domenica 16 ottobre 2016

nella terra di nessuno, quando tutto deve ancora succedere

Nella terra di nessuno che separa le ombre della notte e le luci del giorno si vive tra due mondi opposti e convergenti, entrambi puntati dentro, ognuno da una prospettiva diversa.
Sembra che la notte a volte sia solo incubo, paura, materializzazione di sogni che diventano palpabili, mentre in altre occasioni riporta chi se ne era andato, o fa vivere momenti mai vissuti, e rivivere ciò che è già stato vissuto.
Non sempre sono le ombre di presagi negativi a prevalere perché, per fortuna, le vie di salvezza o di fuga dai pericoli possibili usano pure loro questo modo per comunicare. 
Poi tutto diventa indistinto, sembra sciogliersi, ma lentamente, e lascia per un po’ sensazioni non definibili e difficili da allontanare.

Serve tempo, e bisogna distrarre le ombre, aprire la finestra, vedere quanto è alto il sole, sperando che la sua luce dissolva le paure, non le mostri con un maggior numero di particolari, o che le soluzioni, la buona fortuna insomma, sia a portata di mano.
                                                                                                                         Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

venerdì 14 ottobre 2016

Cervello in fuga


Se uscissi dall’Italia diventerei un cervello in fuga, ma mica ne sono certo. Ci vogliono le condizioni, quelle giuste, non sia mai. Dovrei avere prima di tutto l’età adatta, perché se non avessi l’età farei ridere. Altro che cervello. Diventerei il pensionato che con la sua pensione tenta di vivere un po’ sopra i mezzi che avrebbe in Italia, nella speranza di non ammalarsi mai, e di trovare la giusta assistenza medica.  
E poi il corpo che fa, resta qui senza cervello? Se è per questo già ne abbiamo tanti di corpi senza cervelli, in Italia, basta che ci mettiamo a cercare senza neppure troppo impegno.
Ma quelli che invece fuggono ed arrivano da noi, sono pure loro cervelli in fuga, o solo corpi umiliati, derisi, martoriati e indesiderati? Loro un cervello lo hanno o lo possiedono solo se poi se ne fuggono pure loro dall’Italia, e ci passano sopra diretti altrove, in paesi senza muri né confini, senza religioni e senza razzismo? Ma ci sarà un paese così? E forse che loro non hanno religione, oltre a non avere cervello, ma solo un corpo ingombrante e che nessuno vuole?
Certo che usare due pesi e due misure tra chi è dentro e chi è fuori non fa molto onore a nessuno, se è vero che pure noi abbiamo avuto milioni di nostri compatrioti emigrati nel secolo scorso, ed abbiamo esportato cervelli e corpi con tutto quel che di solito ci va appresso: fantasia, voglia di lavorare, mafia e camorra, spaghetti, furbizia e mandolino, oltre a tante lacrime.
A me tutto questo rimescolare le carte fa girare la testa, state fermi tutti, non muovetevi, smettete di bombardare o di bruciare le case con i corpi vivi dentro, smettete di annegare in mezzo al mare, smettete di ritenervi migliori solo perché siete nati ricchi, o dalla parte giusta del confine.
Spero che chi possiede un’auto troppo grossa per le sue esigenze gli si sgonfino i pneumatici appena la mette in moto, che se ha rubato un po’ troppo i suoi soldi si smaterializzino e vadano altrove, e che se è stronzo e furbo trovi uno più stronzo e furbo di lui, ma a fin di bene, solo a scopo educativo, mica per fargli male, e neppure per ridurlo in miseria, solo per ridimensionarlo, solo un po’.
Ecco, mi piacerebbe che chi incontrasse un re lo vedesse piangere non da bagnare tutto il cavallo, ma da lavare ogni cosa, e lasciarci un mondo più pulito.
E non parlarmi di cervelli in fuga, che inizio a pensar male, o a sorridere, perché mi scatta in automatico l’immagine di una testa vuota.     
                                                                                                       Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

si parte

Si parte ma non ci si muove mai. Hai un bel dire andiamo, ma andiamo dove?
Pure io vorrei partire, cosa credi, che non vorrei vedere Brodué? O magari anche solo Piccadilly o la Ville Lumière, dove non sono mai andato? E il Paese dei Campanelli magari, o una delle città invisibili? Certo. Tutti questi luoghi ed altri ancora, altri cento, senza fermarmi mai, non pensare a nulla, stancarmi tutto il giorno, vedere persone e musei, girare per le strade, perdermi in qualche bosco è sedermi in riva al mare, nell’isola di Ceylon.

