dove non si pensava di arrivare, e tutto il resto poi conta poco, occorre solo prenderne atto e sorridere. Ciao Viz, sorridi pure tu.

                                                                          Silvano C.©

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domenica 16 marzo 2025

Un giorno perfetto

Si può iniziare col desiderio di non alzarsi, lo trovo giusto e del tutto comprensibile, specie in mesi ancora freddi che si avviano ad essere tiepidi. Poi si guardano le previsioni meteo per la giornata. Pioviggina ma dovrebbe smettere, magari prima, magari dopo. Il tempo di ricontrollare e poi si decide di andare. In due, solo in due, tu non ci sei anche se non manchi. La giornata è coperta, qualche goccia scende ancora e questo sembra giocare a nostro favore perché così meno gente si è decisa ad uscire e il centro di Trento non è pieno come in altri momenti simili, in passato. Prima di entrare tra le bancarelle della fiera passiamo davanti al bar coi gatti. C’è posto. Ci sediamo e consumiamo per il piacere di vederci attorniati da gatti abituati ad essere disturbati dai clienti. Così ci scappa una seconda colazione imprevista ed è la prima volta che mi siedo al bar a bere un caffè da non so quanto tempo. Poi proseguiamo, troviamo al solito posto i sardi coi loro prodotti, e compriamo papassini, non pochi. Era da un po' che non se ne trovavano. Arriviamo finalmente all’ingresso dell’esposizione. Entriamo a vedere gli stand, gli animali, le proposte di impianti e di prodotti innovativi. Offrono un piccolo bicchiere con brodo caldo. Mai preso prima ma oggi va bene, ed è piacevole. E il piccolo assaggino di un salamino è perfetto. Poi si esce, si passa tra le bancarelle diretti verso il centro e, manco a farlo apposta, ecco il furgone della piadina romagnola. Non dovremmo ma è tradizione. Decidiamo di prenderne una in due, costa non poco ma è buona. Rinuncio a comprare campanelle, rinuncio a comprare cioccolata e torroni pur entrando a vedere dove li vendono, rinunciamo a strofinacci, tazze, scatolette e borse con gatti disegnati e raffigurati in mille modi, non possiamo riempire la casa di oggetti tutto sommato inutili. Un po' mi spiace, ma è così. Proseguiamo, il tempo scorre, sulla via del ritorno altre piccole spese poi passiamo davanti alla birreria, quella. È presto ma non prestissimo. Entriamo, troviamo un posto perfetto, e in meno di dieci minuti il locale si riempie e aprono altre sale. Una birra e una Wiener Schnitzel, ma non solo. Dopo la lieve pioggia del mattino e qualche piccolo contrattempo la giornata è stata perfetta. Non so perché quei due accanto a noi, in una birreria, hanno preso una Pepsi, o perché lui per tutto il tempo ha tenuto in testa il berretto con gli occhiali a specchio come se fosse in pista, la vita è varia. Magari anche per loro la giornata è stata perfetta. Ciao Viz, sorridi. C’eri e mancavi. La perfezione non esiste.

