mercoledì 9 settembre 2026

Chissà cosa è meglio, e chissà se è vero


-        Tu sei sempre uguale

-        E tu hai problemi di vista

Dialogo sintetizzato, nella realtà non molto più lungo. E non ho citato quello che ho pensato: Come è cambiata, invecchiata e smagrita. Questo è quello che posso ricordare della mia breve visita al mercato del martedì a Rovereto.

Tutti sono così. Si cambia, tutti cambiamo e invecchiamo, insopportabilmente e inesorabilmente. Alcuni con gli anni migliorano anche se oggettivamente si vede che sono invecchiati, altri manifestano visibilmente il crollo, senza scusanti o infingimenti. Poi devo dire che chi vedo in modo regolare sembra non cambiare, o mi pare farlo più lentamente, ma è solo un’immagine soggettiva. Incontrandosi capita di mentire gentilmente, ché buttare in faccia la verità, se si può, credo sia meglio evitare. Verso la fine però non si salva nessuno. Per farlo bisognerebbe morire presto, ancora giovani, col vantaggio di avere un funerale con tante persone che vengono a ricordare, a rimpiangere, a pensare quanta vita si sarebbe potuta avere, ancora. Morire vecchi è triste per i funerali semideserti, quasi tutti se ne sono già andati e sempre meno ricordano chi si era stati, negli anni vincenti.

                                                                                                                            Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

martedì 8 settembre 2026

libri

Taluni li potrei perdere e non perderei nulla.

Altri li leggo e sembra che sia facile scrivere così, mi viene il desiderio di fare lo stesso, pur non avendo la capacità e la genialità degli autori. Sembra sempre facile imitare chi scrive in modo leggero, comprensibile e immediato, quasi elementare. Il fatto è che molto più facile scrivere (e parlare) senza farsi capire, usando termini difficili senza motivo. In definitiva è difficile sembrare semplici.

Poi ci sono i monumenti, che quando mi capita di avvicinarmi so che posso solo inchinarmi e farmi emozionare, rapire e istruire. Certo, istruire, ché la mia ignoranza rimane talmente solida che nessuna grande biblioteca, anche se la consumassi tutta, potrebbe essere demolita.

Questi sono i libri, perché i libri parlano di persone, e le persone non sono tutte uguali.

                                                                                                                            Silvano C.©

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lunedì 7 settembre 2026

tutto o nulla

Nulla di serio, solo leggerezze e cose frivole, inutili per molti se non per tutti, questo conta. In altre parole, non conta nulla. Servono favole per sognare con zero ricadute e prive di una morale. Opere d’arte dal valore incomprensibile quotate in modo assurdo e comprate da chi presume di realizzare un investimento. Musica ascoltata oggi e dimenticata già domani, spreco di colonna sonora e di onde nell’aria. Libri autopubblicati che venderanno poche copie comprate per errore, poi mandati al macero. Discorsi lunghi, interminabili, fumosi per ambienti omologhi, ascoltati senza farli arrivare a livello di coscienza. Lunghi silenzi, mentre lo stormire delle fronde, al contrario, racconta della natura, quella sì che conta. Conta veramente, più di quanto realizzato come semplice riempitivo di ore vuote.

