mercoledì 11 febbraio 2026

Vivere a Carnevale

Conservare le foto non è equivalente al conservare i luoghi, sono cose diverse. Se fossero lo stesso non si morirebbe mai. Mi rendo conto che se guardo foto di posti dove non vado più da anni ormai non sono più una descrizione reale dell’esistente ma una loro memoria. Mi intestardisco a rivedere foto che ho conservato e che in qualche caso ho ordinato con cartelle dedicate a zone, città o momenti particolari e poi mi rendo conto che non sono più veri. Esattamente come se volessi leggere le notizie su un quotidiano di mezzo secolo fa; allora avevano un senso, ora sono forse storia o forse inutilità. Vabbè, sono di umore così. Rivedo cose che usavi, ho ripreso a donarle o a buttarle è in qualche raro caso a rivenderle, ma è come se venissi preso a botte, devo smettere dopo un po', non reggo, devo distrarmi. E i giorni di Carnevale non mi aiutano, non mi hanno mai aiutato, io vivo male il Carnevale, anche tu. Ciao, Viz. Tu mi manchi ma non manchi.

                                                                                                      Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

martedì 10 febbraio 2026

Cose da fare e non

Passeggiare ogni giorno, fare strade a caso, portare sempre una piccola scatoletta con croccantini da usare nel caso s’incontri un gatto.

Scambiare qualcuno per chi si è perduto.

Leggere, leggere e continuare a leggere sino a stordirsi.

Se possibile sorridere sempre, sforzarsi di farlo anche se la voglia non è tanta.

Cercare ogni giorno di buttare qualcosa, anche poco magari, meglio riciclare anche se non sempre è possibile.

Aprire l’armadio dove ci sono le tue borse, aprire le ultime che hai usato, trovare un foglietto per un appuntamento che non hai potuto rispettare.

Pensare di essere perfetti, meglio evitarlo. Qualcuno come te, tuttavia, qualche volta me lo ha fatto pensare.

Andare, tornare dove andammo.

Distinguere le buone dalle cattive abitudini.

Gli scatoloni vuoti non servono e vanno buttati, ma occorre prima l’approvazione della gatta.

Continuare a scattare foto come se il tempo si fermasse.

Ciao, Viz. Tu mi manchi ma non manchi.

                                                                                                      Silvano C.©

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lunedì 9 febbraio 2026

tutto

Ho capito tutto, perfettamente.

Non mi sfugge nulla, so cosa succede attorno, vicino e anche lontano.

Ho rimediato senza danni agli errori fatti, sia in buona fede sia in malafede.

Se ascolto un brano musicale capisco cosa vuole trasmettere il suo autore e poi scelgo la mia via.

Leggo un libro in poco tempo, se voglio, ne leggo contemporaneamente diversi e non li confondo. Mi diverte immedesimarmi nelle figure positive che vi sono descritte, e le altre le capisco, anche se non sempre le giustifico.

Visitando un museo, un qualsiasi museo, non mi servono guide, mi basta osservare per capire, intuire, scoprire storie e vicende, tecniche e virtuosismi.

Sono tutto questo e anche di più, sono morto.

                                                                                                      Silvano C.©

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domenica 8 febbraio 2026

Fatti mai avvenuti

Metto gli occhiali, cosa che recentemente faccio sempre più spesso se devo vedere particolari, leggere certe scritte in piccolo e così via. Metto gli occhiali e, facendolo, mi rendo conto che una stanghetta perde il piccolo anellino rotondo che permette il suo movimento. Vedo che è caduto per terra e chiedo a nostro figlio di raccoglierlo. Lui non lo fa e tu gli dici di chinarsi e farlo per me. Lui guarda e non si muove mentre io gli indico dove è caduto. Alla fine, cedendo al bisogno, sono io che mi chino a terra e raccolgo questo anellino dorato che, nella realtà, nei miei occhiali non c’è mai stato. Nella realtà tu non hai mai chiesto a nostro figlio di raccogliere quel piccolo oggetto inesistente. Ecco, questo nella realtà non è mai avvenuto, esattamente come dicono in certi film polizieschi di episodi destinati a essere mantenuti segreti. Questo è uno dei tanti segreti impossibili che ci riguarda, uno dei tanti fatti mai avvenuti che a volte m’invento. Ciao Viz, grazie.

                                                                                                      Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

sabato 7 febbraio 2026

Analogie

Nulla di nuovo né di originale, nulla che qualcuno non abbia già descritto, analizzato, proposto in diverse forme, vissuto. Ogni gioco a incastri ha una soluzione che è stata prevista dal costruttore, a volte più di una. Coi puzzle la soluzione è una sola se si vuole arrivare alla figura finale cercata. Col film Sliding Doors viene messa sullo schermo la casualità già esplorata da un altro regista, anche in quel caso quindi nulla di nuovo. La mia vita e la tua non hanno avuto nulla di veramente nuovo e mai vissuto da qualcuno prima anche se a noi, vivendole, sperimentandole, sono sembrate a loro modo uniche. Probabilmente sono state veramente uniche solo nella concatenazione degli eventi, cioè esattamente come noi nessuno mai, ma se scomponessimo la successione di tutto quanto è avvenuto allora i singoli pezzetti potremmo ritrovarli in altre vite. Come con le costruzioni di legno e il Meccano della mia infanzia, esattamente così. Il numero dei pezzi era quello, ma il numero di oggetti che ci potevo costruire era enorme. Una cosa adesso, se associo le cose, mi fa male. È che allora mi capitava di arrivare a qualche oggetto finito senza usare tutti i pezzi. Sai cosa ha significato questo per te, non serve chiarirlo. Ciao Viz, grazie.