                                                                          Silvano C.©

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sabato 15 marzo 2025

Il ponte del gatto

Ti racconto una leggenda inventata, come in fondo lo sono molte leggende che partono da episodi avvenuti che si trasformano in storie popolari sulle quali poi si è ricamato sino a creare fatti che non sono mai avvenuti. Questa però in parte l’ho inventata io, rubando un po' qui e un po' là. Del ponte gobbo di Bobbio non devo dirti nulla, ne sai più di me, tu ci sei nata e io lo ricordo ancora dopo quell’unica volta nella quale ci tornammo assieme. Delle streghe non aggiungo nulla di nuovo sostenendo che non sono mai esistite, che la loro presunta magia ha fatto comodo in certi periodi storici nei quali si riteneva che il potere per mantenersi avesse bisogno anche di queste persecuzioni. Potrei dire qualcosa invece delle curatrici capaci di usare erbe, fondi di caffè, olio, movimenti delle mani, toccamenti e parole pronunciate in modo misterioso per procurare sollievo o vere e proprie guarigioni senza richiedere l’intervento di medici, psicologi o farmaci tradizionali. Da bambino avevo un dolore che non mi passava in alcun modo a un braccio e i miei mi portarono, avevo meno di sette anni, da una donna che abitava non molto lontano. Lei, in una sola volta, mi segnò, così mi spiegarono. Mi toccò dopo aver fatto qualcosa con un piattino con acqua e olio. Potrei ricordare male alcuni particolari, lo ammetto, il fatto vero è che il dolore mi passò e lo dimenticai. Mi ero inventato da solo questo dolore? Non lo so, ma la sensazione di sollievo fu vera. Il diavolo in tutto questo come c’entra, e il gatto? Il gatto nero, in particolare, richiama ancora racconti e storie, viene legato alla magia delle streghe, qualcuno pensa sia mandato dal maligno. Personalmente non so se esiste il diavolo, so per certo però che esiste il male, e molto di questo è procurato dall’uomo stesso. Ma continuo a divagare, lo so. La leggenda, per arrivare al tema che mi sono proposto, racconta di un ponte sul quale un giorno passò un gatto grigio. Semplicemente il gatto voleva andare da una parte all’altra della riva e a quell’ora della sera, da lontano, sembrò di colore nero. Un paio di burloni, forse pure un po' ubriachi, raccontarono di aver visto il Signor Diavolo esattamente in mezzo al ponte col suo gatto accanto a dargli man forte. Ovviamente voleva impossessarsi di qualche anima, le prime che sarebbero passate quando accanto a loro ci sarebbe stato visibile il gatto, mentre il Diavolo ci sarebbe stato, ma invisibile. Il problema sorse quando qualcuno mise in giro questa stupida voce e da quel momento il ponte venne ignorato da chi solitamente lo usava. Chi ne aveva bisogno piuttosto attraversava il fiume a guado, aiutato in questo da un periodo di quasi siccità. E come si risolse la cosa? Nel modo più naturale. Il gatto nero ma grigio era una gatta, non un gatto. Per qualche tempo nessuno la vide sino a quando non ricomparve con una nidiata di piccoli gattini, cinque in tutto, due grigi, uno bianco, uno nero e uno a macchie bianche e nere. Il padre forse fu un grosso gattone bianco che di tanto in tanto compariva per poi sparire di nuovo. Una bambina disse, chissà come le venne l’idea, che quei gattini avrebbero portato fortuna a chi li avesse adottati. Fatto sta che tutti trovarono casa e la stessa gatta, con uno dei suoi gattini, trovò ospitalità esattamente nella trattoria da dove, qualche tempo prima, erano usciti mezzo ubriachi due buontemponi raccontapalle. La leggenda ebbe vita brevissima, tutti ripresero a passare sul ponte e, se accanto a loro camminava anche un gatto, o una gatta, magari gli facevano pure una carezza. Ciao Viz, sorridi.

                                                                          Silvano C.©

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venerdì 14 marzo 2025

invertendo i tempi

Entro e avverto il profumo nell’aria, avvolgente, caldo, mi sento a casa anche se non è casa mia. Ho fatto le scale prima di bussare e farmi aprire. In strada ho suonato al campanello, quello più in alto. Sono arrivato senza sapere se c’eri e ho guardato in alto per vedere se la luce era accesa. Ho parcheggiato facilmente, a quest’ora i negozi sono chiusi e i posti auto non sono più né con disco orario né a pagamento. Guidare nella notte mi piaceva, ora un po' meno, ma guidare mi sembra sempre un momento di libertà. Non mi va di restare a casa, fuori la vita sembra che corra con me o senza di me, perché non partecipare un po', a modo mio? Lo so, è tutto coi tempi sbagliati, ma sai di chi parlo, l’hai conosciuta anche tu, abbiamo avuto entrambi questa fortuna. Ciao Viz, sorridi.

