domenica 23 luglio 2017

Uscire dagli schemi

Tanti anni fa studiai ed applicai le teorie di Robert F. Mager, in particolare quelle contenute nel suo testo Analisi degli obiettivi, tradotto in italiano già nel lontano 1982. Quel testo fu innovativo, senza dubbio, e molto di quanto vi si può leggere è utile ancora oggi, tuttavia riguarda teorie didattiche valide circa 40 anni fa e oggi parzialmente superate, o quantomeno integrate e completate da nuove indagini e scoperte.
Fa impressione quindi che ancora qualcuno applichi quasi alla lettera, come se fossero novità, tali datate teorie. 

Uno dei danni peggiori prodotti da tale impostazione logica sta nel non mettere in modo esplicito, al primo posto, la persona e non l’obiettivo da raggiungere. Tutto sembra logico e tassonomicamente corretto, con caselline da riempire, con processi verificabili, esattamente cose se si trattasse di produrre un’autovettura, e senza valutare che tutte le sue componenti, se non perfette, vengono scartate in fase di catena di montaggio, mentre noi non possiamo mai scartare un alunno a scuola, un figlio a casa, una persona in qualsiasi posto di lavoro si trovi, e neppure, mi sembra un'ovvietà, dimenticare chi un lavoro non lo ha.

Questa logica ha creato indicazioni didattiche sbagliate nella scuola, specialmente in un periodo storico non troppo lontano nel tempo, quando al posto del ministro competente sembrava fosse arrivato un manager industriale con le idee da manager industriale. Le parole d’ordine erano “efficienza” e “risultati”, e questo a scapito di alunni, famiglie ed insegnanti, oltretutto con tagli notevoli alle risorse, perché occorreva “razionalizzare” (leggi: risparmiare), e produrre meglio con meno soldi e personale a disposizione.

Ora sinceramente quando ancora leggo certe teorie che si rifanno a questi tempi io non posso che essere diffidente. Per fortuna le cose sono mutate, negli anni, molti insegnanti hanno fatto scelte di buon senso salvando quanto andava salvato ma adattandolo alle nuove esigenze, pur se con mezzi sempre più scarsi, perché in Italia non si vuole ancora capire che l’istruzione è un investimento sul nostro futuro, non una spesa inutile. Ora si parla di competenze, certo, ma si tiene conto della persona, a volte forse con troppa indulgenza, ma certamente è preferibile questo al confondere un bambino con la portiera di un’auto. 

Ogni bambino è un individuo da capire e valorizzare per quello che è, quindi non è inseribile in alcuna tabella preconfezionata, e sicuramente non potrà mai corrispondere, in toto, a quanto riportato in ogni singola cella.

                                                                        Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)


sabato 22 luglio 2017

#Leyla/0



#Leyla/1 La corrente è veloce e Leyla getta piccoli rametti che poi guarda sparire lontani, tra i flutti. Rimane seduta sull’erba, pensosa.

#Leyla/2 Lo sguardo insegue quei piccoli rami, e le sembra che siano i suoi pensieri. La mente si libera, ma non ancora in modo completo. Un tormento nascosto le rimane, profondo.

#Leyla/3 Continua a lungo, getta un pensiero dopo l’altro, e subito lo dimentica. I pensieri sono tanti. Per ognuno che getta nuovi ne riaffiorano, con i ricordi che ognuno si porta.

#Leyla/4 Qualche dolore ritorna, alcuni rimpianti, un po’ di rimorso, prima di andare anche loro uno dopo l’altro tra i flutti.

#Leyla/5 Anche lui arriva, tra gli altri pensieri, ma viene gettato nel torrente, con tutte le sue promesse mai mantenute. Eppure era solo la felicità, niente di più.

#Leyla/6 Ora anche lui se ne è andato, lei è più leggera, è libera finalmente. Chiude gli occhi e immagina cascate e vette lontane, sentieri tra i boschi, un amore di gioventù. E ricorda quello scoiattolo che veniva a prendere il cibo dalle sue mani. Tanti anni fa.

#Leyla/7 Passa un ragazzino sul ponte, e la guarda curioso. Anche lui ama buttare bastoncini nell’acqua, ma è trattenuto dalla presenza di lei. Lui è il domani, pensa. I suoi pensieri siano liberi e pieni di speranza.