                                                                                                      Silvano C.©

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venerdì 6 febbraio 2026

Ogni vita

Ogni vita è epica se sai raccontarla (citazione, Rosa Teruzzi) 

Vorrei che alcune vite venissero percepite come tali e ricordate così, anche molti anni dopo la loro fine e da molte persone. La realtà però è meno tenera, ne salva solo alcune. Forse perché oggettivamente avevano qualche cosa in più a differenziarle oppure perché hanno trovato chi è stato capace di raccontarle. E qui mi fermo. Se continuo mi faccio male e ne faccio a te. Ciao Viz, grazie

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giovedì 5 febbraio 2026

Una semplice canzone

Mi ritrovo a pensare a una canzone, rivedo quel tempo e chi frequentavo allora. Poi la memoria mi riporta a ciò che si nasconde sotto la scorza, alle amicizie e alle situazioni. Alcune cose che ricordo mi fanno rabbia perché col tempo ho rivisto quei rapporti, me ne sono fatto un giudizio diverso, adesso non mi comporterei più in quel modo, non accetterei certe risposte e certi atteggiamenti che allora sembravano senza alternative e senza possibilità di rifiuto. Solo dopo, molti anni dopo, ho iniziato a chiedere pretendendo, e in caso di rifiuto o mi rivolgevo altrove oppure mi leccavo le ferite, standoci male. Adesso la musica di allora, quella che magari ascoltavo col giradischi oppure col registratore, è diventata un archivio da maneggiare con attenzione, dovrei mettere il segnale di pericolo su certi LP o certe audiocassette, e anche su certi CD. La realtà è che giradischi e registratori musicali li uso ormai molto raramente, anche se dovrei ricominciare, e in fondo preferisco la musica in diretta che mi arriva dalla radio. Se non mi va cambio canale. Ray Charles mi riporta un amico quasi perduto, ma Ray lo abbiamo pure visto dal vivo assieme, a Trento, tanto tempo fa. Adesso vorrei solo la musica che mi riporta te, che ancora non esiste, mentre compositori, cantanti, esecutori e maestri continuano a creare cose nuove per far nascere nuove memorie in chi verrà dopo. Ciao Viz, grazie

                                                                                                      Silvano C.©

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mercoledì 4 febbraio 2026

Siamo sicuri della primavera

Domani non sarà ancora primavera, sono previste giornate di pioggia e forse anche neve, del resto è normale, in febbraio. Sono tante le cose che a rifletterci anche poco non dovrebbero stupire perché, appunto, sono normali. Non serve arrabbiarsi se l’anormale non arriva e neppure arrampicarsi sugli specchi inventando narrazioni senza basi oggettive. I sentimenti sono reali, sono oggettivi, e sono anche soggetti ai mutamenti che impone loro il tempo. Non si può in alcun modo volere che qualcuno ci ami, e se siamo fortunati perché questo avviene allo stesso tempo non avremo certezza che saremo ancora amati domani. Ho letto che la cosa che conta di più è essere stati amati, e aver amato, anche se poi l’amore è finito, anche se poi qualcuno è partito per un viaggio senza ritorno. Una probabile certezza, basata su osservazioni durate millenni, e che prima o poi arriverà la primavera, anche se non domani. Ciao, Viz.

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lunedì 2 febbraio 2026

Una ragazza di settant’anni

Era lo scorso novembre, il mese dei morti. Un’amica aveva organizzato una cena tra ex colleghi, come di tanto in tanto è solita fare. Le ultime volte avevo dato buca, per mie fisime e anche per motivi seri di salute. Alla fine ci siamo ritrovato solo in otto, neppure la mia amica aveva potuto venire perché influenzata. Il ristorante scelto è legato ad una nota cantina locale, quindi sicuramente il vino sarebbe stato ottimo. Mi sarei aspettato più persone, ma forse il mese dei morti voleva far pesare il suo influsso e ci siamo ritrovati a parlare di noi e degli assenti. Tra gli assenti abbiano ricordato pure chi ci ha lasciati per sempre, un numero che aumenta di anno in anno. Tra i presenti un’amica di vecchia data che non ho mai frequentato se non in queste occasioni. Caso vuole che due giorni fa lei mi telefoni, avevo da tempo il suo numero in memoria e colpevolmente non l’avevo mai chiamata. Siamo stati al telefono un pò, mi ha parlato del suo compagno abbastanza anziano (la mia età, sic) e di un amico con problemi sanitari simili ai miei e di molti uomini. Mi ha parlato di come conoscesse Viz prima di sapere che era mia moglie e di essersi stupita della nostra differenza. Mi ha spiegato che idea si era fatta di me, in parte smentita da alcuni fatti e osservazioni. Siamo rimasti col mio impegno di farmi vivo tra un paio di mesi, in una cena a casa sua. Durante il nostro dialogo telefonico mi ha detto di avere settant’anni. Ammetto che la pensavo più giovane, e io mi vedo più giovane. Sic transit…