                                                                                                                            Silvano C.©

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domenica 6 settembre 2026

Ordine di valori

Cose importanti e no, pensieri che vale la pena di approfondire o che invece è meglio lasciar perdere, decisioni e preoccupazioni. Se vengo colpito da una malattia grave e incurabile cosa devo fare, a cosa devo dare importanza? Devo pensare a cosa avverrà dopo di me e quale sarà la mia eredità in senso lato, cosa che in effetti dovrei tenere come linea guida anche per tutti gli altri momenti della vita, visto che non ho certezze sul domani? Dubito di essere in grado di formulare ragionamenti coerenti e razionali in un caso del genere, mi limito a teorizzare, un po' come parlare del nulla in una sera dopo aver bevuto con qualcuno. Se un amico di nostro figlio ottiene o raggiunge un posto di lavoro più sicuro devo invidiarlo, fare confronti o mi conviene lasciar perdere, evitare anche consigli se non un semplice commento se richiesto, senza insistere su nulla? Tu non ci sei più ma cosa faresti al mio posto, se tu fossi rimasta senza di me, a cosa daresti maggiore importanza, alla tua salute, a quella di nostro figlio, alle scelte che lo riguardano, alle nostre scelte comuni? E sulla sua vita sentimentale, sulle sue amicizie te la sentiresti di intervenire? No, ovviamente, quello è territorio suo, esclusivo. Posso preoccuparmi, certo, essere felice quando lo sento tranquillo, accettare i suoi umori negativi e non intervenire, quella è la sua vita, non la mia. Quello che potemmo fare educandolo quando era piccolo lo facemmo, e sbagliammo pure, certo che sbagliammo, sembra sia inevitabile. Tu un giorno gli dicesti che non era un principino, chissà se allora ha capito il senso della tua frase. Lui del resto ha intuito relativamente presto che non sono un falegname, sorridi per favore. Evitare gli errori più grossolani e micidiali è un imperativo, anche se alcuni li ho commessi, e riguardo alle preoccupazioni non mi faccio mancare nulla. Se un giorno non ne ho mi chiedo cos’è che non funziona perché non mi appare tutto normale. Ma poi perché ti racconto tutto questo, tu dove sei? Dici che dovrei andare da uno psicologo? Lo feci, se ricordi. Una volta venni con te, ad Ala. E poi, quando mancasti, accettai l’offerta di una serie di sedute con una psicologa. La motivazione ufficiale era legata all’elaborazione del lutto, ma credo di essere ancora in fase di elaborazione, di non aver superato la faccenda. E sui valori importanti? Ci sto lavorando.

                                                                                                                            Silvano C.©

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sabato 5 settembre 2026

Scelte (decisioni) facili

Pasta corta o spaghetti

Piccola, media o grande

A piedi o in bicicletta

Uscire o non uscire

Leggere quel libro o quell’altro

Senza neppure riflettere le mie mani e i miei piedi si muovono, al limite della soglia di attenzione e col rischio di inciampare per eccessiva sicurezza. Mi è successo, lo so che è possibile. Adesso sono consapevole che in alcuni luoghi non posso più andare, in certe case non posso più entrare, che alcune persone non le rivedrò mai più; lo so io e quasi tutti sanno queste cose e altre simili, anche se hanno meno anni di me e meno esperienze. Poi ci sono scelte (decisioni) meno facili, che comportano mutamenti e anticipano una vita diversa. A volte vorrei evitarle, queste ultime. Alzarmi, fare le solite cose esatte del giorno prima, guardare fuori e non trovare nulla di diverso, anche le stesse nuvole e la stessa luce. Ma non si può.

                                                                                                                            Silvano C.©

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venerdì 4 settembre 2026

Sinché un domani ci sarà

Mi manca ciò che non ho consumato sino in fondo quando potevo, ma prima non lo sapevo che poi non avrei più potuto farlo. Adesso non eviterei di mandare a fanculo qualcuno, chiudendo anzitempo un inutile abbozzo di cortesia e amicizia, mai esistita in fondo. Con l’età che non è ancora quella della ragione certe timidezze le evito, come certe persone. Lo pago in solitudine, lo so, moneta costosa e dolorosa, ma in questo caso preferisco spendere piuttosto che risparmiare. Mi spiace per certi scherzi al limite della cattiveria che da giovane ho fatto a chi non lo meritava, mentre ad altri, sicuramente riusciti e inoffensivi, penso ancora con nostalgia. Qualcuno del resto mi ricorda con piacere e magari se mi capita un incontro con queste persone non me ne rendo conto. Per certi sono sicuramente un emerito stronzo, un vigliacco, un traditore, una nullità che non sa vivere, ma so che in fondo in parte lo merito. Potrei aprire una banca nella quale restituire e chiedere il ritorno capitali immateriali che hanno costituito la mia vita, ma poi a chi lascerei questo capitale personale incedibile? Meglio lasciar perdere e pensare a dove potrei andare domani, sinché un domani ci sarà.

                                                                                                                            Silvano C.©

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giovedì 3 settembre 2026

Cosa conta

Non se ne può parlare senza essere necessariamente incompleti, inadeguati, inadatti, forse anche infelici (ammetto tuttavia di non saper definire la felicità). Di lei so solo che l’ammiro a volte senza rendermene conto, che la idealizzo, che ne faccio in certi giorni una meta possibilmente da raggiungere senza dover penare troppo, pur consapevole dei miei limiti. Ma nulla di quanto ottengo facilmente poi ne vale la pena, lo so. Quello che conta mi arriva casualmente o dopo aver lottato, faticato, investito. E non è mai definitivo. Ieri contava, oggi non più, domani forse sarà occasione di rimpianto. Lei però resta, mutevolmente si adatta e fisicamente rimane eterea, ideale e giusta per le stagioni della vita. Oltre non posso dirti per non facilitarti troppo. Come spiegavo prima con altre parole le cose facili non danno soddisfazione.

