martedì 26 aprile 2022

Invasioni barbariche

Quando cade un impero e arrivano gli invasori è facile definirli barbari. La grandezza della civiltà precedente non accetta di essere messa in secondo piano dai nuovi venuti. Le grandi opere architettoniche, la società che si è adattata alle condizioni precedenti, le illusioni di eternità e il bisogno innato di continuità sembrano dare ragione a questa definizione, ma non è detto che sia corretta. A parte il fatto che ogni società è migliorabile e che nessuna conquista è data per sempre se non è difesa ogni volta, rimane la considerazione che i nuovi padroni non sempre sono peggiori dei precedenti.

Da un certo punto di vista succede lo stesso col singolo essere umano. Chi invecchia non accetta molti dei mutamenti che per i giovani sono del tutto naturali e per loro migliorativi. I giovani, a loro volta, invecchieranno e si sentiranno probabilmente traditi nelle loro attese da chi li seguirà.

Forse lentamente il genere umano tende a superare antichi limiti e difetti, forse alcuni progressi effettivamente è difficile che vengano smarriti e i regressi occasionali, le perdite di diritti e le guerre evitabili non faranno che rallentare senza annullare l’uomo nuovo e più longevo che dovrebbe prendere il posto dell’uomo vecchio. Probabilmente sarà la nuova donna a portare i cambiamenti più utili a tutti. Che enorme pasticcio, Viz. Non posso dire che un tempo fosse tutto migliore ma alcuni problemi enormi li abbiamo affrontati assieme. Altri no, sono rimasti irrisolti e ormai è tardi per farlo. Arrivederci Viz.

                                                                                                             Silvano C.©  

                   (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

lunedì 25 aprile 2022

Non so dov’è

Non sono sicuro, ma si trova credo lungo la Valsugana. È una delle due acciaierie dove devo andare e, per un motivo che ora non ricordo, ti precedo in auto, e so che tu devi arrivare poi a piedi o con mezzi pubblici o chiedendo un passaggio. Arrivo con la mia Fiat 600, quella degli anni sessanta, e poi entro. L’ambiente è a suo modo familiare e sembra quasi l’atrio di una scuola, di un tribunale, forse di un carcere o addirittura di una fortezza. Entro facilmente ma poi non so in che modo uscire per vedere se arrivi o anche solo per guardarmi attorno. Non ci sono addetti all’ingresso, nessuno che possa dare indicazioni. Scambio alcune parole con una donna che a sua volta è presa da un discorso con la figlia. Parla con me per poco, poi torna ad interessarsi della figlia, le dispensa consigli, le chiede spiegazioni. Vedo arrivare attraverso i vetri della saracinesca alcune persone ma non faccio in tempo ad uscire perché subito la saracinesca si richiude e resto dentro, con un senso di oppressione che non so spiegare. Un’altra donna, appena entrata, mi spiega che per uscire basta digitare il codice accanto all’ingresso, e questo codice si trova in una specie di agenda sulla scrivania all’inizio del corridoio. Mi chiedo perché non un semplice pulsante accanto alla saracinesca, ma le cose che non so sono troppe. Davanti mi sembra ci sia una specie di ponte levatoio che permette di superare una forra e in basso un torrente, ma su questo non giurerei, magari mi confondo con un altro luogo. Ora mi verrebbe da chiedere se sono io o sei tu ad essere in un luogo dal quale non si può uscire, o perché io ho una vecchia auto e tu sei a piedi, e poi non capisco il motivo che mi impedisce di vederti anche se so che devi arrivare. Le domande sono troppe, altre me ne vengono ora ed è inutile riportarle perché non potrei avere alcuna risposta.

Ma tu certe cose te le sogni di notte?

Non lo so, sicuramente ci penso anche di giorno. Arrivederci Viz.

                                                                                                             Silvano C.©   


                   (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

domenica 24 aprile 2022

Con dolcezza

Con dolcezza posso mandarti affanculo.

Col sorriso posso manifestarti il mio disprezzo profondo.

Con apparente correttezza so fingere di non capire che mi offendi e gentilmente trattarti da idiota quale sei senza dirlo esplicitamente.

A voce bassa ti metto davanti alle tue contraddizioni e non ti lascio scampo se non nel silenzio, non serve che urli sembrando io il maleducato.