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domenica 1 febbraio 2026

All you can eat

Te ne sei andato troppo presto, nel 2014, prima di quest’incredibile esplosione ovunque vada o veda di ristoranti nei quali paghi un fisso, bevande escluse, e poi puoi mangiare tutto quello che vuoi, sino a star male se insisti. Di recente anche una pizzeria ha adottato questa formula, una volta a settimana. Malgrado ci vada, di tanto in tanto, lo trovo un modo sbagliato di offrire ristorazione, quindi da frequentare con molta moderazione. Credo che tu ne avresti approfittato, ne sono sicuro. Negli ultimi tempi, quando uscivamo assieme a cena, a Ferrara, ordinavi quello che ti piaceva ma poi guardavi con interesse e desiderio i piatti degli altri, come se a te fossero stati negati. Lo capivo il perché, la tua storia lo spiegava, hai avuto un’infanzia e molti anni dopo di miseria e di poche cose. La guerra non ti ha aiutato a vincere questa fame di ogni cosa, di tutto, dando sempre la precedenza alla quantità rispetto alla qualità. Anche Viz ti ha conosciuto, anche lei ha capito com’eri, anche lei se n’è andata troppo presto, solo due anni dopo di te. Ed ora mi mancate entrambi.                                                                                                                                                                                              Silvano C.©

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sabato 31 gennaio 2026

La Luna piena

 Con la Luna piena sciolgo la catena

Mi oriento facilmente anche se la strada è strana

Vedo una sottana, se ne trovano sempre meno

La moda cambia, io cambio, qualcosa si rinnova e qualcosa invecchia

Ricordo le nebbie di quando andavamo assieme in auto nella campagna bolognese, una vita fa. Molti di allora non ci sono più, anche tu non ci sei più, io non sono più lo stesso.

Eppure, con la Luna piena, non penso alla catena e alle strade perdute. Anche le gonne sono sempre meno perché le donne amano indossare i pantaloni

Spero che ciò che cambia porti serenità a chi resta. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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venerdì 30 gennaio 2026

Circolo vizioso senza fine

Il dolore, ho letto, potrebbe trascinare in una spirale fatta di barbonismo domestico, alcol, gioco e anche allucinazioni, ossessioni di vendetta. Succede quando si rompe la quotidianità tutta ripiegata sulla famiglia, con pochi rapporti sociali, senza una dimensione di impegno. Quello che ho letto mi ha preoccupato. Da 0 a 10 a che livello mi trovo? Il livello 0 immagino di non averlo mai vissuto, dopo i primissimi mesi infantili, se non in rari momenti. La tua assenza che si prolunga ormai da quasi un decennio e sembra non sia possibile interrompere crea quel tipo pericoloso di dolore del quale dovrei diffidare. Non evitare, quello mi sembra ingiusto, ma controbilanciare con altro che a volte penso di trovare e altre volte è simile all’Araba Fenice. Fare, sempre e comunque, magari fare e disfare e poi rifare nuovamente. Riordinare nel giusto contenitore le viti per lunghezza e diametro, tutte nel cassettino tra simili se non proprio identiche. Poi ripetere l’operazione con i chiodi. Poi farlo coi libri. Poi con i vestiti negli armadi. Poi con le scarpe. Poi con gli album fotografici. Poi con ogni cosa mi ritrovi davanti e, in questo riordino generale, scegliere cosa scartare scordando per una volta l’associazione col ricordo. Più di una volta. Anestetizzare per sottrazione, questo è uno dei segreti che non so applicare se non risvegliando il dolore, e allora il circolo vizioso ricomincia. Senza fine. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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mercoledì 28 gennaio 2026

Centellinare

Dal vocabolario Treccani: Centellinare v. tr. [der. di centellino] (io centellìno, ecc.; erronea l’accentazione centèllino, ecc.). – Bere a centellini, a piccolissimi sorsi e assaporando: c. il tè, il caffè, un bicchiere di porto. In senso fig., compiere lentamente un’azione, per trarne un piacere più intenso e prolungato: leggeva la poesia centellinandone le parole.

Per mesi, anni, me ne tengo alla larga, poi affronto il dolore e mi metto all’opera, rivisito spazi, valuto volumi, decido che devo mettere ordine e valuto in solitudine cosa tenere e cosa no. Sento che tu mi osservi, anche se dici che non è vero. So che approvi ma che spiace pure a te. Quel che è tuo è tuo quel che è mio è mio, ma non è vero, ora è tutto mio. Devo assaporare poco a poco questo liquore invecchiato. Centellinare sottintende un piacere lento, ma nel mio caso è l’opposto di piacere, è solo lento. Di positivo c’è il fatto che non ci saranno altri a doverlo bere, almeno per le scelte che mi accingo a fare e poi a realizzare sino in fondo. Oggi un altro tassello di quest’operazione infinita e che mi sopravviverà. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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Una granita a Natale

Mi capita di leggere, negli ultimi anni, romanzi di generi vari come autobiografici, polizieschi, di avventura, storici e raccolte di racconti. Da tempo ho lasciato quelli di fantascienza, dopo averne letti tantissimi, e quelli erotici, che pure ho frequentato non poco. Non è esattamente come diceva Eco quando spiegava che chi legge vive molte vite ma come imitazione non è male. Quando poi mi capita di appassionarmi a un libro mi spiace quando arrivo alla fine, mi sembra di perdere un amico. Così corro il rischio di leggere molti libri di quell’autore e arrivare a un senso di sazietà, quasi di pesantezza per aver esagerato quando rendo conto che l’autore non ha più nulla da dirmi. Anche nel poliziesco trovo spunti d’interesse non legati alla vicenda ma all’ambientazione e alla descrizione dei personaggi. Se, ad esempio, leggo in questi mesi invernali un libro ambientato in Australia nei giorni che precedono il Natale vengo catapultato nell’emisfero dove si usano i costumi da bagno e nel caldo afoso fa piacere sia un gelato al limone sia una granita. Come conseguenza possibile mi capita anche di sognare di quello che ho letto e, sotto le coperte pesanti, mi vedo in una spiaggia assolata.

