Qui le giornate vengono una dopo l’altra e alcune hanno meno fretta delle altre di mettersi in coda per presentarsi puntuali all’appuntamento, quando sarà il loro turno. Quelle passate, che si credono perdute perché nessuno le ricorda più, non smettono però di conservare tutto quanto è successo durante il tempo a loro concesso. Loro conservano e basta, non s’illudono e non sperano. Più sono lontane nel tempo più sono consapevoli del loro destino, eppure anche loro hanno avuto lo spazio necessario, tutto, nulla di meno. Un vecchio amico frequentato per poco più di dodici mesi e perduto di vista dagli anni settanta, sentito al telefono un paio di volte perché è stato lui a chiamarmi, registrava maniacalmente tutto quanto di importante o degno di nota gli succedeva ogni giorno. Il suo diario, quando me ne lesse alcune pagine, mi stupì e mi fece un po' paura. Veramente era successo quello che aveva scritto e io avevo detto e fatto esattamente quello che mi aveva letto? Eppure erano trascorsi pochi mesi e io non ricordavo più quei particolari. Ogni giornata dovrebbe essere descritta in un diario simile, uno per ogni persona senza scordare nessuno. Magari in effetti è già così, anche se non ne ho le prove. Io non tengo alcun diario però. Credo di ricordare, mi illudo di farlo ma naturalmente dimentico. Forse è giusto così.
Silvano C.©
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