venerdì 7 luglio 2017

c'è qualcosa che dovresti sapere



Prima di tutto devo dirti una cosa che devi sapere: tu non sei un’amica immaginaria. Potrai essere o non essere mille altre cose, ora che non vivi più nel mondo nel quale sono confinato io, ma non sei immaginaria e neppure una semplice amica. Forse io mi sogno di parlare con te, questo è possibile, forse so che tu resti solo dentro di me, possibile pure questo, ma non sei immaginaria.
Inoltre non serve che tu me lo rammenti. Io mi ricorderò sempre di te. Se, nel bene e nel male, sono quello che sono, lo sono anche e soprattutto grazie a te. 

Ti ho perduta, e forse ritroverò qualcuno, non lo so. La realtà è che queste frasi le ho fotografate al Mart di Rovereto e mi sembravano adatte ad una riflessione. In qualche caso gli amici si ritrovano, in altri si perdono definitivamente.



La frase Ogni volta che mi pensi, muoio, un poco, sembra persino ironica, perché potrebbe essere l’esatto opposto. Se tu mi pensi, se lo puoi fare, mi mantieni vivo. E lo stesso simmetricamente vale con te. Pensandoti ti trattengo legata alla vita che non hai più, ti mantengo in ogni caso per me. E chiunque ti pensi riporta una parte di te, anche se nessuno lo può vedere, dimostrare, condividere, rendere effettivo e reale.

E del resto, se ora mi guardi, se lo puoi fare, se da qualche parte dello spazio e del tempo mi osservi, sai tutto, e certamente non ti posso più nascondere nulla. Fu/è vero amore? Fu/è un certo tipo di amore, uno dei tanti possibili, oppure esattamente quello, l’unico che merita il nome? Mi astengo dal rispondere; è solo una delle tante domande che mi faccio, di tanto in tanto.

In ogni caso, Viz, io vivo, conoscerò persone, ma non potrò certo conoscere tutte quelle che mi farebbe piacere conoscere; alcune non capirebbero. L’essere umano è particolare. Ci si incontra per mille motivi diversi, ma perché la cosa avvenga ed abbia un seguito di interesse reciproco, seppur minimo, servono le occasioni, e un bisogno più o meno consapevole. Tale bisogno può essere tra i più vari, anche limitato ad un fatto momentaneo, ma deve esistere, e con qualcuno questo non scatterà mai. Nel corso della vita ho capito che talvolta si inizia con parole o atteggiamenti sbagliati e da quelli poi non ci si potrà mai affrancare. Senza motivo si inizia chiudendo la porta.

Ora più di allora? A volte me lo chiedo, e sai a cosa mi riferisco. Forse no. Forse semplicemente ora capisco meglio, metto assieme tasselli che prima non mi serviva cercare e ricordare perché tu c’eri, presente. E ritrovo prove evidenti, e rimuovo il dolore, oppure lo rinnovo, se possibile, e lentamente lo trasformo.


                                                                        Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

giovedì 6 luglio 2017

follie



Ero ottimista e non lo sapevo, anzi, ero convinto del contrario.

Così andavo dicendomi mentre camminavo e parlavo con te.

Ero libero di essere mentre credevo di non poter essere ciò che volevo.

Il panorama sulla città stamane era magnifico.

In questa estate folle qualcuno gioca con me, mi tratta come un cavallo sulla scacchiera.

I volti sembrano all’inizio stupiti, ma io evito di dilungarmi, se non è necessario.

Mi azzardo a dare consigli a qualcuno, perché eviti possibili errori.

Su alcune persone mi ricredo, su altre ho conferme di non aver mai sbagliato.

Alla fine della lotta spero che nessuno prevalga sugli altri, ma si raggiunga un nuovo equilibrio che allontani ogni paura e che tutto ciò che deve restare resti.

Mi hai promesso ancora un attimo di felicità. Mi basta.

Si stavano preparando ad uscire in bicicletta, con il loro bambino. Li ho guardati.

Quel viso rassegnato mi ha detto cose, ma non so se ho capito esattamente cosa intendeva dire senza muovere le labbra.

Ogni amore è unico e non sostituibile. A volte non sa di esserlo, altre crede di esserlo.

Non so se più ho deluso o se maggiormente sono stato deluso. Errori.