                                                                  Silvano C.©

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martedì 27 gennaio 2026

Saper cogliere la bellezza

Entrate signore e signori, entrate se siete maggiorenni, sia vaccinati sia non vaccinati. Grandi meraviglie vi aspettano oltre questa porta d’ingresso con la tenda rossa. Più persone entreranno più animali vedrete. Incontrerete veri mostri viventi con tre o più gambe. Immaginerete l’impossibile, come tutte le donne senza vestiti, ma solo per voi se siete uomini, e tutti gli uomini col muso da porco se siete donne, ma solo per le donne. Sentirete col naso odori del tutto sgradevoli, come in presenza di cadaveri in putrefazione e avrete conati di vomito. Voci assordanti vi penetreranno invitandovi alle peggiori nefandezze e forse non tutti ne uscirete vivi. Il vostro corpo vi punirà per le vostre colpe, anche se limitate ai soli sensi (di colpa). Vi scoprirete razzisti, ma solo un po'. Se resterete morti, quindi non uscirete, non potrà esservi rimborsato il prezzo del biglietto ma, in cambio, avrete un compenso per la vostra permanenza dietro le quinte dove contribuirete, involontariamente certo, alla produzione dell’odore pestilenziale destinato agli spettatori che verranno dopo di voi. Sarà nostra cura depositare il compenso sul vostro conto che andrà così ai vostri eredi. Non tutto il male, capirete, produce male, anzi, produce profitti, e il profitto è oggi il bene assoluto. Entrate signore e signori, entrate per soddisfare la vostra libidine curiosa, il vostro disprezzo, il desiderio di denaro e bellezza. Certo, anche bellezza, dipende solo da voi coglierla e, se non entrate, non saprete mai cosa avete perso.

                                                                  Silvano C.©

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domenica 25 gennaio 2026

Ci si perde facilmente lasciando il sentiero

La vita come un giallo, alla ricerca dell’assassino dei sogni. Se fosse un romanzo autobiografico potrei dire di sapere chi ha ucciso i miei sogni, e dovrei ammettere, più meno presto nella narrazione, di essere stato io. La vita tuttavia non si può costringere a un solo genere letterario, sono troppi e li può toccare tutti o quasi. Certi momenti poi è musica, oppure appare monumentale e destinata a durare millenni. La realtà personale è molto più modesta però, e se io sono il centro del mondo significa solo che sono enormemente ignorante. Altrove si vive diversamente e io non conto nulla. Del resto quanti ricordano te? Molti, credo, ma sempre di meno anno dopo anno. E nuove possibilità non le hai. Qualcuno forse, curiosando su quanto scrivo, scopre particolari ma non sa se sono reali, immaginati o inventati. Tu resti viva in me e in chi vive e ti ha amato. Il resto è una foresta dove ci si perde se si lascia il sentiero. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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sabato 24 gennaio 2026

Meglio sparire, ma forse no

Conosco il direttore di un museo che varie volte ho visitato, il museo, non il direttore. Ora lui non è più direttore, il museo si è rinnovato ed ha cambiato sede e io da tempo non lo vedo, né il museo né il direttore. L’ultima volta che incontrai il direttore, ormai molti anni fa, lui era visibilmente ingrassato, si vedeva che non stava bene ma simulava l’opposto. Il suo ruolo di responsabile e animatore del museo durato a lungo gli era stato tolto dalle nuove opportunità politiche, era stato scalzato, era stata demolita l’immagine che lui aveva di sé. La sua inventiva, il suo entusiasmo, perduti. Mi ha fatto male vederlo così. Ora, tempo dopo, credo si sia ripreso, in parte, accettando e ricostruendo. Del resto è destino comune avere un termine e non l'eternità. Chi lavora va in pensione perché le capacità col tempo scemano dopo aver raggiunto il picco massimo, e sotto un certo livello è bene non scendere mai se si deve guidare un autobus, eseguire un intervento chirurgico o sgorgare un lavello. Forse è meglio sparire alla vista del mondo e vivere da eremiti gli ultimi periodi. O forse si deve restare tra gli altri e continuare a seguire i propri interessi aiutando, potendo farlo. Non so quale sia la via migliore ma è bello avere la possibilità di una scelta e non dover cedere all’aggressività di un tumore o cadere da un ponteggio. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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venerdì 23 gennaio 2026

Il nome di nostro figlio

I miei nonni li hai conosciuti, erano i loro ultimi anni, e sono stati anni brutti per loro. In famiglia le cose non andavano più bene da troppo tempo, e io o non potevo far nulla o facevo finta di nulla. Tutto si era rotto con quel maledetto appartamento al piano rialzato della casa popolare dove ci eravamo trasferiti. I vicini sopra di noi facevano un rumore che mia madre non sopportava. Che dire poi del fatto che io ero cresciuto più vicino ai nonni materni che non ai miei genitori, sempre fuori casa per lavoro. Pure le mie abitudini da figlio unico per quasi otto anni hanno influito nei rapporti familiari, tutto ha contribuito, anche a far nascere gelosie interne e cose non dette o, peggio, urlate. Avrei voluto forse una famiglia diversa, anche tu in fondo l’avresti voluta nel tuo caso, per motivi diversi ma analoghi. Sia mio nonno sia mia nonna vennero poi nostri ospiti, a Riva del Garda, prima lui da solo e poi, quando lui morì, lei da sola. Di mio nonno hai accettato che il suo nome andasse a nostro figlio. Il ciclo in qualche modo si è chiuso, e poi le cose sono andate come sono andate. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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giovedì 22 gennaio 2026

Che ne sarà stato di Zio Martino

A Innsbruck, la prima volta che arrivammo in centro, trovammo un parcheggio relativamente comodo che già quando vi ritornammo, pochissimi anni dopo, era sparito. Nulla di strano, quel parcheggio è stato usato come parcheggio provvisorio ma si trattava di un’area edificabile che poi fu occupata da qualche nuovo edificio che non fummo in grado di individuare, e del resto non c’interessava. 