Da bambino, in una raccolta di figurine, avevo quasi tutti i Paesi del mondo ma mi mancava Ceylon, era introvabile, nessuno la possedeva, non era possibile scambiarla neppure cedendo tutte le troppe doppie che avevo. Credo anche di averla vista, una volta, quella figurina, ma forse me la sono solo sognata, e nel frattempo, con gli anni, ho perso l’intero album, non ho più neppure quello che pensavo sarebbe stato mio per sempre.

Ora le cose che pensavo di avere e non ho più sono talmente tante che neppure le ricordo. E scordarle è anche un modo per non conservare il dolore per la perdita. Con le persone è diverso, molto diverso.
Quelle mi ricordano troppo com’ero, ciò che mi hanno dato o cosa mi hanno rubato. Quelle restano, e fanno male quando vanno via sul serio, o non capiscono che tu nel frattempo sei cambiato, come loro del resto. Ci si fa male a vicenda, anche per il solo fatto di vivere. È praticamente impossibile vivere e non far male, procurare dolore.

Se lo capissi, una volta per tutte, inizierei a sorridere per non smettere più, riderei dalla mattina alla sera, andrei a letto ridendo e dormirei senza smettere di ridere. Del resto è noto che nel sonno si può sorridere, non sarei l’unico. Accetterei il dolore per quello che è, un fatto naturale inevitabile, e riderei. Di fronte ad una situazione che non si può controllare né mutare sarebbe la sola reazione intelligente e costruttiva. Sarebbe.

Partirei per Ceylon com’era, come la immaginavo, magica e densa di sogni del tutto verosimili, con tutte le risposte, lo farei anche ora, seguendo il profumo che credevo avesse, per trovare quello che non sono mai stato. Chi vuol venire basta che mi segua, o magari mi preceda, per poi dirmi se ne vale la pena partire.


                                                                                                                            Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

giovedì 13 ottobre 2016

assenza


La vita è strana, vedi, e ti stupisce ogni volta che lo desideri, giocando con te come fa senza alcun senso di colpa il gatto col topo.

Se ti fa sorridere, lasciandoti l’illusione di avere la libertà e facendoti trovare motivi di ottimismo dove assolutamente li pensavi esclusi, non farti ingannare. La sua zampa sulla tua coda la può rimettere senza alcuno sforzo, sino a sfinirti, lasciandoti e riprendendoti, consumando le tue energie.

Ma tu devi fingere, quando la tua coda è libera, di poter andare dove vuoi, ed in effetti questo lo hai visto, succede, è già successo. E se è successo, chi nega possa succedere ancora, dimenticando che il tempo rende provvisoria ogni conclusione, a parte una sola?

Tanti anni fa, in attesa di iniziare la giornata di lavoro, con una collega rispettata e in gamba, mai una parola fuori posto, ammirevole per il suo modo di affrontare le difficoltà, anzi, dubitando ingenuamente che lei potesse averne, ad una mia osservazione sorrise e mi spiegò perché occorre andare a testa alta. In seguito la vita ci allontanò.


                                                                                                        Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

martedì 11 ottobre 2016

Occhi torbidi


Occhi torbidi, allusivi, sensuali, lontani ma anche vicini, ritrosi, truccatissimi e profondi, nudi, amichevoli, familiari, occhi che non nascondono ma che raccontano muti, sfuggenti, incrociati per pochi secondi, distaccati dai tuoi pensieri, a rincorrere altri sogni, a vivere un’altra vita o a sfuggirla, come tutti la vorremmo, a volte, sfuggire.
                                                                                                                   Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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