domenica 22 marzo 2026

Domeniche a piedi

Per me, che allora avevo poco più di vent’anni, le domeniche a piedi furono una breve e strana stagione. In seguito alla guerra arabo-israeliana e al blocco del canale di Suez la crisi energetica obbligò a una stretta sui consumi petroliferi e per tutti i privati fu vietato l’utilizzo dell’auto personale nelle giornate di domenica. Anche il riscaldamento domestico venne ridotto, gli orari degli spettacoli televisivi, cinematografici e teatrali furono anticipati. La cosa che ricordo bene, visto che allora abitavo a Ferrara, furono gli spostamenti in bicicletta al centro della carreggiata delle strade solitamente occupata dalle auto. Con gli amici di allora andavamo in bicicletta dal centro a Pontelagoscuro, oppure a Borgo Scoline, dopo Porotto. Vedevamo passare solo taxi e autobus, per il resto fu quasi una festa, che durò sino alla primavera del 1974.  Senz'auto la domenica si sopravvive, se a questo utilizzo non è legato il proprio lavoro. Con temperatura più bassa in casa si sopravvive. E si sopravvive pure se i cinema chiudono con l’ultimo spettacolo alle 22. Da allora molto è cambiato ma se finalmente si tornasse a una programmazione televisiva con le trasmissioni di prima serata che iniziano alle 20.30 al massimo e non quasi alle 22 come recentemente non mi spiacerebbe, ma questa è un’altra storia. A quel tempo, Viz, ancora non ci conoscevamo, nessuno dei due sapeva cosa ci stava preparando il futuro.

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sabato 21 marzo 2026

Effimero

Se un grumo di cellule raggiunge la consapevolezza e si crea infiniti mondi immaginari, se avviene tutto questo e la lettura che ne faccio è corretta, da dove arrivano la fantasia e la capacità d'inventare, d’immaginare? Posso pensare che quel grumo di cellule, formate ognuna da elementi chimici tenuti vicini per un tempo limitato e destinate a dissolversi, possa restare in qualche forma, forse immateriale? Posso pensarlo, certo, ma non ho prove a sostegno di nulla del genere. Penso alla possibilità di esistenza eterna, in fondo, una sorta di consolazione. E poi chi potrei incontrare in questo futuro ipotetico, chi? Su una delle nostre calamite da frigorifero una grossa foca dice testualmente a quella vicina “Ti ho donato i miei anni più magri”. Ecco, questa è la sintesi del pensiero che volevo esprimere. L’eterno è effimero, bisogna approfittarne quando arriva a tiro. Ciao, Viz, mi manca il tuo sorriso, mi manca Ferrara, mi mancano persone. Conservo però il tuo sorriso, conservo Ferrara e conservo quelle persone.

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venerdì 20 marzo 2026

Case, cose e persone

Le case sono come chi ci vive, sono come loro. Le case riflettono, in ciò che contengono e conservano, la vita vissuta che non è quella raccontata o che si vorrebbe venisse veramente raccontata. Il grande disordine significa qualcosa, non saprei dire cosa ma ha un motivo. Anche l’ordine quasi maniacale deriva da pensieri non sempre espliciti o consapevoli. A volte le finestre spoglie, senza alcuna tenda se non quelle quasi obbligatorie, vengono da momenti vissuti in altre abitazioni nelle quali ad ogni finestra erano abbinate tende e controtende, magari pesanti e polverose. Un rifiuto insomma, una pretesa di libertà. Ricordo un appartamento in affitto con elementi di arredamento di pregio ma tenuto in modo distratto, spesso con spazzatura accumulata e maleodorante. Credo di aver veramente capito il perché solo quando ho visto la casa di origine, la casa dei genitori insomma. Ogni granello di polvere presente o assente grida e vuol farsi capire. Tutto porta a capire, o dovrebbe aiutare a farlo. Invece di andare da uno bravo potrei semplicemente invitarlo a farmi visita e dargli il permesso di guardare ovunque, in ogni stanza e in ogni armadio, su ogni scaffale e dietro ogni porta. Dopo potrebbe dirmi con maggiore sicurezza di cosa ho veramente bisogno, se di chimica o di fisica, se di rapporti o di nuovi approcci. Tutto potrebbe dirmi, invece di ascoltare ore di racconti di cosa ho fatto, visto, pensato, di verità e menzogne, di sedute piene di parole. Uno bravo capirebbe questo e altro se entrasse in un appartamento a Ferrara e in uno a Rovereto.  Ciao, Viz. Sei presente, lo so, diversamente presente secondo alcuni.