Il primo campeggio dove ci trovammo bene in Puglia, situato in quel tratto magnifico di costa tra Peschici e Vieste, anno dopo anno subì modifiche peggiorative e occupazione sempre più invadente della spiaggia. 

Santa Vittoria, il piccolo paese in provincia di Sassari al quale si deve il tuo nome, lo visitammo due volte. La prima in viaggio di nozze. Con gli anni si è spopolato e anche nella sua chiesa non so se viene ancora celebrata la Messa. 

I luoghi della nostra memoria perdono parti, si modificano, le persone spariscono e pure il mio desiderio di tornarci si avvicina sempre più a zero. Intanto, magari, sarà morto anche Zio Martino, chi può dirlo? Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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mercoledì 21 gennaio 2026

Uccidere chi si ama

Potrei citare Wilde, Genet, Fassbinder, Moreau e qualcun altro perché oggi, leggendo un breve articolo sul turismo eccessivo che finisce per distruggere i luoghi che vorrebbe difendere, mi è tornato alla mente una cosa che scrissi nel luglio del 2013, una vita fa, forse uno degli ultimi anni belli, quando ancora eri con me. Non so se ho fatto morire chi amavo, sicuramente non ho ucciso nessuno e penso di avere amato e di amare ancora. Magari non ho amato abbastanza, questo è possibile, probabile, certo. Forse non ho dato motivi in più per vivere, ma su questo ho dubbi. Leggendo un testo di altro genere, un racconto, scopro la vita scorrere velocissima e lasciare dietro di sé i decenni, e poi ritornare indietro a reinterpretare quello che è successo, visto sotto altre luci. Tutto sembra più chiaro se spiegato per le vite altrui, anche i dubbi sono tali che si capiscono, che appaiono come i miei ma detti meglio. Alla fine non serve uccidere nessuno per questo e, purtroppo, si muore anche se a qualcuno non fa piacere e crea dolore, si muore a basta. Dove posso arrivare con questo discorso inutile? Esattamente a quanto successe a noi quando, dopo aver iniziato a comprare una rivista di natura, viaggi e turismo, cominciammo ad andare nei luoghi non troppo lontani che venivano citati negli articoli. E puntualmente li trovammo sempre troppo affollati. Vuoi vedere, pensammo, che tutti hanno avuto la nostra idea dopo aver letto quella rivista? Smettemmo di farlo, prima smettemmo di andare in certi posti consigliati, poi anche di comprare quella rivista. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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martedì 20 gennaio 2026

Unicità

Non sono solo gli inquirenti che eseguono prove irripetibili, non solo loro. Nella vita sono molte centinaia le prove irripetibili alle quali mi sono prestato o che ho realizzato. Ogni giorno che ho vissuto è stato riempito di momenti irripetibili, con testimoni o senza testimoni, memorabili e no, fondamentali per il resto della vita o del tutto insignificanti. Insignificanti ma unici, quindi irripetibili. Un cane che mi abbaiava ogni volta che passavo, quando gli offrii un pezzetto di pane secco capì la mia gentilezza e da allora mi rispettò. Una ragazza mi disse che non vivevo, ma me lo disse una volta sola. Un amico una sera partì con l’auto e non sarebbe più stato come prima, anche se poi abbiamo continuato a vederci, ma mai più come prima. Ho perso colpevolmente il momento della prima ecografia di mio figlio, non ce ne fu una seconda. Ogni sorriso non fatto è una colpa imperdonabile. Quel pranzo tutti assieme con la mia famiglia, che giudicai inutile, non ebbe mai una seconda occasione. Anche la colazione di stamattina, tanto uguale a mille altre, è stata irripetibile. Per fortuna non tutto ciò che è avvenuto e avverrà, anche se unico, è legato sempre a sensi di colpa per quanto non avevo capito. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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lunedì 19 gennaio 2026

Un crivello, datemi un crivello

Su alcune cose ho idee personali, magari discutibili ma basate su esperienze. Su altre non ho alcuna esperienza, neppure indiretta, quindi dovrei essere più cauto nell’esprimerle. Così mi capita di leggere qualche frase in un libro o di ascoltare alcune parole e mi arrivano pensieri, ragionamenti, sollecitazioni, consigli o sistemi minimi di pensiero. Parte di ciò che mi passa per la testa è fantasia non mia, importata dall’esterno. Se permane a lungo, magari per anni, diventa una quasi verità. Quando capita, e capita, che venga messa in discussione da fatti reali e sperimentati, crolla qualcosa di sicuro per lasciare un vuoto occupato dall’insicurezza e dal dubbio. Saper discernere sulle certezze che restano, cioè distinguere sulla loro genesi, potrebbe essere un metodo, e per seguirlo è necessario eliminare senza pietà strati e strati di tranquillità o abitudine. Serve forza per farlo, e il rischio è quello di ritrovarsi abbastanza indifesi. Ammesso che le mura fittizie fossero una vera difesa. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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domenica 18 gennaio 2026

