sabato 14 marzo 2026

Rimini

L’ultima volta a Rimini fu nel 2018, prima della pandemia, prima delle recenti guerre, quando ancora Roberta c’era. Fu un viaggio al limite dell’inizio d’estate e al ritorno, col condizionatore dell’auto fuori uso, soffrii un po' di caldo. A breve ci tornerò, Roberta non c’è più ma questo viaggio lo devo a lei, l’ho promesso a lei. Poi avrò modo di fare una sosta a Ferrara, è da alcuni mesi che non vado, non so cosa farò in città, se vedrò qualcuno oppure no, se sarà solo una toccata e fuga. Del resto, Viz, tu mi avevi chiamato anche Fugantil, lo ricordo bene, avevi colto un lato essenziale del mio modo di essere, discutibile certamente ma reale. A Rimini vieni con me, a rivedere Roberta.

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venerdì 13 marzo 2026

Amore palliativo, amore placebo, amore per finta

Avevo capito tutto, lo giuro, tutto, ma adesso mi confondo se cerco di spiegarlo. Non riesco neppure a ricordare il senso di quello che prima mi era chiarissimo in testa. Ricordo che pensavo a odori, profumi di donna. A che proposito ora non so più. Miscelavo placebo e palliativo, sostituivo con un’operazione ragionevole - tale mi appariva - l’amore col sesso, l’amore con l’amicizia, il desiderio e il ricordo presente. Ora, nel reale, penso di aver solo sognato o dimenticato, di aver tentato una via nascosta ai più che magari non esiste neppure. Del resto l’amore esiste, ne ho prove, e così l’amicizia, non serve fingere.

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giovedì 12 marzo 2026

Dire o no?

Le cose dette e le cose non dette. Che ho detto e non ho detto. Due elenchi separati. Due pile di elementi che si fronteggiano e fanno a gara su quella che arriva più in alto. Qualcuno che osserva pensa che si dovrebbe considerare pure l’importanza di queste raccolte e che il loro numero ha un valore relativo. Non saprei cosa dire su questo, se conti di più il numero o la sostanza, entrambi sono importanti. E le menzogne, le mezze verità, i sottintesi? Sono sicuro di aver sbagliato sia dicendo cose che avrei potuto risparmiarmi e risparmiare, sia tacendo quando avrei fatto piacere a dire. E sicuramente continuerò, sino alla fine, a dire e a non dire. L’errore fa parte della mia vita, come il ripensamento postumo, e anche la scelta giusta, perché pure quella non mi è estranea. Se dovessi essere sottoposto a giudizio mi converrebbe prima di tutto chiedere scusa per gli errori in malafede, poi per tutti quelli che hanno provocato danni o dolore, e poi tacere, aspettando. So già di alcune cose che vorresti aggiungere, lo so, e non lo posso scordare. Ciao, Viz.

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mercoledì 11 marzo 2026

Qualità e quantità

La vita è una sola, prove certe di altre non pervenute. Quindi dire, fare, baciare, lettera e testamento. Inutile ingannare il tempo nei mille modi inventati e comunemente usati, lui non si fa ingannare. Non so neppure se sia il caso di fare per forza qualcosa prima di andarsene come visitare una città mai vista o darsi a pazze gioie. Inutile avere l’espressione costante di chi ha il morto in casa, meglio fingere di aver vinto alla lotteria o trovato un nuovo amore. Che poi l’amore non si finge, non si compra, non si affitta né si eredita o si merita. L’amore c’è, se c’è. Se c’è stato, qualcosa rimane tra le ore della giornata, non sparisce mai del tutto. Non è come prima ma immagina se non ci fosse stato prima. La misura della mia inutilità alla fine credo sia qualitativa, non quantitativa, in definitiva opinabile, e della tua opinione tuttavia mi fidavo e mi fido. Ciao, Viz.

