lunedì 11 giugno 2018

Bolzano (Bozen per gli amici)



Era da un po’ che non ci tornavo, ed un po’ lo desideravo. Se ricordi avevamo rinunciato ad andarci in auto perché il centro era irraggiungibile e gli ultimi tempi ci andavamo in treno. Ieri però è stato diverso. Non puntando al centro ma arrivando nella zona del Lido e dello stadio Druso in auto ci si poteva avvicinare. 
Ma in quegli anni come mai non ci avevamo pensato? Forse hanno cambiato la viabilità o solo qualche senso unico? In ogni caso sono arrivato in centro in una ventina di minuti, e in poco tempo ho ritrovato tutti i nostri posti, o quasi tutti. Ad esempio è sparito da anni quel negozio di giocattoli, oppure alcuni ristoranti neppure ricordo più dove stavano, ma quelle due stupende cartolerie a più piani quasi ai due estremi di via Portici ci sono ancora, e sono rimasto alcuni secondi attaccato alla saracinesca di una di queste, a spiare all’interno e ad immaginare di vederti camminare tra quegli scaffali. Quanti anni… 


E poi era tutto chiuso, come sempre la domenica a Bolzano, anche se in realtà, rispetto ad un tempo, anche qui il mercato ha imposto un minor rigore sulle aperture nei giorni festivi. 

Ma ne avevo bisogno, e alla fine sei riuscita farmi un regalo inaspettato. Ho visto una sfilata che non pensavo che avrei trovato, mi sono distratto, ho scoperto così punti nuovi della città.
Tu mi fai capire in ogni modo che devo andare avanti, e io ci provo. Ma ad una sola condizione. Non mi ci far andare senza seguirmi. Ciao, Viz.

PS- Anche quel punto vendita Sacher in piazza Walther era chiuso perché domenica. Peccato!


                                                                                    Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

giovedì 7 giugno 2018

non ho scelta

A volte penso di avere davanti ancora infinite possibilità e di possedere tutto il tempo del mondo. Non in senso assoluto, ovviamente, ma solo perché in certi momenti di esagerato ottimismo mi illudo di vivere una completa libertà anche se di breve durata, senza troppi vincoli apparenti. Ed invece non è così.

La mia mente è occupata da alcuni pensieri, e la tua presenza non voglio che sparisca, perché ancora mi regala quella libertà appena negata e per certi versi assurda.  

Il fatto è che non ho scelta, e neppure un vero libero arbitrio. Sono condizionato nelle cose che desidero dalle esperienze fatte, dall’educazione avuta e da quanto ho ricevuto in eredità. E sono stato plasmato da lunghi anni di condivisione di un’idea di mondo con te che ancora mi aiuta nelle scelte, anche se il morso freddo della solitudine nel prendere alcune decisioni non è per nulla gentile. Ma non mi posso lamentare in ogni caso. Sto vedendo in questi giorni situazioni che rendono in qualche modo giustizia a qualcuno oppure non fanno che spingere nell’angolo qualcun altro che non lo merita. La vita non è giusta né ingiusta. Se ne frega semplicemente. Forse è veramente una sola, forse stiamo solo sognando e la morte non sarà che il risveglio, come ha scritto Ian McEwan, forse rinasceremo topi o angeli, o forse tutto è diverso da ogni nostra congettura, perché insondabile con i sensi e l’intelligenza. 

In ogni caso sono convinto di avere davanti ancora alcune scelte ma che quando arriverà di volta in volta il momento di decidere, pur non sapendolo anticipatamente, la strada che seguirò sia già scritta perché io per primo voglio che sia così.
Mi auguro che siano scelte giuste, e tu dammi una mano perché lo siano.

                                                                                    Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

mercoledì 6 giugno 2018

la situazione non è chiara



Sembra che corra su una moto, ma non si capisce né dove è diretto né il motivo del suo viaggiare.
Forse non è una moto il mezzo che usa, ma è certo che ha uno scopo, che gli sfugge.
Corre e tenta di raggiungere la meta che non sembra alla sua portata.
Si accosta, o forse si sveglia, e piange. Tra le lacrime alcune cose gli diventano più nitide, e qualcuno, non capisce chi sia, lo conforta. Non riceve semplici consolazioni ma l’invito preciso a riprendere la sua azione e ad andare avanti. Deve continuare a fare quello che già sta facendo.
Riparte, forse con la moto, o forse si riaddormenta.
Comincia a capire che non deve raggiungere un luogo, o probabilmente il suo scopo è anche quello, ma prima deve costruire, o continuare a costruire.
E cosa esattamente? La situazione non è chiara.
Un rapporto che non è ancora arrivato alla sua maturità?
Un oggetto duraturo che resti nel tempo, affidato alla memoria?
Un monumento? E che se ne deve fare di un monumento, dove dovrebbe metterlo, chi gli potrebbe permettere di innalzarlo?
La situazione continua a non essere chiara ma ha viaggiato per tutta la notte ed ora ha l’impressione di essere arrivato ad un barlume di progetto.
Deve tentare di portarlo a termine. Ecco cosa significa, in fondo, avere sempre un sogno, un progetto, una meta. Il resto conta poco.

                                                                                    Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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