                                                                          Silvano C.©

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giovedì 13 marzo 2025

Felicità

C’è un momento che separa il prima dal dopo, anzi, vi sono tanti momenti che lo fanno. Prima non avevo capito, dopo ho capito. Quell’attimo mi è rimasto scolpito come un’epigrafe sul granito. Quando sei arrivata, portata da non so quale vento favorevole, hai fatto cambiare la mia misura del tempo. Purtroppo nel corso degli anni ho collezionato anche passaggi poco piacevoli che non posso rimuovere. In realtà non è di questo che vorrei dire, ma della felicità, della sua forza. Vorrei poter vampirizzare la felicità di chi è felice ben sapendo che non porterei via nulla a nessuno perché questa condizione non ha limiti, esonda e non si consuma, rimane inalterata anche se condivisa, è nella sua natura. Vorrei che chiunque fosse felice, che questa diventasse una pandemia senza vaccini adatti a curarla, e che nessuno dovesse rubarla ad altri. Come un diluvio universale che tutto cambia e porta la vera differenza che conta tra il prima e il dopo. Si tratta solo di sogni, Viz, perdonami e sorridi.

                                                                          Silvano C.©

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mercoledì 12 marzo 2025

Il treno per Lodi

Volevo cambiare aria per un po', vedere posti diversi, arrivare dove non avevo programmato di andare ma, in pratica, mi era impossibile arrivare dove non immaginavo di andare. Aggiungo che non intendevo guidare e intendevo leggere qualche libro viaggiando, ma nessuna guida turistica. Cercavo lo stupore della sorpresa, ma come ottenerlo? Recandomi in stazione e facendo un biglietto alla vecchia maniera avrei dovuto esprimere la mia destinazione, ovviamente. Lo stesso se avessi voluto fare con una prenotazione da casa utilizzando la rete. Non potevo partire insomma se non sapendo dove sarei arrivato. Lo so che spesso anche conoscendo la meta ci sono sempre sorprese inaspettate, qualcosa che va in modo diverso, meglio o peggio. Alla fine ho immaginato la soluzione possibile per soddisfare questo desiderio. Ho pensato di scegliere una persona disponibile alla quale avrei spiegato cosa volevo, gli avrei dato carta bianca spiegando solo per quanti giorni volevo stare lontano da casa. Ho immaginato il treno come mezzo di trasporto e, al giorno convenuto, mi sarei presentato in stazione aspettando chi mi avrebbe fatto il biglietto. Avrei evitato di seguire le sue azioni e con le cuffie alle orecchie avrei sentito musica invece degli annunci di arrivi, partenze o ritardi. Mi sarei fatto accompagnare al binario quasi con gli occhi bendati e sarei salito guardando solo il percorso per non inciampare. Bagagli ridotti al minimo, avrei comprato il necessario sul posto, una volta arrivato. Alla fine avrei potuto arrivare in alcune ore a Lodi. E cosa avrei fatto a Lodi? Non ne so assolutamente nulla, anche perché non sono mai andato a Lodi. Tra le molte pazzie possibili in fondo questa non sarebbe neppure tra le più gravi. Ciao, Viz.

                                                                          Silvano C.©

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martedì 11 marzo 2025

Tutti ladri

Tutti si sono ispirati a ciò che è stato fatto prima, tutti, salvo il primo o la prima arrivati dove in precedenza non c’era nulla. A livello di trasmissione genetica questo è evidente, e nelle forme di apprendimento è quasi impossibile arrivare a comportamenti del tutto nuovi tranne forse quando si agisce per puro caso, ma non saprei definire cosa sia il caso quindi non vorrei si trattasse semplicemente di una zona oscura nella quale l’ignoto vale solo per noi, cioè per le nostre indagini. Nelle parole scritte o pronunciate tutti rubano quello che è stato detto o scritto, e lo rielaborano, creano l’illusione del nuovo. Lo stesso in musica, che si evolve nel corso del tempo. Io sono figlio dei miei genitori, che ho criticato e che ho ammirato, che in parte faccio rivivere nei miei comportamenti. I miei meriti e le mie colpe sono in parte le loro. Oggi posso pensare che per fortuna non conosco ogni cosa, mi è tolto questo peso e questa responsabilità, non ho tale potere sugli altri e sono semplicemente una goccia negli oceani su un pianeta di una piccola galassia tra i milioni di altre. Copio, rubo, imito, vado a curiosare e penso che questa mia conoscenza acquisita e parziale sia cultura mentre è una cosa minima nel tutto. La sicurezza che ho lentamente venduto lascia spazio ai dubbi che arrivano sempre meno graditi, pure questi sempre nuovi ma sempre copiati a loro volta. Nulla di nuovo quindi, nulla che tu non conosca già, Viz. E non è nuovo neppure il fatto che tu mi manchi.

