venerdì 22 agosto 2025

Nel bene e nel male

Ci disperderemo come viandanti nella tormenta

Ci perderemo di vista come coloro che, nel porto, salgono a bordo di navi che hanno destinazioni diverse

Ci ritroveremo nell’isola che non è mai esistita al tempo del mai

Smetti di venire dove non sono perché sono già dispersa

La consolazione è traditrice, promette ciò che non manterrà

Per ora resisto, diversamente, ma nulla è destinato a durare

... ma siamo stati bene, nel bene e nel male

                                                                                                    Silvano C.©

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giovedì 21 agosto 2025

Morti ovunque

Seguendo in leggerezza, e senza coinvolgere troppo la mente, l’ennesimo episodio di una serie televisiva che racconta di vacanze in giro per il mondo e che si conclude invariabilmente con la soluzione di tutti i problemi e col lieto fine generalizzato, mi sono stupidamente commosso, e ho pensato ai miei morti. Mi sfugge il collegamento, lo ammetto, ma così è successo. Molta della mia felicità vissuta la devo ai miei morti, e a chi mi dice che vivere nel passato non è vivere non posso che rispondere mentalmente e cordialmente: Vai a farti fottere, vivi pure nel tuo futuro, ma anche tu hai morti che ti stanno attorno, e se li vuoi scordare rinunci a parte della tua storia e della tua vita, di oggi e di domani. Ovunque ci sono morti, ovunque. Non c’è una sola cosa che io tocchi che non riguardi qualcuno che è partito prima di me, prima che parta pure io, o che non me lo ricordi, più o meno direttamente. Chi vuole andare solo avanti mette le basi per essere scordato in fretta, diffonde una strana concezione che nega, in sostanza, buona parte della letteratura, dell’arte, della musica e anche le basi della nostra democrazia, che si fonda su idee nate molto tempo fa. Alla mia età inizio ad avere troppi morti attorno, non solo te, partita ormai un dicembre di anni fa. Amici, parenti, colleghi, persone incontrate nel corso del tempo e che la vita ha fatto allontanare. I morti sono ovunque, e malgrado questo viva la vita. Perché la morte dovrebbe per forza far venire solo pensieri neri? Ciao, Viz.

                                                                                                    Silvano C.©

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mercoledì 20 agosto 2025

Alternative intelligenti

Dovendo andare ad Arco in giornate di intenso traffico turistico serve partire per tempo e accettare che vi siano code o rallentamenti, sperando ovviamente di non trovare incidenti. Oggi sono andato, all'arrivo ho trovato parcheggio facilmente e poi l’attesa è stata minima. Mi ero portato da leggere, perché recentemente le attese in certe sale sono normali e un libro permette di non pensare nemmeno al motivo dell’attesa, il ché non guasta. Prima di tornare ho fatto visita a un supermercato che si trova tra Riva ed Arco, dove per tradizione entro quando passo nei paraggi e dove si trovano prodotti che attirano i turisti germanici e austriaci, per non parlare degli olandesi. Poi, pensando alla via del ritorno, ho deciso che sarebbe stato meglio evitare quella che parte da Riva del Garda e che comprende la strada sulla quale si affacciano negozi di ogni genere, con turisti che rallentano anche inaspettatamente, e poi la lunga salita da Torbole verso Nago. Mi sembrava di aver fatto la scelta migliore sino a quando, appena superato Bolognano, mi sono ritrovato in coda. E da quel momento è stato tutto un passare da prima a seconda a fermo. Sino a Nago. Poi lentamente tutto è rientrato nella normalità. È inutile tentare di evitare qualcosa. Se è nel tuo destino, avverrà. Ciao, Viz. Erano i nostri posti e non ho scattato alcuna foto, anche se avevo portato apposta la macchina fotografica.

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lunedì 18 agosto 2025

Se rinasco

Se rinasco, cosa improbabile, potrei ritrovarmi senza sapere nulla di me ora. Del resto, ora, non ho alcuna memoria di una mia vita precedente. Questo non significa nulla, non è una prova né a favore né contro poiché la mia ignoranza è universale e teoricamente tutto è possibile, anche l’impossibile. Dubito pure delle mie ombre, specialmente di quelle che non posso vedere perché in alcuni momenti sono al buio quindi ombre non ne proietto da nessuna parte. Potrei rinascere centauro, come ha ipotizzato in un suo breve racconto Igor Man, oppure montagna col suo bel cappello di neve, sinché dura. Potrei essere per qualche secondo un’esplosione di colori oppure lo scarafaggio di Kafka o una stella lontana secoli luce dalla Terra. E potrei anche rinascere nulla, contare zero ed esistere essendo però consapevole di non esistere. Ciao, Viz. Queste sono assurdità di quasi fine estate.