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martedì 10 marzo 2026

Non è perdere quando si perde qualcosa

Certi giorni arrivano, se non te vai prima. Arrivano lo stesso, a dire il vero, ma solo per quelli che restano. Se te ne vai perdi per abbandono, e magari stavi pure vincendo. Capita poi che tu possa scordare selettivamente, non certo intenzionalmente, che un certo giorno merita attenzione quindi ti sfugge anche se ci sei. Mille combinazioni moltiplicate per mille alla millesima potenza, e magari si sfiora l’infinito. Comunque vada se ne esce perdendo l’ultima sfida perché chi gioca a nostro sfavore, dalla sua, ha il tempo, tutto il tempo di questo e di altri mondi. E allora potrei anche restare muto, accettando che ogni mio pensiero valga meno di nulla e che seguirà la sorte di tutti gli altri. Tu sei partita prima di me, per me non hai perduto se non alcune occasioni o situazioni che ti avrebbe fatto piacere vivere, ma questo non è perdere, è semplicemente vivere. Ciao, Viz.

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lunedì 9 marzo 2026

Amore e sogni

Possiedo un talismano contro ogni dolore, che mi permette di scegliere senza sbagliare, di capire se si tratta di amore o amicizia, che mi restituisce tutto il tempo perduto e colma ogni assenza senza utilizzare sostituti, solo originali. Non entro mai in casa senza un sorriso, non so cosa sia una casa vuota, ogni giorno posso trasformarlo in festa e vedere Ferrara sempre. Ferrara con tutte le persone che contano per me, non con i perditempo e gli abusivi, solo con le amicizie vere, con gli amori che alla fine non sono nati ma che avrebbero potuto, chi lo sa. Quel talismano mi cura dalla tristezza, mi fa tornare il tuo sorriso, so che è un sogno ma non importa. Ciao, Viz.

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Perdite

Ti sei perduta quella laurea, quell’ultima bottiglia di champagne, quell’appartamento ormai ultimato e arredato. Non hai vissuto nuovi viaggi a Carpi e Ferrara, non hai visto una pandemia e i suoi effetti. Non sei stata toccata dalle ultime guerre che sembrano non voler finire mai. Non andremo più assieme da qualche parte e non hai potuto venire in ospedale durante l’intervento al quale ho dovuto sottopormi. Sei stata esentata dal vedere i miei malumori e le mie paure sempre più frequenti. Ti sei perduta molte cose e, malgrado si dica che tu sei sempre qui, le cose, lo sai bene, sono diverse. Ciao, Viz.

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sabato 7 marzo 2026

Oblio

Ci fu un periodo nel quale lo frequentai, adesso mi chiedo perché, ma allora evidentemente ne avevo bisogno. Mi trascinò in imprese inutili, come ripulire per un capodanno un enorme salone che poi, dopo giornate di fatica, praticamente non usammo neppure. Mi correggo sull’inutilità però, perché io e gli amici di allora gli ripulimmo gratuitamente quello spazio nel quale, non molti anni dopo, aprirono un ristorante. Quando gli presentai un amico più serio di lui e per un po' andammo a casa di quest’ultimo, nel giro di due mesi scarsi, gli svuotò tutte le bottiglie di liquori che conservava da tempo e che io ricordavo sempre al solito posto, sempre lì ferme. Avesse potuto gli avrebbe bevuto anche lo sciroppo per la tosse o il propoli, se alcolici. In quegli anni andavo a teatro e seguivo tutto quello che potevo raggiungere a Ferrara e provincia, Bologna, Rovigo e anche altrove. Mi attaccavo al telefono e prenotavo per le persone che volevano aggregarsi, spesso amici da tempo e altre volte persone che avrei poi conosciuto meglio. Per farla breve, se capitava di andare a concerti, mi portavo il registratore a cassette e registravo tutto, come un vero pirata. Andammo anche al Comunale di Ferrara per il concerto di Amália Rodrigues e lo registrai. Lui, con aria generosa, mi regalò per l’occasione l’audiocassetta di una marca costosa al posto delle mie solite. Non passò una settimana che mi chiese se poteva sentire il concerto, al quale non era venuto, e ovviamente mi sentii in dovere di portargli la cassetta. Da allora sono trascorsi più di cinquant’anni e di quella registrazione non ne ho più saputo nulla. Anni dopo, tramite amici comuni, seppi che era morto anche per suoi eccessi che non volle mai curare. Ora mi torna alla mente con altri ricordi di quel momento che precedette di anni il nostro incontro. Di lui non so che altro aggiungere se non che mi spiace per come è finito. A te vorrei raccontare mille cose di quello che avvenne prima, e non ne avrò sicuramente la possibilità perché l’oblio, alla fine, la vince su ogni cosa. Ciao, Viz.