                                                                          Silvano C.©

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lunedì 10 marzo 2025

Cosa mi dice il mese di marzo?

Per quanto posso ricordare il mese di marzo ha, col tempo, accumulato sempre maggiori significati. Alcune delle date legate a questo mese sono già passate o stanno per farlo, e non posso scordare il significato che hanno avuto per noi due. Prima di conoscerti è stato diverso, meno importante e legato alle solite ricorrenze. Marzo intanto porta con sé la promessa di giornate più miti e di una primavera che è pronta ad arrivare e adesso questo mi basta, il resto rimane cosa nostra che non tutti conoscono. Oggi, ad esempio, come ieri, vorrei almeno poterti telefonare, ma questo particolare modello di telefono che sarebbe necessario ancora non è stato inventato. Nulla di nuovo quindi, nulla che tu non conosca già. Uno che ami ti manda i suoi saluti, ciao Viz.

                                                                          Silvano C.©

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domenica 9 marzo 2025

C’è di peggio

Lo so che capita di peggio di non riuscire a telefonare, ma mi manca da morire non poterlo fare, lo trovo ingiusto. Quando si gioca a nascondino è bello sparire per un po' e farsi cercare, oppure provare a trovare chi si è nascosto, ma il segreto è non esagerare perché ogni bel gioco dura poco. Se si prolunga oltre il solito possono arrivare il disinteresse, il senso di fastidio o peggio ancora, la rabbia e il dolore. Se qualcuno non risponde al telefono perché lo ha dimenticato in cucina mentre è altrove o lo ha scordato spento poco male, la cosa insopportabile si concretizza quando si parte per non tornare più, cioè quando si muore. Allora, se il numero si ricorda ancora oppure è rimasto nella memoria del cellulare e non si è voluto cancellare succede che fa male. Chi è morto può far male da morire a chi è vivo e non intende ragioni per superare quest’assenza. Andare avanti è necessario, sempre, ma quello che non so fare è mantenere il giusto equilibrio tra quanto salvare e quanto lasciar andare. E così non posso più telefonare a mio padre e a mia madre, non posso più chiamare alcuni amici, non posso più sentire la tua voce. C’è di peggio? Probabilmente sì. Ciao, Viz.

                                                                          Silvano C.©

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sabato 8 marzo 2025

Pagliacodis

Ho, abbiamo, sempre avuto una certa attitudine nel dare a persone, cose o situazioni nomi di fantasia, a volte ironici, a volte per prendere decisamente in giro, altre semplicemente per condividere un nostro vocabolario privato. Non credo sia eccezionale, molti lo fanno. Personalmente ricordo ancora Trombetto, il Lupo, il Mona, la Slasticiarna, il Pollo. Il Lupo, col suo particolare incedere, lo incontro ancora di tanto in tanto, ma lui non sa perché lo abbiamo soprannominato così, e a me spiace che tu non sia ancora qui con me a vederlo. Il suo vero nome non l’abbiamo mai saputo. Paglicodis invece non è frutto della nostra fantasia ma di quella di Licia, e non era riferito ad una persona specifica ma a qualcuno che avesse manifestato il particolare atteggiamento di chi ha la coda di paglia. In fondo si tratta solo di questo, di parole che creano una bolla di inclusione e condivisione, nessuna cattiveria vera ma il desiderio di parlare e comunicare in modo meno formale, più intimo. Chissà quante volte, del resto, noi stessi siamo stati oggetto, a nostra insaputa, di simili privati appellativi. Ciao, Viz. Nella vita capita anche di peggio.

