sabato 8 ottobre 2016

portam a cà da mì


Portam a cà da mì, a son stuff e a gò sonn. Am son pers, an sò più indù son. Ma ti chi iet? Ant’ho mai vist. Indù stat? Luntan? Com dit? An capiss nient ad quel ct’am conti. Ma al sat che tiè propria un bel tip?
A tl’ho dit: a son stuff e a gò sonn!
A voi andar a durmir, durmir e an smirsiaram più. A voi durmir e sptar che a cambia i quei, a nin poss più.
Sì, ho bvest, e alora? A son un poc imbariagh, e ti tam pari quasi simpatic. Ma cusa vot? Smetla ad tiraram in sù ed in zò. Lasam perdar. Lasam durmir chi, e smetla ad rompr’il ball.

Am vot purtar a cà? Va ben. Anden. Sat sà la strada anden. Mi a nat tgnoss brisa, ma va ben listess.
Adman am sarò szcurdà tutt, e ti at sarà sol un’incub.
Adess a gò sol voja ad durmir, e cuntinuar a durmir.

                                                                                               Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

venerdì 7 ottobre 2016

Un vecchio rompipalle


Alle sette di mattina, di una mattina di novembre, un po’ nebbiosa, che senso ha suonare al campanello di casa di un’amica senza essersi prima annunciati? È da maleducati assoluti, come lo è ignorare lo stupore (per non usare altre parole più adatte e colorite) e le espressioni di tutta la famiglia alle prese con la colazione e le prime attività domestiche. Interpretare quegli sguardi  positivamente è impagabile.

Vecchi rompipalle lo si nasce, oppure lo si diventa dopo una dura selezione che porta alcuni ad andarsene prima dell’età canonica ed altri a rinsavire, almeno in parte, abbandonando certi colpi di testa che nessuno, sano di mente, avrebbe inserito tra le opzioni possibili.

Giunti ad una certa età tuttavia occorre ammetterlo, farsene una ragione. Essere rompipalle non è una cosa della quale andare orgogliosi, ed ha un solo lato positivo, uno solo.

Dar fastidio agli altri con le proprie manie, i propri luoghi comuni, le esigenze erette a diritti non negoziabili, e pensare che il mondo si debba adeguare e non - come sarebbe più logico - il contrario, sospetto che possa influire ad abbassare il presunto altissimo Q.I.

Non faccio esempi, mi vergogno, sfiorerei il ridicolo, e, rendendomene conto, soprassiedo. Ma non demordo. Sono e resto un rompipalle.

La situazione, dicevo prima, ha un solo lato positivo. Se lo sono significa che qualcuno mi permette di esserlo. Ma forse ne ha pure un altro: rompendo dimostro anche attenzione, interesse. A tutti, in fondo, fa piacere non essere indifferenti agli altri.
                                                                                                      Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

martedì 4 ottobre 2016

Un referendum senza quorum (le regole che occorre conoscere)


Se si va a votare per un referendum credo che sarebbe importante, come premessa, sapere bene di che tipo di referendum si tratta (Infatti nel nostro ordinamento abbiamo due tipi di referendum).

Il referendum abrogativo decide se abrogare o meno una legge. Perché sia valido occorre che venga raggiunto il quorum, che corrisponde al 50% + 1 degli aventi diritto al voto.

Il referendum confermativo (costituzionale o sospensivo) non ha bisogno, per essere valido, di raggiungere un quorum. Il conteggio dei voti validamente espressi ha effetto anche se, al limite, vota solo il 5% degli aventi diritto.

Per chiarirsi poi bisogna conoscere bene i due articoli della nostra Costituzione che regolano l’istituto del referendum, e questi sono l’art. 48 e l’art 75.  Per comodità io li riporto per intero, omettendo solo i richiami. Chi vuole approfondire non deve far altro che cercarli in rete, sui siti istituzionali.