                                                                                                                            Silvano C.©

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mercoledì 2 settembre 2026

ragioni da accettare

È stupido farlo, ma se è involontario non ne sono responsabile, devo accettarlo e vedere se col tempo riesco a digerire questa cosa, perché il tempo solitamente aiuta a capire, accettare, scordare e superare. Aiuta ma non risolve mai del tutto. Di fatto l’appartamento nel quale ho lavorato mesi, negli anni, per renderlo adatto a noi, l’ho venduto, in accordo con nostro figlio. I ragionamenti che ho fatto sono logici: ci andavo sempre di meno, a lui non interessava perché i suoi legami sono qui e non a Ferrara, inoltre con te non è possibile tornarci. Tutto vero, oggettivamente vero, ma se di notte capita che me lo sogni cosa posso obiettare? Ci sono ragioni che non ammettono ragione.

                                                                                                                            Silvano C.©

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martedì 1 settembre 2026

Errori e casualità

Non dovrei essere qui, mi spiego meglio, probabilmente è un errore che sia arrivato dove mi trovo. O piuttosto uno scherzo del caso. Anni fa feci una breve indagine, scoprii che dove vivevo allora non avevo possibilità. Fu una mia valutazione, che avrebbe potuto essere diversa perché un’amica, appunto, fece una scelta diversa. Da quella valutazione, che veniva da un periodo di ricerca abbastanza demoralizzante, optai per due possibili destinazioni. Il caso fece la sua scelta, visto che personalmente non avevo espresso una preferenza. Quindi arrivai in questa provincia, prima nel capoluogo e poi in altri comuni. Fu in seguito ad aggiustamenti e correzioni successive che arrivai a comprare casa dove mi trovo. Dovrei dire che comprammo casa, io e lei, dopo che ci sposammo e dopo anni nei quali non eravamo sicuri che saremmo rimasti qui. Ora ho ancora il coraggio di pensare che non dovrei esserci dove scegliemmo di vivere, che ci arrivammo o ci arrivai per un errore. Nella vita sono sicuro di aver fatto moltissimi errori, del resto, ma credo che questo non lo sia stato più di altri, e se è stato tale ho fatto molto di peggio.

                                                                                                                            Silvano C.©

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lunedì 31 agosto 2026

Perché?

Ho visto una bambina che sorrideva. Piccola, penso sui 5 anni o meno, con grandi occhiali da sole anche se in quel momento era all’ombra passando nel breve portico davanti all’ingresso del mio condominio. Gli adulti che stavano con lei non sorridevano, eppure avrebbero dovuto, perché non sorridevano?

Dopo anni, troppi anni, rimescolando i libri e abbozzando un ordine che assomiglia ancora al caos ho ritrovato un libro che non cercavo, forse lui cercava me. È Croniche epafaniche di Francesco Guccini, in un’edizione del 1989, l’anno della sua prima pubblicazione. Ma tu, Viz, sai spiegarmi perché te lo regalai o lo comprammo assieme, ora non lo ricordo, e poi non lo lessi?

Nel paese dove sono vissuto in anni giovanili importanti, una piccola frazione a pochi chilometri dalla città, un paese che conservo nella memoria e sicuramente mitizzo, non vorrei sicuramente più tornare a vivere. Sono cambiato io e sono cambiati tutti quelli che conoscevo, ammesso siano ancora vivi. Ma perché non lo scordo e basta?

Con te mi piaceva andare più o meno ovunque. Discutevamo, certo che discutevamo, e poi litigavamo, mi imponevo probabilmente e tu accettavi, salvo nei casi nei quali ero io a cedere, perché era giusto così. Un perché tuttavia, come domanda che faccio più che altro a me, riguarda la scelta di escludere spesso tutti gli altri da quello che facevamo. In realtà però la risposta la conosco già.

