mercoledì 4 marzo 2026

Mi servirebbe…

Porte che si aprono e altre che sono sempre rimaste chiuse. 

Ci fu un periodo nel quale presentai domande di lavoro in due province diverse, e per due soli giorni mi risposero prima dalla provincia di Trento. Se avessero risposto prima da Belluno cosa sarebbe successo? E se invece avessi scelto, come un’amica di allora, di non spostarmi da Ferrara accettando anni di incertezza che ormai mi pesavano sempre di più? Non saprò mai quello che avrebbe potuto succedere alla mia vita, che persone avrei potuto incontrare, migliori o peggiori, come mi sarei trovato. A conti fatti non posso lamentarmi, è andata nel modo che doveva e forse era il modo migliore. Avrei perso te, Roberta, Giorgio, Gianna e Gabriella, Paolo e Laura. Avrei perso Sandro e forse molte altre persone e cose. In quei primi anni Ferrara mi mancava molto, e molto mi mancò anche dopo che ci conoscemmo. Ora, lo ammetto, mi manca ma non come un tempo. Le cose vanno e non tornano. I rimpianti li lascio a chi li vuole, a me servirebbe altro che non posso avere. Ciao, Viz.

                                                                                                      Silvano C.©

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martedì 3 marzo 2026

Perché non torno

Più di uno mi chiede perché non torno, qualcuno che non mi conosce a fondo e si lascia ingannare dalle mie memorie vedendoci soltanto nostalgie e desideri di recuperare le mie origini. Nella realtà questa scelta non era tanto balzana anni fa, l’avevo messa in conto e tu ne eri una motivazione fondamentale. Tutto era predisposto perché tornassimo assieme dove ora, sinceramente, non m’interessa più tornare se non per qualche visita, qualche breve viaggio. Il mio mondo è qui adesso, dove vivo, dove vedo poca gente e, ancor meno, ne vedrei a Ferrara, perché il tempo passa e fa sparire ogni cosa, tra poco anche i ricordi. A Ferrara avremmo dovuto andare spessissimo, trasferirci per settimane o mesi, e da Ferrara poi spaziare altrove, verso il mare e verso gli Appennini, a visitare luoghi solo immaginati ma non lontani. E invece no, tu te ne sei andata e i nostri progetti sono finiti, me ne sono rimasti altri, cerco di mantenere gli impegni che entrambi ci siamo dati, tento di fare la mia parte e, spesso, sbaglio e commetto errori gravi, dei quali mi vergogno. Errori che giustifico con questi impegni, ma so che è una scusa. Il fatto è che non torno perché dovrei andare senza di te e, una volta che ci sono, sento il bisogno di tornare qui, esattamente dove non sei. Qualcuno per questo mi giudica a modo suo, lo so, e non me ne faccio troppi problemi. Ciao, Viz.

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lunedì 2 marzo 2026

Senza effetti collaterali

Ridendo e scherzando la vita si affronta in leggerezza. La malinconia si perde di vista, le prese in giro benevoli stimolano i circuiti parasimpatici e fanno rilasciare dopamina, si ottiene l’effetto di un sonno ristoratore, sembra di essere brilli in modo perfetto senza aver bevuto alcol. A volte ad innescare il tutto è una parola, un sorriso. Ma servono le persone, almeno una, da soli si ottiene poco o nulla. La felicità non è mai onanismo, occorre che ci sia almeno una persona o che ci si pensi, a cosa si sta facendo per lei, che sorpresa si vuole prepararle. L’animale sociale ha questo di bello, che è anche un suo limite. Da solo, lentamente, muore. Ciao, Viz.

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domenica 1 marzo 2026

Per qualcuno sembra facile

Cosa mi piacerebbe fare che potesse piacere pure a te? Ad ogni anno che passa, e gli anni passano, sono sempre meno sicuro della risposta giusta. Mi piaceva, un tempo, andare a trovare Licia a Bologna in quell’appartamento in via Ferrarese al quinto o sesto piano, con sotto quei grandi portici moderni, prima che Licia e Willi cambiassero casa. Mi piaceva partire per le vacanze con tutto quanto era possibile e pensabile portare. Mi piaceva anche uscire di casa una domenica pomeriggio partendo da Riva del Garda e metterci in colonna sulla Gardesana occidentale, quella con tante gallerie, e arrivare addirittura a Brescia, senza un vero perché, e senza mai più tornarci una sola volta. Ma la cosa migliore possibile sarebbe fare cose mai fatte prima, e tu dovresti darmi idee, ma non me le dai. Dovrei smettere di vivere nel passato, lasciarmelo alle spalle, accettare e andare avanti. Quello però non so se mi piacerebbe farlo. Ciao, Viz.

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sabato 28 febbraio 2026

Il mese peggiore

Un po' di tempo fa ho letto un romanzo giallo sul mese peggiore o, per essere più preciso, sul più crudele dei mesi. Adesso, senza alcuna attinenza con le vicende narrate in quel romanzo ambientato in Canada, dove inglese e francese convivono, mi ritrovo a riflettere sulle opinioni che mutano, che l’essere migliore o peggiore non è cosa eterna. Dipende dai punti divista e, principalmente, dalle situazioni che cambiano col tempo. Per me, per noi, marzo è stato ed è un mese particolare. Troppo pieno di anniversari, compleanni, ricordi e legami con le persone. Quello che per anni è stato un mese quasi di feste continue è divenuto, poco alla volta, un mese di ricordi. Nessuno mi porta via i ricordi, certo che no, ma le persone sì, mi sono state portate via, e anche marzo per me è diventato altro. Ciao, Viz.

