mercoledì 2 agosto 2017

quello che non ho



Quello che non ho, di Faber, mi fa volare i pensieri, mi riporta ad un tempo diverso. È il pezzo giusto per adesso. Ed è giusto perché mi riporta a te.
Tutto è già detto in queste righe, il resto che aggiungerò si potrebbe pure tralasciare.

Quello che non ho e mi manca è ciò che ho avuto.
Non mi manca quello che non ho mai avuto: da tempo ho lasciato perdere alcuni sogni stupidi ed impossibili, mentre ho tentato sempre, e credo continuerò a farlo, di avere quanto è alla mia portata, o mi interessa tanto da farmi superare le immancabili difficoltà.
Non parlo di cose però, non sono le cose che mi mancano né spero mi mancheranno mai.
Prima di tutto mi manchi tu, e mi manchi perché so cosa significava la tua presenza, la tua complicità, il tuo sorriso, il tuo amore e tutto il resto.
Dopo ed oltre a te mi manca ben poco.
Molto di quello che ho del resto lo devo a te, e questo ti terrà vicina per sempre.  
Gli oggetti invece, quelli hanno un valore solo se utili per la loro funzione, e se mi permettono di ricordare meglio ciò che altrimenti sparirebbe in angoli della memoria senza farsi ritrovare.
Anche gli oggetti che ho tendono però a sparire, a nascondersi, e così facendo si fanno dimenticare con ciò che non volevo scordare.
È una lotta di retroguardia.
Alla fine perderò, è scritto nel nostro destino comune.
Difficile finire in gloria, molto facile invece l’opposto. E se gloria arriverà, non certo a me ma a chi l’ha meritata, quella compenserà tardivamente e postuma gli ultimi anni difficili, gli ultimi momenti di sofferenza.
Quello che non ho e mi piacerebbe avere, quando verrà il momento, è andarmene con un sorriso e non con la mia solita faccia nera. In questo tu ci sei riuscita.


                                                                        Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

martedì 1 agosto 2017

inventori



Credimi, siamo tutti inventori. Magari non originali e non rispettosi del diritto d’autore, ma restiamo inventori.
E la nostra invenzione più grande è la nostra vita.
A volte la copiamo da un romanzo a da un film, e ci crediamo davvero che sia la nostra.
Ce l’aggiustiamo dopo gli errori fatti, in modo da renderla più accettabile, prima di tutto a noi stessi.
Ci convinciamo che quella canzone sia stata ispirata dalla nostra vita, che la descriva così perché così l’abbiamo vissuta.
A volte poi inventiamo storie, e ci crediamo sinceramente. Le raccontiamo tante volte, le ripetiamo così spesso, che da favole diventano realtà oggettiva. Se qualcuno non ci crede ci offendiamo, o ci restiamo male.
C’inventiamo gran seduttori, scrittori incompresi, persone uniche ed irripetibili, amici che non tradiscono e non scordano, generosi e abilissimi. E siamo ognuno dei personaggi sognati, almeno per un po’, almeno in parte, almeno.

C’inventiamo uno scopo, un motivo per andare avanti quando certi segnali che arrivano ci potrebbero spingere altrove.
La viviamo veramente la vita inventata, dopo un periodo ragionevole siamo veramente noi.
Dopo una forte delusione, un mutamento grave, una perdita non accettata, uno smarrimento, la nostra vita rimane spiazzata e dobbiamo reinventarla.

Così siamo tutti inventori, e crediamo a ciò che inventiamo. 
Lo confondiamo col vero.

È la nostra medicina per la felicità, o per tentare di averla.



                                                                        Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

L’ultima sera di luglio

Tornavo in auto dalla pianura infuocata e iniziavo ad avvertire i primi segnali del fresco, diretto a nord. In lontananza le Prealpi. Ho avvertito chiarissima la tua assenza, l’impossibilità inaccettabile di scambiare un commento, poche parole con te.
Mi sono fermato alcuni minuti in un’area di sosta piena di rifiuti, segni del tempo attuale, ed ho ripensato alle migliaia di volte che quella ed altre strade le ho percorse con te, accanto.
Non dormivi mai quando guidavo, volevi che non mi addormentassi a mia volta.
Ogni tanto mi chiedono cosa farò in questo periodo di ferie. Come trascorrerò agosto. Avrei anche impegni, e non pochi. Sicuramente vedrò qualcuno e qualche breve giro farò. Già vedo persone o le vado a trovare, e seguo i consigli di tanti e del buonsenso.
La cosa che non mi torna, che stride, che non mi piace, è che sarà il mio primo agosto senza di te, dopo tanti anni.

Vedere poi, circa mezz’ora dopo, lo spettacolo delle montagne disposte come quinte teatrali, con tonalità di colore sempre diverse e maggiormente tenui più la loro distanza era maggiore mi ha trasmesso un po’ di pace e tanta nostalgia, nostalgia di te. Mi stavo avvicinando.

                                                                        Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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