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giovedì 19 marzo 2026

Caro

Siedo al ristorante e tengo il berretto. Perché dovrei toglierlo se mi piace stare così? Abituato da sempre a masticare con la bocca aperta non me ne faccio un cruccio, mi sembra sia un mio diritto. E tu caro, cos’hai da guardare? Mi chiamano al telefono, rispondo, è evidente, e resto seduto. Non mi va di scomodarmi, e neppure di parlare a bassa voce, che poi chi mi sta ascoltando potrebbe non capire. Richiamo con un grugnito la cameriera perché non è veloce a portarmi altro pane, però quando se ne va le guardo insistentemente il culo. Ha un bel culo, notevole. Uscendo e facendo due passi in città incontro un vecchio conoscente, anche lui nato a Ferrara. Parliamo della rotatoria, porca di quella*******, e anche di tutti quelli che vengono a rubarci la casa, il lavoro, gli aiuti, le pensioni e che non fanno altro che spacciare e fregare appena possono. Al negozio, che faccio gestire da un extracomunitario che pago in nero, voglio che emetta meno fatture possibile altrimenti lo mando a cagare e ne prendo un altro. Il lavoro è difficile, i clienti sono stronzi e per mantenermi il minimo devo darmi da fare. Però non mi accontento, e con mia moglie patti chiari, io faccio quello che mi pare ma tu non ti azzardare.

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mercoledì 18 marzo 2026

Il giorno perfetto

Inizia prestissimo, prima dell’alba, alle sei di mattina, colazione e ultimi preparativi poi si parte. Destinazione nota, musica scelta anni prima, molti anni prima, e nessuna notizia in diretta, meglio evitare. Viaggio senza fretta, i tempi non la impongono, mi basta arrivare entro mezzogiorno. Qualche breve sosta tecnica in pochi autogrill, breve passeggiata tra offerte e scaffali. Tutto costa esageratamente, il doppio che nei miei supermercati. Guardo, non m’interessa nulla, non prendo neppure un caffè. Nel viaggio potrei fare mille soste, troppi luoghi mi ricordano una vita precedente, Verona, Mantova, Carpi, Gargallo, Modena gentile, san Luca, Ravenna e oltre. Inizio a vedere il Monte Titano e ormai manca poco. Rimini si presenta con l’Italia in miniatura, dove non mi fermo, e intanto la musica e le canzoni continuano a tenermi compagnia. Entro in città troppo avanti, a sud, mi smarrisco nelle strade ma intanto rivedo la vecchia caserma dove passai ormai cinquant’anni fa, in un gelido gennaio, o forse febbraio. Pensavo di ricordare e invece no, senza navigatore e senza una cartina mi perdo un po' tra sensi unici e traffico imbottigliato. Alla fine arrivo però, dopo aver chiesto come si faceva un tempo. La casa è come ricordo, lei dice che è sporca ma a me sembra ordinatissima e pulita. Io le ho portato poche cose, due per la precisione, e lei mi porge un ricordo, il motivo della mia visita, mi mostra dove sei e non sei. Non dico nulla, vedo il tuo letto, sono venuto per mantenere una promessa con te, non per o con lei, o non prima di tutto per lei, ma per te. E sai bene il perché. Poi usciamo. Una breve passeggiata in spiaggia e rivedo le onde e il mare dopo anni, risento l’odore e cammino sulla sabbia. Mi offre un pranzo, senza fretta, e infatti facciamo tardi parlando e raccontandoci. Usciamo che tutti gli altri se ne sono andati da un pezzo. Poche parole, poi brevi incontri con vicini e un saluto e la partenza. Uscire da Rimini è più facile che entrare, e la via del ritorno per un breve tratto è la stessa, sino alla strada per Ravenna. Anche in questo caso troppi posti dove potrei fermarmi prima di arrivare a Ferrara. Sono stanco e penso che forse non è il momento per la città dove sono nato. Ci ripenso, faccio una sosta dove vedo una piantagione di enormi bambù che sembrano pioppi, fitti fitti. Una telefonata e decido che, proprio perché sono stanco, viaggerò di più e tornerò senza soste per dormire. A Ferrara però mi ho deciso che mi fermo, faccio benzina e un pò di acquisti nei soliti posti, entro in casa per pochi minuti poi riparto, dopo aver preso l'unico caffè della giornata. La colonna sonora musicale è perfetta. Quando sono sull’argine del Po Ray Charles canta Ol' Man River. Non ho voglia di correre, nessuna voglia. La notte e i fari, la musica, il motore che macina tranquillo i chilometri, io che capisco che con un’auto posso ancora arrivare lontano, che ne ho ancora la forza come cantano Guccini e Ligabue. Il giorno è stato perfetto, mancavi solo tu, Roberta, e con te anche Viz.

