sabato 21 aprile 2018

non solo la gioventù

Quante cose non tornano più
Troppe, decisamente troppe
E non solo la gioventù

Esiste tuttavia una consolazione
Sin quando ci è dato ricordare
Che si son vissute

Prrrt
Prrr
Prrrt

Le puntine e le patatine cretesi
Il teatro laboratorio
Il pavimento gelido

Una borraccia
Un vaso che non apprezzai, ora prezioso
Una foto che mi arriva via mail

E molto altro, ben nascosto
Destinato a non essere confessato
Né mai raccontato

Questa è ora la mia ricchezza
Altra non me ne serve
Ma altra tuttavia ne ho

Ora sorridi
Allora sorridevi
Sorriderai…

                                                                                         Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

giovedì 19 aprile 2018

finché Morte

Si accomodi, la Signora l’aspetta e non è sua abitudine far attendere nessuno, mai…
….
Si sieda, e perdoni questa convocazione insolita, per me e per le tradizioni consolidate. In effetti è la prima volta, non è mai successo prima. E intuirà quindi perché la luce particolare della stanza le impedisce di distinguere la mia figura come vorrebbe. Questo è bene che per ora non avvenga.

Ma lei è…

Esattamente, sono colei che pensa. E l’ho convocata volutamente durante il suo riposo notturno. Domattina lei neppure ricorderà di questo nostro incontro, o se le succederà penserà ad un suo sogno, ad una fantasia consolatoria, e non avrà alcun modo di verificare ciò che le dirò.
La vedo perplesso e la capisco. Non serve che esprima nulla, mi basta che ascolti.
Dovrei comunicarle molte cose che lei ignora, e mi piacerebbe pure farlo, ma io stessa devo accettare alcune Regole. Vorrei tuttavia che afferrasse un concetto: non conta che lei abbia fede o no, che creda in un dio o in un altro o in nessuno. Ciò che lei crede non conta, perché ciò che è non dipende da lei e io non intendo dare risposte ad alcun tipo di domanda su questo tema che potrebbe farmi.
Il pensiero che mi preme passarle è che non sono io che separo, ma è la Vita a farlo. È la vita che genera attrazioni e repulsioni, grandi passioni e poi rifiuti, dubbi e paure, che fa nascere entusiasmi inutili e mal riposti, e quindi sofferenza.
Io non illudo, non creo dolore, non separo nessuno. Il solo effetto del mio intervento necessario è, in chi resta, una situazione provvisoria e destinata in breve ad essere superata senza alcuna conseguenza.
Chi viene con me, dopo una parentesi più o meno lunga in termini di anni ma certamente breve se rapportata ai tempi infiniti che mi tocca vedere, lo capisce subito.
So che le hanno detto recentemente che la Vita è preziosa, che è unica. Le confermo che è vero, ma che la causa di ciò che ora vive è la Vita stessa, non io. La sua sofferenza è implicita nella Vita, il mio compito è farla finire (intenda pure la Vita o la sofferenza, o entrambe, come preferisce). Nel suo caso ancora non è arrivato il momento. Non la voglio consolare, solo mettere punti fermi sulla verità troppe volte confusa e adattata e modificata.
Se poi vuole concludere portando ad una certa conseguenza il mio ragionamento e pensare che se io non separo forse unisco, o riunisco, lei è libero di farlo. Non le posso dare alcuna conferma in merito, ma non ci vedo alcunché di sbagliato. Decida lei, quindi, perché io non intendo né toglierle speranze né dargliene di infondate.
Ora la saluto.

                                                                                         Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

mercoledì 18 aprile 2018

donne

Parto da te, che sei qui, resti qui, inamovibile, fissata nel tempo limitato che ti è stato concesso, che ci è stato dato e che ho avuto in regalo. Se ne avessi la possibilità userei porfido oppure ossidiana per scolpire ricordi, ma sarebbe sempre un dilatare il quasi nulla che ci spetta, quindi accetto che tu ed io siamo mortali, che tu abbia già concluso questa parentesi ed io la finisca come tutti, tra non molto. Del resto nessuno vi si può sottrarre, dal più nobile e potente al più miserabile degli esseri umani.

La vedo e mi stupisco perché sembra un’opera d’arte, un viso scolpito nel legno scuro e prezioso, un profilo da divinità egizia. La vedo ma non mi soffermo troppo sulla sua figura, coperta quasi per intero, a parte il volto, da un tessuto nero. È una giovane madre che spinge avanti a sé la carrozzina col figlio.

Brontola e spiega innervosita di pratiche e di malattie, di permessi e di uffici. Loro due la seguono, e verosimilmente sono il marito, malfermo sulle gambe, ed il figlio, che aiuta il padre a camminare. Poco dopo li vedo ancora, in strada. Ma lei è andata avanti, e loro sono rimasti indietro.

Tutte sono venute o le abbiamo incontrate o le ho viste io da solo. E tutte hanno avuto pietà, di me e di te. Hanno avuto timore nel pronunciare la verità ed hanno cercato in mille modi diversi di farcela capire senza essere brutali. Quel ruolo l’hanno lasciato agli uomini. Loro lo hanno interpretato perché dovevano, forse, o forse anch’essi avrebbero potuto cercare altre parole.

La vita e la morte vestono abiti di donne, nella nostra lingua, non in tutte. Credo sia casuale, anche se la vita è indissolubilmente legata alle donne, meno la morte.

E penso a tante che ho conosciuto o incontrato per poco, perdute nel tempo e lontanissime nello spazio. Come vivranno, ora, se ancora vivono, e come avranno vissuto i loro anni?

E finisco con te, che ti accorgevi se guardavo le altre, che sapevi e controllavi, che ora sai finalmente ogni cosa oppure sei finita nel nulla, che mi dici?
Nulla, appunto, sono morta.
Lo so cosa dice la realtà, ma se mi parli ancora tu ci sei ancora.

                                                                                         Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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