venerdì 4 novembre 2016

treni velocissimi e vuoti


Corrono verso il futuro, ma non lo possono raggiungere, quello si sposta sempre un po’ più in avanti.

Anche il veliero vorrebbe raggiungere la linea che separa il mare dal cielo, ma quella si allontana.

Pure io vorrei il futuro, metterci dentro il mio bagaglio di passato e presente che desidero salvare, ma il Tempo mi prende in giro se mi azzardo a fargli la richiesta.

E così i treni sempre più veloci, esclusivi e per pochi vanno avanti, lasciando dietro di loro altri treni, meno veloci, meno vuoti, più carichi di umanità dolente, di sogni irrealizzati, di delusioni e rancori.

Siamo quasi ai due estremi di ogni logica sociale.
La velocità massima pensabile, quella della luce, irraggiungibile per tutti.
La lentezza esasperante, deludente e mortificante, assassina, per la massa infinita incatenata sul posto, impossibilitata a muoversi in avanti anche di un solo passo, di un solo metro, di un respiro.
Ed in mezzo, in un luogo qualsiasi, noi, tutti noi, che il futuro lo abbiamo, che abbiamo il passato, e viviamo il presente.

E vorremmo andare velocissimi, ma non troppo.

                                                                                                                Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

mercoledì 2 novembre 2016

La perfezione


Il corpo umano è superato dai tempi, non è più un modello adatto alle situazioni ed alle sfide che ci aspettano ed hanno già iniziato ad evidenziarsi.

Prima di tutto tende a riprodursi in eccesso, in forma virale ed incontenibile, ad occupare ogni spazio a disposizione, e la popolazione umana aumenta senza la possibilità di controllarla. Se continua così una catastrofe è inevitabile. Neppure le guerre bastano a risolvere il problema, o le carestie, niente di niente.

Poi tende ad ammalarsi, ed a procurare dolore ai singoli esseri umani. E pure in questo caso non c’è modo di risolvere il problema. Il massimo che si può ottenere è solo spostare più avanti negli anni quello che nei secoli passati ci capitava in età meno avanzata.

Inoltre l’uomo, dotato di ragione, pretende di avere uno scopo, una motivazione, una dignità, un lavoro e una meta da raggiungere. Come se fosse facile. Che dignità ha uno qualsiasi degli organismi viventi della catena alimentare se non quella di essere cibo per alcuni e predatore per altri? Alcuni sostengono che il lavoro permette di avere dignità. Altri ne dubitano, in particolare chi può vivere molto bene pur senza lavorare, e magari si preoccupa generosamente che i suoi simili abbiano la dignità che cercano.

Una soluzione pratica e realizzabile potrebbe essere, per tutti, quella che inizia a farsi strada e che in pochi ancora vedono come un futuro non solo possibile, ma desiderabile. La smaterializzazione ad esempio risolverebbe alla radice il problema del dolore e della malattia. Impossibile soffrire senza un corpo che ci trasmetta messaggi nervosi lungo i nervi o ci faccia nascere paure per la conservazione della nostra parte fisica.

Dal punto di vista puramente economico e degli equilibri geopolitici e produttivi occorre che le società funzionino seguendo le naturali leggi della domanda e dell’offerta, della sana e libera economia di mercato insomma, ed il prossimo passo, unito alla dematerializzazione (che da sola risolverebbe ogni problema anche riguardo alla denutrizione, alle migrazioni ed alla demografia senza controllo) sarà quello di produrre consumatori virtuali, o, meglio ancora, macchine automatiche a basso impatto ecologico in grado di spendere in modo autonomo, di generare consumi e quindi di mantenere il livello della produzione ai livelli necessari al sistema.

Ormai il denaro si può dematerializzare a Trapani e rimaterializzare a Pechino senza alcun problema. Le auto stanno imparando ad andare da sole dove serve, senza autista. I bambini possono nascere anche senza padri, o senza madri, e in fondo sono inutili pure i bambini. Un account non reale su un social può interagire come se fosse una vera persona, e funzionare molto meglio di un umano, che magari non sempre è in vena.

La soluzione sarebbe lasciar perdere i corpi, lasciar  agire macchine e programmi informatici intelligenti e fare in modo che il mondo vada avanti senza di noi in carne ed ossa. Sarebbe finalmente la perfezione.

                                                                                                                            Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

martedì 1 novembre 2016

La guerra civile in Trentino


Le terre di confine, o comunque contese, vissute e pensate in modo diverso dagli stessi nati in quelle terre sono tante. Il Trentino è una di queste, e per capire la situazione occorre fare un salto all’indietro di qualche secolo.