Prima e dopo

Il giorno prima vivevo come sempre, attese, speranze, figuracce e riconoscimenti, segni di amicizia e di disinteresse, sensazione di sopravvivere senza tuttavia realizzare la cosa più importante, bisogno di far finta di star bene anche in situazioni poco piacevoli e, allo stesso tempo, rifiuto e bisogno di solitudine in attesa di qualcosa di diverso. Le vie già tentate sembravano vicoli ciechi, inutile ritornarci, salvo in quelle delle manie e dei vizi da tener nascoste a tutti, quelle delle quali vergognarsi, da non ammettere mai con nessuno di esserci passati e da dimenticare appena usciti, sino alla prossima volta. Il giorno dopo fu diverso, d’un colpo spazzati via decenni di umore nero e di senso di fallimento. E adesso? Adesso il mio compito e ricordare, quello è il mio dovere, e domani si vedrà. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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sabato 17 gennaio 2026

C’è sempre un motivo

Lei mi obbliga a prendermene cura, senza di lei ormai sarei morto, sarei rimasto a sedere sul divano per ore tutto il giorno invece di portarla fuori a fare le sue passeggiate. Poi è socievole, appena se ne parla e le si fanno complimenti lo capisce e si avvicina, si aspetta una carezza. Da quando manca mia moglie so che mi potrebbe capitare ogni momento, ho impiantato un defibrillatore e una volta mi ha salvato. Mi sono ritrovato in piedi, con sangue in testa, senza ricordare nulla della caduta. Ora non so se ho paura di morire, solo vorrei non soffrire, e non attaccarmi stupidamente alla vita.

Più di uno scrittore dice che la vita va descritta, che serve a mantenere chi è mancato e non c’è più. Occorre scrivere libri per questo, è necessario per non chiudere definitivamente tutte le porte.

Datemi un motivo, anche stupido, per restare e resterò. Se poi sentirò il peso dei doveri sarà pure meglio, dovrò continuare a fare la mia parte, fosse anche per stare vicino a una sola persona. Io conto nulla, il mio valore, se esiste, è un riflesso che viene da fuori. Queste cose le avevo intuite già, quando ci parlavamo guardandoci. A volte litigando anche. Ora, senza meriti, ci sono. Domani si vedrà. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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venerdì 16 gennaio 2026

A e B

Comunque vada, qualsiasi cosa succeda, come finirà è già scritto. Potrebbe essere come con Samarcanda, chi può dire e può portare prove? Un’altra via non è concessa, le supposizioni si confondono con la fede cieca, il bene e il male sono valori che forse giocano un ruolo ma non ne sono certo. Se sostengo che si parte da A e si arriva a B e non conta il percorso, non conta che sia topologicamente lineare o che ne incroci altri ugualmente sottoposti alle stesse regole, se insisto che conta solo l’inizio e la fine, che non ho prove se non un ragionamento personale, tu puoi credermi o dirmi che sono scemo. O semplicemente sorridere senza dare troppo peso ai miei vaneggiamenti. La tua ragione, Viz, e il tuo buonsenso mi mancano, è evidente. E attendo il mio B.

                                                                  Silvano C.©

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giovedì 15 gennaio 2026

scelte fondamentali

La scelta definitiva dovrebbe riguardare, al bivio, l’utilità o l’inutilità. Non serve spiegarlo, lo si sa sempre. Sono ammessi i dubbi, certo, e con loro le correzioni, gli aggiustamenti, anche le retromarce. Il bivio può risultare complesso e non tanto evidente e definitivo come invece è, abbine certezza. L’utilità poi, questo è evidente, riguarda il dopo di te. La scelta esclusivamente egoista è perdente, anche se gode di immeritata considerazione. È quella inutile.

Oggi, poche ore fa, mi hanno chiesto quanti anni hai. Avrei avuto la possibilità di uno sconto. Il prezzo intero, che ho pagato, è stato di due Euro. Non so che sconto mi avrebbero fatto se avessi dichiarato che hai più di settant’anni. Ho accennato una spiegazione ma non ho dovuto insistere, la responsabile allo sportello ha capito o ha intuito, e si è dimostrata gentile non solo per questo. L’ho ringraziata più di una volta. So che tu condividi, dove sei, il pagamento di quel bollettino. Forse avresti anche pagato per un importo maggiore. E domani non so cosa avverrà.  È tutto, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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mercoledì 14 gennaio 2026

non basta il pensiero

Piccoli pensieri idioti, lo so, scorretti e un po' cinici. A Natale non si è per natura più buoni, lo si è se si vuole e magari è meglio esserlo tutto l’anno. Personalmente non credo di essere stato più buono. Vorrei essere più amato, più ricordato, più telefonato, più cercato, giudicato migliore da tutti, indispensabile, tuttavia non è così, lo so. E allora mi aspetto qualche parola, da qualcuno, qualche regalo da qualcun altro, mi basta un semplice pensiero che tuttavia non mi faccia pensare a qualcosa di riciclato. In effetti non mi basta il pensiero, sono venale, vorrei che il pensiero diventasse almeno parola, o piccola cosa. Riguardo a te confido, come mi scrivesti in un biglietto di auguri del 2013 che conservo, che un regalo me lo manderai con la trasmissione del pensiero. Ora è il tempo, ora è giusto, ora credo sarebbe possibile. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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martedì 13 gennaio 2026

Dove arrivo se voglio tornare?

Camminavamo in una stretta calle, attorno non troppa gente, il tempo nuvoloso, non estate né inverno, solo noi due in certi tratti e il rumore dei nostri passi. Tornare l’ho pensato, ma non è possibile. Nessun ritorno è mai possibile, occorre saperlo bene prima di partire, occorre scolpirlo sul granito, affidarlo a un’opera immortale. E quando si arriva in un luogo, qualunque esso sia, bisogna restarci per non perderlo. Queste cose le so e le sanno tutti quelli con un po' di cervello, non serve essere particolarmente intelligenti, basta un po' di esperienza. E malgrado questo, come quasi tutti, parto e vorrei tornare. Esattamente dove sei. Ma arrivo solo dove non sei. Ciao, Viz.

