martedì 24 gennaio 2023

I carciofi

Permettimi di ricordare per una volta tuo padre Baingio. Non posso che continuare a pensare bene di lui malgrado le sue umane debolezze perché giudico le mie enormemente superiori. A volte l’ho deriso per il suo modo di cucinare i gamberoni alla griglia, lo ammetto, con un eccessivo spreco di tempo e di carbonella per due soli gamberoni a testa, peraltro ottimi. Ma quello che rimpiango e io non sarò mai in grado di imitare neppure lontanamente sono le sue cotolette cucinate come neppure in molti ristoranti che ne fanno uno dei loro piatti principali. So che pure tu rimpiangi lui e le sue cotolette, ed io rimpiango te, lui e le sue cotolette. Ma quello che ne faceva un maestro inarrivabile in cucina erano i suoi carciofi. Teneri, saporiti, delicati e preparati con l’amore e la sapienza antica di sardo. E il suo risotto coi carciofi non ho mai neppure tentato di imitarlo, non ne sarei capace né degno. A te non piacevano i carciofi ma il risotto lo mangiavi. A me mancate da troppo tempo tu, lui, le sue cotolette e i suoi carciofi. Mi mancate, lo sai, e ogni tanto devo dirlo. Ciao Viz

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lunedì 23 gennaio 2023

Una cassa di patate

Un giorno uscii di casa per fare la spesa e presi l’auto perché intendevo comprare patate e altre cose pesanti. Non dissi molto altro anche se già sapevo di avere intenzioni un pò diverse. Rimasi fuori più del solito poi suonai al citofono chiedendoti di scendere per darmi una mano per portare in casa le patate. Tu rimanesti un po' stupita perché solitamente le cose le spostavo da solo e non chiedevo mai aiuto in casi simili. Ovviamente scendesti sino al garage, non da sola, e vi mostrai la cassa di patate da spostare. Stava nel bagagliaio della nuova Punto appena uscita dal concessionario, un’auto che stavamo da tempo pensando di acquistare ma che non immaginavi certo che da quel giorno avrebbe sostituito la vecchia Uno rossa ormai da rottamare. Ecco, quell’episodio fu ricordato a lungo e ancora oggi qualcuno che conosci bene lo ricorda con me. Lasciami un sorriso, Viz

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domenica 22 gennaio 2023

Prima del tramonto

Inutile programmare ma ugualmente necessario.

Posso decidere cose da fare tra pochi minuti o prima che tramonti il Sole, ma nessuno mai potrà garantirmi che potrò realizzarle.

Eppure un tempo ero pagato anche per programmare.

Eppure un tempo prevedevo che sarebbe successo qualcosa di imprevedibile, e solitamente accadeva.

Nessuno sa prima del terremoto.

Io non lo sapevo, e ho anche rischiato stupidamente.

Penso o spero di realizzare anche altro, se avrò fortuna.

Non so se sia meglio rubare o regalare, tutto dipende da cosa e come.

Prima del tramonto qualcosa avverrà, probabilmente. Ciao Viz.

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Quando tramonta il Sol

La tristezza devo contenerla entri alcuni limiti per non esserne sopraffatto sapendo che tale misura non è uguale per tutti. Io a volte ci convivo per periodi lunghi ma non è un merito, piuttosto è un problema. I tramonti che fotografammo assieme facendo sorridere chi ci guardava li ricordo, ne conservo le prove fotografiche anche se non le vedo da tempo. E so che il tramonto non mi dovrebbe portare solo sentimenti di malinconia ma merita altre considerazioni, ad esempio che apre le porte alla notte e ad un mondo diverso che mi aspetta, oppure che avvicina il momento del sogno. Ricordi quando vedemmo Atene di giorno, rigorosamente sempre di giorno, e poi al nostro ritorno altri ci parlarono della stessa città e ci sembrò un altro luogo in quella descrizione: Atene di notte era diversa dalla nostra? Cosa mi resta adesso? Nessun rimpianto, quello che volevamo fare lo facemmo, altre cose non mi interessano neppure adesso, semplicemente mi manchi tu e quando scende il Sole spero che, di notte, da qualche parte tu arrivi almeno per qualche minuto. Arrivederci, Viz

