domenica 28 agosto 2022

Noi siamo gli invisibili

Noi ci siamo, ma invisibili.

Siamo invisibili per chiunque cerca altro e indirizza l’attenzione solo sui propri interessi. Chiediamo l’elemosina a volte in modo fastidioso, arriviamo come clandestini, abbiamo dolore in eccesso che nessuno vuol condividere e potremmo fare troppe domande se venissimo ascoltati.

Siamo invisibili se l’età porta altrove, esattamente come avviene col gelato e con la ragazza che lo tiene in mano; il bambino guarda il gelato e non vede la ragazza, l’uomo vede la ragazza e non si accorge del gelato che lei tiene in mano.

Siamo invisibili se non si hanno gli occhiali adatti, se si rimuove il nostro ricordo e non si parla di noi. Ci siamo, certamente, ma non tutti ci vedono.

Noi ora siamo invisibili e un giorno anche voi lo sarete per chi vi dimenticherà. Sparirete semplicemente? Aspettate e vedrete se qualcuno per voi manterrà riconoscenza e vi ricorderà nei suoi viaggi. Arrivederci Viz.

                                                                                                     Silvano C.©   


                   (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

sabato 27 agosto 2022

Estate indecisa

Nell’ultimo fine settimana di agosto il tempo si fa autunnale, non triste, solo piovoso e col cielo grigio. Non vedo tristezza in questo genere di tempo, né provo particolari nostalgie. I miei ricordi sono legati ad ogni stagione, ad ogni mese, ad ogni giorno della settimana, ad ogni tipo di tempo atmosferico, nessuno primeggia tra gli altri. Oggi piove in modo tranquillo, non sono previsti temporali forti da mettere in allarme. È il giorno ideale da dedicare alla lettura e questo magari sì che mi fa ricordare momenti nostri. C’è stato un periodo durante il quale i nostri viaggi in eterno movimento attraverso l’Europa vedevano i giorni di pioggia come oasi di tranquillità. Se pioveva c’era meno bisogno di uscire e di visitare i posti ma ci si poteva dedicare alla scrittura delle cartoline per gli amici. Ne abbiamo sempre mandate tante, ricambiate meno della metà. Allora si mandavano ancora cartoline, ora qualcuno non sa neppure che quelle fotografie cartonate e lucide sono nate per essere spedite come saluti e ricordi della visita di una città o di un posto di mare o di monti. Anche procurarsi i francobolli non era facile. Qualcuno li vendeva già allora solo se compravi anche le cartoline. Ne conservo ancora moltissime mai spedite, volutamente non mandate a nessuno ma comprate solo per noi. Nessuno potrà associarvi mai i nostri ricordi visto che non sono fotografie nostre, ma appunto per questo sono preziose. E l’autunno si avvicina. Ciao Viz.

                                                                                                     Silvano C.©   


                   (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

venerdì 26 agosto 2022

Senso di vuoto

Si può e si deve, probabilmente, avere sempre un obiettivo da raggiungere, consapevolmente o meno. È la consapevolezza che mi fa venire qualche dubbio. Sapere cosa fare e perché aiuta a darsi un senso. Anche le piante, gli animali ed ogni essere vivente hanno le loro motivazioni, e in questo caso non ho idea della loro consapevolezza. Tendo a pensare che evolutivamente sia una capacità utile alla stessa sopravvivenza, che piante ed animali superiori siano a loro modo consapevoli, probabilmente facendosi meno problemi di noi, e con meno incertezze. Pecco di antropocentrismo evidentemente. Cosa ne so se i pioppi hanno speranze, se le formiche si amano, se i funghi instaurano rapporti emotivi, nulla. So che le balene cantano, che l’orsa difende i figli e potrebbe sbranare chi si avvicina loro troppo, so che gli animali abituati da millenni a viverci accanto in qualche modo sanno cosa devono e possono fare, tentando sempre di avere una propria autonomia. So certamente tante cose e alla fine non me ne faccio nulla. Qualche battuta, qualche discorso con citazioni, qualche scelta più avveduta, ma non troppo. Una cosa che con gli anni ho imparato è che non sono mai soddisfatto. Prima ho un obiettivo da raggiungere, un risultato da ottenere con fatica e con un po' di fortuna. Dopo, raggiunta la meta, subentra il senso di vuoto e di inutilità. Magari dura poco, ma arriva. Calano le sostanze eccitanti naturali in circolo, l’umore scende. È un ciclo continuo, destinato a ripetersi con la sua cadenza e i suoi tempi. E più cicli si possono sovrapporre, ovviamente. Prima non conosco e dopo la conoscenza non mi basta più. Se raggiungo una vetta raggiungo anche una maggiore solitudine. Che complicazione Viz.  

                                                                                                     Silvano C.©  

                   (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

giovedì 25 agosto 2022

L’assente

Al vien c’al par c’al vaga (viene che sembra stia andando via, dicevano di un mio docente universitario nativo della valle di Non)

Non è che ne sia particolarmente orgoglioso ma so brillare d’assenze. Manco a momenti importanti e irripetibili, momenti che in parte mi sono stati raccontati, momenti essenziali ai quali non ero presente. Magari ero solo uscito per andare in bagno, magari ero salito appena sveglio al piano di sopra per tornare poco dopo, magari pensavo che non sarebbe successo proprio in quel momento. Ora so, lo so, lo voglio credere, devo credere che tu stia sorridendo. So di essere stato assente quando sarebbe bastato poco per esserci, saper prevedere, non distrarmi. E in qualche caso non l’ho fatto. Ci sono stato tante volte, è sottinteso, ma non sempre. Ecco, solo questo Viz. Tu sai esattamente a cosa mi riferisco, conosci le mie debolezze e le hai nascoste pure a me, come se non le avessi. E non ho alcuna possibilità di riparare a certe assenze ma solo di giocare coi pesi della bilancia e guardare dove pende il piatto. In questo caso la misura è soggettiva, legata alla memoria, da una parte le cose fatte o fatte bene dall’altra quelle non fatte o fatte male. Mi piacerebbe sentire ancora la tua voce, sarei più tranquillo.

                                                                                                     Silvano C.©  

                   (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

Neppure chi scrive il copione crede nel lieto fine

Neppure lui ci crede, lo fa solo perché vorrebbe che fosse così. Spera per sé e per qualcun altro che la fine sia la migliore immaginabile quindi lo scrive come forma di scaramanzia e allontanare i dubbi e i timori che possa andare diversamente. Del resto descrivere il futuro come bello non è detto sia sbagliato perché non è noto.

Qualcun altro ci crede ancora meno ma pensa solo cinicamente a vendere un prodotto e lo rende adatto a chi lo pagherà, cioè offre la merce cercata, poco conta che non sia garantita. E anche se la garanzia fosse a vita dopo chi potrebbe protestare?

Non si può immaginare che davanti a quasi ogni aspetto della vita che peggiora man mano che il tempo passa, con gli acciacchi che aumentano, i problemi che sembrano germogliare nuovi ogni giorno e un certo pessimismo dilagante possa finire bene, con una vittoria. Forse si tratta di rimozione di ciò che non è ancora stato, forse è ipocrisia, forse è semplicemente mentire a sé stessi e agli altri.

Non so esattamente come avvenga questa mistificazione, magari è semplicemente un bisogno della vita stessa, non solo dell’uomo. La vita deve giustificarsi in qualche modo, e questo raccontarsi storie è uno dei metodi. Ciao, Viz.

                                                                                                     Silvano C.©  

                   (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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