domenica 25 agosto 2019

le ostie ripiene

 
Qui, nell’attesa, le giornate trascorrono. Mi butto a pesce in ricerche senza alcun altro fine della ricerca stessa. Mi ubriaco di informazioni, che poi, naturalmente, tra alcuni giorni, mi usciranno dalla memoria.
E incontro persone che mi parlano di morti, oppure della vita dei vivi che si accavalla a quella dei morti.
Ed è esattamente la mia vita.
Mi capita di fare spesso battute del tipo: “Ma non sarebbe meglio parlare di vacanze?” oppure “Preferirei pensare a cose allegre…” ma, devo ammetterlo con onestà, io da un po’ vedo esclusivamente ciò che voglio vedere, parlo solo di quello che mi interessa e, se capita diversamente, dopo poco mi annoio. Tento di rispettare un giusto equilibrio nel modo di comunicare, ed ascolare quanto mi dicono gli altri senza imporre solo i miei argomenti, ma la realtà è che in alcuni casi la mia è una educazione di facciata. Di alcune cose non mi potrebbe interessare di meno.

Persino dai culi, cosa gravissima, ora sono meno attratto. Li guardo sempre, sia chiaro, e non me ne sfugge nessuno, ma sono più distaccato anche con loro. Pure se alcuni culi hanno una loro vita autonoma e quasi assurgano a simbolo, siano una sublimazione assoluta, a volte mi viene il dubbio che invece esistano anche altri valori. Un paio di giorni fa, in uno dei miei abituali passaggi in ospedale, ho visto una donna, giovane, con un borsone appoggiato al fianco che le sollevava un po’ la gonna, ma non troppo. Lei ovviamente non se ne rendeva conto ed io, altrettanto ovviamente, passando l’ho guardata. Pochi minuti dopo, ritornando sui miei passi, ho visto che lei stava salendo le scale. Le ho fatto notare il fatto della borsa e della gonna, poi ho proseguito per la mia strada. Lei mi ha ringraziato e la cosa è finita lì. Forse le ho fatto un piccolo favore, forse ho fatto un piccolo dispetto ad altri uomini, non so. L’associazione mentale con altri episodi analoghi o situazioni reali,  immaginari o letti del passato strideva, in qualche modo.
Il vento del tempo soffia, a volte è solo brezza, altre volte è tempesta.

Che poi, a dirla tutta, ho appena trovato per caso, rivedendo la nostra Puglia in rete, le ostie ripiene. Se le ricordi, perché certamente non puoi in alcun modo averle scordate, sappi che sono tornato alcuni minuti sul Gargano. E su quelle ostie ho lasciato il segno del tuo passaggio. L’ho fatto al posto tuo, ma so che approvi.

                       Ciao, Viz.

                                                                                               Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

sabato 24 agosto 2019

Abbiamo parlato


Una cena con piatti non propriamente leggeri, in un locale che è legato ad una birreria famosa, in tre.
In questo assieme non c’eravamo mai stati, ma in quello di Merano sì, ed era ancora il 2015.
Lui, come al solito e diversamente da noi, non beve birra. 
Il suo bicchiere, che ci hanno portato come benvenuto, me lo sono bevuto io, ma era piccolo.
Poi io, come puoi immaginare, ho esagerato, un po’ per golosità ma forse più ancora per nostalgia, che prima o poi mi ucciderà.
Ed abbiamo parlato, a tavola fuori casa è facile, più che in altre situazioni, vai a capire perché.
Abbiamo parlato di quando avevamo mangiato ancora quei piatti, di come era andata in quella vacanza, di chi ci stava attorno, della serata piacevole…
Abbiamo parlato senza troppo dolore, sembrava che tu fossi con noi.
                       Ciao, Viz.

                                                                                               Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

venerdì 23 agosto 2019

inerzia

Rimango legato in modo indissolubile ad un ristorante di infimo livello che portava un nome importante e mal speso. È stato chiuso ormai decenni fa in una città di turismo dopo, ne sono certo, un’ispezione dell’ufficio di igiene o in circostanze analoghe.

Vedo ancora i resti di antiche sale cinematografiche, un po’ inquietanti quando sono in abbandono ed appaiono come nei loro ultimi momenti di attività gloriosa, oppure come fantasmi che si sovrappongono nella mia memoria alle nuove costruzioni che le hanno cancellate, che mi hanno cancellato, che hanno ignorato chi ci è entrato per anni.

Non mi interessa più ritornare in lidi che, col turismo carnivoro, la sparizione delle spiagge consumate dal mare, l’urbanizzazione inarrestabile e la tua assenza sarebbero inaccettabili, tristi, spietati.

Vedo spesso da lontano un luogo dove, quando fui un militare di leva, trascorsi alcune settimane, e dentro di me immagino che lassù, se tornassi, mi ritroverei com’ero. Non è servito tentare di tornarci sul serio, non troppi anni fa con te, e provare ad avvicinarmi. Rovi, sterpaglie, divieti sui cartelli senza nessuno a farli rispettare e recinzioni abbandonate mi hanno fermato. Il ritorno in quel luogo non è servito a convincermi del tutto che ora non è più com’era.

Ora la lontananza mi conserva cristallizzati tutti i miei passati. È una lontananza di tempo e di spazio, doppiamente incolmabile. Ma è anche la mia resistenza, la mia battaglia di retroguardia per non cedere alcune parti di me che altri, certamente più saggi e pratici, in situazioni analoghe lasciano per loro natura alle spalle e vivono in case bianche, eleganti e quasi spoglie, mancanti di una vera storia e solo con un presente di buon gusto, senza polvere che tradisce il trascorrere del tempo.

Altro è difficile dire, è doloroso, non mi va ora. Tu però sai esattamente dove vorrei arrivare, anche se mi fermo qui.

                       Ciao, Viz.

                                                                                               Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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