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sabato 21 gennaio 2023

Piccole cose

Scarponcini tirati a lucido, comprati a Bolzano quando attorno c’era la neve, portati a lungo, con la pelliccia all’interno, caldi e comodi, tenuti sempre in ordine, anche adesso, pronti per essere indossati. Ognuno pone attenzione a certe cose più che ad altre, le scarpe pulite sono sempre state una delle mie fisse, se poi non sono solo pulite ma pure quasi lucide da riflettere la luce ancora meglio. In periodi di debolezza comprai pure scarpe scamosciate ma poi le abbandonai, troppo difficili da mantenere pulite, belle ma impossibili. Sulle scarpe scamosciate una macchietta è per sempre. Anche le scarpe di tela non sono perfette ma in qualche caso si possono pure lavare e la loro leggerezza nei mesi caldi le rende insostituibili. A questo mi viene da pensare adesso, in una serata di gennaio che potrebbe essere migliore. Avrei voglia di lamentarmi di una serie fatti, problemi, situazioni, ma è meglio se mi distraggo. La sera mi aiuta de sempre a considerare finiti gli impegni e a staccare. Quello che ho fatto ho fatto, il resto si può rimandare a domani. Arrivederci, Viz

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venerdì 20 gennaio 2023

Vivere e sopravvivere

Questo è il tema di oggi, la differenza tra il vivere e il sopravvivere. In estrema sintesi la mia ipotesi è che il primo rappresenti la pienezza mentre il secondo ne sia una sua emulazione dopo aver vissuto o in attesa di vivere e comunque una sua versione incompleta. Non ha senso che tenti di dimostrare questa mia opinione soggettiva quindi l’ipotesi resterà tale e magari la sua dimostrazione per qualcuno sarà intuitiva, non lo so, ma in una rigida giornata di freddo invernale col vento fuori che soffia e la neve che si vede sulle cime dei monti attorno o sulla carrozzeria di alcune auto che passano ho un po' l’impressione di sopravvivere. Credo sia meglio che morire, potendo scegliere, e questo significa avere una visione parzialmente positiva. Oltre in alcune giornate non oso spingermi. Attendo la primavera, che non dovrebbe tardare ancora troppo. Ciao Viz.

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giovedì 19 gennaio 2023

Il coraggio della scelta

Quanto sono contate le mie scelte, quanto è stato frutto della mia libertà? A questa domanda non ho risposte sulle quali possa giurare con assoluta certezza. Sono sicuro che qualche volta ho effettivamente scelto io mentre in altri casi sono stato scelto, nel bene e nel male, quindi mi sono adattato controvoglia, ho accettato tranquillamente o magari ne sono stato pure felice.

Dai primi momenti durante i quali stavo raggiungendo consapevolezza e autonomia ho iniziato ad accettare o ad oppormi. Quando opponendomi non raggiungevo alcun risultato dovevo cedere alla realtà. Quella era una scelta libera? Temo di no, o forse sceglievo di non oppormi, continuando il processo di adattamento e maturazione personale. Quando cercavo amicizia è stato merito mio trovarla, frutto di una mia decisione consapevole o semplicemente avevo aperto una finestra attraverso la quale sono entrate scelte di altri?

E quando ho iniziato a cercare lavoro ho scelto o sono stato scelto? I primi tentativi li ho abbandonati in pochissimi giorni e comunque entro un paio di mesi. Quello so di averlo deciso perché erano le situazioni a costringermi a farlo, misurandomi con le mie capacità inadeguate ad attività nelle quali non credevo veramente, a parte una sola abbandonata perché avrei dovuto lavorare gratis per anni mentre avevo bisogno di raggiungere il più presto possibile l’indipendenza economica.