L’ironia che so rubare ai toscani con la loro abilità nel fare battute micidiali che tolgono ogni possibilità di replica potrei usarla contro di te, riflettici.

Non saprai mai esattamente chi hai di fronte sino a quando, in alcuni casi, sarà troppo tardi.

Quindi usa la dolcezza in modo preventivo come stile di approccio, sorridi senza secondi fini, cerca di usare correttezza con chiunque, anche con chi non sembra meritarla, e certamente non alzare la voce, è segno di insicurezza, debolezza e alterazione.

Ma prima di tutto non prendermi ad esempio, non so fare nulla di quanto ho scritto.

                                                                                                             Silvano C.©   


                   (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

sabato 23 aprile 2022

A cosa pensi se dico Olanda?

A cosa penso quando una parola mi riporta immagini messe da parte meticolosamente e confusamente nei miei archivi? A priori non so anticiparlo, dipende anche dal momento e dallo stato d’animo.

Se ora dici Olanda penso a bulbi di tulipano, a lucchetti e catene per biciclette, penso a un modellino di mulino a vento e a due piccoli spargipepe e spargisale a forma di casette tipiche. Ti basta o devo continuare?

E se dici Francia allora ritorno al vino novello comprato fuori stagione, all’acqua minerale costosissima e ai piccoli e verdi campeggi comunali spesso vicino a placidi fiumi.

Non lo prendo come un test psicologico, non mi interessano forme da decifrare o alle quali associare la prima parola che mi viene alla mente, non è una gara nella quale essere veloce, anzi, è proprio l’opposto.

Voglio scavare nel conosciuto solo un po' nascosto, riprendere un libro e sfogliarlo ancora, aprire una raccolta o un album di foto, viaggiare nel tempo all’indietro e anche in avanti. Io progetto il mio passato, l’ho sempre fatto, a volte consapevolmente altre senza rendermene conto. E se dimentico come tutti qualche particolare o qualche episodio mi arrabbio, mi sento derubato anche del mio benessere futuro. Ho gettato regali che avevo ricevuto e che non mi pento di aver buttato, non sopportavo il richiamo a una situazione che mi procurava dolore. Ho conservato molti altri regali e anche piccoli oggetti casuali che hanno valore solo per me e che tento di riordinare, ogni tanto, perché occupino meno spazio rinunciando ai meno significativi. Un regalo che mi facesti per il mio compleanno lo criticai, ci rimanesti male ma lo conservo ancora. Alla fine hai vinto tu, quella ed altre volte. Se poi stanotte mi suggerirai immagini alle quali associare viaggi, esperienze, cene con amici o momenti belli o brutti te ne sarò grato. Aspetto, ciao Viz.

                                                                                                             Silvano C.©  

                   (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

Oltre il cielo

Oltre il cielo si arriva all’infinito, e se noi non siamo il centro di ogni cosa, come sospetto, arrivare ai suoi confini potrebbe aver bisogno di un tempo maggiore o minore a seconda della direzione che sceglieremo. Poca differenza in termini pratici poiché non credo che partirò mai per un tale viaggio, o almeno non prima di aver incontrato la Signora.

Il guaio è che mi mancano termini di riferimento condivisi, neppure chiari a me stesso. Parlare di cielo, di orizzonte, di Nuove Indie da scoprire non mi porta beneficio, anzi, mi confonde.

Persino se parlo di come ho vissuto da giovane non vengo capito da tutti e probabilmente io per primo ricordo in modo selettivo e non oggettivo. Non è necessario arrivare a mondi impossibili e lontani per trovare incertezze. Non sono sicuro di ciò che ho fatto, tantomeno di come sono stato giudicato.

Dovrei far pulizia allora, anche fisicamente nello spazio vicino. Cancellare come si usa fare, rimuovere perché sembra più tranquillizzante, non lasciare pesi a chi verrà dopo, scegliere per non scaricarne la difficoltà ad altri…

Oltre il cielo non arriverò mai e mi alzerò sempre di poco sul livello del mare ma il pensiero è libero, anarchico e un po' romantico (come ha spiegato Guccini) quindi posso seguire l’umore dell’attimo, il sorriso casuale di chi cambia le ore che seguono e le parole che colpiscono nel modo giusto. Arrivederci Viz, a quando finalmente qualcosa di bello succederà.

                                                                                                             Silvano C.©  

                   (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

 

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