Articolo 48
Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura l'effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.
Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge

Mio commento sull’articolo 48
Com’è evidente si parla di elezioni in generale. In nessun punto dell’articolo si cita esplicitamente il referendum mentre si dice invece come vengono assegnati i seggi, cioè si parla di elezioni e delle regole che riguardano la possibilità di tradurre il voto in eletti. Qui si cita chiaramente il dovere civico.

Articolo 75
E` indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.
La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

Mio commento sull’articolo 75
Questo è l’articolo più importante della nostra Costituzione in tema di referendum, e che quindi ne determina lo svolgimento. Prima di tutto non compare mai la parola dovere, ma solo diritto, e non è una questione di poco conto, perché i Padri costituenti sapevano pesare le parole.
Oltre a non farne un dovere l’articolo esplicita il concetto di quorum, cioè mette questo tra i parametri per rendere valida la votazione (come nel caso del referendum abrogativo sopra ricordato), quindi la Costituzione prevede che sia lecito non votare per non rendere valido un referendum, mentre non prevede (art. 48) che sia lecito non votare alle normali elezioni.


Conclusione
Secondo queste indicazioni esplicite scritte nella nostra Carta fondamentale il diritto di votare (per il quale in molti hanno dato la vita durante la lotta contro la dittatura fascista) deve essere inteso in senso più ampio, cioè il diritto-dovere che abbiamo di esprimere liberamente la nostra volontà quando siamo chiamati a votare.
·       Abbiamo il diritto-dovere di votare alle elezioni, in particolare a quelle politiche.
·       Abbiamo il diritto di esprimere la nostra volontà anche astenendoci dal voto, nel caso del referendum.
·       Abbiamo il diritto di far valere democraticamente la nostra volontà nei termini previsti dalla Costituzione.
·       L’articolo 48 e l’articolo 75 non sono in contraddizione. Mentre il 48 si interessa delle elezioni il 75 spiega con termini precisi il caso del referendum.

A questo punto è evidente che se era costituzionalmente lecito non partecipare ad un referendum votando No per far vincere il Sì (perché questo nei fatti sarebbe successo nel recente referendum, cioè si sarebbe votato contro la propria libera scelta), è ugualmente lecito non votare ad un referendum nel quale non è necessario raggiungere il quorum.
In questo secondo caso, per far vincere democraticamente a livello nazionale il proprio pensiero, occorre valutare con molta attenzione se un’eventuale scelta di partecipazione o non partecipazione possa creare vantaggio al Sì oppure al No.
Molto facile aggiungere però, come già specificato, che se anche in pochi votano, questi fanno valere la loro volontà mentre chi si astiene lascia che siano altri a decidere (senza dimenticare ovviamente le considerazioni di opportunità sopra espresse).

                                                                                                   Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

lunedì 3 ottobre 2016

Muri e ponti

Lo dico chiaramente, servono entrambi. Servono sia i muri, di casa ad esempio, che ci separano dall’ambiente esterno e ci difendono, e servono i ponti, per permetterci di arrivare dove vogliamo arrivare, o dove è giusto arrivare, o dove abbiamo la libertà ed il diritto di arrivare, per dirla nel modo più chiaro possibile.

Dal punto di vista esclusivamente biologico senza un equilibrio controllato tra ciò che può entrare e ciò che non può entrare nessuna cellula attiva potrebbe sopravvivere più di qualche minuto. Il suo metabolismo si bloccherebbe.
La membrana cellulare ha questo compito essenziale, essere al contempo una barriera per ciò che deve restare fuori o dentro ed un passaggio per ogni sostanza che deve entrare o uscire.

La biologia però non è la politica, né regola i rapporti tra stati, o pretende di essere una guida per i rapporti tra esseri umani, tenta solo di spiegare come sono organizzati i viventi, il suo compito è esclusivamente quello.

Nel caso dei muri tra stati e del problema dei migranti la cosa è invece un po’ più complessa.
Complice la crisi, che ci sta togliendo diritti fondamentali che sembravano acquisiti, complice la perdita di potere degli stati nazionali nei confronti della finanza mondiale, sempre più aggressiva, complice la denatalità che mette a rischio le pensioni attuali e complice la mancanza di lavoro, che mette a rischio le pensioni future dei nostri figli e dei nostri nipoti, ora la situazione diventa sempre più difficile da sostenere.