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venerdì 27 febbraio 2026

Prima

C’era un periodo durante il quale il martedì restavo fuori casa tutto il giorno e tornare per mangiare, da solo, non mi andava granché. Abitavo a Levico, lavoravo a Borgo Valsugana e in una piccola frazione vicina, ancora più a est. Andavo a farmi un panino o due alla drogheria, l’acqua la portavo con una borraccia e un frutto non mi mancava. Mi serviva il droghiere, che aveva la BMW parcheggiata poco lontano mentre io, il signor professore, giravo con una Fiat 850 usata e pranzavo fuori, spesso accanto a un torrente che immetteva e immette nel Brenta. Dopo pranzo lavoravo spostando massi e sassi, divertendomi a realizzare piccole dighe che costringevano l’acqua a deviazioni, manco fossi stato un castoro con i tronchi. Costruivo gratuitamente e così miglioravo l’ossigenazione dell’acqua. Nessuno mi ha mai pagato per questo, né ringraziato. Questo lo facevo prima di conoscerti, e cose simili le avevo già fatte in spiaggia, al mare. Con te, più tardi, non persi quest’abitudine di piccole modifiche ambientali in zone dove non creavo danni. Cose che sono successe, cose belle se le ricordo così, adesso. Ciao, Viz.

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mercoledì 25 febbraio 2026

Tre giorni


Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere. (frase attribuita al Dalai Lama)

Ieri mi riempie la vita, letteralmente. Ogni stanza, ogni scaffale, tutti gli spazi in cantina, in garage, nelle soffitte, negli armadi, nelle scatole piene di ogni oggetto possibile, le tue cose che ho conservato, molti dei regali che ti ho fatto, quelli che tu hai fatto a me, tutto questo riguarda ieri, e anche le mie azioni belle e brutte, i miei errori, i miei successi, ciò di cui vado fiero e di cui mi vergogno, tutto è ieri, è così, fissato e non più modificabile. Ieri mi sono innamorato di te.

Domani è attesa, paura e speranza, un po' di illusione e desiderio di restare ancora molti giorni per finire, devo ancora finire, non ho mai finito e il tempo per ogni cosa sicuramente non lo avrò. Non credo che mi innamorerò ancora.

Oggi è il giorno nel quale posso fare, agire, modificare, non sono convinto di poter amare oggi come amai te, anche se di amore posso darne e riceverne, l’amore ha mille forme. Oggi posso vivere, e in effetti, vista anche l’ora, ho vissuto. Non ho fatto nulla di sensazionale o indimenticabile, le ore sono passate ed è quasi sera. Tu resti ancora con me, oggi. Ciao, Viz.

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martedì 24 febbraio 2026

Sanremo

Ricordo che compravo Sorrisi e Canzoni per avere il testo delle canzoni, che alcune le imparavo a memoria. Quando acquistai il piccolo Gelosino per due o tre anni registrai tutte le esecuzioni avvicinando il microfono all’altoparlante del televisore, allora in BN, pur sapendo che le versioni in diretta non sarebbero state come quelle poi diffuse dalla radio o sui dischi. Quando registravo chiedevo a tutti di non fare rumore ma qualche colpo di tosse o altri disturbi capitavano sempre. Registrai così anche “Ciao amore ciao”, di Luigi Tenco. Questi nastri e il registratore poi sono misteriosamente spariti, a casa dei miei, e per anni mi sono chiesto che fine possano aver fatto senza trovare risposte. Quando Celentano pochi anni prima aveva cantato “Il ragazzo della Via Gluck” io imparai a memoria quel testo, a volte scoppiando a piangere. Da poco avevo lasciato gli amici di Porotto per venire ad abitare nella periferia di Ferrara, in via Ungarelli, dove la mia famiglia si era trasferita. Quella canzone aveva toccato un mio nervo scoperto, aveva centrato la realtà dell’urbanizzazione degli anni sessanta, legata al boom economico. Poi persi un po' interesse per Sanremo anche se continuai a guardare le serate senza troppa assiduità. Trasferito in Trentino per un po' non volli avere il televisore, non ne sentivo la mancanza, avevo altro che m’interessava. Successe che ti conobbi, a Riva del Garda, e ancora, di comune accordo, rinunciammo al televisore. Durò alcuni anni sino a quando cedemmo pure noi e comprammo un piccolo televisore con le antenne incorporate. A volte così guardammo il Festival, ad esempio mi piacque molto Zucchero quando cantò “Canzone triste”, che arrivò penultima. Rimasi poi molto scocciato quando Anna Oxa si presentò con gli slip in vista e spensi la tv, quella cosa non mi era piaciuta. Poi, poco a poco, perdemmo di vista la trasmissione. Recentemente la trovo noiosa da seguire, faticosa, troppo dilatata, anche se ammetto che anni dopo, iniziano a piacermi alcuni pezzi che vi sono stati presentati. Questo mi succede. Personalmente difficilmente guarderò in diretta Sanremo, magari rivedrò qualcosa che merita in differita. E potrei dire anche altro, molto altro, ma non so se poi interessa a qualcuno. Tu del resto sai già tutto, ciao, Viz.

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lunedì 23 febbraio 2026

Il difficile mestiere di giudice

Se fossi andato a quel pranzo coi miei adesso loro sarebbero qui? Domanda inutile, certo che no, ma avrei dato loro una soddisfazione, e allora pensavo che ci sarebbero state mille altre occasioni. Alla prova dei fatti le occasioni poi non ci furono più con le stesse premesse, avrei dovuto capirlo o immaginarlo. E tutte le volte che uscii a cena con mio padre, dopo che mia madre se ne fu andata, hanno contribuito a trattenerlo un giorno in più? Questa risposta mi viene più difficilmente, perché ad influire sul desiderio di vivere di una persona influiscono tanti fattori apparentemente lontani e il desiderio di vivere, penso, fa vivere di più. Quindi confesso la mia colpa, una delle tante e non la più grave, sono sensibile a modo mio e in maniera soggettiva, non necessariamente corretta e disponibile. Quando sarà il momento di elencare quello che avrei potuto fare con te credo che mi nasconderò. Cose ne ho fatte, e tante, ma credo non sia sufficiente ad assolvermi. Per fortuna non ho mai svolto il ruolo di giudice, quello non lo avrei sopportato. E anche quando per lavoro mi sono avvicinato a questa funzione la cosa migliore che potevo fare era quella di assolvere. Ma assolvere gli altri non è lo stesso che assolvere sé stessi. Ciao, Viz.