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venerdì 6 marzo 2026

Ricorrenze, compleanni, anniversari

Contava ieri, non oggi. In molti mi hanno ricordato, oggi, ma io resto dell’opinione che fosse ieri il giorno più importante per me. Il perché dovrebbe esserti noto e non serve entrare nei particolari. Poi ci saranno altre giornate meritevoli di memoria e ricordo, altre consuetudini da rispettare. Il domani è sempre nuovo e ancora da scrivere, si presta a progetti e recupero di abitudini, diventa però occasione di dolore quando, per causa del tempo, non permette il ritorno di chi va ricordato. Con leggerezza mi astengo da altro, marzo è un mese particolare e devo accettarlo così com’è. Ciao, Viz, grazie degli anni.

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giovedì 5 marzo 2026

Molti (troppi) anni dopo

A mio padre il nostro pranzo di nozze non piacque, ebbe da ridire sia sui canederli serviti come primo sia sulla crostata servita come torta, eppure in qualche modo gradì il momento. Mancarono i miei nonni, e ancora la cosa mi brucia, e non fu solo perché decidemmo di fare una cerimonia semplice, con pochi invitati. Non vennero tutti i miei amici, in particolare una coppia che aveva scelto di sposarsi avvisando solo a matrimonio avvenuto, quindi non mi sembrò il caso di invitarli. Eppure noi preparammo la cosa secondo quello che ci andava in quel momento, e anche adesso, a tanti anni di distanza, cambierei ben poco di quel giorno, sicuramente non la scelta di fare il pranzo in un agritur. La cosa che non sopporto è che non sia possibile riavere indietro alcuni momenti. E anche altre cose, ma così funziona, non dipende da noi. Ciao, Viz.

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mercoledì 4 marzo 2026

Mi servirebbe…

Porte che si aprono e altre che sono sempre rimaste chiuse. 

Ci fu un periodo nel quale presentai domande di lavoro in due province diverse, e per due soli giorni mi risposero prima dalla provincia di Trento. Se avessero risposto prima da Belluno cosa sarebbe successo? E se invece avessi scelto, come un’amica di allora, di non spostarmi da Ferrara accettando anni di incertezza che ormai mi pesavano sempre di più? Non saprò mai quello che avrebbe potuto succedere alla mia vita, che persone avrei potuto incontrare, migliori o peggiori, come mi sarei trovato. A conti fatti non posso lamentarmi, è andata nel modo che doveva e forse era il modo migliore. Avrei perso te, Roberta, Giorgio, Gianna e Gabriella, Paolo e Laura. Avrei perso Sandro e forse molte altre persone e cose. In quei primi anni Ferrara mi mancava molto, e molto mi mancò anche dopo che ci conoscemmo. Ora, lo ammetto, mi manca ma non come un tempo. Le cose vanno e non tornano. I rimpianti li lascio a chi li vuole, a me servirebbe altro che non posso avere. Ciao, Viz.