Salvare chi rischia di morire non può essere messo in discussione, né il dare accoglienza a chi fugge da guerre e morte per fame, ma oggi, 3 ottobre 2016, giorno simbolico e di doverosa riflessione, qualche cosa si è rotto.

Se una ragazza chiede come si possono accogliere tanti profughi e dar loro lavoro quando lei, una volta che uscirà dalla scuola, sarà disoccupata, non può ricevere come risposta che creare lotte tra poveri è un modo sbagliato di porre la questione.
Lei ha il diritto di sapere che avrà aiuto dallo Stato nel quale è nata, indipendentemente dal fatto che questo Stato accolga tanti disperati ed offra loro condizioni di vita umane.

La lotta tra poveri non l’ha voluta quella ragazza, lei cerca solo sicurezza ed un futuro, possibilmente senza dover emigrare. La lotta tra poveri deve essere evitata dando la possibilità ai giovani italiani di avere quanto hanno avuto i loro genitori, che certamente non hanno fatto la guerra come i loro nonni o bisnonni.

Il rifiuto di chi viene a cercare aiuto deve essere superato senza far arrivare in quartieri poveri e già con i loro problemi di sopravvivenza e malavita locale anche profughi che vengono da altri paesi.
Non è possibile dare la colpa del rifiuto a chi già paga pesantemente la crisi, e accusare di atteggiamenti populisti chi semplicemente vorrebbe vivere decentemente, esattamente come gli altri italiani che vivono in case belle e sicure, con tutto quello che solitamente possiedono i ceti medio-alti.  

Chi permette questo stato di cose e non cerca di cambiare la situazione è il solo responsabile dell’incomprensione crescente tra chi ha poco e chi non ha nulla.

Ed ora parliamo pure di muri e ponti, se volete.


                                                                                                                            Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

domenica 2 ottobre 2016

Il carretto delle offerte


La bambina è allegra, chiede di un dentino da latte che le è caduto, e poi racconta che le ha fatto male, quando il dentista lo ha tolto.
La donna la segue, l’ascolta, e intanto serve una cliente che chiede informazioni.
La cliente poi parla al telefono, ed evidentemente ciò che cercava non era quello che le sembrava di aver trovato, ed esce.
Io cerco un piccolo regalo, ma sono indeciso, e mi guardo attorno.
La bambina sposta un vasetto fragile, e la donna le dice di stare attenta, perché si potrebbe rompere e lei farsi male.
Poi la bambina fa una piccola corsa attorno al bancone, ed ancora la donna le dice di non correre in negozio, ci sono troppi oggetti appoggiati e pronti a cadere.
Io osservo una piccola borsa di stoffa di Vipiteno.
La bambina è seduta sul bancone, racconta ancora del dentino, e la donna le dice di scendere perché è troppo alto per lei.
Entra un uomo, forse il padre della bambina, non lo so, e va direttamente in una stanzetta, forse ufficio del negozio.
Io ho scelto alcuni oggetti, e vado al bancone.
La bambina tocca molte cose, e chiede se sono da vendere.
Qui in negozio è tutto da vendere, dice la donna.
Io dico alla bambina che potrei comprare anche lei, e la bambina sparisce in un attimo nell’ufficio.

La donna mi guarda sorridendo e non sembra preoccupata, ma io ho paura di averla spaventata.
Lei mi dice che la bambina si fida troppo della gente, che si avvicina a tutti, e mi fa capire che non crede che si sia spaventata, non troppo almeno.
Infatti esce poco dopo, con l'uomo che forse è suo padre, mentre la signora finisce di farmi il pacchetto ed io pago.
Fuori dal negozio c’è un piccolo carretto con le offerte, ma è vuoto, le offerte sono finite.

                                                                                                                            Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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