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lunedì 16 marzo 2026

gioventù

Ecco, è così che inizia: la prima volta che ti chiedi se è quella l’ultima volta. La prima volta che quel pensiero ti sfiora significa che inizi ad invecchiare. E non conta che succeda a venti o a settant’anni. Prima lo spazio era infinito e così il tempo. Dopo sono arrivati steccati, barriere, muri e separazioni. E quel vecchio modo di dire “Non scoparmi i piedi altrimenti non mi sposo più” appare col suo vero significato. Ho iniziato a capire cose che prima neppure immaginavo, e se lo immaginavo fingevo di non capire. Non posso più fingere. Domani non sarà l’ultimo viaggio, probabilmente no, ma questo non lo so. L’ultima volta mi è stata chiara, ma non sempre, a cose avvenute. Ma così è facile, tutti lo sanno. Il difficile è pensarlo prima, prevederlo, senza sfiorare pessimismo e delusione, nostalgia e dolore, solo come osservazione distaccata e oggettiva. So di un grande attore che sin da giovane recitava parti da vecchio, e così sembrava che per lui il tempo non passasse. Purtroppo non ho potuto vederlo a teatro, quando andavo a teatro, era troppo lontano e poi è morto. So di altri che affrontano diversamente il tempo che passa e lo negano, cercano di apparire più giovani diventando patetici. Ero giovane da giovane, non sapevo di esserlo, mi sentivo un po' sfigato e un po' geniale nella mia diversità, stupido sino a fare scherzi atroci tuttavia divertendomi e facendomi, in qualche modo, perdonare. Ma avveniva a Ferrara, una vita fa, una vita che non torna più e non ricordo l’ultima volta che… 

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domenica 15 marzo 2026

Pioggia di marzo

Giornata di festa

Giornata di marzo

Giornata di pioggia

Una cosa non esclude l’altra e può piovere a maggio, la festa arrivare anche a dicembre e marzo ha tante giornate. Una canzone che cantai molti anni prima di conoscerti mi mette ancora allegria, se la canticchio. Non è un capolavoro ma è leggera, argentina, allontana i problemi. Oggi doveva essere una giornata di pioggia ma non è stata solo di pioggia, anzi, non è stato necessario aprire l’ombrello, per quanto mi riguarda. Siamo andati alla fiera di San Giuseppe, abbiamo comprato i papassini che piacciono pure a te, e abbiamo parlato della Sardegna con isolani di Cagliari. Uno di loro mi ha detto che devo andare in Sardegna, che un volo costa poco. Ma io ho paura di volare. Mica guida lei, no? Poi mi piace girare in auto. Le auto si noleggiano. Ma io sono vecchio, non ne ho più la voglia. Ma che vecchio, io sono più vecchio di lei. Ma lei di che anno è, scusi? Sono del ’51… ecco, lo sapevo. Capito mi hai?