                                                                Silvano C.©

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lunedì 12 gennaio 2026

La decisione finale non è mia

La cosa bella del tempo è che tende a proporre cose nuove, situazioni non preventivate, sorprese anche se non sempre piacevoli. Sopravvivendo al tempo che scorre, limitatamente a quanto ci è concesso, ci si rende conto che non torna indietro salvando le persone che vorremmo trattenere, le lascia andare, come lascerà andare pure noi, arrivato il momento. Il tempo è così, non è buono né cattivo, non è umano, credo non abbia volontà e che semplicemente sia una delle caratteristiche dell’insieme che ci contiene. Per nostra abitudine e convenzione pensiamo di misurarlo con orologi e calendari, con clessidre e meridiane, guardando le foglie e i fiori, passeggiando tra le lapidi che ricordano chi abbiamo amato e anche tanti altri. Quindi io progetto per domani, prendo appuntamenti per dopodomani o per marzo, immagino che andrò a cena con qualche amico quando capiterà, ma non sono in realtà sicuro di nulla, sarà il tempo a decidere. Ciao, Viz.

                                                                Silvano C.©

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venerdì 9 gennaio 2026

eredità

Mi manca il tuo sorriso Viz, quello vero, non quello sulle foto. Lo ricordo, non abbastanza, a volte penso di sognarlo, ma poco alla volta tutto sfuma. Oso dirlo sottovoce, ma il tempo non passa senza effetti collaterali, anche negativi. È bello andare avanti, certo, crescere come sogna ogni bambino, è che da un certo momento in avanti si vorrebbe fermarlo, il tempo, ripristinare quanto si sta per perdere o mantenere inalterato il presente. Tutti sogni irrealizzabili. Tra le non-illusioni ci sono le cose materiali che un tempo ti regalai, come ad esempio i piccoli oggetti preziosi, o come i libri. I regali che hai ricevuto mi sono rimasti in eredità, e pure io li lascerò in eredità assieme alle cose mie. Si tratta di oggetti, di cose, che hanno un valore limitato, mai come quello delle persone. Ciao, Viz.

                                                                Silvano C.©

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giovedì 8 gennaio 2026

Similitudini e diversità

Assomiglio a mio padre. A volte ho lo sguardo di mia madre. I cugini mi ricordano i miei zii. Sembra che alcune coppie, dopo anni assieme, si assomiglino nei movimenti e anche nei tratti somatici; una coppia di vicini che ho osservato da casa camminava esattamente con lo stesso passo, identico. Alcuni uomini hanno il cane che sembra in parte una loro copia. Nulla di vero ed universale forse ma la vicinanza fa questi effetti o li simula. Ci si cerca tra simili o simili si diventa? Forse invece sono le differenze a stimolare la ricerca reciproca e l’interesse.

Quando vedo vecchie coppie che vanno in giro assieme provo una sorta di rabbia. Loro non ne hanno colpa, sono solo i miei pensieri che vanno dove vogliono, che associano cose e mi cambiano l’umore.

Intanto si sono concluse anche le decime festività natalizie senza di te, persone che sentivo al telefono quando c’eri tu o alle quali eri tu a telefonare sono sparite e con altre mantengo aperta una via di comunicazione sempre più stretta. Tutto normale. Le cose cambiano e il tempo passato diventa ricordo o soggetto di fotografie. I cugini sostituiscono a modo loro gli zii, i figli arrivano dopo i genitori. E, se dovessi dire di aver capito, mentirei. Mi manca il tuo sorriso Viz, quello vero, non quello sulle foto.

                                                                Silvano C.©

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martedì 6 gennaio 2026

Troppo di tutto (Sempre)

Le luci delle feste iniziano a spegnersi, non tutte, certo, ma iniziano. Pochi giorni e saranno un ricordo. Questi giorni sono durati troppo, o troppo poco. Con la notte della Befana appena trascorsa si riprende. Prego, vuol ballare con me? Grazie, preferisco di no. Sono passati troppi anni e siamo stati assieme troppo poco. Inizio a scordarmi di te, a volte non so cosa avresti potuto dirmi in certe situazioni, ma è colpa mia. Non ti ho amata abbastanza, lo so. Adesso che sono finite queste feste mi chiedo cosa avremmo potuto fare che non abbiamo avuto tempo di fare. Chissà domani, chissà dove saremmo andati prendendo in giro tutto e tutti, anche la cattiva sorte. Troppo di tutto, troppo di niente, con le mille parole di tanta gente. Rumore. Ritorno quello che fui, prima di te, e non mi piace. Sei partita da tanto tempo, vengo ogni giorno dove non sei, non manco mai se sono vicino, e da poco è ricomparso un gatto. Sono felice che ti possa fare compagnia, e ogni giorno gli porto qualcosa, non troppo, ma qualcosa sì. Mi manca il tuo sorriso Viz, quello vero, non quello sulle foto.

                                                                Silvano C.©

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lunedì 5 gennaio 2026

Ricerca

Se esiste un modo potrei anche trovarlo, probabilmente più per culo che per intelligenza o abilità, e magari potrei trovarlo anche senza cercarlo. Del resto è avvenuto già che cercando quel particolare documento dove lo avevo messo al sicuro al suo posto trovassi altro, magari cercato in altri momenti. Si trova sia ciò che si cerca sia ciò che non si cerca, e allo stesso modo non si trova. Non si tratta solo di caso tuttavia e nella faccenda gioca un ruolo fondamentale la capacità di mantenere ordine e di non buttare tutto alla rinfusa. Ora quello che cerco di capire da molti mesi è lo scopo, il motivo profondo, l’essenza che giustifica il trascorrere delle giornate. Mi sembrava di averlo, ma se l’avevo l’ho perduto. In sintesi non so cosa cerco né come cercarlo. Ciao, Viz. Il tuo consiglio di avere sempre uno scopo non lo dimentico, e penso che su quello potrei ripartire. Aggiungo che mi manchi da troppo tempo.