La prima cosa che appare evidente dal punto di vista della geografia fisica è che un confine naturale per tutte le aree alpine, a nord o a sud che siamo, è lo spartiacque delle Alpi. Per millenni i passi montani sono stati percorribili solo in particolari condizioni e stagioni, ed hanno separato in modo netto le popolazioni sui due versanti.

Un altro aspetto da non scordare è che la formazione di grandi stati nazionali ai confini dello stivale italiano è avvenuta molto prima che nascesse il nostro stato-nazione, e che questo ha messo gli italiani in posizione di inferiorità e difficoltà molto a lungo, confinandoli in dispute tra realtà locali pur importantissime ma mai di respiro statale come lo conosciamo dall’Unità ottocentesca.

Anche la Chiesa ci ha messo del suo, travalicando senza difficoltà i confini fisici e politici e mantenendo contatti anche tra realtà in lotta tra loro.

È avvenuto così che per secoli il Trentino, terra italiana, è rientrato nella sfera d’occupazione e controllo veneziano (solo per la sua parte più meridionale) ed in seguito completamente austriaco, con l’unica parentesi legata alle conquiste napoleoniche, che hanno fatto rientrare per pochi anni parte del Trentino in Italia. La vicinanza ai popoli di lingua tedesca era ed è crescente man mano che ci si avvicina al Brennero, e le due province di Trento e Bolzano ancora oggi sono molto diverse da questo punto di vista, pur essendo unite in un’unica regione autonoma. La stessa provincia di Trento poi presenta un affievolirsi dei legami con l’Austria avvicinandosi ai suoi confini con la provincia di Verona.

Per secoli il governo di Vienna è stato illuminato, ferreo ma aperto sia culturalmente che dal punto di vista amministrativo ed economico. Per rimanere nella sola Rovereto, ad esempio, la cultura locale ha potuto beneficiare di grandi aiuti e riconoscimenti. Sono state autorizzate scuole superiori come un liceo e una scuola superiore a carattere più pratico, vi è nata l’Accademia degli Agiati, per secoli gli zattieri di Borgo Sacco hanno potuto commerciare con tutte le comunità che si affacciavano sul fiume Adige, da nord sino al mare Adriatico. La struttura del catasto trentino era all’avanguardia, grazie all’impero austro-ungarico, rispetto a tutto il resto del territorio a sud delle Alpi. A Rovereto a metà Ottocento è stato concesso di avere una Manifattura tabacchi che ha dato lavoro a migliaia di donne, le famose zigherane. Si sono formate le prime società di mutuo soccorso, sono stati riconosciuti diritti alle donne derivanti dalla loro indipendenza economica, ed il Trentino è stato a lungo una terra tranquilla, senza particolari problemi di tipo economico, grazie alle proprie manifatture (importantissima anche quella legata alla seta). Rovereto ha avuto il primo teatro in provincia di Trento, una sua biblioteca, un suo museo civico.

Per molto tempo il controllo di Vienna è stato esercitato in guanti di velluto, poi la situazione è mutata. I primi moti indipendentisti ai confini dell’impero asburgico hanno fatto aumentare la spinta centralista.
In tempi più recenti alcuni trentini, come De Gasperi e Battisti, eletti al parlamento di Vienna, hanno iniziato a domandare maggiore indipendenza, a chiedere un’università in lingua italiana. I tempi però erano ormai inadatti a tale richiesta, il mondo stava mutando velocemente, e lo stesso Trentino felix era destinato ad essere comunque un ricordo. Vienna non avrebbe più lasciato l’autonomia alla quale molti erano abituati e per la quale non avrebbero mai voluto lasciare l’impero, considerandolo la loro Patria.

Così iniziò letteralmente una guerra civile, combattuta all’interno del primo conflitto mondiale. Persone nate in trentino, magari nello stesso paese, vicini di casa talvolta, si trovarono divise (indossando divise di diverso colore). Alcuni come Battisti superarono il confine e iniziarono a fare propaganda contro l’Austria e poi si arruolarono volontari nell’esercito regio italiano. Altri vennero semplicemente richiamati alle armi da Vienna e diventarono soldati austriaci.
Ognuno di loro combatté volontariamente o per servizio militare obbligatorio per una diversa Patria, che in questo caso però aveva in comune lo stesso territorio, la stessa lingua, la stessa fede religiosa, la stessa cultura di formazione.