                                                                                                                            Silvano C.©

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domenica 30 agosto 2026

progetti

Se la notte, coi sogni e le premonizioni, con gli incubi e le mie peggiori paure visualizzate sotto forma di un film al rallentatore del quale conosco la fine ma che non mi è possibile bloccare, se la notte, intendo, si sostituisse al giorno, e quello che vedo e tocco e ascolto realmente divenisse immateriale come sogni e incubi… Se avvenisse tutto questo non so se vivrei più intensamente. A volte temo che le giornate mi scorrano di fianco, sotto i piedi e davanti senza che io faccia nulla di veramente importante. Colpa mia, ovviamente. Vedo sempre meno persone e mi sembra di essere un appartamento che abbassa presto le serrande e che non apre le porte a nessuno, neppure ai vicini. Colpa mia, ovviamente. Eppure le decisioni, quando devo, le prendo. Poi ci ripenso e ne valuto le conseguenze. E se non lo avessi deciso e fatto? Qualcuno ha detto, in effetti, che la vita è quello che avviene mentre si fanno altri progetti. È stato John Lennon a dirlo, e lui, devo ammetterlo, di cose ne ha fatte diverse.

                                                                                                                            Silvano C.©

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sabato 29 agosto 2026

era il 30 luglio

Il giorno lo ricordo bene, era il 30 luglio. Pure l’ora, più o meno, erano circa le tre del pomeriggio. Stavo guidando l’auto in corso della Giovecca, a Ferrara. Il traffico non era eccessivo ma, anche per i semafori, non si poteva procedere a una velocità media superiore a quella delle biciclette. Me la sono trovata davanti già dalle parti della vecchia sede del Sant’Anna e poi, visto che tendeva a stare un po' troppo verso il centro della carreggiata, l’ho superata con difficoltà. Ovviamente, al primo semaforo rosso mi ha raggiunto e superato a sua volta. Questo si è ripetuto sino all’incrocio col teatro comunale e il Castello Estense, dove lei ha proseguito e l’ho persa di vista. Perché la ricordo? Già, perché? Mi sembrava elegante, vestita di bianco, non l’ho vista bene in viso e sull’età quindi non saprei cosa dire, attorno alla trentina forse o poco di più. Non ricordo neppure se avesse una gonna o i pantaloni, ma era magra, una bella donna, sicuramente. Eppure ne ho viste tante di donne belle in giro, più di lei, a piedi o in bicicletta. Lei mi ha colpito però, pedalava eretta, alta, dritta come un fuso, come se le avessero messo un bastone su per il culo. Ecco, queste parole esatte ho detto a mio figlio, quando le siamo passati accanto una delle tante volte.

                                                                                                                            Silvano C.©

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venerdì 28 agosto 2026

voci

Mi basterebbe la voce, anche solo sentirla al telefono. So che non ci sei più, da troppo tempo, e non solo tu. Eppure, quando eri lontana, a volte mi sembrava che tu fossi più vicina, ero stupido, come continuo a dirmi trovandone conferme, e su questo non vedo segni di miglioramento. Io ero lontano da casa, oppure lo eri tu o magari lo eravamo entrambi, ma ci potevamo telefonare. Ora non posso più farlo. Il tuo numero è in memoria, ma non sei raggiungibile. Non posso più telefonare verso le sette di sera ai miei, a Ferrara, come ho fatto per anni. Anche due amiche molto importanti ora sono irraggiungibili per lo stesso tuo motivo. Ne prendo atto, ma ancora non me ne convinco. Ciao, Viz.

                                                                                                                            Silvano C.©

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giovedì 27 agosto 2026

Mio padre e le saponette

Quando iniziò a fare così non lo so, non ricordo. Nel bagno iniziai a notare strane saponette multicolori, piccole, consumate. All’inizio non capii. Poi, mi resi conto che lui, quando una saponetta cominciava ad assottigliarsi, per non gettarla la univa, pressandola e sagomandola, ad altre che si erano consumate ed erano divenute scomode da usare. Sulle prime la cosa mi infastidì, come molte delle cose che faceva mio padre, poi mi resi conto che aveva una sua motivazione e il risparmio non mi sembrava sbagliato. Così ho iniziato pure io. Per evitare figuracce con eventuali ospiti le saponette che ancora oggi unisco dopo averle inumidite e ammorbidite le utilizzo solo nel bagno più piccolo, dove solitamente chi non è di famiglia non entra. Intanto, sempre con le saponette, ho iniziato a grattugiarne un po' e a far cadere la polvere di sapone nel bucato pronto per il lavaggio in lavatrice. Non troppo, per non danneggiare la lavatrice, ma abbastanza per integrare l’azione del detersivo liquido. Chissà cosa direbbe mio padre di questa mia ultima “mania”, gli anni passano e quello che un tempo non mi piaceva adesso mi manca, a conferma che ero, sono e sarò sempre un pirla.