E quando c’incontrammo fu scelta mia? Sicuramente ero in una fase di finestra aperta e cercavo l’amore, ma la scelta fu condivisa e sicuramente non solo mia. Fu tra le cose migliori che mi siano mai capitate e tra le mie scelte la più importante.

Credo che di scelte del tutto libere io ne abbia fatte relativamente poche, di alcune di queste mi vergogno e non le confesserei mai se non costretto. Non rifiuto alcuna responsabilità, non sarebbe giusto, ma neppure posso affermare che sia solo mio il merito di quello che col tempo è diventata la mia vita. Del libero arbitrio, in definitiva, non ho certezza. Ciao Viz, non so come ritrovarti alcuni giorni e talvolta durante la notte mi porti messaggi.

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mercoledì 18 gennaio 2023

Partire è un po' morire  

Lasciare una casa dove si è vissuti a lungo, e con la casa anche il piccolo paese e gli amici, è come partire per un lungo viaggio senza ritorno. Sul momento il cambiamento non è evidente in tutte le sue conseguenze, servono l’esperienza successiva e l’elaborazione. Anni dopo quella casa è diventata estranea, quel piccolo paese è diventato una frazione della città neppure lontana come all’inizio era sembrata, e tutti gli amici di quel periodo, con una sola eccezione, perduti. Mi torna alla mente anche un’altra casa che abitammo assieme appena ci conoscemmo. Pure quella è perduta e ormai in stato di abbandono ma le persone di quel periodo non sono tutte sparite. Anche da quella siamo partiti per sempre, abbandonando alcuni sogni per realizzarne altri, per trasformarli.

La mia forte antipatia per i saluti legati ad una partenza parte istintivamente dalla negazione della fine, che non accetto mai, che subisco a volte come un’ingiustizia o una cattiveria nei miei confronti. So che partire è simile al morire e gli alpini usano dire ai loro compagni morti che sono solo partiti prima di loro. Hanno ragione. Sono partiti per una meta ignota come a volte capita ai militari che eseguono semplicemente gli ordini e quando salgono su un mezzo a volte ignorano la loro destinazione. La morte è questo, una destinazione ignota che ognuno ha il diritto di pensare come desidera, come crede, come s’illude possa essere o come è fermamente convinto sia, ovviamente senza alcuna prova. Tu sei solo partita prima e, lo confesso, alcune delle tue cose sono ancora qui nel caso tu possa o voglia tornare. A volte si parte e poi si torna e non so se la morte è per sempre. Ciao Viz

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martedì 17 gennaio 2023

Freddo nell’anima

Il vero freddo penetra dentro e non si limita alla buriana o alla gelata notturna, alla nevicata di stagione o al freddo umido della Pianura Padana. La neve fa pure un po' di allegria, quando viene e si è disposti a godersela invece di doverla subire. Il freddo dentro invece ha una cattiveria che si combatte con difficoltà, non perdona e attira solitudine, depressione, pensieri neri e impressione di stare in trappola. Certo la stagione esterna col clima sfavorevole non aiuta, molto meglio le giornate di sole. Proprio ieri mi capitava di sentire chi raccontava che non ricordava la fame, anche se l’aveva vissuta in certi periodi, e a farla dimenticare era bastato un buon piatto. Ricordo poi quando mi disperavo perché mi sentivo inadeguato, solo e senza amici o senza amore. Tutto sparito in un solo giorno, bastava aspettare che le cose avvenissero e che io fossi pronto. Quindi il freddo nell’anima, che talvolta sembra sfiorarmi, lo rimando al mittente. Non so quale entità diabolica lo soffi verso di me, quale perversione induca qualcuno a farmi bersaglio di tutto questo, ringrazio e rifiuto. Magari non va tutto come mi piacerebbe, tendo a lamentarmi per mia natura profonda e difetto costitutivo, ma non posso che essere grato per quanto ho avuto, molto più di quanto è toccato ad altri. Giusto Viz?

                                                                                                     Silvano C.© 
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