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martedì 3 marzo 2026

Perché non torno

Più di uno mi chiede perché non torno, qualcuno che non mi conosce a fondo e si lascia ingannare dalle mie memorie vedendoci soltanto nostalgie e desideri di recuperare le mie origini. Nella realtà questa scelta non era tanto balzana anni fa, l’avevo messa in conto e tu ne eri una motivazione fondamentale. Tutto era predisposto perché tornassimo assieme dove ora, sinceramente, non m’interessa più tornare se non per qualche visita, qualche breve viaggio. Il mio mondo è qui adesso, dove vivo, dove vedo poca gente e, ancor meno, ne vedrei a Ferrara, perché il tempo passa e fa sparire ogni cosa, tra poco anche i ricordi. A Ferrara avremmo dovuto andare spessissimo, trasferirci per settimane o mesi, e da Ferrara poi spaziare altrove, verso il mare e verso gli Appennini, a visitare luoghi solo immaginati ma non lontani. E invece no, tu te ne sei andata e i nostri progetti sono finiti, me ne sono rimasti altri, cerco di mantenere gli impegni che entrambi ci siamo dati, tento di fare la mia parte e, spesso, sbaglio e commetto errori gravi, dei quali mi vergogno. Errori che giustifico con questi impegni, ma so che è una scusa. Il fatto è che non torno perché dovrei andare senza di te e, una volta che ci sono, sento il bisogno di tornare qui, esattamente dove non sei. Qualcuno per questo mi giudica a modo suo, lo so, e non me ne faccio troppi problemi. Ciao, Viz.

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lunedì 2 marzo 2026

Senza effetti collaterali

Ridendo e scherzando la vita si affronta in leggerezza. La malinconia si perde di vista, le prese in giro benevoli stimolano i circuiti parasimpatici e fanno rilasciare dopamina, si ottiene l’effetto di un sonno ristoratore, sembra di essere brilli in modo perfetto senza aver bevuto alcol. A volte ad innescare il tutto è una parola, un sorriso. Ma servono le persone, almeno una, da soli si ottiene poco o nulla. La felicità non è mai onanismo, occorre che ci sia almeno una persona o che ci si pensi, a cosa si sta facendo per lei, che sorpresa si vuole prepararle. L’animale sociale ha questo di bello, che è anche un suo limite. Da solo, lentamente, muore. Ciao, Viz.

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domenica 1 marzo 2026

Per qualcuno sembra facile

Cosa mi piacerebbe fare che potesse piacere pure a te? Ad ogni anno che passa, e gli anni passano, sono sempre meno sicuro della risposta giusta. Mi piaceva, un tempo, andare a trovare Licia a Bologna in quell’appartamento in via Ferrarese al quinto o sesto piano, con sotto quei grandi portici moderni, prima che Licia e Willi cambiassero casa. Mi piaceva partire per le vacanze con tutto quanto era possibile e pensabile portare. Mi piaceva anche uscire di casa una domenica pomeriggio partendo da Riva del Garda e metterci in colonna sulla Gardesana occidentale, quella con tante gallerie, e arrivare addirittura a Brescia, senza un vero perché, e senza mai più tornarci una sola volta. Ma la cosa migliore possibile sarebbe fare cose mai fatte prima, e tu dovresti darmi idee, ma non me le dai. Dovrei smettere di vivere nel passato, lasciarmelo alle spalle, accettare e andare avanti. Quello però non so se mi piacerebbe farlo. Ciao, Viz.

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sabato 28 febbraio 2026

Il mese peggiore

Un po' di tempo fa ho letto un romanzo giallo sul mese peggiore o, per essere più preciso, sul più crudele dei mesi. Adesso, senza alcuna attinenza con le vicende narrate in quel romanzo ambientato in Canada, dove inglese e francese convivono, mi ritrovo a riflettere sulle opinioni che mutano, che l’essere migliore o peggiore non è cosa eterna. Dipende dai punti divista e, principalmente, dalle situazioni che cambiano col tempo. Per me, per noi, marzo è stato ed è un mese particolare. Troppo pieno di anniversari, compleanni, ricordi e legami con le persone. Quello che per anni è stato un mese quasi di feste continue è divenuto, poco alla volta, un mese di ricordi. Nessuno mi porta via i ricordi, certo che no, ma le persone sì, mi sono state portate via, e anche marzo per me è diventato altro. Ciao, Viz.