                                                                                                                            Silvano C.©

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mercoledì 26 agosto 2026

La nottata

La rimozione può essere una forma di negazione, ma quando qualcosa finisce mi resta sempre il dubbio se sia preferibile dimenticare oppure continuare a scavare nella memoria, sino a capire e accettare, ammesso che sia possibile. Qualcuno pensa che non sia una scelta, e forse ha ragione. Per chiarire dovrei però partire da quanto ho deciso di recente, cioè di vendere l’appartamento a Ferrara. È stata una mia scelta, motivata ma non obbligata, razionale ma non ancora consapevole di tutte le sue implicazioni e conseguenze. La scelta che mi si pone adesso non è più quella di vendere o meno, ma è quella tra la rimozione e il mantenimento della memoria. Nel primo caso potrei guardare avanti positivamente, come pensano in molti, ed essere soddisfatto di quello che ho. Nel secondo caso mi sembrerebbe di essere condannato al rimpianto e al sentimento di mancanza, come se di cose simili ne avessi ancora bisogno. Magari elaborerò, ma per adesso mi viene quasi voglia di piangere. Non ho pianto, ci ho solo fatto un pensiero, non si piange per una cosa materiale, è stupido, un appartamento è una cosa, non una persona. Però mi manca Ferrara come è sempre stata, per me, malgrado i suoi e miei difetti e i reciproci tradimenti. Le cose sono troppo recenti. Deve passare la nottata, come spiegava Eduardo.

                                                                                                                            Silvano C.©

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martedì 25 agosto 2026

Chi resta

Hai detto che era meglio se capitava a te, che io me la sarei cavata meglio, che avrei fatto quello che serviva mentre tu dubitavi di esserne in grado, lo hai scritto, non detto, a dire il vero, e leggerlo mi ha fatto male. Mi fa male ancora, quando ci penso. Mi hai caricato di responsabilità e la cosa non è piacevole, ma ammetto che è anche un atto di fiducia, non so cosa dire. Ripenso a tuo padre vedeva la fine anzitempo, e quando toccò a Tommy gli capitò di dire che era arrivata anche la sua ora. Ci sono pensieri affidati alla memoria di chi resta che, per alcuni, sono come scolpiti sul porfido. Per pochi, certo, ma restano, sino alla fine. E nessuno può dire nulla prima che avvenga, quali pensieri rimarranno nella mente. Se potessi scegliere personalmente, per quanto mi riguarda, mi piacerebbe essere ricordato come il falegname mancato che avrebbe potuto fare grandi mobili in legno massello con particolari preziosi scolpiti da vero artigiano-artista. Alla fine però conta poco, conta solo chi resta. 

                                                                                                                            Silvano C.©

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lunedì 24 agosto 2026

Fare e disfare, tenere e lasciare

Quando si deve iniziare a distruggere o, sarebbe più opportuno dire, quando conviene farlo? Se tutto si perderà nel tempo e nello spazio, compreso ciò che ho fatto e che mi ha dato un senso e un motivo per vivere, dovrei cominciare io a far pulizia, non aspettare che siano gli altri. Così darei sollievo a chi, per amore, poi troverebbe difficile farlo e non vorrebbe disfarsi di nulla perché lo avrei anticipato assumendomi oneri e responsabilità. Eviterei giudizi che non mi piacerebbe sentire perché avrei già fatto sparire quello che non volevo restasse. Avrei anticipato il lavoro dell’oblio, al quale comunque mi sarei dovuto piegare. Arrivare senza nulla mantenendo tuttavia sino all’ultimo ciò che è indispensabile, calcolare i tempi, anticipare con prudenza. Strana decisione quella di vendere ciò che è costato tanto, che sembrava destinato a rimanere. Eppure gli anni passano. Quando nuotavo non mi stancavo facilmente, né in piscina né in mare aperto. Poi è bastato un problema a un ginocchio e ho quasi dimenticato come mi sentivo in acqua, che sensazioni provavo immergendomi nell’elemento trasparente e cristallino. Quindi occorre adattarsi e rinunciare, con sottrazioni successive e metodiche. Un po' come estrarre da un blocco di roccia informe la figura che vi sta nascosta da millenni, e poi, una volta scoperta, perdere pure quella.