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sabato 14 marzo 2026

Rimini

L’ultima volta a Rimini fu nel 2018, prima della pandemia, prima delle recenti guerre, quando ancora Roberta c’era. Fu un viaggio al limite dell’inizio d’estate e al ritorno, col condizionatore dell’auto fuori uso, soffrii un po' di caldo. A breve ci tornerò, Roberta non c’è più ma questo viaggio lo devo a lei, l’ho promesso a lei. Poi avrò modo di fare una sosta a Ferrara, è da alcuni mesi che non vado, non so cosa farò in città, se vedrò qualcuno oppure no, se sarà solo una toccata e fuga. Del resto, Viz, tu mi avevi chiamato anche Fugantil, lo ricordo bene, avevi colto un lato essenziale del mio modo di essere, discutibile certamente ma reale. A Rimini vieni con me, a rivedere Roberta.

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venerdì 13 marzo 2026

Amore palliativo, amore placebo, amore per finta

Avevo capito tutto, lo giuro, tutto, ma adesso mi confondo se cerco di spiegarlo. Non riesco neppure a ricordare il senso di quello che prima mi era chiarissimo in testa. Ricordo che pensavo a odori, profumi di donna. A che proposito ora non so più. Miscelavo placebo e palliativo, sostituivo con un’operazione ragionevole - tale mi appariva - l’amore col sesso, l’amore con l’amicizia, il desiderio e il ricordo presente. Ora, nel reale, penso di aver solo sognato o dimenticato, di aver tentato una via nascosta ai più che magari non esiste neppure. Del resto l’amore esiste, ne ho prove, e così l’amicizia, non serve fingere.

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giovedì 12 marzo 2026

Dire o no?

Le cose dette e le cose non dette. Che ho detto e non ho detto. Due elenchi separati. Due pile di elementi che si fronteggiano e fanno a gara su quella che arriva più in alto. Qualcuno che osserva pensa che si dovrebbe considerare pure l’importanza di queste raccolte e che il loro numero ha un valore relativo. Non saprei cosa dire su questo, se conti di più il numero o la sostanza, entrambi sono importanti. E le menzogne, le mezze verità, i sottintesi? Sono sicuro di aver sbagliato sia dicendo cose che avrei potuto risparmiarmi e risparmiare, sia tacendo quando avrei fatto piacere a dire. E sicuramente continuerò, sino alla fine, a dire e a non dire. L’errore fa parte della mia vita, come il ripensamento postumo, e anche la scelta giusta, perché pure quella non mi è estranea. Se dovessi essere sottoposto a giudizio mi converrebbe prima di tutto chiedere scusa per gli errori in malafede, poi per tutti quelli che hanno provocato danni o dolore, e poi tacere, aspettando. So già di alcune cose che vorresti aggiungere, lo so, e non lo posso scordare. Ciao, Viz.

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mercoledì 11 marzo 2026

Qualità e quantità

La vita è una sola, prove certe di altre non pervenute. Quindi dire, fare, baciare, lettera e testamento. Inutile ingannare il tempo nei mille modi inventati e comunemente usati, lui non si fa ingannare. Non so neppure se sia il caso di fare per forza qualcosa prima di andarsene come visitare una città mai vista o darsi a pazze gioie. Inutile avere l’espressione costante di chi ha il morto in casa, meglio fingere di aver vinto alla lotteria o trovato un nuovo amore. Che poi l’amore non si finge, non si compra, non si affitta né si eredita o si merita. L’amore c’è, se c’è. Se c’è stato, qualcosa rimane tra le ore della giornata, non sparisce mai del tutto. Non è come prima ma immagina se non ci fosse stato prima. La misura della mia inutilità alla fine credo sia qualitativa, non quantitativa, in definitiva opinabile, e della tua opinione tuttavia mi fidavo e mi fido. Ciao, Viz.