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venerdì 27 febbraio 2026

Prima

C’era un periodo durante il quale il martedì restavo fuori casa tutto il giorno e tornare per mangiare, da solo, non mi andava granché. Abitavo a Levico, lavoravo a Borgo Valsugana e in una piccola frazione vicina, ancora più a est. Andavo a farmi un panino o due alla drogheria, l’acqua la portavo con una borraccia e un frutto non mi mancava. Mi serviva il droghiere, che aveva la BMW parcheggiata poco lontano mentre io, il signor professore, giravo con una Fiat 850 usata e pranzavo fuori, spesso accanto a un torrente che immetteva e immette nel Brenta. Dopo pranzo lavoravo spostando massi e sassi, divertendomi a realizzare piccole dighe che costringevano l’acqua a deviazioni, manco fossi stato un castoro con i tronchi. Costruivo gratuitamente e così miglioravo l’ossigenazione dell’acqua. Nessuno mi ha mai pagato per questo, né ringraziato. Questo lo facevo prima di conoscerti, e cose simili le avevo già fatte in spiaggia, al mare. Con te, più tardi, non persi quest’abitudine di piccole modifiche ambientali in zone dove non creavo danni. Cose che sono successe, cose belle se le ricordo così, adesso. Ciao, Viz.

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mercoledì 25 febbraio 2026

Tre giorni


Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere. (frase attribuita al Dalai Lama)

Ieri mi riempie la vita, letteralmente. Ogni stanza, ogni scaffale, tutti gli spazi in cantina, in garage, nelle soffitte, negli armadi, nelle scatole piene di ogni oggetto possibile, le tue cose che ho conservato, molti dei regali che ti ho fatto, quelli che tu hai fatto a me, tutto questo riguarda ieri, e anche le mie azioni belle e brutte, i miei errori, i miei successi, ciò di cui vado fiero e di cui mi vergogno, tutto è ieri, è così, fissato e non più modificabile. Ieri mi sono innamorato di te.

Domani è attesa, paura e speranza, un po' di illusione e desiderio di restare ancora molti giorni per finire, devo ancora finire, non ho mai finito e il tempo per ogni cosa sicuramente non lo avrò. Non credo che mi innamorerò ancora.

Oggi è il giorno nel quale posso fare, agire, modificare, non sono convinto di poter amare oggi come amai te, anche se di amore posso darne e riceverne, l’amore ha mille forme. Oggi posso vivere, e in effetti, vista anche l’ora, ho vissuto. Non ho fatto nulla di sensazionale o indimenticabile, le ore sono passate ed è quasi sera. Tu resti ancora con me, oggi. Ciao, Viz.