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venerdì 7 marzo 2025

Il posto giusto

Se un posto è giusto probabilmente non resterà vuoto a lungo. Arriverà il gatto che si metterà dove c’è più caldo o più fresco. Arriverà l’amico che aspettavi e non sapevi di aspettare, anche se un po' ci speravi. Arriverà l’amore, e se non resterà sempre presente come vorresti resterà comunque, quello per fortuna rimane anche dopo, sarà con dolore ma non solo con dolore. Arriverà un seme portato dal vento che farà nascere un albero, e questo non resterà isolato se attorno c’è lo spazio adatto. Ogni cosa troverà posto e spazio, e se non avverrà forse non mancherà a lungo perché lentamente se ne andranno anche le persone che se ne ricordano. Trovo difficile dire cose, le parole servono forse a chiarire ma prima occorre aver capito. E poi succede che le parole sgorghino senza ostacoli, che irrompano e si fermino solo un attimo per riprendere fiato. Come una guida che ama il suo lavoro e vuole raccontare e trasmettere entusiasmo, non solo conoscenze. Basta farlo nel posto giusto con le persone giuste. Ciao, Viz.

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giovedì 6 marzo 2025

Il tempo si misura in attimi?

Quanto dura un attimo? La risposta non può che essere soggettiva, e anch’io potrei darne diverse di risposte in funzione di quello che vivo. Può essere un secondo, uno tra i tanti che mi sfuggono e neppure me ne accorgo. Può durare molto di più e ora sembrarmi breve, troppo breve. La felicità dura attimi, quello lo dicono in molti. E il dolore quanto dura? (Quello che penso?) Sempre troppo. Il tempo si misura anche in secoli e in frazioni di secolo. Un quarto di secolo, due quarti di secolo, tre quarti di secolo… sembrano intervalli lunghissimi, eppure anche questi durano un attimo. Una vita si può misurare in quarti di secolo? A quanti quarti abbiamo diritto? Nessun diritto, solo casualità e circostanze a favore o contro, a insindacabile giudizio non mio. Ciao, Viz. Inizio a ragionare sui quarti di secolo.

                                                                          Silvano C.©

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mercoledì 5 marzo 2025

Una sera memorabile

Tanti anni, tantissimi anni. Oltre metà della mia vita. Del futuro non so nulla ma del passato ricordo molto, ed è solo il passato il tempo che è mio, che posso tenere da parte. Tu mi dirai che è stupido, che si vive nell’oggi, che è inutile fasciarsi la testa prima che succeda qualcosa o rimpiangere quello che si è perduto, serve essere nel presente, approfittare di ora e lasciare che scenda la sera, quando è il momento. Di tante cose che vorrei dire oggi è che penso ad una sera del 1979, quella sì che fu memorabile. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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martedì 4 marzo 2025

Cosa c’è in tavola?

Anche questo è passato, quasi non me ne sono accorto se non per i tipici dolci che non ci siamo fatti mancare a tavola. Un tempo, molto tempo fa, li avevi preparati anche tu, e ammetto che non ti diedi la soddisfazione che avresti meritata. Troppo tardi, ormai. Colpa mia, che ho sempre ritenuto la cucina una proprietà privata nella quale non ammettere altri, nessun altro, senza eccezioni. Nelle cucine altrui, quando capita, entro e curioso. A volte imparo così a preparare piatti nuovi, oppure capisco che a certi livelli non sono destinato ad arrivare. E so apprezzare quello che mi piace, oppure il rispetto di alcune tradizioni, o ancora ogni tipo di cibo che mi riporti chi non c’è più. Questo è ogni piatto importante, non conta se ricco o povero. Contano i piatti, contano i libri, contano le telefonate e le visite, contano gli auguri al momento giusto, contano le passeggiate e i sogni di andare chissà dove. Ogni cosa conta, purché conti. Ciao, Viz.