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domenica 17 agosto 2025

Sapore di sale

Erano gli anni dei primi turbamenti, abitavo con i miei a Porotto e Sapore di sale mi entrò dentro per sempre.

Mi spiace per le parole cattive che ti ho detto, spesso senza pensarle così o pentendomene subito dopo, e mi spiace per tutte le parole d’amore che non ho pronunciato, dandole come sottintese.

L’estate inizia il suo percorso finale, si vedono all’orizzonte i temporali in arrivo e si prevede un calo delle temperature. Intanto ieri sera, con nostro figlio, ho ammirato un piccolo arcobaleno.

Sulle montagne che vedo dalle finestre siamo in parte saliti assieme, non su tutte, certo, ma su alcune sì. Ne conservo alcune foto e una memoria grata. Avrei dovuto dire molto più spesso grazie, anche se l’ho detto spesso.

La tua piccola canadese ci accompagnò in alcune vacanze estive assieme, poi le cose lentamente cambiarono perché montare e smontare la tenda ogni giorno viaggiando era faticoso, eppure eravamo giovani. Siamo stati giovani. Ciao, Viz.

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sabato 16 agosto 2025

Favole della notte

Lei venne adottata da una coppia senza figli, fu sterilizzata e crebbe sempre accudita nell’appartamento, senza mai uscire di casa. Un giorno, senza alcun preavviso, venne messa nel solito trasportino ma non per essere accompagnata dal veterinario. Fu abbandonata in un quartiere lontano, in un giardino pubblico, mentre i suoi vecchi proprietari facevano perdere le loro tracce come ladri nella notte. Per dieci giorni si aggirò nei dintorni, a volte miagolando disperatamente, altre volte nascondendosi in silenzio quando si sentiva in pericolo, cioè quasi sempre. Dario, che tornava dalla scuola, casualmente la vide, si avvicino, lei si lasciò accarezzare, lui la prese in braccio e se la portò in casa. Lei non poteva restare, non poteva per nessun motivo. Restò. Rimase con la sua nuova famiglia per quasi undici anni, e una notte, per non disturbare nessuno, capendo che era arrivata la sua ora, andò a distendersi sul tappettino del bagno. Dario, che ormai frequentava il secondo anno della specialistica in veterinaria, in città, la trovò il mattino ormai fredda. Lui, con la sua ragazza, decise di seppellirla nel prato della casa di campagna dei genitori, sotto un salice. Da quel momento la gatta guarda Dario che intanto si sposa, trova un lavoro, cresce due figli e vive con i problemi di tutti e con i momenti di felicità che spettano a chiunque, almeno ogni tanto. La gatta intanto attende Dario, ed è convinta che lui sarà felice di rivederla.

Ogni sera, per abitudine, prende di petto un problema che ha incontrato durante la giornata o nei giorni precedenti, che interessa lui o qualcun altro. Prima di prendere sonno beve un bicchiere di acqua. Il mattino dopo neppure ricorda il problema che aveva o che l’aveva impensierito.