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domenica 22 febbraio 2026

Sei pallido, Scognamiglio

Mi capitava di non star bene, mi capita e spero mi capiterà ancora. Non star bene significa esserci, malgrado tutto. Se adesso mi tornano alla mente alcuni momenti nei quali non sono stato bene in passato è forse perché mi mancano le persone che, un tempo, mi sono state vicine e si sono preoccupate per me. Adesso in particolare siete solo in due, mia nonna e tu. Molte cose perdono di valore con gli anni che passano, è naturale. Queste no. E ricordo con nostalgia e affetto e pensieri confusi quello che tu mi dicevi in certe occasioni. Ciao, Viz.

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sabato 21 febbraio 2026

Anterselva

Ad Anterselva sono stato tre volte in tutto, e sempre con te. La prima volta fu ai tempi di Riva del Garda, per un fine settimana invernale con la neve e con un freddo micidiale tanto da farmi temere che l’auto di allora, una Fiat 127, non partisse al mattino. Facemmo un po' di sci di fondo, non molto, restammo in un appartamento con gli amici di allora, con Roberta in particolare, che se non ci fosse stata lei probabilmente non ci avrebbero invitato. Di quei giorni ricordo la ricchissima colazione con tantissimo burro. Le due volte successive andammo nella stessa estate, e facemmo tappa nel campeggio. Vedemmo il lago, lo stadio del biathlon. Allo stadio comprammo una maglietta, per Giovanni, e lui la utilizzò per un certo periodo. Vedemmo i boschi e i paesaggi, andando pure a Brunico, un giorno, e tornando la sera al campeggio col pullman di linea mentre pioveva. Di quei due viaggi conservo molte fotografie, che di tanto in tanto rivedo. Ricordo che discutemmo e che un po' mi arrabbiai, ma ora mi chiedo perché. Il perché del resto lo sai, sono stupido. Ciao, Viz.

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venerdì 20 febbraio 2026

Iniziare dalla fine

Non so come è nata questa mia inclinazione a cercare altre vie, forse qualche trauma infantile che ho scordato, forse il desiderio di mimetizzarmi pur essendo presente salvo poi offendermi se qualcuno non mi nota, e comunque a rimanerci male. Molto normale non sono mai stato, ho anche accettato per anni una sorta di derisione per il semplice fatto che mi distingueva e in tal modo fraintendevo la mia figura: pensavo di essere come non ero visto, una gran confusione. Fatto è che varie volte, lo ricorderai, siamo entrati in musei o altri posti dall’uscita, approfittando del fatto che o non c’era coda oppure non ci trovavamo intruppati con le stesse persone davanti e dietro. Non è un metodo consigliato dai curatori delle esposizioni, è evidente, eppure ci è successo. Del resto ho ancora la tendenza, quando mi capita di scorrere un elenco che intendo affrontare, di iniziare dal fondo, e se i monumenti, le persone, le storie o altro sono in ordine alfabetico inizio dalla zeta. Ciao, Viz. Forse dovrei curarmi ma alla mia età, per questo, credo di avere poco tempo per rimediare.

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giovedì 19 febbraio 2026

A modo mio

Risposte ce ne sono? E consigli?

Certo, ci sono risposte e consigli su ogni tema, il problema è che capita siano in contraddizione, che invitino a seguire vie diverse e che, alla fine, a forza di sentire pareri e idee discordanti ci si perda si finisca per stancarsi. I social, tutti, traboccano di questa mercanzia a buon mercato e di origini non controllate o certificate. Mi fido di pochi e nella scelta, di volta in volta, dipende da cosa cerco, dal tema insomma. Questo avviene in politica, ovviamente, perché di alcuni non condivido quasi nulla mentre ad altri, fatte le dovute premesse, mi sento abbastanza vicino. So a chi chiedere un consiglio medico, so dove cercare informazioni sulla storia di Ferrara, sono capace di decidere da solo se è il caso che esca in auto o a piedi. So molte cose, conosco diverse risposte, ma davanti a domande difficili che temo anche di esprimere non so a chi chiedere. Di te mi fidavo, e se mi contraddicevi mi costringevi a capire meglio. Ora devo andare avanti, sembra che non si possa restare fermi o, peggio, vivere nel passato. Ma il ricordo a modo mio è concesso? Ciao, Viz.

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mercoledì 18 febbraio 2026

Per quanto conta

Più parole conosco, e più le utilizzo, più conservo la memoria linguistica e mantengo aperte alcune porte, altrimenti destinate a chiudersi e poi ad essere ricoperte di rampicanti, prima nascoste e poi definitivamente perdute. La scelta deve essere tuttavia consapevole del fatto che neppure le parole, pur se ripetute spesso, sono in grado di mantenere gli oggetti, i luoghi e le persone. Il calamaio, come oggetto, non lo vedo da decenni, e se continuo a scrivere la parola non per questo si riprenderà ad usarlo. Molto prima del calamaio è stata la tavoletta di cera a sparire, e anche se oggi ne parlo rimane un oggetto dimenticato, come una tomba in un angolo poco frequentato di un grande cimitero, ricoperta di piccoli arbusti cresciuti grazie all’assenza dei visitatori che all’inizio la curavano, morti pure loro. Non si può fermare il tempo, come spesso mi capita di ripetere. Mi sembra di essere parte della retroguardia di un esercito sconfitto e in ritirata. E non credo di poter farmi illusioni per il semplice fatto che non scrivo questo né su carta né su marmo, ma semplicemente come un insieme di informazioni in rete. Anche la rete immagino non sarà eterna. Ciao, Viz. Come vedi, per quanto conta, io ricordo.