                                                                                                                            Silvano C.©

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domenica 23 agosto 2026

Quanti gatti

Erwin Schrödinger amava i gatti, almeno secondo chi lo conosceva, e il suo famoso esperimento mentale col gatto, un vero paradosso, vedeva l’animale contemporaneamente vivo e morto, senza ovviamente maltrattare alcun gatto reale ma solo ragionando in termini di fisica quantistica. Chissà quanti mondi teorici potrebbero esistere, portando avanti certe riflessioni, che magari esistono pure, ma che nessuno di noi potrà mai conoscere perché ognuno si ritrova a seguire una sola delle possibili sequenze temporali e chi seguirà le altre vivrà altre vite in altri mondi… Ammetto che mi confondo, la fisica non è mai stata il mio forte, e dalla fisica quantistica subisco solo certe fascinazioni. Io arriverei facilmente a conclusioni consolatorie, inutile pensarci oltre. La sola vita che mi tocca sembra essere questa, sinché dura, bella o meno bella, forse per sempre l’unica.

                                                                                                                            Silvano C.©

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sabato 22 agosto 2026

Una piccola città

Allora mi sembrava enorme e non la conoscevo tutta. Ogni strada percorsa la prima volta era una sorpresa, come avvenne quando arrivai, senza rendermene conto, nella zona ormai definitivamente cancellata e modificata da anni di via delle Vigne, a est della Certosa e vicino al cimitero ebraico. Quasi sessanta anni fa era un incredibile campo agricolo entro le mura, poi è divenuto altro. La spiegazione del perché Ferrara mi apparisse tanto grande è relativamente semplice e quasi banale perché venivo da una piccola frazione, Porotto, e tendevo a frequentare sempre gli stessi luoghi allargando raramente gli interessi. Adesso che in città non ci sono più mi manca, e non ho ancora realizzato quanto e sino a quando. Mi torna alla mente un pomeriggio nel quale feci visita a una amica e compagna di classe. Lei era la figlia del segretario del liceo che stavo frequentando. Si mise al piano che aveva in sala e suonò un pezzo classico che ora non ricordo. Solo vederla ascoltando la sua musica mi colpì profondamente, mi fece sentire inadeguato e piccolo. La frequentai per pochi anni poi le nostre strade si divisero. Molti anni dopo mio padre ebbe, come medico di base, suo fratello, che una volta incontrai nel suo studio. La sua famiglia abitava in un grande palazzo che si affaccia su viale Cavour e, di recente, sono tornato esattamente in quel palazzo. Il cognome della famiglia non c’è più sui campanelli, sono trascorsi troppi anni. Adesso all’esterno c’è la targa dello studio notarile dove ho firmato il passaggio di proprietà dell’appartamento in città dove pensavo che io e Viz avremmo potuto andare negli anni della nostra pensione. Niente da fare, progetti naufragati e città lasciata. Quella città mi aveva attirato con le sue luci del centro e col suo farmi sentire quasi anonimo dopo la vita di paese che non lascia l’anonimato a nessuno. Poco alla volta ritornerò completamente sconosciuto, a Ferrara e altrove.

                                                                                                                            Silvano C.©

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venerdì 21 agosto 2026

le persone non restano

Pochi giorni fa pensavo che le giornate estive soffocanti fossero destinate a non finire, che il ronzare degli insetti sarebbe continuato, che la pioggia non sarebbe mai arrivata, e invece le stagioni passano, basta avere pazienza. Però a me la pazienza difetta, e mal sopporto i mutamenti. Anche quelli positivi, almeno sino a quando non capisco che sono giusti e che alla fine mi potrebbero far bene. Così mi torna alla memoria quando amavo scattare poi sviluppare e stampare i miei scatti analogici. Credo di essere stato bravo con la fotografia, anche se come semplice amatore. Avrei potuto probabilmente fare di meglio ma tutto era costoso e certi mezzi non me li potevo permettere quindi, anche se mi sarebbe piaciuto esplorare ancora, ho dovuto accettare i miei limiti. Conservo ancora le due bacinelle per lo sviluppo e il fissaggio delle stampe su carta o cartoncino. Sono semplici bacinelle da cucina di ottima plastica, ancora intatte dopo oltre cinquant’anni, una gialla e una verde. Mi hanno seguito da Ferrara a Riva del Garda e infine a Rovereto. Alcuni oggetti restano, purtroppo non restano le persone.

                                                                                                                  Silvano C.©

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