Fu a lungo assassino. Fu anche imbroglione e ladro. Non provava nessun senso di colpa, era solo cresciuto così, orfano in un istituto, e aveva rischiato di essere ucciso a sua volta molte volte quando era piccolo e non aveva ancora fatto nulla di veramente cattivo. Quando arrivò a compiere quarant’anni volle festeggiare la sua vita senza un solo giorno di galera e con almeno dieci vittime sulla sua insensibile coscienza. Invitò in un locale costoso i pochi falsi amici che aveva e qualche ragazza che lo eccitava solo a vederla. Uno dei falsi amici gli offrì in regalo un delitto su commissione pagato molto bene, da eseguire quella notte stessa. Era sufficiente alla mezzanotte aprire la busta, leggere l’indirizzo e guardare la fotografia. Ma intanto era meglio divertirsi. Le poche ore fuggirono e lasciò la comitiva. Salì sull’auto, verificò di avere quanto serviva, aprì il biglietto e lesse l’indirizzo. Non lo conosceva, e non conosceva neppure la donna della fotografia. A occhio gli sembrò sulla cinquantina, ma la cosa non lo interessava. Il lavoro è lavoro, anche se è pure un regalo di compleanno. Arrivò alla casa di periferia, una piccola villetta bifamiliare, e vide che al numero che gli interessava ci stava ancora una luce accesa. Meglio così, pensò, mi piace fare la parte della morte che arriva di notte. Scavalcò la recinzione in cemento non molto alta e si avvicinò alla finestra illuminata. Nella stanza al piano terra vide la sua prossima vittima e rimase a guardarla per capire cosa stava facendo e se ci stava altra gente attorno. Nessuno, solo lei, che sembrava indaffarata a cucire qualcosa, forse una giacca. Si mosse attorno alla casa, trovò la porta, aprì facilmente la serratura e in un attimo, con un coltello in mano, fu alle spalle della donna. Lei neppure se ne accorse sino a quando lui le toccò la spalla. Poi lui vide la giacca che stava cucendo, riportava lo stemma dell’istituto dove era cresciuto. Quella donna aveva a che fare con gli orfani. In un secondo nascose il coltello, inventò prima una scusa incredibile e si fece raccontare da lei poche cose. Dopo le confessò il motivo che l’aveva spinto a entrare ma le promise anche che chi la voleva morta, e lui non sapeva chi fosse, non avrebbe ottenuto quanto desiderava. In pochi minuti lui mutò, divenne quello che non era mai stato. Salutò la donna spaventata e uscì. In pochi giorni sparì dal suo solito girò, cambiò casa, cambiò auto, pedinò e rimase sempre vicino alla sua mancata vittima mantenendosi nell’ombra, sino a quando vide chi era stato mandato per eseguire il lavoro che non aveva fatto. Lo conosceva, di fama, ma non valeva quanto lui. E infatti sparì nel fiume poco lontano in meno di ventiquattro ore. Dopo di lui sparirono altri due sicari, una donna e un uomo. Forse il mandante pensò che la stessa sorte era toccata pure a lui, chi può dirlo. Fatto sta che il mandante si tradì. Dal quinto sicario ottenne il suo nome, e il mandante fu l’ultima vittima dell’assassino.

One done trone, molla un bel petone. One done trone muovi l’aria per il puzzone. One done trone, adesso serve un sorrisone.

Ciao, Viz. La mente segue pensieri che non controllo.

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venerdì 15 agosto 2025

Una moto, cilindrata 1300

In giro non c’è poca gente e le chiusure sono le solite, forse meno degli anni scorsi. Le vie del centro sono strette quindi è facile stare nel lato in ombra, il più fresco. Sembra sia prevista pioggia nel primo pomeriggio, ma nulla di eccezionale. Se tu fossi venuta in giro con me avresti visto un uomo scivolato su una scala con un bambino e che è riuscito a non farlo cadere e a passarlo alla compagna prima di accasciarsi dolorante sui gradini, con la caviglia ingrossata, probabilmente fratturata. Gli ho comprato una bottiglietta di tè freddo, per appoggiarlo alla caviglia, poi ho chiamato i responsabili che a loro volta hanno chiamato l’ambulanza. In Trentino non si cade solo sui sentieri alpini, ma anche in città, anche in casa propria. Mi spiace per il brutto Ferragosto di quella famiglia, ma non credo sarà nulla di irreparabile. Tornando verso casa ho incontrato una coppia su una grossa moto, bella, cromata, col serbatoio rosso. Non erano molto più giovani di me, credo, lui mi ha detto la cilindrata del motore, una vera bestia da 1300 centimetri cubici che io non saprei in alcun modo controllare. Stavano con un gruppo di altri motociclisti. Ho augurato loro buona giornata e li ho invitati a fare attenzione, le strade sono molto trafficate in questi giorni e la prudenza non è mai troppa. Io sono uscito, ma tu, se non fossi partita anzitempo troppi anni fa, probabilmente non saresti uscita e saresti rimasta in casa. Solo gli stupidi come me escono in città in giorni come questo, sarebbe meglio una passeggiata in spiaggia o un tuffo in acqua, ma non tutto si può avere, o non per sempre. Ciao, Viz.