Ognuno racconta, a modo suo: chi parlando, chi scrivendo, chi usando il silenzio.

Ciao, Viz.


                                                                        Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

mercoledì 5 luglio 2017

Contraddizioni sui migranti

 Per il nostro governo e per una parte dei nostri concittadini noi non stiamo subendo un’invasione di migranti, cioè di persone che fuggono da guerre e fame, e che in sostanza cercano di salvarsi la vita o di migliorare le loro condizioni, tuttavia chiediamo all’Europa di farsi carico di una parte di questi uomini, donne e bambini e di non ospitarli solo noi, che con un accordo che ora si vuole rimettere in discussione, abbiamo accettato che fossero sbarcati solo sulle nostre coste. In sostanza o è un’emergenza reale che noi da soli non possiamo fronteggiare oppure è una situazione che invece potremmo gestire, meglio, anche con le sole nostre forze.

Noi siamo un popolo di santi, poeti, navigatori e furbi. In altre parole pensiamo che sia sempre meglio imitare chi deruba lo Stato avendone un tornaconto personale piuttosto che pretendere che i privilegi e le furbizie siano combattuti contro tutti, rinunciano noi per primi a quelli che ci illudiamo siano vantaggi anche per chi è più in difficoltà. Invece il sistema è congegnato in modo tale che i ricchi diventano sempre più ricchi, approfittando di buoni avvocati, consiglieri finanziari e coperture da parte di molti al potere e gli altri, facile preda di propaganda deviante, credono di poter migliorare la loro condizione scegliendo atteggiamenti populisti. Cioè la nostra legge permette a chi sa usarla a proprio vantaggio, di vivere al di fuori della legge, o al di sopra. Ovviamente alcuni, anche stranieri, ne approfittano, e noi vediamo solo questi, non il vicino magari artigiano che lavora in nero e gira con una grossa auto mentre risulta per il fisco quasi un mendicante. Noi vediamo gli spacciatori, spesso di colore, ma prima di tutto li lasciamo operare senza fermarli, oppure se arrestati poi li liberiamo subito, mentre non vogliamo vedere i tanti clienti italiani come noi che mantengono in piedi tutto il sistema. Anche in questo caso non abbiamo leggi adatte oppure non le sappiamo applicare in modo corretto, e vediamo solo l’extracomunitario che delinque, non l’italiano.

Non rifiutiamo chi arriva da paesi dove la donna vive ancora come vivevano le nostre donne circa 100 anni fa e più, e scordiamo il lungo cammino che noi stessi abbiamo fatto per ottenere diritti civili più rispettosi, e vediamo i migranti come persone che non rispettano le nostre conquiste sociali (esattamente come negli anni 50 si vedevano gli emigranti interni che dal sud si spostavano per lavorare nelle fabbriche del nord dell’Italia) e non come persone che si adatteranno alle migliori opportunità e si integreranno, esattamente come hanno fatto i nostri nonni ed i nostri padri, creando ricchezza.

Alcuni sono definiti buonisti (parola orrenda ed infamante) perché difendono l’accoglienza senza se o ma, mentre occorre capire che il mondo è uno spazio finito, e che la popolazione mondiale non può crescere senza controlli all’infinito. Quindi, per logica, ne deriva che pure l’Itala è un Paese dal territorio e dalle risorse limitate e non può, neppure con la migliore disponibilità possibile, offrire ospitalità a tutta l’Africa e a tutte le altri parti del mondo dalle quali milioni di nostri simili fuggono per guerre, carestie e condizioni di vita disumane. Quindi non possiamo chiudere le porte, come vorrebbero alcuni, e neppure aprirle completamente. Occorre mediare e trovare un equilibrio sostenibile, senza contraddizioni né deviazioni di alcun tipo.

L’Italia è un piccolo paese nel mondo, anche se unico per storia, cultura e ricchezza artistica, quindi non può fare a meno dell’Europa. Allo stesso tempo deve ottenere la giusta considerazione tra gli altri Paesi del nostro continente e non ritrovarsi in una disputa epocale che vede in campo i nostri egoismi schierati contro gli egoismi europei. Ed i migranti stanno diventando una delle contraddizioni della solidarietà con le quali era nata all’inizio la comunità tra paesi che si erano combattuti per secoli.