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martedì 17 febbraio 2026

Si può scegliere dove assaggiare la Sacher originale

Siamo stati in Austria, mai in Australia. Mucche molte, canguri nessuno. Vienna per noi è stata una meta estiva, come quasi tutti i luoghi dell’Europa a est, nord, ovest e sud. Vienna è lontana, occorre attraversare tutta l’Austria e passare pure la frontiera con la Germania. Poi la capitale merita un soggiorno, se non altro per i suoi musei e per la Sacher. Siamo stati pure nella Cripta dei Cappuccini, abbiamo attraversato il Danubio in bicicletta (sul ponte, ovviamente) e ci siamo un po' persi piacevolmente nel centro. Ormai ricordo poco di quei giorni, il tempo non perdona. Io però perdono il tempo, so che non ci mette cattiveria nella sua azione continua di rimozione della memoria, so che è giusto così. E se qualcosa si dimentica completamente, quasi certamente va bene. Ciao, Viz. Come vedi comunque non scordo tutto.

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lunedì 16 febbraio 2026

Coriandoli e stelle filanti

Conoscevo un uomo vecchio con un cane vecchio chiamato Tommy. Più invecchiava il cane più invecchiava l’uomo. Prima morì il cane, poco dopo l’uomo.

Nulla è più triste di chi osserva, fuori, chi si diverte, dentro. Anche perché succede che non sia esattamente come sembra.

Ti conosco mascherina, ti conoscevo dovrei dire ma così mi farei male. L’ultima mascherina te la regalai durante il Carnevale del 2016.

Morirò, certo morirò, ma non oggi (semi-citazione).

Se mi dai uno scopo, uno vero, serio, importante, se mi ci fai credere, io ci crederò.

Lasciare andare è uno dei tanti modi conosciuti per trattenere. So che è controintuitivo ma non per questo assurdo.

Non ho mai visto di persona il Carnevale di Venezia, quello di Rio, quello di Viareggio. Anche quando ne ho avuto occasione non sono mai andato a Cento durante il Carnevale. Eppure, una volta all’anno, le pazzie sono concesse.

Ciao, Viz.

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domenica 15 febbraio 2026

Spazi

In dispensa scatolette di tonno di marche e dimensioni diverse, e poi scatolette di fagioli, mais, ceci, piselli, carne, passata di pomodoro, sughi pronti, latte a lunga conservazione, dolci da colazione in confezioni ordinate per scadenza, cioccolato in tavolette e cacao in polvere, zucchero, sale, caffè in polvere e caffè solubile, bottigliette di acqua, vino e liquori, lattine di birra, e molto altro. Sotto il lavello detersivi per lavare a mano i piatti e per lavastoviglie, brillantante, prodotti per pulizia, sacchetti per i rifiuti. L’armadietto dei medicinali con scorte sufficienti per mesi. In bagno tubetti di dentifricio, carta igienica che neppure in un anno verrà consumata, e asciugamani grandi, medi, piccoli, e pure teli da bagno e da spiaggia. Ovunque scorte come se si dovesse affrontare un periodo di carestia, senza scordare grissini, taralli, pane in cassetta, libri quasi di ogni genere, e vestiti, muovi e mai usati, e altri usati e dimenticati, e poi attrezzi da lavoro, chiodi, viti, pezzi di ricambio per elettrodomestici ormai rottamati. E fotografie, diapositive, proiettore per diapositive e visore per diapositive. Un elenco completo è impossibile anche al proprietario, che non di rado cerca cose che sa di avere e non trova. Servono spazi inutilizzati, occorre liberare spazi e lasciarli inutilizzati. Ciao, Viz.

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sabato 14 febbraio 2026

Con ottimismo, o anche no

Sono meteoropatico, col nuvoloso, col vento e con la pioggia l’umore si adegua al barometro, e scende. Potrei essere ottimista altrimenti, sorridente, disponibile, ma non se è brutto. Per inciso ho notato che qualche volta, dopo aver trasmesso le previsioni del tempo e aver detto che sarà, appunto, brutto, augurano buona giornata ai telespettatori. A volte mi chiedo se alcuni ci sono o ci fanno, se capiscono il non senso di quello che dicono. Ma per tornare al mio attuale pessimismo osservo che si può morire giovani o giovanissimi, e perdersi molte delle cose che può offrire la vita. Può anche capitare di vivere a lungo, molto a lungo, perdendo una dopo l’altra le persone che abbiamo avuto amiche o che abbiamo amato, e non è bello neppure questo, con l’aggravante che con l’età arrivano gli acciacchi. Alla fine serve che arrivi una giornata di sole e adatta per uscire, in culo il pessimismo (citazione parziale di Danny Boodman T.D. Lemon). Ciao, Viz. Oggi il gatto mi aspettava e ha gradito, ma questo lo hai visto.

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venerdì 13 febbraio 2026

Poco per volta

Cosa resterà alla fine quando tutto sarà andato via, quando avrò terminato di riguardare le tue cose e molte le avrò date, regalate, vendute? Del resto cosa è rimasto dei miei, di mia madre e di mio padre, dei miei nonni? A cosa servono un abito usato, un paio di scarpe o la biancheria personale quando si è partiti per sempre? Servono a chi può usarli ancora, se adatti, oppure non servono più. Solo i musei conservano alcuni abiti di personaggi storici o qualcuno compra gli abiti usati griffati di divi e cantanti, non di persone come noi. Di mia madre mi restano poche cose, non abiti però. Di mio padre più o meno lo stesso. Dei miei nonni quasi nulla. Solo le foto, che col tempo ingialliscono e si consumano. Pure di noi non serve che restino gli abiti, è duro pensarlo e ancor più duro realizzarlo. Ciao, Viz. Poco per volta, un pezzetto alla volta, un sacchetto oggi un altro domani, o dopodomani. Temo la fine di tutto questo. E dopo?