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martedì 10 marzo 2026

Non è perdere quando si perde qualcosa

Certi giorni arrivano, se non te vai prima. Arrivano lo stesso, a dire il vero, ma solo per quelli che restano. Se te ne vai perdi per abbandono, e magari stavi pure vincendo. Capita poi che tu possa scordare selettivamente, non certo intenzionalmente, che un certo giorno merita attenzione quindi ti sfugge anche se ci sei. Mille combinazioni moltiplicate per mille alla millesima potenza, e magari si sfiora l’infinito. Comunque vada se ne esce perdendo l’ultima sfida perché chi gioca a nostro sfavore, dalla sua, ha il tempo, tutto il tempo di questo e di altri mondi. E allora potrei anche restare muto, accettando che ogni mio pensiero valga meno di nulla e che seguirà la sorte di tutti gli altri. Tu sei partita prima di me, per me non hai perduto se non alcune occasioni o situazioni che ti avrebbe fatto piacere vivere, ma questo non è perdere, è semplicemente vivere. Ciao, Viz.

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lunedì 9 marzo 2026

Amore e sogni

Possiedo un talismano contro ogni dolore, che mi permette di scegliere senza sbagliare, di capire se si tratta di amore o amicizia, che mi restituisce tutto il tempo perduto e colma ogni assenza senza utilizzare sostituti, solo originali. Non entro mai in casa senza un sorriso, non so cosa sia una casa vuota, ogni giorno posso trasformarlo in festa e vedere Ferrara sempre. Ferrara con tutte le persone che contano per me, non con i perditempo e gli abusivi, solo con le amicizie vere, con gli amori che alla fine non sono nati ma che avrebbero potuto, chi lo sa. Quel talismano mi cura dalla tristezza, mi fa tornare il tuo sorriso, so che è un sogno ma non importa. Ciao, Viz.

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Perdite

Ti sei perduta quella laurea, quell’ultima bottiglia di champagne, quell’appartamento ormai ultimato e arredato. Non hai vissuto nuovi viaggi a Carpi e Ferrara, non hai visto una pandemia e i suoi effetti. Non sei stata toccata dalle ultime guerre che sembrano non voler finire mai. Non andremo più assieme da qualche parte e non hai potuto venire in ospedale durante l’intervento al quale ho dovuto sottopormi. Sei stata esentata dal vedere i miei malumori e le mie paure sempre più frequenti. Ti sei perduta molte cose e, malgrado si dica che tu sei sempre qui, le cose, lo sai bene, sono diverse. Ciao, Viz.