Nel mio caso personale poi ho vissuto due anni tragici di convivenza, nel mio condominio, con stranieri che si accoltellavano sulle scale e ci impedivano di dormire pure di notte ma, ancora una volta, il problema iniziale non erano loro, ma il nostro mancato controllo. In altre parole un imprenditore locale, per suo comodo, usava un appartamento per alloggiare alcuni suoi operai provenienti da Pakistan, Tunisia, Albania ed altri Paesi ancora. Ufficialmente avrebbero dovuto essere solo in 6 o forse 8, in realtà l’imprenditore non esercitava alcun controllo e di fatto spesso in questo appartamento gravitavano decine e decine di altri spesso di etnie in lotta continua una con l’altra. Sarebbe bastato poco quindi perché un italiano stroncasse sul nascere un problema che lui stesso aveva creato perché interessato solo al proprio andamento aziendale e non alle condizioni nelle quali faceva vivere i suoi stessi operai extracomunitari.

Non credo servano altri esempi per capire che la soluzione ai problemi non è facile, comunque li si voglia affrontare, ma che in tutti i casi partiamo da situazioni nelle quali la responsabilità italiana in tema di migranti è notevole, se non primaria.


                                                                        Silvano C.©  
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domenica 2 luglio 2017

io li conoscevo bene



Io li conoscevo bene. Potrei descriverti come vissero prima del loro incontro, come per destino si conobbero, e come vissero assieme a lungo, anche se non troppo, non tanto da stancarsi reciprocamente.
Quei due non hanno avuto il tempo di stancarsi, la morte li ha separati, per sua decisione irrevocabile, come è sua abitudine.

Li ha separati quando avrebbero avuto ancora alcuni anni da vivere assieme, lasciando uno dei due a pensare, ed a ripensare, e a pensare ancora.

Fu il bisogno reciproco a farli avvicinare, e la cosa particole, se ti interessa, fu che lei fu attratta dal lato femminile di lui, e lui dal lato maschile di lei. Questo almeno in parte, ovviamente, perché i meccanismi segreti e le alchimie alla base di quella loro unione non sono del tutto noti neppure a me, e credo che pure loro non ne fossero del tutto consapevoli. Ognuno dei due era cosciente di una parte della verità, ma quella parte in fondo bastava ad entrambi, ed è stata sufficiente sino alla fine. Resto convinto che lei abbia capito molto più di lui, ma questa è solo una mia opinione.

Per spiegarmi meglio ti racconterò che lui, quando scoprì che lei disponeva nel suo appartamento in affitto ed ammobiliato di una lavatrice, iniziò a lavare ogni cosa, sia sua che di lei, e talvolta sfiorò persino il ridicolo con questa sua mania del pulito a portata di mano. Pure lui in quel momento viveva in un appartamento in affitto, ma meno moderno, e ovviamente senza lavatrice. Lei invece era una sportiva, ed aveva esperienze che lui non aveva. Per certi versi le fu maestra, e a lui la cosa non fu mai di peso, anzi, l’ammirò di più.

Da un giorno all’altro entrambi furono catapultati in un altro mondo e tutta la loro vita precedente, col dolore ed i problemi, le insoddisfazioni e le speranze deluse, svanì. A volte il destino fa questi scherzi alle persone. Improvvisamente cambia la maschera che aveva un secondo prima ed inizia a recitare in un ruolo diverso, depone la tragedia greca e indossa la commedia della vita.

Ebbero i loro problemi, non credere, e ne ebbero tanti. La passione travolgente col passare degli anni si trasformò in altro. Ebbero crisi e anche difficoltà economiche non da poco. Eppure, se ora il loro rapporto vogliamo chiamarlo amore, non si allontanarono mai veramente uno dall’altra, e la loro intesa mantenne sempre quella complicità dei primi giorni, e così il loro bisogno di confrontarsi, di vedersi o di sentirsi se capitava che fossero lontani.

Li conoscevo e posso dire che non furono una coppia perfetta, ammesso che questa possa esistere, ma unita, sicuramente unita, così unita da escludere, da una certa fase in avanti, quasi tutti gli amici in alcuni loro momenti particolari. Avevano bisogno di una sorta di esclusiva, della quale erano pure consapevoli e della quale talvolta si accusavano a vicenda, come se non fossero entrambi e cercarla. Del resto, dirai, è normale che a volte capitino dinamiche simili nelle coppie. Vero. Entrambi però, te lo garantisco, avevano intenzione di cambiare le cose, di invertire quella loro abitudine e di ritornare un po’ alle origini, quando invitavano ed erano invitati da un discreto giro di amici.