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giovedì 12 febbraio 2026

Qualcuno dirà che c’è un modo migliore

Non sono quel chimico cantato da De Andrè, non merito le parole di un poeta come lui del resto, anche se idiota certamente lo sono stato e tale resto, per molti motivi. C’è di meglio da fare che andare per cimiteri, esservi attratti e tra le tombe trovare anche la vita, che continua malgrado tutto e tutti. C’è sicuramente di meglio, me lo dico pure io. Dopo aver condiviso non abbastanza della mia vita con te però adesso sento la necessità di venire a trovarti dove non sei, e dopo troppi anni ancora non mi stanco. So di una donna che va a pulire tombe di persone che non hanno più nessuno che pensa a loro, ne ha fatto un motivo importante di vita. Capisce che quando una tomba è abbandonata anche la memoria si perde, e invece no, si può evitare. Ho letto un libro su chi cambia l’acqua ai fiori e, recentemente, sono anche stato invitato a una visita in un grande cimitero. Cose normali, anche se non per tutti. Ciao, Viz. Tu mi manchi ma non manchi.

                                                                                                      Silvano C.©

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mercoledì 11 febbraio 2026

Vivere a Carnevale

Conservare le foto non è equivalente al conservare i luoghi, sono cose diverse. Se fossero lo stesso non si morirebbe mai. Mi rendo conto che se guardo foto di posti dove non vado più da anni ormai non sono più una descrizione reale dell’esistente ma una loro memoria. Mi intestardisco a rivedere foto che ho conservato e che in qualche caso ho ordinato con cartelle dedicate a zone, città o momenti particolari e poi mi rendo conto che non sono più veri. Esattamente come se volessi leggere le notizie su un quotidiano di mezzo secolo fa; allora avevano un senso, ora sono forse storia o forse inutilità. Vabbè, sono di umore così. Rivedo cose che usavi, ho ripreso a donarle o a buttarle è in qualche raro caso a rivenderle, ma è come se venissi preso a botte, devo smettere dopo un po', non reggo, devo distrarmi. E i giorni di Carnevale non mi aiutano, non mi hanno mai aiutato, io vivo male il Carnevale, anche tu. Ciao, Viz. Tu mi manchi ma non manchi.

                                                                                                      Silvano C.©

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martedì 10 febbraio 2026

Cose da fare e non

Passeggiare ogni giorno, fare strade a caso, portare sempre una piccola scatoletta con croccantini da usare nel caso s’incontri un gatto.

Scambiare qualcuno per chi si è perduto.

Leggere, leggere e continuare a leggere sino a stordirsi.

Se possibile sorridere sempre, sforzarsi di farlo anche se la voglia non è tanta.

Cercare ogni giorno di buttare qualcosa, anche poco magari, meglio riciclare anche se non sempre è possibile.

Aprire l’armadio dove ci sono le tue borse, aprire le ultime che hai usato, trovare un foglietto per un appuntamento che non hai potuto rispettare.

Pensare di essere perfetti, meglio evitarlo. Qualcuno come te, tuttavia, qualche volta me lo ha fatto pensare.

Andare, tornare dove andammo.

Distinguere le buone dalle cattive abitudini.

Gli scatoloni vuoti non servono e vanno buttati, ma occorre prima l’approvazione della gatta.

Continuare a scattare foto come se il tempo si fermasse.

Ciao, Viz. Tu mi manchi ma non manchi.

                                                                                                      Silvano C.©

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lunedì 9 febbraio 2026

tutto

Ho capito tutto, perfettamente.

Non mi sfugge nulla, so cosa succede attorno, vicino e anche lontano.

Ho rimediato senza danni agli errori fatti, sia in buona fede sia in malafede.

Se ascolto un brano musicale capisco cosa vuole trasmettere il suo autore e poi scelgo la mia via.

Leggo un libro in poco tempo, se voglio, ne leggo contemporaneamente diversi e non li confondo. Mi diverte immedesimarmi nelle figure positive che vi sono descritte, e le altre le capisco, anche se non sempre le giustifico.

Visitando un museo, un qualsiasi museo, non mi servono guide, mi basta osservare per capire, intuire, scoprire storie e vicende, tecniche e virtuosismi.

Sono tutto questo e anche di più, sono morto.

                                                                                                      Silvano C.©

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domenica 8 febbraio 2026

Fatti mai avvenuti

Metto gli occhiali, cosa che recentemente faccio sempre più spesso se devo vedere particolari, leggere certe scritte in piccolo e così via. Metto gli occhiali e, facendolo, mi rendo conto che una stanghetta perde il piccolo anellino rotondo che permette il suo movimento. Vedo che è caduto per terra e chiedo a nostro figlio di raccoglierlo. Lui non lo fa e tu gli dici di chinarsi e farlo per me. Lui guarda e non si muove mentre io gli indico dove è caduto. Alla fine, cedendo al bisogno, sono io che mi chino a terra e raccolgo questo anellino dorato che, nella realtà, nei miei occhiali non c’è mai stato. Nella realtà tu non hai mai chiesto a nostro figlio di raccogliere quel piccolo oggetto inesistente. Ecco, questo nella realtà non è mai avvenuto, esattamente come dicono in certi film polizieschi di episodi destinati a essere mantenuti segreti. Questo è uno dei tanti segreti impossibili che ci riguarda, uno dei tanti fatti mai avvenuti che a volte m’invento. Ciao Viz, grazie.

                                                                                                      Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

sabato 7 febbraio 2026

Analogie

Nulla di nuovo né di originale, nulla che qualcuno non abbia già descritto, analizzato, proposto in diverse forme, vissuto. Ogni gioco a incastri ha una soluzione che è stata prevista dal costruttore, a volte più di una. Coi puzzle la soluzione è una sola se si vuole arrivare alla figura finale cercata. Col film Sliding Doors viene messa sullo schermo la casualità già esplorata da un altro regista, anche in quel caso quindi nulla di nuovo. La mia vita e la tua non hanno avuto nulla di veramente nuovo e mai vissuto da qualcuno prima anche se a noi, vivendole, sperimentandole, sono sembrate a loro modo uniche. Probabilmente sono state veramente uniche solo nella concatenazione degli eventi, cioè esattamente come noi nessuno mai, ma se scomponessimo la successione di tutto quanto è avvenuto allora i singoli pezzetti potremmo ritrovarli in altre vite. Come con le costruzioni di legno e il Meccano della mia infanzia, esattamente così. Il numero dei pezzi era quello, ma il numero di oggetti che ci potevo costruire era enorme. Una cosa adesso, se associo le cose, mi fa male. È che allora mi capitava di arrivare a qualche oggetto finito senza usare tutti i pezzi. Sai cosa ha significato questo per te, non serve chiarirlo. Ciao Viz, grazie.