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giovedì 14 agosto 2025

Non tutto è possibile

Avrei bisogno di te adesso, per avere i tuoi consigli su cosa fare o non fare. Questa situazione mi ricorda in parte quello che avvenne già nel 1995 e nel 2004, mi ricorda ancora prima a Riva del Garda, quando ebbi coliche renali per fortuna superate grazie a litri e litri di acqua minerale. Del resto appena conosciuti ti accompagnai ad una visita a Malcesine, esattamente il giorno di Sant’Andrea, patrono di Riva del Garda. Adesso mi sarebbe utile sentirmi dire cosa prendere per il mio prossimo ricovero e cosa lasciar perdere. Utilizzo il tuo metodo dell’elenco da spuntare, quello funziona sempre, ma la mia testa è una e averne due a disposizione sarebbe meglio. Avrei bisogno della tua presenza all’ingresso in reparto, e mi avrebbe fatto piacere essere accompagnato a tutte le visite e i controlli di questi ultimi mesi, ma sei partita troppo prima di me. Io ti avevo accompagnata, sino a quando era stato necessario, e lo stesso avevi fatto tu, quando ad averne bisogno ero stato io. E poi, nei giorni che verranno, avrei piacere di poterti vedere, sentimi dire le cose giuste, ma non sarà possibile. Ne uscirò, molto probabilmente, la ripresa sarà più o meno facile, sono moderatamente ottimista e un po' pessimista, come è nella mia natura. I giorni passeranno, comunque, e dopo potrò probabilmente riderci anche sopra. In futuro mi piacerebbe sorriderne con te, ma non sarà possibile. Ciao, Viz.

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mercoledì 13 agosto 2025

Mode

Per anni, quando ancora era possibile, abbiamo evitato in ogni modo di comprare abbigliamento con marchi in evidenza, piccoli o grandi che fossero. Poi il mercato ha reso quasi impossibile tale scelta, anzi, ha incoraggiato in ogni modo le scritte pubblicitarie divenute uno status symbol. Da tempo non ci faccio più molto caso, evitando però di diventare una reclame a passeggio con scritte invadenti stampate su ogni capo, compresa la biancheria. L’abbigliamento non è mai stato una mia (o nostra) priorità, e dopo alcuni eccessi quasi inconsapevoli e dettati dalla poca disponibilità economica negli anni giovanili sono arrivato alla conclusione che la moda migliore è quella sottotraccia, che non si fa notare, che si mimetizza nel caos generale e non richiama l’attenzione. Per me è più importante scegliere quello che mangio, quello che leggo, oppure i giochi, ogni tipo di gioco. Ho speso capitali per costruzioni, giochi didattici, giochi da tavolo e anche giochi per bambini. Ho comprato un trenino quando ero ormai adulto e prima che nascesse nostro figlio. La moda che seguono gli altri nel vestire la noto praticamente solo quando qualcuno esagera senza rendersi conto di sfiorare il ridicolo con pantaloni troppo aderenti e inadatti al proprio fisico, con pantaloncini corti quando, superati i settant’anni, costerebbe poco mettere pantaloni leggeri ma lunghi. Si tratta tuttavia di opinioni personali, perché chi ha speso tanto in Lego non può criticare chi esce di casa in ciabatte. Ciao, Viz.

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martedì 12 agosto 2025

Tra Italia e Austria

Siamo passati sul passo, era sera, attorno praticamente nessuno. Il piazzale era deserto ma era ancora aperto un piccolo negozio con souvenir e altre piccole cose, forse era un caffè o forse c’era anche un caffè aperto, ora non ricordo più con precisione. Tornavamo da un breve viaggio in Austria e quello un tempo era un confine controllato da militari, prima della caduta delle barriere interne europee. E prima ancora erano gli eserciti in guerra che si affrontavano e si contendevano quel territorio. Conservo piccole cose comprate allora, sono in una vetrina, in sala, tra piatti, bicchieri e tazzine. La vita in una casa conserva tracce che solo alcuni sanno leggere, ed è per questo che quando si arriva in una casa ammobiliata da altri e si tratta di sbarazzarsi di ogni cosa si può fare senza provare sensi di colpa o ritorni insopportabili di memorie. Solo la morte con l’aiuto del tempo sa annullare tutto questo. I passi alpini sui quali siamo passati assieme non saranno mai, per gli altri, quello che sono stati per noi. Ciao, Viz.