                                                                                                                      Silvano C.©

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lunedì 3 marzo 2025

carnevale

Taci e non dir nulla

Il silenzio per me non è silenzio, non lo è mai stato

Domami forse lo diventerà, quando le luci si spegneranno

Oggi però le luci sono accese, di notte ci sono le stelle e, più vicini, i lampioni

Ma il vero silenzio non l’ho ancora provato. Se tutto tace resta il rumore di fondo, con le voci di tutti, con la memoria che porta allegria e dolore.

Anche in attesa della fine del carnevale non ci può essere silenzio, tu mi parli ancora, tutti spingono e si ingorgano tentando di uscire e dire. E raramente ho amato il carnevale.

Nel silenzio che non c’è risento Licia e Roberta, Sandro, Alfredo che non sopporto né sento più da tempo, Daniele e Angela, Katia e Romeo, mi arrivano ancora la voce di mia madre e mio padre, di mio nonno e mia nonna, e risento te, meno di quanto vorrei.

Quindi non devi dir nulla, continuo a sentirti ma mi manchi, mi contraddico e, quando vengo a trovarti, non trovo più i gatti che meno di un anno fa trovavo a farti compagnia. Ora forse si sono avvicinati a te e allontanati da me. Mi mancano i gatti e mi manchi ancor di più tu.

Non ho voglia di far festa per carnevale. O meglio. Mi piacerebbe poterti aspettare con un piatto di maccheroni fumanti mentre scendi dalla corriera a Sarche, un giorno di carnevale di troppi anni fa.

Ciao, Viz.

                                                                          Silvano C.©

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domenica 2 marzo 2025

La cura

Usa gli occhiali, senza sai che non noti tutti particolari. Poi prendi magari quell’attrezzo che soffia vapore ad alta pressione, è utile per rimuovere piccole incrostazioni tra rubinetto e lavandino, nelle fessure tra piastrelle, negli angoli vicino al piatto doccia. Dedica almeno una decina di minuti alle operazioni che vedrai come più urgenti, non rimandare. Se poi i minuti diventano anche dodici o quindici non è un problema, che urgenze hai in un pomeriggio nel quale nessuno ti cerca? Hai lo spruzzino con la soluzione anticalcare, lo so, utilizza pure quello. Sai già che questo lo puoi fare, lo devi fare, ti fa bene farlo. Se la cosa ti cura mi chiedi? Non so se sia una cura vera, non lo so, ma un po' ti distrae, ti dedichi ad un lavoro utile e sicuramente, dopo, una parte della casa sarà più pulita. Questo sai fare e puoi fare, basta poco ogni giorno, e tra non molto è primavera. È la stagione giusta. Ciao Viz. Questo me lo sono detto da solo, non prendermi in giro però, sorridi.      

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sabato 1 marzo 2025

Un nuovo foglio del calendario

Si avvicinano quei giorni pieni di memoria, quelli che da molti anni hanno assunto sempre maggior significato e che, purtroppo, hanno anche iniziato a perdere pezzi e persone con le quali ricordarli. Ogni azione al riguardo è inutile, lo so. Dovrei essere più pragmatico e meno autoreferenziale e autolesionista, dovrei. Guardare avanti sempre e mai indietro. Per alcuni versi ci riesco bene, e anche la pigrizia mi aiuta a non tornare in alcuni luoghi che conoscemmo assieme. Mai cercare la felicità dove si è vissuta senza sapere di viverla, è cosa risaputa. Quei luoghi ci ha pensato il tempo a farli sparire o a deformarli senza pietà. E poi tu non ci saresti. Quindi, adesso, che ci andrei a fare? Ma quando il calendario arriva a questo mese non posso nulla, tutto sembra convergere in un unico punto nero che assorbe ogni cosa, la fa sparire e subito riemergere uguale e diversa. I tuoi biglietti li conservo, conservo i tuoi libri che in parte leggo, quello che ti piaceva non è andato altrove, parte è come allora, e qualche volta sembra che tu, da sotto, mi chieda qualcosa. Nulla è come prima ma tanto, anche se tu fossi qui, non sarebbe comunque com'era dieci, venti o trenta anni fa. Così è che va il mondo e con lui la vita che ci tocca. Ciao, Viz.