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venerdì 6 febbraio 2026

Ogni vita

Ogni vita è epica se sai raccontarla (citazione, Rosa Teruzzi) 

Vorrei che alcune vite venissero percepite come tali e ricordate così, anche molti anni dopo la loro fine e da molte persone. La realtà però è meno tenera, ne salva solo alcune. Forse perché oggettivamente avevano qualche cosa in più a differenziarle oppure perché hanno trovato chi è stato capace di raccontarle. E qui mi fermo. Se continuo mi faccio male e ne faccio a te. Ciao Viz, grazie

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giovedì 5 febbraio 2026

Una semplice canzone

Mi ritrovo a pensare a una canzone, rivedo quel tempo e chi frequentavo allora. Poi la memoria mi riporta a ciò che si nasconde sotto la scorza, alle amicizie e alle situazioni. Alcune cose che ricordo mi fanno rabbia perché col tempo ho rivisto quei rapporti, me ne sono fatto un giudizio diverso, adesso non mi comporterei più in quel modo, non accetterei certe risposte e certi atteggiamenti che allora sembravano senza alternative e senza possibilità di rifiuto. Solo dopo, molti anni dopo, ho iniziato a chiedere pretendendo, e in caso di rifiuto o mi rivolgevo altrove oppure mi leccavo le ferite, standoci male. Adesso la musica di allora, quella che magari ascoltavo col giradischi oppure col registratore, è diventata un archivio da maneggiare con attenzione, dovrei mettere il segnale di pericolo su certi LP o certe audiocassette, e anche su certi CD. La realtà è che giradischi e registratori musicali li uso ormai molto raramente, anche se dovrei ricominciare, e in fondo preferisco la musica in diretta che mi arriva dalla radio. Se non mi va cambio canale. Ray Charles mi riporta un amico quasi perduto, ma Ray lo abbiamo pure visto dal vivo assieme, a Trento, tanto tempo fa. Adesso vorrei solo la musica che mi riporta te, che ancora non esiste, mentre compositori, cantanti, esecutori e maestri continuano a creare cose nuove per far nascere nuove memorie in chi verrà dopo. Ciao Viz, grazie

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mercoledì 4 febbraio 2026

Siamo sicuri della primavera

Domani non sarà ancora primavera, sono previste giornate di pioggia e forse anche neve, del resto è normale, in febbraio. Sono tante le cose che a rifletterci anche poco non dovrebbero stupire perché, appunto, sono normali. Non serve arrabbiarsi se l’anormale non arriva e neppure arrampicarsi sugli specchi inventando narrazioni senza basi oggettive. I sentimenti sono reali, sono oggettivi, e sono anche soggetti ai mutamenti che impone loro il tempo. Non si può in alcun modo volere che qualcuno ci ami, e se siamo fortunati perché questo avviene allo stesso tempo non avremo certezza che saremo ancora amati domani. Ho letto che la cosa che conta di più è essere stati amati, e aver amato, anche se poi l’amore è finito, anche se poi qualcuno è partito per un viaggio senza ritorno. Una probabile certezza, basata su osservazioni durate millenni, e che prima o poi arriverà la primavera, anche se non domani. Ciao, Viz.

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lunedì 2 febbraio 2026

Una ragazza di settant’anni

Era lo scorso novembre, il mese dei morti. Un’amica aveva organizzato una cena tra ex colleghi, come di tanto in tanto è solita fare. Le ultime volte avevo dato buca, per mie fisime e anche per motivi seri di salute. Alla fine ci siamo ritrovato solo in otto, neppure la mia amica aveva potuto venire perché influenzata. Il ristorante scelto è legato ad una nota cantina locale, quindi sicuramente il vino sarebbe stato ottimo. Mi sarei aspettato più persone, ma forse il mese dei morti voleva far pesare il suo influsso e ci siamo ritrovati a parlare di noi e degli assenti. Tra gli assenti abbiano ricordato pure chi ci ha lasciati per sempre, un numero che aumenta di anno in anno. Tra i presenti un’amica di vecchia data che non ho mai frequentato se non in queste occasioni. Caso vuole che due giorni fa lei mi telefoni, avevo da tempo il suo numero in memoria e colpevolmente non l’avevo mai chiamata. Siamo stati al telefono un pò, mi ha parlato del suo compagno abbastanza anziano (la mia età, sic) e di un amico con problemi sanitari simili ai miei e di molti uomini. Mi ha parlato di come conoscesse Viz prima di sapere che era mia moglie e di essersi stupita della nostra differenza. Mi ha spiegato che idea si era fatta di me, in parte smentita da alcuni fatti e osservazioni. Siamo rimasti col mio impegno di farmi vivo tra un paio di mesi, in una cena a casa sua. Durante il nostro dialogo telefonico mi ha detto di avere settant’anni. Ammetto che la pensavo più giovane, e io mi vedo più giovane. Sic transit…

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domenica 1 febbraio 2026

All you can eat

Te ne sei andato troppo presto, nel 2014, prima di quest’incredibile esplosione ovunque vada o veda di ristoranti nei quali paghi un fisso, bevande escluse, e poi puoi mangiare tutto quello che vuoi, sino a star male se insisti. Di recente anche una pizzeria ha adottato questa formula, una volta a settimana. Malgrado ci vada, di tanto in tanto, lo trovo un modo sbagliato di offrire ristorazione, quindi da frequentare con molta moderazione. Credo che tu ne avresti approfittato, ne sono sicuro. Negli ultimi tempi, quando uscivamo assieme a cena, a Ferrara, ordinavi quello che ti piaceva ma poi guardavi con interesse e desiderio i piatti degli altri, come se a te fossero stati negati. Lo capivo il perché, la tua storia lo spiegava, hai avuto un’infanzia e molti anni dopo di miseria e di poche cose. La guerra non ti ha aiutato a vincere questa fame di ogni cosa, di tutto, dando sempre la precedenza alla quantità rispetto alla qualità. Anche Viz ti ha conosciuto, anche lei ha capito com’eri, anche lei se n’è andata troppo presto, solo due anni dopo di te. Ed ora mi mancate entrambi.                                                                                                                                                                                              Silvano C.©