Le cose precipitarono quando lei si ammalò. All’inizio furono solo avvisaglie, e nessuno dei due capì esattamente cosa si stava addensando sulle loro teste, pronto a precipitare. Vissero ancora scampoli non dimenticabili di felicità (ora si può chiamare così) prima dell’ultimo periodo, tragico nella sua conclusione. Ora tralascio quel momento, quella serie di complicazioni imprevedibile da parte di chiunque che si accanì contro di lei.

Quando lei si dovette arrendere, ed alla fine se ne andò, lui rimase a chiedersi a lungo il perché, si creò sensi di colpa, si chiese se ci fosse stato un momento nel quale entrambi avrebbero potuto invertire il corso degli eventi, anticipando qualche azione mirata e quasi preveggente. Passò più di un anno senza che lui accettasse veramente quanto era successo, e spesso si ritrovò a piangere, anche se intanto imparò a convivere con quelle lacrime ed un po’ a controllarle, sino a ridurle, ed a riprendersi in fretta, distraendosi.

Ed ora mi chiederai? Ora lui continua a vivere, senza di lei accanto ma avendola sempre dentro di sé. Si è ricreato un piccolo giro di persone che ha ripreso a frequentare, ha riscoperto vecchi interessi e si è impegnato in alcune nuove attività. Ha seguito alla lettera alcune parole che lei si teneva accanto alla scrivania: avere sempre un progetto, uno scopo, un sogno… e guardare avanti con ottimismo.


                                                                        Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

sabato 1 luglio 2017

carne


Carne, siam fatti di carne, ossa, liquidi e gas. Siamo macchine quasi perfette ma programmate come certi elettrodomestici anche di marche prestigiose. Dopo un certo numero di anni ci rompiamo, e tanti saluti a tutti quelli che restano, sollevati o demoliti che siano dalla nostra partenza.

Il fatto che esistano medici per il corpo e psichiatri per la mente significa pure che, entro certi limiti, possiamo essere riparati. Entro certi limiti, ribadisco, perché a tutto c’è un limite. Siamo mortali.

Non siamo sostituibili, nel senso che ognuno di noi è unico, irripetibile, nel bene e nel male. Siamo però imitabili, ed infatti qualcuno assomiglia a qualcun altro, o ricorda qualcun altro.
Siamo pure sostituibili, perché il nostro posto può essere occupato da un’altra persona, anche se quella poi non farà esattamente le cose che facevamo noi.

Aggiungo che i nostri ospedali non funzionano come la clinica del parabrezza. Quella il parabrezza non lo cura, lo cambia. Rottama il vecchio che si è rotto o danneggiato e ne monta uno nuovo. Se gli ospedali operassero allo stesso modo ora non sarei qui a scrivere, ci sarebbe un altro al mio posto, e quello avrebbe ancora una moglie, ma non saresti tu.

Siamo un po’ macchine, insomma, ed un po’ qualcosa di diverso che ancora non ho capito esattamente cos’è. Da biologo dovrei sapere cos’è la vita, ma l’aver studiato non mi ha portato alcuna certezza in più, semmai il contrario. A volte mi viene il dubbio che ne sappia di più sull’essenza del vivere una farfalla (che prima era un bruco) di uno scienziato premio Nobel per la medicina.

Ti dico questo tentando di sorridere, come mi hai sempre detto di fare, ma non sono per nulla allegro. Quello che non mi va non mi va, e non sono capace di recitare parti che non sono le mie. In passato mi sono adattato a situazioni nuove, ed ho cercato soluzioni ai problemi che mi toccavano. Ora la tua partenza mi mette di fronte a difficoltà che non avevo previsto in tutte le loro conseguenze, e mi ritrovo spiazzato.  È la vita, dirai tu, che naturalmente si conclude con la morte, esperienza comune a tutti gli esseri umani. Va bene. Ma non va bene per nulla.

Son fatto di carne anch’io, come lo eri tu. Come macchina non sono perfetto ma non mi va di sostituirmi con un altro, o di sostituirti con un’altra. È un problema non da poco, ma la soluzione da qualche parte la trovo, se mi aiuti.


                                                                        Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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