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venerdì 28 febbraio 2025

Uno meno uno

In un mondo ideale nessuno danneggia nessuno, tutti hanno tutto, la bellezza è patrimonio universale, non esiste malattia né morte, la fotografia non serve avendo ogni cosa ed ogni persona accessibile, la letteratura non ha bisogno di esistere perché le vite di ognuno hanno coscienza delle vite altrui, di tutte. Nel mondo ideale popolato solo da angeli non ci si annoia né si ha troppo da fare, solo il giusto per migliorare ancora un po' la perfezione che già è presente. Un po' come immaginare l’infinito + 1. Era già infinito, ma qualcosa è stato aggiunto. In un mondo reale esistono coraggio e paura, amore e odio, morte e cattiveria, malattia e dolore, serve leggere per capire e conoscere, serve far foto, serve mantenere la memoria di chi è partito prima di noi e forse ci aspetta altrove o forse no, perché dopo il mondo reale non esiste più nulla. Un po' come dire 1-1. Così è, così poi è stato. Ciao, Viz.

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giovedì 27 febbraio 2025

Per un paraurti

Ma si può piangere da idioti per un paraurti? Verrebbe da negare, non è possibile dare importanza ad una simile stupidaggine, eppure lo feci. Ho pianto di rabbia e nervoso, per un attimo, a causa di una mia manovra sbagliata grazie alla quale sono andato a sbattere col paraurti posteriore della Polo, allora quasi nuova, contro un muretto basso che sapevo che c’era ma non vedevo esattamente dove. È successo nel 2016, ti avevo accompagnata alle tue analisi, sarei ritornato poco dopo a riprenderti, mi ero allontanato per comprarti in quel forno un paio di cornetti freschi per la tua colazione, che avresti fatto a casa al ritorno dall’ospedale. Erano troppi mesi che la cosa continuava, c’era speranza e anche molta paura rimossa, il non detto superava e incombeva sul detto, ero nervoso e non per colpa tua ma a causa della situazione che non sembrava volersi risolvere. L’auto era quasi nuova, meno di due anni dalla sua immatricolazione, e quella manovra aveva prodotto una crepa nel paraurti posteriore di plastica. Poche lacrime per un paraurti, roba da vergognarsi sinché si campa, eppure, eppure, solo ora capisco che non è stato il paraurti. La causa scatenante e confessabile era quella, la causa reale e indicibile era un’altra. In seguito ho trovato un carrozziere che con una spesa minima mi ha sistemato l’auto ma nessuno ha sistemato i tuoi problemi. Ed io perché ho pianto per quel paraurti allora? È così, Viz, noi che lo vivemmo possiamo dirlo, ma a te non avevo mai raccontato tutto. Non meritavi anche questo. Così è, così poi è stato.

                                                                                          Silvano C.©

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mercoledì 26 febbraio 2025

Andare avanti…

Molti anni fa mio padre ottenne un prestito notevole col quale la nostra famiglia si comprò la prima casa di proprietà. Lo ebbe da un suo conoscente ed amico, che allora aveva una drogheria, e tra loro non furono necessari contratti scritti a quanto posso sapere, ma bastò una stretta di mano. Mio padre allora era muratore e quella casa, messa non molto bene, la sistemò, vi costruì un bagno esterno con una fossa biologica. Ricordo ancora lo scavo che fece, e come la coprì. Allora i tempi permettevano di fare progetti e di realizzarli, di migliorare le proprie condizioni di vita, di avere speranze per il futuro e non troppe paure. La guerra era finita da non molto, le tragedie c’erano già state, si desiderava andare avanti, ed era possibile. Quel prestito i miei lo restituirono abbastanza velocemente e, circa otto anni dopo, già poterono pensare ad una casa più moderna, anche se in un condominio popolare. Quel condominio fu una sorta di maledizione per noi, mia madre non poteva sopportare i disagi legati ai rumori che i vicini facevano. Noi, Viz, ci conoscemmo che i miei abitavano ancora in quel condominio, mentre io ormai ero da un paio di anni in Trentino. Inutile che ti racconti poi quello è successo dopo e che sai. Così è, così è stato.

                                                                                          Silvano C.©

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