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sabato 7 marzo 2026

Oblio

Ci fu un periodo nel quale lo frequentai, adesso mi chiedo perché, ma allora evidentemente ne avevo bisogno. Mi trascinò in imprese inutili, come ripulire per un capodanno un enorme salone che poi, dopo giornate di fatica, praticamente non usammo neppure. Mi correggo sull’inutilità però, perché io e gli amici di allora gli ripulimmo gratuitamente quello spazio nel quale, non molti anni dopo, aprirono un ristorante. Quando gli presentai un amico più serio di lui e per un po' andammo a casa di quest’ultimo, nel giro di due mesi scarsi, gli svuotò tutte le bottiglie di liquori che conservava da tempo e che io ricordavo sempre al solito posto, sempre lì ferme. Avesse potuto gli avrebbe bevuto anche lo sciroppo per la tosse o il propoli, se alcolici. In quegli anni andavo a teatro e seguivo tutto quello che potevo raggiungere a Ferrara e provincia, Bologna, Rovigo e anche altrove. Mi attaccavo al telefono e prenotavo per le persone che volevano aggregarsi, spesso amici da tempo e altre volte persone che avrei poi conosciuto meglio. Per farla breve, se capitava di andare a concerti, mi portavo il registratore a cassette e registravo tutto, come un vero pirata. Andammo anche al Comunale di Ferrara per il concerto di Amália Rodrigues e lo registrai. Lui, con aria generosa, mi regalò per l’occasione l’audiocassetta di una marca costosa al posto delle mie solite. Non passò una settimana che mi chiese se poteva sentire il concerto, al quale non era venuto, e ovviamente mi sentii in dovere di portargli la cassetta. Da allora sono trascorsi più di cinquant’anni e di quella registrazione non ne ho più saputo nulla. Anni dopo, tramite amici comuni, seppi che era morto anche per suoi eccessi che non volle mai curare. Ora mi torna alla mente con altri ricordi di quel momento che precedette di anni il nostro incontro. Di lui non so che altro aggiungere se non che mi spiace per come è finito. A te vorrei raccontare mille cose di quello che avvenne prima, e non ne avrò sicuramente la possibilità perché l’oblio, alla fine, la vince su ogni cosa. Ciao, Viz.

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venerdì 6 marzo 2026

Ricorrenze, compleanni, anniversari

Contava ieri, non oggi. In molti mi hanno ricordato, oggi, ma io resto dell’opinione che fosse ieri il giorno più importante per me. Il perché dovrebbe esserti noto e non serve entrare nei particolari. Poi ci saranno altre giornate meritevoli di memoria e ricordo, altre consuetudini da rispettare. Il domani è sempre nuovo e ancora da scrivere, si presta a progetti e recupero di abitudini, diventa però occasione di dolore quando, per causa del tempo, non permette il ritorno di chi va ricordato. Con leggerezza mi astengo da altro, marzo è un mese particolare e devo accettarlo così com’è. Ciao, Viz, grazie degli anni.

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giovedì 5 marzo 2026

Molti (troppi) anni dopo

A mio padre il nostro pranzo di nozze non piacque, ebbe da ridire sia sui canederli serviti come primo sia sulla crostata servita come torta, eppure in qualche modo gradì il momento. Mancarono i miei nonni, e ancora la cosa mi brucia, e non fu solo perché decidemmo di fare una cerimonia semplice, con pochi invitati. Non vennero tutti i miei amici, in particolare una coppia che aveva scelto di sposarsi avvisando solo a matrimonio avvenuto, quindi non mi sembrò il caso di invitarli. Eppure noi preparammo la cosa secondo quello che ci andava in quel momento, e anche adesso, a tanti anni di distanza, cambierei ben poco di quel giorno, sicuramente non la scelta di fare il pranzo in un agritur. La cosa che non sopporto è che non sia possibile riavere indietro alcuni momenti. E anche altre cose, ma così funziona, non dipende da noi. Ciao, Viz.

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mercoledì 4 marzo 2026

Mi servirebbe…

Porte che si aprono e altre che sono sempre rimaste chiuse. 

Ci fu un periodo nel quale presentai domande di lavoro in due province diverse, e per due soli giorni mi risposero prima dalla provincia di Trento. Se avessero risposto prima da Belluno cosa sarebbe successo? E se invece avessi scelto, come un’amica di allora, di non spostarmi da Ferrara accettando anni di incertezza che ormai mi pesavano sempre di più? Non saprò mai quello che avrebbe potuto succedere alla mia vita, che persone avrei potuto incontrare, migliori o peggiori, come mi sarei trovato. A conti fatti non posso lamentarmi, è andata nel modo che doveva e forse era il modo migliore. Avrei perso te, Roberta, Giorgio, Gianna e Gabriella, Paolo e Laura. Avrei perso Sandro e forse molte altre persone e cose. In quei primi anni Ferrara mi mancava molto, e molto mi mancò anche dopo che ci conoscemmo. Ora, lo ammetto, mi manca ma non come un tempo. Le cose vanno e non tornano. I rimpianti li lascio a chi li vuole, a me servirebbe altro che non posso avere. Ciao, Viz.