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sabato 31 gennaio 2026

La Luna piena

 Con la Luna piena sciolgo la catena

Mi oriento facilmente anche se la strada è strana

Vedo una sottana, se ne trovano sempre meno

La moda cambia, io cambio, qualcosa si rinnova e qualcosa invecchia

Ricordo le nebbie di quando andavamo assieme in auto nella campagna bolognese, una vita fa. Molti di allora non ci sono più, anche tu non ci sei più, io non sono più lo stesso.

Eppure, con la Luna piena, non penso alla catena e alle strade perdute. Anche le gonne sono sempre meno perché le donne amano indossare i pantaloni

Spero che ciò che cambia porti serenità a chi resta. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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venerdì 30 gennaio 2026

Circolo vizioso senza fine

Il dolore, ho letto, potrebbe trascinare in una spirale fatta di barbonismo domestico, alcol, gioco e anche allucinazioni, ossessioni di vendetta. Succede quando si rompe la quotidianità tutta ripiegata sulla famiglia, con pochi rapporti sociali, senza una dimensione di impegno. Quello che ho letto mi ha preoccupato. Da 0 a 10 a che livello mi trovo? Il livello 0 immagino di non averlo mai vissuto, dopo i primissimi mesi infantili, se non in rari momenti. La tua assenza che si prolunga ormai da quasi un decennio e sembra non sia possibile interrompere crea quel tipo pericoloso di dolore del quale dovrei diffidare. Non evitare, quello mi sembra ingiusto, ma controbilanciare con altro che a volte penso di trovare e altre volte è simile all’Araba Fenice. Fare, sempre e comunque, magari fare e disfare e poi rifare nuovamente. Riordinare nel giusto contenitore le viti per lunghezza e diametro, tutte nel cassettino tra simili se non proprio identiche. Poi ripetere l’operazione con i chiodi. Poi farlo coi libri. Poi con i vestiti negli armadi. Poi con le scarpe. Poi con gli album fotografici. Poi con ogni cosa mi ritrovi davanti e, in questo riordino generale, scegliere cosa scartare scordando per una volta l’associazione col ricordo. Più di una volta. Anestetizzare per sottrazione, questo è uno dei segreti che non so applicare se non risvegliando il dolore, e allora il circolo vizioso ricomincia. Senza fine. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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mercoledì 28 gennaio 2026

Centellinare

Dal vocabolario Treccani: Centellinare v. tr. [der. di centellino] (io centellìno, ecc.; erronea l’accentazione centèllino, ecc.). – Bere a centellini, a piccolissimi sorsi e assaporando: c. il tè, il caffè, un bicchiere di porto. In senso fig., compiere lentamente un’azione, per trarne un piacere più intenso e prolungato: leggeva la poesia centellinandone le parole.

Per mesi, anni, me ne tengo alla larga, poi affronto il dolore e mi metto all’opera, rivisito spazi, valuto volumi, decido che devo mettere ordine e valuto in solitudine cosa tenere e cosa no. Sento che tu mi osservi, anche se dici che non è vero. So che approvi ma che spiace pure a te. Quel che è tuo è tuo quel che è mio è mio, ma non è vero, ora è tutto mio. Devo assaporare poco a poco questo liquore invecchiato. Centellinare sottintende un piacere lento, ma nel mio caso è l’opposto di piacere, è solo lento. Di positivo c’è il fatto che non ci saranno altri a doverlo bere, almeno per le scelte che mi accingo a fare e poi a realizzare sino in fondo. Oggi un altro tassello di quest’operazione infinita e che mi sopravviverà. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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Una granita a Natale

Mi capita di leggere, negli ultimi anni, romanzi di generi vari come autobiografici, polizieschi, di avventura, storici e raccolte di racconti. Da tempo ho lasciato quelli di fantascienza, dopo averne letti tantissimi, e quelli erotici, che pure ho frequentato non poco. Non è esattamente come diceva Eco quando spiegava che chi legge vive molte vite ma come imitazione non è male. Quando poi mi capita di appassionarmi a un libro mi spiace quando arrivo alla fine, mi sembra di perdere un amico. Così corro il rischio di leggere molti libri di quell’autore e arrivare a un senso di sazietà, quasi di pesantezza per aver esagerato quando rendo conto che l’autore non ha più nulla da dirmi. Anche nel poliziesco trovo spunti d’interesse non legati alla vicenda ma all’ambientazione e alla descrizione dei personaggi. Se, ad esempio, leggo in questi mesi invernali un libro ambientato in Australia nei giorni che precedono il Natale vengo catapultato nell’emisfero dove si usano i costumi da bagno e nel caldo afoso fa piacere sia un gelato al limone sia una granita. Come conseguenza possibile mi capita anche di sognare di quello che ho letto e, sotto le coperte pesanti, mi vedo in una spiaggia assolata.