#Leyla/8 Lei gli sorride, ha smesso di gettare rametti. Gli cede il posto con un inchino come una gran dama a corte, un po’ per scherzare ed un po’ sul serio.

#Leyla/9 Si allontana dalla riva e riprende allegra il sentiero che sale al paese. Arrivata alla curva si ferma e ritorna con lo sguardo al ragazzino che ora getta rametti e sassolini. Anche lui ora la guarda, e forse sorride.

#Leyla/10 Ora è pronta per un nuovo amore, per nuove promesse, per nuove illusioni e delusioni. E pensa a cosa farà di nuovo, di mai fatto, il giorno dopo.


                                                                        Silvano C.©  
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giovedì 20 luglio 2017

Un regalo



A volte vorrei farti qualche regalo.
A volte vedo cose che so che ti sarebbe piaciuto avere, e sono piccole cose, non necessariamente costose: un libro, un fiore, una scatola di cioccolatini.
A volte trovo cose che ti ho regalato e hai lasciato, in ordine, ben custodite.
A volte farei cose illogiche, le farei senza pensarci, poi mi fermo.
Nessuno capirebbe.
E mi dico che ogni cosa in grado di riportarmi da te la voglio conservare, o che intendo pensarci molto bene prima di disfarmene.
Altri scelgono modi diversi.
Io credo che la tristezza o il dolore nel ritrovare un segno che mi riporta il tuo sorriso perduto sia poca cosa in confronto a quello che ho avuto da te.


                                                                        Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

Ma perché tanto rumore?


Moto e quad sul sentieri di montagna, animazioni e musica a tutto volume in spiaggia, sottofondo da allevamento di polli nei supermercati allietato da televisori sparsi in qualche punto strategico con la pubblicità di lampadine o pentole, vicini che amano ascoltare le loro trasmissioni in modo che anche tutti gli altri le sentano, locali pubblici dove il silenzio è un miraggio ed i clienti che si sentono in diritto di stare in strada ad urlare sino alle ore piccole, zone cittadine prese in ostaggio da manifestazioni autorizzate e per certi versi pure piacevoli ma che non permettono neppure di pensare tanto l’inquinamento acustico entra in testa e bambini che, si sa, sono bambini, quindi possono infastidire chi cerca solo un po’ di pace e viene visto come un troglodita senza figli che non accetta la sana gioia di vivere di tanti giovanissimi male educati dai genitori.

Sembra che il silenzio sia da combattere come nocivo alla salute. Sembra sia antieconomico e porti a depressione e calo di consumi. Sembra stia diventando sempre più difficile ottenerlo.

Io vedo che chi ne ha mezzi vive in luoghi dove può stare in pace, se lo desidera, ha la possibilità di abitare in appartamenti isolati anche acusticamente, mentre quando vuole può cercare la musica o l’allegra confusione, ma solo quando ne ha bisogno, non imposta dagli altri o dall’ambiente.
Sarebbe una conquista sociale capire dove sta il limite di separazione tra il sano divertimento e l’invasione metodica delle orecchie altrui, in modo che nessuno si senta accusato di volere città morte e senza offerte di socializzazione e chi desidera momenti di svago li possa trovare senza esagerare, rispettando anche chi vuol solo tranquillità.

Io sogno una spiaggia tranquilla, non deserta ma frequentata da persone che non disturbano, quindi niente stabilimenti balneari, ma zone libere. Molti di questi luoghi che ho conosciuto in passato ormai sono perduti. E ci abbiamo perduto tutti in questa lenta ma inesorabile trasformazione. Sicuramente ne esistono ancora, e non escludo un giorno di trovarne. Per ora mi basta ricordare quei posti dove ho trascorso molte belle giornate con te.

È la mia prima estate senza di te, riflettevo pochi giorni fa. Non mi ci sono ancora abituato alla tua assenza, perché ti sento, ti avverto, ti parlo. Non credo neppure che mi abituerò mai, ed a volte vorrei farti qualche regalo.