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martedì 3 marzo 2026

Perché non torno

Più di uno mi chiede perché non torno, qualcuno che non mi conosce a fondo e si lascia ingannare dalle mie memorie vedendoci soltanto nostalgie e desideri di recuperare le mie origini. Nella realtà questa scelta non era tanto balzana anni fa, l’avevo messa in conto e tu ne eri una motivazione fondamentale. Tutto era predisposto perché tornassimo assieme dove ora, sinceramente, non m’interessa più tornare se non per qualche visita, qualche breve viaggio. Il mio mondo è qui adesso, dove vivo, dove vedo poca gente e, ancor meno, ne vedrei a Ferrara, perché il tempo passa e fa sparire ogni cosa, tra poco anche i ricordi. A Ferrara avremmo dovuto andare spessissimo, trasferirci per settimane o mesi, e da Ferrara poi spaziare altrove, verso il mare e verso gli Appennini, a visitare luoghi solo immaginati ma non lontani. E invece no, tu te ne sei andata e i nostri progetti sono finiti, me ne sono rimasti altri, cerco di mantenere gli impegni che entrambi ci siamo dati, tento di fare la mia parte e, spesso, sbaglio e commetto errori gravi, dei quali mi vergogno. Errori che giustifico con questi impegni, ma so che è una scusa. Il fatto è che non torno perché dovrei andare senza di te e, una volta che ci sono, sento il bisogno di tornare qui, esattamente dove non sei. Qualcuno per questo mi giudica a modo suo, lo so, e non me ne faccio troppi problemi. Ciao, Viz.

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lunedì 2 marzo 2026

Senza effetti collaterali

Ridendo e scherzando la vita si affronta in leggerezza. La malinconia si perde di vista, le prese in giro benevoli stimolano i circuiti parasimpatici e fanno rilasciare dopamina, si ottiene l’effetto di un sonno ristoratore, sembra di essere brilli in modo perfetto senza aver bevuto alcol. A volte ad innescare il tutto è una parola, un sorriso. Ma servono le persone, almeno una, da soli si ottiene poco o nulla. La felicità non è mai onanismo, occorre che ci sia almeno una persona o che ci si pensi, a cosa si sta facendo per lei, che sorpresa si vuole prepararle. L’animale sociale ha questo di bello, che è anche un suo limite. Da solo, lentamente, muore. Ciao, Viz.

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domenica 1 marzo 2026

Per qualcuno sembra facile

Cosa mi piacerebbe fare che potesse piacere pure a te? Ad ogni anno che passa, e gli anni passano, sono sempre meno sicuro della risposta giusta. Mi piaceva, un tempo, andare a trovare Licia a Bologna in quell’appartamento in via Ferrarese al quinto o sesto piano, con sotto quei grandi portici moderni, prima che Licia e Willi cambiassero casa. Mi piaceva partire per le vacanze con tutto quanto era possibile e pensabile portare. Mi piaceva anche uscire di casa una domenica pomeriggio partendo da Riva del Garda e metterci in colonna sulla Gardesana occidentale, quella con tante gallerie, e arrivare addirittura a Brescia, senza un vero perché, e senza mai più tornarci una sola volta. Ma la cosa migliore possibile sarebbe fare cose mai fatte prima, e tu dovresti darmi idee, ma non me le dai. Dovrei smettere di vivere nel passato, lasciarmelo alle spalle, accettare e andare avanti. Quello però non so se mi piacerebbe farlo. Ciao, Viz.

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