domenica 11 novembre 2018

Non è come sembra

Me la racconto, perché non posso fare altro, e tento di convincermi di aver ragione, perché vi sono spinto dalla necessità, e so che in ogni modo la realtà non è quella che vorrei, né quella che vorresti tu.
Quello che sembra, che mi fingo sia, che mi ubriaco in tutti i modi per farmelo credere, non è. Tu lo dici ancora, a modo tuo, e non ti credo né ti ascolto. Saresti mai venuta a trovarmi in modo ossessivo come faccio io? Non posso dirlo, so solo che non lo hai mai fatto con nessuno. E so anche che, quando vedevo, ritrovavo, cercavo (e magari ristampavo) le foto di mio nonno tu mi dicevi di non farmi male. Non farmi male.
Non devo farmi male. E questo, in tanti, ognuno a modo suo, al telefono o di persona, me lo vuole dire, far capire, convincermene.
Ed io ribadisco che ho la testa dura, che non mi lascio convincere, che rivendico il diritto di star male, di piangere, di ricordare e di vivere nel passato. Mai solo nel passato però, mai, quello no; sono sufficientemente egoista per saper vedere il mio interesse ad ottenere un mio vantaggio, a pensare a me, insomma.
Ma, in ogni caso, ritengo giusto e doveroso non scordare in alcun modo, e fuggire da quello che mi può allontanare in modo irreparabile. E non cerco sostituzioni di persona, sarei meschino ed ingiusto. Sei tu il mio metro, incommensurabile.

Ed ora ti dico una parola: Neuschwanstein… ti ricorda nulla?
Pronunciandola mi facevi ridere. Ed ora penso che in qualche modo, in una forma molto approssimativa, un po’ per prenderti in giro ed un po’ per fare una cosa diversa, tra non molto un piccolo castello, con una vera luce, lo vedrai. E non lo vedrai solo tu.
Sparirà dopo poco? Qualcuno mi dirà, come è già successo in un altro caso, che non è decoroso e non si fa? Perderò tempo per nulla? Ecco, posso rispondere solo all’ultima domanda: no. Il tempo che ho dedicato e dedico a te non è mai stato né sarà mai per nulla. Ciao Viz, aspetta Neuschwanstein, allora.

                                                                                    Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

martedì 9 ottobre 2018

nulla


È in momenti come questo che sento maggiormente l’ingiustizia della tua assenza. Non doveva andare così, tu lo aspettavi questo momento, lo pregustavi, ed ora non ci sei a viverlo come avresti voluto.
So che ci sei, lo so, ma non così, non come avremmo voluto noi. Altro non so dire, la rabbia ed altri sentimenti non definibili mi tolgono la serenità.
Nervoso lo sono sempre stato, non è una novità, ma ora vorrei, per un po’ arrivare al nulla, perdermi nel nulla, diventare nulla, per evitare quello che non merito, o, per dirla meglio, non merito quanto te.
E non posso farci nulla, sono disarmato. Un bel giorno avrebbe potuto diventare un giorno fantastico…
Ciao Viz. Torna, in qualche modo.

                                                                                    Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

lunedì 8 ottobre 2018

gradi di separazione


Cosa separa, quanto separa? E di che barriera si tratta? Tra vita e morte cosa resta in comune e cosa divide in modo irreparabile, anche se temporaneo?

A volte mi chiedo cose assurde, ed associo immagini mentali o visioni del mio futuro passato, perché già da molto tempo pensavo a cosa sarebbe venuto, e domani, se ci arriverò, io sarò ancora e sempre il mio passato.
Vedo un diario 2016-2017 che ti ho regalato nel 2016, che tu hai solo visto, prima di poterlo usare. Poi penso a una cosa che succederà, a breve, e riguarda il 2017-2018. E allora trovo uniti il 2016 ed il 2018. Tu non sei mai andata via, stai solo fingendo. E infatti ti vengo a trovare, e tu mi sorridi, all’ombra.

E poi che posso dirti? O chiederti?

So che cerco agganci, a volte in strade che percorro e ricordo in altri anni. Ora molto è cambiato. Se ci tornassimo assieme non sarebbe più come allora, ma io ritorno, e ricordo, e tento di mantenerlo questo ricordo, sottile, tenue, non leggibile in modo esplicito, ma forte, sempre.
Quei luoghi sono lontani? Certo. Sicuramente lo sono nel tempo, e anche nello spazio.  Ora siamo qui, dove decidemmo di essere, dove non siamo arrivati casualmente.

Penso di sapere cosa posso dirti però. Lo so, e non smetto di farlo, anche se non lo scrivo. Ho capito che per questo non è necessario scrivere, ma serve, sempre, trovare un modo almeno per non perdere il legame. Il telefono non funziona più? Va bene. La parola non ti arriva? Va bene. Fisicamente non ti ritrovo? Va bene. Una pagina come questa serve a poco? Va bene. La logica non mi aiuta? Va bene. Non ho alcun bisogno di tutto questo. La via la so trovare, quello lo so e lo posso fare.

Per ora, ciao Viz.


                                                                                    Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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