                                                                        Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

conversazioni al telefono

La stranezza del tempo che si ferma, ma che improvvisamente corre e recupera tutto, con gli interessi.
Io ti telefonavo, tutte le sere, e poi improvvisamente non è stato più possibile. Ora spiegami che il tempo continuava il suo cammino e non stava immobile, ad aspettare che ti ritrovassi uguale. Spiegamelo, forse lo capirò.
E tu, invece, che sentivo vicina anche da lontano, ed ora non posso più sentire, né da vicino né da lontano? Tu non dici nulla ma il tuo silenzio rompe i timpani, è un fatto oggettivo, somatico, viscerale e non controllabile.
Raccontarlo serve, mi serve, ti riporta al presente, non ti lascia scappare o nasconderti o tentare di sparire.
Non sei sostituibili, devi entrare a far parte in modo meno doloroso della mia vita, certo, ma non puoi andare.

                                                                        Silvano C.©  
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martedì 18 luglio 2017

Lui è un animale previdente e…

Lui è guardingo, esce dal rifugio sempre in momenti diversi, prima annusa l’aria e alza le orecchie facendole ruotare. E ancora attende in silenzio, per essere sicuro che attorno nulla si muova, osservi, respiri, stia in agguato o sia in zona per caso.

Esce veloce e rimane ancora qualche minuto sotto un arbusto. Osserva l’anfratto da dove è appena sbucato, e si guarda attorno. Per sua natura, o scelta, vive solo, quindi non deve difendere una femmina o una cucciolata. Tuttavia è proprio la sua condizione a spingerlo alla prudenza. Teme chi potrebbe assalirlo perché non avrebbe un branco a prendere le sue difese, ad accompagnarlo.

Si spinge raramente oltre il limite che si è imposto, e conosce bene il territorio che si è scelto, tuttavia ad ogni uscita prende una direzione diversa da quella delle uscite precedenti. E quando esce si obbliga a non programmare il rientro. Tornerà quando lo deciderà, e questo succederà magari dopo nemmeno un’ora oppure trascorsi giorni e giorni.

Un anno prima ha visto alcuni suoi simili che vivevano in gruppo, una specie di famiglia allargata, ma ha fatto attenzione a non farsi vedere da loro. È rimasto a guardarli a lungo senza che se ne rendessero conto. Si è chiesto come lo avrebbero accolto se si fosse mostrato. Lo avrebbero accettato o rifiutato, o magari ucciso? Un po’, solo un po’, ha rimpianto i suoi anni giovanili, quando pure lui viveva in una famiglia simile.

Non è tempo di rimpianti o ricordi, è quello della sopravvivenza.

Si muove velocemente sul terreno e trova sempre la sicurezza che cerca tra alberi, piccole radure in penombra, grosse rocce e costruzioni abbandonate. Nelle sue uscite, quando arriva ad una sorgente o ad una pozza di acqua pura, beve come se non avesse mai bevuto prima, beve anche per i giorni che verranno, per quando non è sicuro che troverà ancora acqua. Lui è un animale previdente e prudente.

Quando torna nel suo rifugio si sente di nuovo al sicuro. Ha imparato a non pensare, a lasciare che il tempo trascorra e che le stagioni passino. Dopo un inverno, lo ha capito, viene la primavera, e poi l’estate. Forse un giorno deciderà di farsi trovare, o di mostrarsi. Intanto vive prudentemente nel suo rifugio.


                                                                        Silvano C.©  
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domenica 16 luglio 2017

La mia libertà



Premessa di carattere generale.

Non ho un’opinione anarchica della libertà. Anche se sono spinto spesso da motivazioni che hanno al centro il mio mondo non credo sia corretto ignorare il diritto (cioè la libertà) altrui. Quindi niente anarchia, nel modo più assoluto, con buona pace di chi vi crede, anche in quella più poetica alla De Andrè o più pragmatica, alla Don Gallo. Di loro ho avuto e mantengo la massima stima, sono grandi, li ritengo esempi positivi e di necessaria critica al sistema, stimolo alla riflessione ed al miglioramento, ma da riconsiderare sempre al lume della ragione, del rispetto e dell’effettiva possibilità di realizzare alcune utopie nel breve e medio periodo. La mia libertà tien conto della pari libertà degli altri, e per realizzarla in modo compiuto ha bisogno di una struttura sociale organizzata. La società attuale ha mille difetti, innegabili, ma deve essere modificata per renderla più giusta, non negata.