                                                                Silvano C.©

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domenica 4 gennaio 2026

Bolzano per noi

Ci sono momenti che sembrano destinati a durare per sempre. Mi spiego meglio, perché così non è esattamente quello che voglio dire: ci sono occasioni che, vivendole, sembra si possano ripetere anno dopo anno, che diventino una tradizione che rimarrà. È falso. Quel momento particolare non si ripeterà più o se lo farà sarà per una manciata di occasioni, troppo poche. Il nostro viaggio a Bolzano nel periodo subito dopo Natale cercando di evitare le giornate festive ma prima dell’Epifania, prima di riprendere il lavoro, per un po' mi è sembrato destinato ad essere ripetuto senza fine. Si andava in stazione a Rovereto e si comprava il biglietto di seconda classe alla biglietteria, senza prenotazione e semplicemente dicendo la destinazione e il numero di viaggiatori e poi pagando in contanti passando le banconote sotto il vetro, infilandole nel passacarte rotante e ottenendo in cambio il titolo di viaggio. Rovereto-Bolzano in treno, magari sfogliando il giornale comprato all’edicola della stazione. Poi, arrivati, ci si spostava in piazza Walther e da lì in Via Portici. I negozi che visitavamo o che ci incuriosivano con le loro vetrine erano sempre gli stessi. Quello dei giochi con il grande scivolo, le due grandi librerie con articoli di cancellaria e biglietti con oggettistica tipica altoatesina, il negozio su più piani di sculture in legno, dalle più piccole a quelle di grandi dimensioni e dal prezzo inavvicinabile. E i venditori di wurstel e le birrerie sotto i portici e non lontano da Piazza Erbe. Alcune volte ho comprato scatole in metallo con biscotti della Germania, un paio di volte piccole torte Sacher arrivate direttamente da Vienna. Tornavamo con zelten piccoli ma ipercalorici che in Trentino non si trovavano, penne, cartoline, qualche gioco, e quello che potevamo portare. Una volta ti comprasti un paio di scarponcini che hai usato tutti gli inverni da quel momento, e che a me piaceva lucidare. Ecco, non aggiungo altro perché mi fa male a pensarci. Ora alla stazione la biglietteria non funziona più come allora, l’edicola è chiusa da anni e se anche tornassimo troppe cose sarebbero cambiate. Tu, del resto, sei partita anzitempo. Ciao, Viz.

                                                                Silvano C.©

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sabato 3 gennaio 2026

Lanterne cinesi

Certe sere vorrebbero essere diverse dalle altre solo per motivazioni esterne che non hanno a che fare con esigenze personali ma esclusivamente per mere questioni di calendario, o meglio, di calendari. Si toglie un calendario e se ne mette un altro, più frequentemente di quanto non avvenga con la morte del papa regnante. Fatto è che a certe sere si finisce per attribuire un significato che coinvolge tradizioni e amicizie e speranze. In certi momenti l’ultima sera dell’anno è stata anche per noi l’occasione per ritrovare amici. Non scordo poi quella sera particolare durante la quale ti proposi di realizzare il nostro progetto maggiore, molti anni fa, immersi nella nebbia del bolognese. Molto tempo dopo comprai tre lanterne cinesi con l’intenzione di farle partire assieme verso il cielo, durante una di queste sere particolari o anche in un’altra occasione. Non lo facemmo mai, le tre lanterne sono ancora intatte nel sottotetto e non so se la carta sia ancora in grado di reggere al minimo sforzo che il compito richiede. Credo che a questo punto non le lancerò più, occupano uno spazio minimo e so che ci sono molti divieti relativi al loro utilizzo. Malgrado questo, la notte di capodanno di pochi giorni fa, sotto casa nostra, ne sono state lanciate molte. Queste lentamente si sono alzate e si sono allontanate luminose nel buio circostante. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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venerdì 2 gennaio 2026

Amore a pagamento

Si cucina per amore e con amore. Senza amore si tratta di surgelati, piatti pronti, tranelli pubblicitari e surrogati. Anche da soli si può consumare ciò che si è cucinato per sé stessi ben sapendo che del tutto soli non si è mai. Qualcuno che resta nell’ombra, che si ricorda, che ha ispirato il piatto o che lo avrebbe assaggiato volentieri con noi c’è sicuramente, basta pensarci un po'. Aprire una scatoletta, mettere nel microonde un cibo precotto e comprato pronto non è la stessa cosa, nutre il corpo ma solo quello. Può andar bene ma non bisogna esagerare, e quando si può occorre evitare. Anche chi offre amore a pagamento lo fa solo per quello fisico, che per alcuni non è amore ma semplicemente sesso. Basta capirsi. Il vero amore non si compra, e neppure l’amicizia. Da giovane ci provai ma la donna che incontrai mi spiegò che a me serve altro. Aveva ragione, mi diede una vera lezione e la vita poi me ne diede conferma. La cucina e l’amore, quando hanno un legame forte, riportano anche chi è partito prima di noi, che in alcune situazioni sa capire quanto è stato importante, e che ci manca. Ciao, Viz. Se dico orzetto a cosa pensi?

                                                                Silvano C.©

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