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lunedì 11 agosto 2025

Anni fa, forse stupidità

Da giovane temevo situazioni che oggi so evitare e non avevo paura di rischiare fisicamente, non me ne rendevo nemmeno conto. In particolare quando guidavo ero abbastanza incosciente. Sono stato fortunato se non ho mai causato incidenti gravi. Negli ultimi anni la prudenza mi segue con attenzione e non mi lascia quasi mai. Non so se sia un’esperienza comune a tanti. La cosa che mi è evidente, per fortuna, è che nostro figlio non ha preso da me ma da te. Penso questo in giornate di grandi esodi estivi, con persone che si mettono in viaggio per andare lontano, restare per non molti giornidove sono arrivate, spendere molto denaro e poi rimettersi in auto o moto per tornare indietro. Vedo il traffico sulla statale da casa e noto che molti dei miei vicini sono partiti. Eppure un tempo non sentivo questa fatica al solo pensiero di muovermi, il pensiero dominante era ricordare di portare le cose importanti, poi si partiva, e la giostra girava. Sono passati anni che non credo torneranno mai più. Ciao, Viz. Sono stati anni così.

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domenica 10 agosto 2025

Pianto di stelle

                          Come il canto delle balene

Il pianto delle stelle nulla ha a che vedere con le Perseidi, e noi non siamo in grado di ascoltarlo, non ne possediamo i sensi né gli strumenti adatti. Anche le stelle nascono, vivono e muoiono, ma il loro tempo si dilata oltre ogni nostra possibilità di capirlo. Le stelle amano, a volte odiano, e anche loro perdono chi amano. Il loro dolore si sparge attorno per intere ere, il loro pianto è incontenibile, poi alcune si consolano, altre no, non lo faranno mai. Tutte ricorderanno per la loro intera vita la stella che hanno perduta, tutte. Nell’immensità loro non ci vedono neppure, non sanno che viviamo e soffriamo anche noi. Siamo troppo insignificanti, la nostra vita è troppo breve, siamo nulla. A noi sembra che nei giorni attorno alla notte di San Lorenzo qualcuno nel cielo pianga, ma quelle che cadono e si bruciano nella nostra atmosfera non sono stelle, siamo noi che così le chiamiamo, e pensiamo di essere quello che non siamo. Ciao, Viz.

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sabato 9 agosto 2025

Anomalie

Ho visto autori sopravvivere ai loro personaggi, e l’ho trovato deprimente.

Ho conosciuto una ragazza che mangiava di tutto e non ingrassava, e l’ho invidiata.

Parlo spesso con chi è partito prima di me, mi dicono che non è sano mentre io lo trovo giusto.

Mi devo sottoporre a un intervento chirurgico serio ma mi stanno programmando attività che dureranno molti mesi dopo le dimissioni dall’ospedale, immagino quindi che vivrò ancora un po'.

La solitudine ha più modi di presentarsi, non sempre viene con cattive intenzioni e se arriva dopo aver vissuto molte esperienze importanti la trovo accettabile.

Talvolta mi sembra di aver voglia di cantare malgrado la situazione che vivo. Non so se sia da considerare un'anomalia. Forse è pazzia? 

Lei venne ricoverata e sembrò in punto di morte. Interrompemmo il nostro viaggio di nozze per tornare a vederla. Della sua generazione, di tutti i nostri genitori e parenti, fu l’ultima a morire, li seppellì tutti. Poco ci mancò che facesse lo stesso con te. Ciao, Viz.

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venerdì 8 agosto 2025

Ricordi di carta

Da anni, per antica consuetudine, raccolgo e conservo guide e ricordi dei luoghi che ho frequentato con te e con nostro figlio. Lo facevo già da prima e ho continuato anche dopo che te ne sei andata, ma a quel punto non ho realizzato più nulla di memorabile. Dopo aver fatto piazza pulita di documenti didattici che non interessano più a nessuno, di molto che riempiva spazi inutilmente, compresi alcuni libri che ho portato dove qualcuno li può prendere, ho iniziato a rivedere le scatole coi ricordi dei nostri viaggi in Europa e in Italia. Avevo alcune guide ormai superate con i campeggi esistenti quaranta anni fa, alcuni dizionari, alcune cartine troppo datate, troppi opuscoli pubblicitari, e scontrini, e altro ancora. Tutto questo è finito nella raccolta differenziata della carta. I ricordi più belli sono solo miei, non devono essere un peso che qualcun altro dovrà buttare. I ricordi veri non sono stampati su carta. Ciao, Viz.