La mia libertà.

La mia libertà è iniziata quando ho incontrato te. Tutta la mia vita precedente era stata vissuta in preparazione al tuo incontro che mi ha liberato da quello che ero stato, ha valorizzato i risultati raggiunti, ha messo un freno a idee limitate e sbagliate, ha portato ottimismo ed ha finalmente dato un senso compiuto, una motivazione, un obiettivo importante alla mia vita.
Prima credevo di essere libero, ma ero schiavo di una ricerca continua e succube di istinti dipendenti dalla direzione del vento. Dopo sono stato legato, apparentemente, ma mai più servitore, quindi libero.
Ho avuto momenti nei quali ho perso questo tipo di fiducia, e di questi ora mi vergogno, ma tu hai saputo capirli, accettarli, e mi hai lasciato comunque libero.
Sia chiaro però che quando era il caso sapevi farti rispettare. Non sei mai stata debole, neppure quando la vita ci ha messo alla prova con mille difficoltà, e tantomeno nell’ultimo periodo, quando si avvicinava la fine.

Hai messo ordine nel mio disordine e ancora oggi vivo di rendita. Sei andata via senza volere ma sei rimasta ugualmente, a darmi forza anche quando sono solo. La solitudine, poi, la cerco, e ne ho bisogno. Fa parte della mia vita, ed ora ancora di più, perché mi permette di continuare un dialogo che nel mondo dei vivi non è più possibile.
Non ho mai pensato però di farmi eremita. Io ho bisogno degli altri, ed adesso ancor di più che non nel tempo vissuto con te a fianco. Ora tu sei dentro di me, il mio modo di pensare è stato indirizzato, grazie a te, nella direzione che desideravo, che sentivo mia, che condividevo ancor prima di conoscerla.

Tu mi hai reso libero di essere me stesso, di coltivare i miei interessi precedenti e di averne di nuovi, di dedicarmi a tante cose e di realizzare sogni. Ora alcuni di questi sogni si sono infranti di fronte al muro impenetrabile della morte, eppure molti di loro li abbiamo realizzati, e rimangono nei risultati. Altri li recupererò, altri ancora li adatterò a ciò che mi aspetta, ma sono più libero, ora, di quanto lo fossi prima di conoscerti. 
Anche durante l’ultimo periodo, nel quale il mio tempo era scandito prioritariamente dal bisogno, io ero libero, mi sentivo libero. Mi bastava mezz’ora di passeggiata fuori dall’ospedale per riuscire a pensare ad altro, perché sapevo che ti avrei ritrovata dopo poco. Non potevo dire di star bene, quello no, ma ero quello che volevo essere, esattamente quello, senza alcun rimpianto. Avrei però dovuto esserti più vicino, a modo tuo, non solo a modo mio, quello l'ho capito, adesso.

Ed ora sono meno libero, me ne rendo conto. Tu non vivi più ed io assurdamente ho meno tempo libero per me, o non lo vedo, o non mi sembra come vorrei. Ma non tornerei mai indietro, mai. Sono ciò che sono grazie a te, non solo per merito mio. E andrò avanti, perché so che lo avresti voluto. È il nostro destino, Viz.

                                                                        Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

sabato 15 luglio 2017

… mancò la ciliegina


L’invito a pranzo giunse inaspettato, inatteso.

Quando entrò e vide tutto quanto era stato preparato, che attendeva solo lei, ne fu grata. Lo giudicò un dono.

L’antipasto fu delizioso, a base di piccoli assaggi accompagnati da un bianco frizzante strepitoso.

Il primo finì di sedurla, le ricordava la cucina della sua infanzia.

Al secondo si immerse nel piacere e dimenticò quello che le era successo nei giorni precedenti. Si versò vino rosso.

Seguì una pausa, parlò, si confrontò, si versò ancora un po’ di vino rosso e si sentì sazia.

Arrivò infine la fetta di una fantastica torta, e gradì molto il suo sapore delicato e gentile.

Come sua abitudine tenne per ultima la ciliegina, ma questa gli cadde, e fu la sola cosa che non andò in quel pranzo unico, irripetibile.

                                                                        Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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