martedì 6 settembre 2011

privilegi


Appena sono stato assunto come precario in Trentino hanno tolto il privilegio del quale avevano goduto tutti i miei colleghi sino all’anno prima, che consisteva nel diritto ad uno sconto sulle Ferrovie dello Stato (Ed allora viaggiavo molto in treno). Pochi anni dopo hanno tolto il privilegio di andare in pensione in modo vergognoso con 19 anni, sei mesi e un giorno (14 anni se donne con figli) che molti miei amici hanno sfruttato al momento giusto. Poi mi hanno tolto il privilegio di sentirmi utile, in qualche modo, a livello sociale, pur lasciandomi per fortuna il piacere del ricordo di quanti ho conosciuto negli anni. Godo ancora del privilegio di molte ferie, compensate però da uno stipendio basso, che infatti mi mette in condizioni di inferiorità con molti amici laureati del mio corso di laurea facendomi sentire quello che non ha ambizioni. Devo pure ammettere che diversi colleghi hanno un secondo lavoro, ma io non ho mai fatto quella scelta.
Devo registrare poi che le donne mie colleghe sono molto più garantite in caso di gravidanza che non quelle in altre situazioni o nel privato, ed alcune purtroppo ne approfittano un po’.  Si, ammetto che godo ancora di qualche privilegio, prima di tutto per un lavoro stabile, e poi perché vivo in una regione ricca rispetto al resto d’Italia. Tuttavia rinuncerei volentieri a qualche privilegio se questo comportasse una maggiore opportunità di lavoro per mio figlio ed una maggiore equità. Vorrei non trincerarmi dietro alla difesa del mio orticello (che tanto non posso comunque difendere, visto che sono un dipendente) e vorrei opportunità serie di pace sociale, di ri-distribuzione delle ricchezze concentrate sempre più in poche persone, e vorrei pure che le regioni più ricche non fossero schierate contro le altre.
Vorrei, per concludere, che il ricco Trentino rinunciasse alla sua specialità, perché sono finiti i tempi nei quali dalle valli emigravano verso l’America o l’Australia. O i tempi nei quali l’Italia sottometteva le minoranze linguistiche, che dovevano essere difese dalla vicina Austria. Ora il Trentino è terra di turismo, di ricchezza, di servizi a livello europeo, non è più un’area povera ed oppressa.
Vorrei tante cose, che non so come ottenere, e non so neppure se sono contraddittorio in questo senso di disagio e sconfitta che provo. Ma io non sono un politico, e mi abbandono ai sogni.
                                                                                         Silvano C.© 
( La riproduzione è riservata. Ma non c'è nessun problema se si cita la fonte.  Grazie)


Angelo Tommasi:  La partenza degli emigranti italiani per l'America,1896
(Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna)


                                       

2 commenti:

  1. non so perchè sono caduta qui, ma ci sono caduta, e ho raccolto dopo tempo desideri e situazioni che sono sicuramente mutate,spero non troppo. Ho raccolto il gusto di raccontarsi e leggersi e l'ho anche un poco invidiato. Ultimamente l'invidia mi fa un poco da padrona. Ma mi è piaciuto leggere, il tempo che è passato, come veder l'acqua di un fiume. mi è piaciuto sinceramente tanto leggere. grazie.

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    1. grazie, Anonima...4 anni dopo questa è una fotografia quasi ottimista di quello che eravamo...ma vabbè...ora è un po' storia un po' attualilà...Silvano

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