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giovedì 7 agosto 2025

Chiamate il mio chirurgo

Vedemmo assieme quel film famoso, e quella frase viene pronunciata nella prima parte del film. Non la ricordo esattamente, forse sbaglio ma il senso è quello. Il chirurgo intervenne e l’eroe del film venne salvato, non abbandonato a cure approssimative come capitava solitamente al resto delle truppe. Il chirurgo chiamato nel ruolo di salvatore a risolvere un problema difficile che, se non affrontato correttamente, avrebbe portato alla morte. Questo anche noi lo capimmo, ma tardi, fuori tempo massimo. In tempi recenti ho rivisto il tuo chirurgo, e ho rivisto anche il reparto dove sei stata operata. Era il 2016, e molte altre volte ci sono passato, anche dopo che te ne sei andata. Ne sentivo il bisogno, come se parte di te fosse ancora in quelle sale, come se fosse possibile riavvolgere il tempo e farlo ripartire, anticipando le cose senza attese. Ancora adesso mi chiedo perché lo capimmo tardi, perché nessuno ci consigliò o ci indirizzò. Perché? So che non ha senso rifarmi questa domanda, che dovrei guardare avanti, uscire da questo loop che m’imprigiona da anni. Qualcuno me lo dice esplicitamente, ma ognuno di noi ha un suo metro per affrontare e distorcere a propria misura la realtà. Tu lo sai Viz, lo so bene.

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mercoledì 6 agosto 2025

attesa

Mi dicono di fare cose, di prepararmi. Poi smentiscono e mi tranquillizzano. Poi mi danno tempi e consigli pratici. Poi mi ripetono i concetti come se non li avessi capiti e mi trattano un po' da stupido. Siamo nel caos comunicativo ma in parte li capisco, la situazione è seria ma non disperata, va affrontata con attenzione, senza allarmismi e senza far finta di nulla. In ogni modo le cose procedono, sia che mi agiti sia che rimanga tranquillo. E io tranquillo mai, mai stato tranquillo. In assenza di problemi sono sempre stato molto bravo a crearmene di inesistenti senza vedere le ombre che si avvicinavano da altre parti. Tu ne sai qualcosa, Viz, lo so.

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lunedì 4 agosto 2025

Immagino di vivere

Sono metodico, immagino sia dovuto all’età, al bisogno di sicurezza e stabilità. Mi alzo relativamente presto perché ho alcuni doveri ma il tempo poi lo gestisco a mio modo, e lo spazio per me lo trovo sempre, anche troppo. Vedo meno persone di anni fa e immagino che pure questo sia dovuto all’età e a un’abitudine nel selezionare molto, venuta dopo anni giovanili nei quali ho esagerato in senso opposto. A volte mi bastano una o due persone, pochi contatti importanti, il resto so che non fa parte della mia natura. La colazione, un po' di social, una visita a trovarti, la spesa, a volte qualche passeggiata un po' più lunga, di recente più libri del solito, e altre forme di ricerca che non sempre poi mantengo identiche nel tempo. Di recente mi viene a volte un dubbio strano, indefinibile, che devo chiarire meglio, che devo indagare anche se non so come. Il fatto è che non sembra essere cambiato nulla dopo che te ne sei andata. Vabbè, lui si è laureato, la casa terremotata ci è stata riconsegnata, abbiamo comprato un’auto nuova, abbiamo cambiato infissi e caldaia, ho ritinteggiato parete dopo parete, sono stato varie volte a Stava, sono uscito molto a pranzo e a cena, un’amica è mancata l’estate scorsa, da tempo faccio controlli sanitari anche importanti, ma nulla di nuovo, come ti dico. A volte, so di essere assurdo, immagino di essere morto. Credo anche di sapere come e quando sono trapassato, poco dopo di te come è giusto che sia. Il fatto è che nessuno mi ha mai detto che sono morto. E se mi sono semplicemente sognato di essere morto, di vedermi al mio funerale, con attorno meno persone di quelle che erano venute a salutare te ovviamente, e meno lacrime? Possibile che mi ritrovi ancora adesso a camminare senza muovermi (perché non ci sono più) per vedere cose come se esistessero davvero, a stare dentro situazioni impensabili come una pandemia mondiale, un’invasione in Europa, una guerra in Medio Oriente, una in Africa centrale, un papa che viene dall’America e tanto altro. Eppure nessuno mi ha detto che sono morto, quindi immagino di vivere. Non ci capisco più molto, ma è così. Ciao, Viz.