                                                                                                      Silvano C.©

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martedì 24 febbraio 2026

Sanremo

Ricordo che compravo Sorrisi e Canzoni per avere il testo delle canzoni, che alcune le imparavo a memoria. Quando acquistai il piccolo Gelosino per due o tre anni registrai tutte le esecuzioni avvicinando il microfono all’altoparlante del televisore, allora in BN, pur sapendo che le versioni in diretta non sarebbero state come quelle poi diffuse dalla radio o sui dischi. Quando registravo chiedevo a tutti di non fare rumore ma qualche colpo di tosse o altri disturbi capitavano sempre. Registrai così anche “Ciao amore ciao”, di Luigi Tenco. Questi nastri e il registratore poi sono misteriosamente spariti, a casa dei miei, e per anni mi sono chiesto che fine possano aver fatto senza trovare risposte. Quando Celentano pochi anni prima aveva cantato “Il ragazzo della Via Gluck” io imparai a memoria quel testo, a volte scoppiando a piangere. Da poco avevo lasciato gli amici di Porotto per venire ad abitare nella periferia di Ferrara, in via Ungarelli, dove la mia famiglia si era trasferita. Quella canzone aveva toccato un mio nervo scoperto, aveva centrato la realtà dell’urbanizzazione degli anni sessanta, legata al boom economico. Poi persi un po' interesse per Sanremo anche se continuai a guardare le serate senza troppa assiduità. Trasferito in Trentino per un po' non volli avere il televisore, non ne sentivo la mancanza, avevo altro che m’interessava. Successe che ti conobbi, a Riva del Garda, e ancora, di comune accordo, rinunciammo al televisore. Durò alcuni anni sino a quando cedemmo pure noi e comprammo un piccolo televisore con le antenne incorporate. A volte così guardammo il Festival, ad esempio mi piacque molto Zucchero quando cantò “Canzone triste”, che arrivò penultima. Rimasi poi molto scocciato quando Anna Oxa si presentò con gli slip in vista e spensi la tv, quella cosa non mi era piaciuta. Poi, poco a poco, perdemmo di vista la trasmissione. Recentemente la trovo noiosa da seguire, faticosa, troppo dilatata, anche se ammetto che anni dopo, iniziano a piacermi alcuni pezzi che vi sono stati presentati. Questo mi succede. Personalmente difficilmente guarderò in diretta Sanremo, magari rivedrò qualcosa che merita in differita. E potrei dire anche altro, molto altro, ma non so se poi interessa a qualcuno. Tu del resto sai già tutto, ciao, Viz.

                                                                                                      Silvano C.©

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lunedì 23 febbraio 2026

Il difficile mestiere di giudice

Se fossi andato a quel pranzo coi miei adesso loro sarebbero qui? Domanda inutile, certo che no, ma avrei dato loro una soddisfazione, e allora pensavo che ci sarebbero state mille altre occasioni. Alla prova dei fatti le occasioni poi non ci furono più con le stesse premesse, avrei dovuto capirlo o immaginarlo. E tutte le volte che uscii a cena con mio padre, dopo che mia madre se ne fu andata, hanno contribuito a trattenerlo un giorno in più? Questa risposta mi viene più difficilmente, perché ad influire sul desiderio di vivere di una persona influiscono tanti fattori apparentemente lontani e il desiderio di vivere, penso, fa vivere di più. Quindi confesso la mia colpa, una delle tante e non la più grave, sono sensibile a modo mio e in maniera soggettiva, non necessariamente corretta e disponibile. Quando sarà il momento di elencare quello che avrei potuto fare con te credo che mi nasconderò. Cose ne ho fatte, e tante, ma credo non sia sufficiente ad assolvermi. Per fortuna non ho mai svolto il ruolo di giudice, quello non lo avrei sopportato. E anche quando per lavoro mi sono avvicinato a questa funzione la cosa migliore che potevo fare era quella di assolvere. Ma assolvere gli altri non è lo stesso che assolvere sé stessi. Ciao, Viz.

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domenica 22 febbraio 2026

Sei pallido, Scognamiglio

Mi capitava di non star bene, mi capita e spero mi capiterà ancora. Non star bene significa esserci, malgrado tutto. Se adesso mi tornano alla mente alcuni momenti nei quali non sono stato bene in passato è forse perché mi mancano le persone che, un tempo, mi sono state vicine e si sono preoccupate per me. Adesso in particolare siete solo in due, mia nonna e tu. Molte cose perdono di valore con gli anni che passano, è naturale. Queste no. E ricordo con nostalgia e affetto e pensieri confusi quello che tu mi dicevi in certe occasioni. Ciao, Viz.

                                                                                                      Silvano C.©

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