                                                                  Silvano C.©

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martedì 27 gennaio 2026

Saper cogliere la bellezza

Entrate signore e signori, entrate se siete maggiorenni, sia vaccinati sia non vaccinati. Grandi meraviglie vi aspettano oltre questa porta d’ingresso con la tenda rossa. Più persone entreranno più animali vedrete. Incontrerete veri mostri viventi con tre o più gambe. Immaginerete l’impossibile, come tutte le donne senza vestiti, ma solo per voi se siete uomini, e tutti gli uomini col muso da porco se siete donne, ma solo per le donne. Sentirete col naso odori del tutto sgradevoli, come in presenza di cadaveri in putrefazione e avrete conati di vomito. Voci assordanti vi penetreranno invitandovi alle peggiori nefandezze e forse non tutti ne uscirete vivi. Il vostro corpo vi punirà per le vostre colpe, anche se limitate ai soli sensi (di colpa). Vi scoprirete razzisti, ma solo un po'. Se resterete morti, quindi non uscirete, non potrà esservi rimborsato il prezzo del biglietto ma, in cambio, avrete un compenso per la vostra permanenza dietro le quinte dove contribuirete, involontariamente certo, alla produzione dell’odore pestilenziale destinato agli spettatori che verranno dopo di voi. Sarà nostra cura depositare il compenso sul vostro conto che andrà così ai vostri eredi. Non tutto il male, capirete, produce male, anzi, produce profitti, e il profitto è oggi il bene assoluto. Entrate signore e signori, entrate per soddisfare la vostra libidine curiosa, il vostro disprezzo, il desiderio di denaro e bellezza. Certo, anche bellezza, dipende solo da voi coglierla e, se non entrate, non saprete mai cosa avete perso.

                                                                  Silvano C.©

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domenica 25 gennaio 2026

Ci si perde facilmente lasciando il sentiero

La vita come un giallo, alla ricerca dell’assassino dei sogni. Se fosse un romanzo autobiografico potrei dire di sapere chi ha ucciso i miei sogni, e dovrei ammettere, più meno presto nella narrazione, di essere stato io. La vita tuttavia non si può costringere a un solo genere letterario, sono troppi e li può toccare tutti o quasi. Certi momenti poi è musica, oppure appare monumentale e destinata a durare millenni. La realtà personale è molto più modesta però, e se io sono il centro del mondo significa solo che sono enormemente ignorante. Altrove si vive diversamente e io non conto nulla. Del resto quanti ricordano te? Molti, credo, ma sempre di meno anno dopo anno. E nuove possibilità non le hai. Qualcuno forse, curiosando su quanto scrivo, scopre particolari ma non sa se sono reali, immaginati o inventati. Tu resti viva in me e in chi vive e ti ha amato. Il resto è una foresta dove ci si perde se si lascia il sentiero. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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sabato 24 gennaio 2026

Meglio sparire, ma forse no

Conosco il direttore di un museo che varie volte ho visitato, il museo, non il direttore. Ora lui non è più direttore, il museo si è rinnovato ed ha cambiato sede e io da tempo non lo vedo, né il museo né il direttore. L’ultima volta che incontrai il direttore, ormai molti anni fa, lui era visibilmente ingrassato, si vedeva che non stava bene ma simulava l’opposto. Il suo ruolo di responsabile e animatore del museo durato a lungo gli era stato tolto dalle nuove opportunità politiche, era stato scalzato, era stata demolita l’immagine che lui aveva di sé. La sua inventiva, il suo entusiasmo, perduti. Mi ha fatto male vederlo così. Ora, tempo dopo, credo si sia ripreso, in parte, accettando e ricostruendo. Del resto è destino comune avere un termine e non l'eternità. Chi lavora va in pensione perché le capacità col tempo scemano dopo aver raggiunto il picco massimo, e sotto un certo livello è bene non scendere mai se si deve guidare un autobus, eseguire un intervento chirurgico o sgorgare un lavello. Forse è meglio sparire alla vista del mondo e vivere da eremiti gli ultimi periodi. O forse si deve restare tra gli altri e continuare a seguire i propri interessi aiutando, potendo farlo. Non so quale sia la via migliore ma è bello avere la possibilità di una scelta e non dover cedere all’aggressività di un tumore o cadere da un ponteggio. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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venerdì 23 gennaio 2026

Il nome di nostro figlio

I miei nonni li hai conosciuti, erano i loro ultimi anni, e sono stati anni brutti per loro. In famiglia le cose non andavano più bene da troppo tempo, e io o non potevo far nulla o facevo finta di nulla. Tutto si era rotto con quel maledetto appartamento al piano rialzato della casa popolare dove ci eravamo trasferiti. I vicini sopra di noi facevano un rumore che mia madre non sopportava. Che dire poi del fatto che io ero cresciuto più vicino ai nonni materni che non ai miei genitori, sempre fuori casa per lavoro. Pure le mie abitudini da figlio unico per quasi otto anni hanno influito nei rapporti familiari, tutto ha contribuito, anche a far nascere gelosie interne e cose non dette o, peggio, urlate. Avrei voluto forse una famiglia diversa, anche tu in fondo l’avresti voluta nel tuo caso, per motivi diversi ma analoghi. Sia mio nonno sia mia nonna vennero poi nostri ospiti, a Riva del Garda, prima lui da solo e poi, quando lui morì, lei da sola. Di mio nonno hai accettato che il suo nome andasse a nostro figlio. Il ciclo in qualche modo si è chiuso, e poi le cose sono andate come sono andate. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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giovedì 22 gennaio 2026

Che ne sarà stato di Zio Martino

A Innsbruck, la prima volta che arrivammo in centro, trovammo un parcheggio relativamente comodo che già quando vi ritornammo, pochissimi anni dopo, era sparito. Nulla di strano, quel parcheggio è stato usato come parcheggio provvisorio ma si trattava di un’area edificabile che poi fu occupata da qualche nuovo edificio che non fummo in grado di individuare, e del resto non c’interessava. 

Il primo campeggio dove ci trovammo bene in Puglia, situato in quel tratto magnifico di costa tra Peschici e Vieste, anno dopo anno subì modifiche peggiorative e occupazione sempre più invadente della spiaggia. 

Santa Vittoria, il piccolo paese in provincia di Sassari al quale si deve il tuo nome, lo visitammo due volte. La prima in viaggio di nozze. Con gli anni si è spopolato e anche nella sua chiesa non so se viene ancora celebrata la Messa. 

I luoghi della nostra memoria perdono parti, si modificano, le persone spariscono e pure il mio desiderio di tornarci si avvicina sempre più a zero. Intanto, magari, sarà morto anche Zio Martino, chi può dirlo? Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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