Definire eroi e traditori i combattenti di una parte e dell’altra fu solo dovuto alla scelta di campo. Battisti fu un traditore, impiccato per tradimento dopo un processo breve e senza alcuna speranza di grazia. Dopo, a guerra finita, fu considerato un eroe dai vincitori, gli italiani, e per lui furono eretti monumenti e riservati onori, ma furono in tanti come lui, meno famosi, a combattere contro i loro stessi conterranei per liberare il Trentino dalla dominazione austriaca.

La guerra civile trentina, in estrema sintesi e con immancabili imprecisioni o dimenticanze, fu questo. Cosa avvenne dopo è storia tutta italiana. Gli irredentisti trentini, cioè gli interventisti che volevano Trento italiana, furono parte della forza che contribuì alla nascita del fascismo. Alcuni morti in trincea prima del 1918 divennero eroi celebrati dalla nascente dittatura per giustificare e nobilitare le proprie ragioni.

E questa guerra civile trentina oggi è finita? In Trentino, oggi, si è raggiunto un accordo, si sono accettate le ragioni anche dei combattenti sul fronte opposto? La risposta è no. Ancora oggi molti considerano Battisti un traditore, non un eroe. E ancora oggi chi è nato in provincia di Trento prima del 1918 viene considerato da alcuni come austriaco, austroungarico, sudtirolese di lingua italiana, ma non italiano, al massimo trentino.
                                                                                                           Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

venerdì 28 ottobre 2016

Vuoi stirare con me?

Difficile dire a che genere di argomento si possa riferire quanto sto per scrivere; quando inizio quasi mai so come finirò e quali temi toccherò. 
Poiché non devo nulla a nessuno, con questo blog, non ci guadagno nulla né vendo nulla, non è una testata giornalistica e, pur restando responsabile di ogni cosa che pubblico, mi sento nella posizione privilegiata di chi può gestire, entro limiti ragionevoli, la propria libertà ed indipendenza, seguo solo le mie idee e vi dedico il tempo che ho a disposizione, quando ne ho desiderio.

Recentemente ho meno tempo per la rete e per i social (necessità dettata dalle circostanze) e tra le alternative alla navigazione, una tra le tante, forse la meno gradita, per ora, c’è la necessità di stirare.
Capita che si debbano affrontare mutamenti, ed è meglio farlo con una buona dose di pragmatismo ed umiltà, ma anche con un certo orgoglio, anzi, se ci si riesce è meglio. Perché una sfida deve essere vista come una sconfitta solo perché ci si viene obbligati? Pur restando una grossa rottura (concetto assodato), rimane il fatto che l’accettarla dimostra che si è in grado di reagire.

Se poi arriva un po’ di sana pazzia, che trasforma la faccenda in gioco ed offre la possibilità di cercare soluzioni innovative a basso costo, allora credo di poter essere, nel mio piccolo, soddisfatto.

Non ho mai gradito l’idea che stirando il cavo elettrico del ferro da stiro si sposti su quanto appena stirato per stropicciarlo di nuovo, con pieghe non desiderate. Nelle stirerie professionali i cavi scendono dall’alto, ma un normale piccolo elettrodomestico non prevede questa possibilità, e la soluzione è possibile, lo posso garantire, solo, ed in modo parziale, con caldaie abbinate al ferro che hanno un costo non proprio adatto a tutte le tasche. Inoltre sono sistemi pesanti, ingombranti, inadatti ad un uso tutto sommato limitato come vorrei che restasse il mio. Ed allora?


Allora prima ho cercato soluzioni commerciali, e non ho trovato nulla che mi potesse soddisfare, poi sono andato a vedere cosa offrono negozi di ferramenta e simili, ed ho avuto l’idea. Un tubo flessibile di plastica, del tipo per liquidi o anche per cavi elettrici, ed un gomito. Costo totale meno di cinque Euro. A casa ho segato facilmente il tubo per ottenerne una parte più corta, ho innestato le due parti nel gomito, ed ho ottenuto una grossa L. Dopo un paio di tentativi ho trovato pure il modo per fissare questa L rovesciata all’asse da stiro in modo rapido e facile da montare e smontare. A questo punto tutto era pronto. Il cavo elettrico poteva essere sostenuto dal braccio flessibile e scendere dall’alto, ed io avevo risolto un mio problema decennale. Se qualcuno è interessato e lo vuol copiare, non ne chiedo alcun copyright.

Ed ora mi resta ancora il dubbio di come classificare questa cosa. Economia domestica? Soluzioni intelligenti per deficienti? Come perdere tempo con problemi non esistenziali? Non lo so e non mi interessa. Io ultimamente stiro così.

                                                                                                          Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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