mercoledì 4 settembre 2019

Ananas


Sorridi, Viz.
Ancora nel 2016 domandavo, ovunque mi recavo per fare la spesa, come mai non trovavo più gli yogurt all’ananas.
E lo chiedevo in molti punti vendita, quando cercavo quegli yogurt e non li vedevo.
Poi, considerando che a me non piacciono particolarmente e se devo scegliere preferisco quelli magri senza frutta, ai quali posso aggiungere muesli, dal 2016 ho smesso di comparli.
Ora, ogni volta che ritorno a fare la spesa negli stessi punti vendita, ritrovo quasi sempre gli yogurt all’ananas, quelli che per un po’ non trovavo, ma non li prendo più.
E poi vedo altre cose che ti compravo, tante altre.
Oggi ancora ne ho visti, ed ho avvertito una sensazione spiacevole, anche se non so farmi carico dei possibili problemi di chi riempie gli scaffali e deve scegliere che prodotti ordinare e poi esporre. No, il motivo è diverso, ovviamente. 
Credo che probabilmente, in qualche modo, tu abbia influenzato il consumo di quel tipo di yogurt qui, nel luogo al quale entrami siamo legati per sempre, e questo lo penso perché voglio vedere con occhi meno tristi questa faccenda, tentare di trasformarla in occasione per sorridere, che forse è il modo migliore.

                       Ciao, Viz, per sempre.

                                                                                               Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie

lunedì 2 settembre 2019

Dubbi atroci e provocazioni

Se si vive solo per vivere non ha alcun senso scrivere della vita, meglio viverla che scriverla. Scriverla è tempo perso, esattamente come restare in rete invece di uscire nel mondo.

Se si vive solo per raccontare quello che è stata la vita trascorsa, cioè rammentare la storia (e non rammendare, ovviamente) si restituisce generosamente ma non basta.

Se si punta ad un solo modo di intendere la vita, per essere breve, quasi certamente si sbaglia.

Potrei dire di più, ma raccontare è morte. Ogni libro è morte. Una fotografia, un film, l’intera storia. Un’enciclopedia è morte. Classificare significa seppellire.

La sola vita viva è quella che avverrà dopo, dopo queste parole, ovunque si vada avanti. Quel poco o tanto di vita che ci resta, non è scritto né anticipato in nessuna pagina. È imprevedibile.

Ora però, malgrado tutto e contro ogni logica, io leggo. Io cerco nella storia. Io tento di immaginare com’era una piazza, un palazzo, un semplice prato, prima. Mi affido ad autori scomparsi da tempo, perché sembra che loro, o i loro personaggi, debbano affrontare le loro vicende per la prima (ed unica) volta. Un po’ come rivedere ancora una volta la storia di Sissi e la bellissima Romy prima che diventasse veramente splendente.

E mi perdo in modo confuso; ma dove è scritto che io debba dire a me o ad altri la via giusta per vivere?

                       Ciao, Viz, tu sei nel futuro.

                                                                                               Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

domenica 1 settembre 2019

cik

In certe sere si mettevano a posto i piccoli pezzi di un puzzle. Si iniziava con l’intenzione di smettere subito, e di fare altro. Il televisore che avevamo era piccolo, giallo, senza telecomando e in bn. Guardavamo poco la tv. Non ci interessava granché. Avevamo altri interessi: le uscite, il cinema, lo sci di fondo, gli amici, alcuni spettacoli, i Festival de l’Unità, il ritorno alle nostre radici…
Stavamo bene anche isolati, in molte situazioni.
Quelle sere, quando cercavamo i piccoli pezzi di un puzzle, a volte facevamo tardi.
Tu, quando trovavi il posto giusto di un pezzo che tenevi in mano da un po’, dicevi: “cik”

                       Ciao, Viz.

                                                                                               Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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