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domenica 3 agosto 2025

Quel poco che so

Conta il viaggio, non la destinazione. Se la destinazione fosse più importante allora noi vivremmo per morire, ma credo non sia quello il fine ultimo, anche se lo ignoro.

Molti hanno personificato la morte, l’hanno immaginata in vari modi, a volte come una signora che viene a trovarci nell’ultimo istante o come una giocatrice di scacchi.

Nelle danze macabre appare come uno scheletro. È impossibile per gli uomini non pensarci di tanto in tanto, anche se a tutti conviene rimuovere quel pensiero.

Spesso si associa all’amore, lo facevano i greci e prima di loro e dopo di loro. Chi l’ha incontrata di sfuggita per una persona perduta ha bisogno di amore e pure di sesso, di mangiare e di bere, di compagnia per sentirsi vivo, magari con il suono di un’orchestrina Jazz in sottofondo.

Nei nostri viaggi ho cercato i monumenti funebri, in Spagna come in Austria, ma sono stato attirato anche dai piccoli cimiteri attorno alle chiese in Alto Adige, in centro ai paesi, con le lapidi vecchie anche più di un secolo. I morti accanto ai vivi, qualcuno oltre il cancello e qualcun altro che passa vicino per andare a comprare il pane.

Della morte comunque non so nulla a parte il fatto che arriva per tutti, è una certezza che nessuno mette in discussione. Ciao, Viz. Tu non me ne hai mai detto nulla, eppure, forse, potresti.

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sabato 2 agosto 2025

Io sono io, loro sono loro

Chi non è morto smetta di frequentare i morti. Letteralmente. Loro non sono dove andiamo a ricordarli, sono altrove, se sono. Quando saremo morti saremo tra loro, se saremo. Andare nei cimiteri solo una volta all’anno, ai primi di novembre, è ipocrita. Se ai morti si vuole stare vicini, questo sia per ogni giorno, oppure si lasci perdere, è meglio, alimenta solo il commercio di fiori, lumini elettrici e candele votive. C’è chi muove l’auto tre volte l’anno, una di queste è per il giorno dei morti. Dovrebbe demolire quell’auto, gli costerebbe meno pagare un taxi. E poi ci sono i migliori, quelli che all’inizio entrano al cimitero tutti giorni, proprio tutti, poi lentamente lasciano perdere, entrano sempre meno, e anche la cura delle loro tombe ne risente, chi osserva questi mutamenti lo nota. Non esiste una regola tuttavia, nessuna regola in questi comportamenti, il mio pensiero credo non sia condivisibile, ma non m’importa. Io sono io, loro sono loro. Ciao, Viz.

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venerdì 1 agosto 2025

Come un libro

Si può raccontare andando avanti e indietro nel tempo, oppure alternare le vicende mantenendo corretta la successione temporale, o ancora utilizzare entrambi questi espedienti narrativi. Troppo semplice dire le cose rispettando la cronologia e senza cambiare il soggetto in continuazione, troppo semplice, la vita non è così elementare, e un libro o un film spesso usano questi artifici per mantenere l’attenzione del lettore o dello spettatore. La vita del resto sa mantenere l’attenzione con modalità che le sono sue, e non sempre chi vive una vicenda è consapevole di tutti i suoi retroscena, occorre indagare, chiedere, fare ricerche che non bastano quasi mai. A volte sono assurdamente allegro, e non ne ho motivo. Altre volte sono col morale a terra, immagino scenari negativi che semplicemente creo con la fantasia basandomi su informazioni incomplete. Quello che si pensa di vedere non è come appare, io stesso so di non essere come alcuni mi pensano. Solo alla fine qualcuno potrà tirare le somme, dire qualche parola conclusiva, ma solo qualche parola, nulla di più. Ho vissuto anni importanti accanto a te, posso permettermi di andare avanti e indietro nel tempo che abbiamo condiviso, rivedere persone che hanno avuto un ruolo per noi slegate dal momento storico, come se leggessi un libro. Ciao, Viz. Leggo spesso quei libri che ti regalai e che non ho ancora letto, oltre ad altri, perché so che nulla resta immobile.

                                                                                                    Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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