martedì 24 febbraio 2026

Sanremo

Ricordo che compravo Sorrisi e Canzoni per avere il testo delle canzoni, che alcune le imparavo a memoria. Quando acquistai il piccolo Gelosino per due o tre anni registrai tutte le esecuzioni avvicinando il microfono all’altoparlante del televisore, allora in BN, pur sapendo che le versioni in diretta non sarebbero state come quelle poi diffuse dalla radio o sui dischi. Quando registravo chiedevo a tutti di non fare rumore ma qualche colpo di tosse o altri disturbi capitavano sempre. Registrai così anche “Ciao amore ciao”, di Luigi Tenco. Questi nastri e il registratore poi sono misteriosamente spariti, a casa dei miei, e per anni mi sono chiesto che fine possano aver fatto senza trovare risposte. Quando Celentano pochi anni prima aveva cantato “Il ragazzo della Via Gluck” io imparai a memoria quel testo, a volte scoppiando a piangere. Da poco avevo lasciato gli amici di Porotto per venire ad abitare nella periferia di Ferrara, in via Ungarelli, dove la mia famiglia si era trasferita. Quella canzone aveva toccato un mio nervo scoperto, aveva centrato la realtà dell’urbanizzazione degli anni sessanta, legata al boom economico. Poi persi un po' interesse per Sanremo anche se continuai a guardare le serate senza troppa assiduità. Trasferito in Trentino per un po' non volli avere il televisore, non ne sentivo la mancanza, avevo altro che m’interessava. Successe che ti conobbi, a Riva del Garda, e ancora, di comune accordo, rinunciammo al televisore. Durò alcuni anni sino a quando cedemmo pure noi e comprammo un piccolo televisore con le antenne incorporate. A volte così guardammo il Festival, ad esempio mi piacque molto Zucchero quando cantò “Canzone triste”, che arrivò penultima. Rimasi poi molto scocciato quando Anna Oxa si presentò con gli slip in vista e spensi la tv, quella cosa non mi era piaciuta. Poi, poco a poco, perdemmo di vista la trasmissione. Recentemente la trovo noiosa da seguire, faticosa, troppo dilatata, anche se ammetto che anni dopo, iniziano a piacermi alcuni pezzi che vi sono stati presentati. Questo mi succede. Personalmente difficilmente guarderò in diretta Sanremo, magari rivedrò qualcosa che merita in differita. E potrei dire anche altro, molto altro, ma non so se poi interessa a qualcuno. Tu del resto sai già tutto, ciao, Viz.

                                                                                                      Silvano C.©

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lunedì 23 febbraio 2026

Il difficile mestiere di giudice

Se fossi andato a quel pranzo coi miei adesso loro sarebbero qui? Domanda inutile, certo che no, ma avrei dato loro una soddisfazione, e allora pensavo che ci sarebbero state mille altre occasioni. Alla prova dei fatti le occasioni poi non ci furono più con le stesse premesse, avrei dovuto capirlo o immaginarlo. E tutte le volte che uscii a cena con mio padre, dopo che mia madre se ne fu andata, hanno contribuito a trattenerlo un giorno in più? Questa risposta mi viene più difficilmente, perché ad influire sul desiderio di vivere di una persona influiscono tanti fattori apparentemente lontani e il desiderio di vivere, penso, fa vivere di più. Quindi confesso la mia colpa, una delle tante e non la più grave, sono sensibile a modo mio e in maniera soggettiva, non necessariamente corretta e disponibile. Quando sarà il momento di elencare quello che avrei potuto fare con te credo che mi nasconderò. Cose ne ho fatte, e tante, ma credo non sia sufficiente ad assolvermi. Per fortuna non ho mai svolto il ruolo di giudice, quello non lo avrei sopportato. E anche quando per lavoro mi sono avvicinato a questa funzione la cosa migliore che potevo fare era quella di assolvere. Ma assolvere gli altri non è lo stesso che assolvere sé stessi. Ciao, Viz.

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domenica 22 febbraio 2026

Sei pallido, Scognamiglio

Mi capitava di non star bene, mi capita e spero mi capiterà ancora. Non star bene significa esserci, malgrado tutto. Se adesso mi tornano alla mente alcuni momenti nei quali non sono stato bene in passato è forse perché mi mancano le persone che, un tempo, mi sono state vicine e si sono preoccupate per me. Adesso in particolare siete solo in due, mia nonna e tu. Molte cose perdono di valore con gli anni che passano, è naturale. Queste no. E ricordo con nostalgia e affetto e pensieri confusi quello che tu mi dicevi in certe occasioni. Ciao, Viz.

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sabato 21 febbraio 2026

Anterselva

Ad Anterselva sono stato tre volte in tutto, e sempre con te. La prima volta fu ai tempi di Riva del Garda, per un fine settimana invernale con la neve e con un freddo micidiale tanto da farmi temere che l’auto di allora, una Fiat 127, non partisse al mattino. Facemmo un po' di sci di fondo, non molto, restammo in un appartamento con gli amici di allora, con Roberta in particolare, che se non ci fosse stata lei probabilmente non ci avrebbero invitato. Di quei giorni ricordo la ricchissima colazione con tantissimo burro. Le due volte successive andammo nella stessa estate, e facemmo tappa nel campeggio. Vedemmo il lago, lo stadio del biathlon. Allo stadio comprammo una maglietta, per Giovanni, e lui la utilizzò per un certo periodo. Vedemmo i boschi e i paesaggi, andando pure a Brunico, un giorno, e tornando la sera al campeggio col pullman di linea mentre pioveva. Di quei due viaggi conservo molte fotografie, che di tanto in tanto rivedo. Ricordo che discutemmo e che un po' mi arrabbiai, ma ora mi chiedo perché. Il perché del resto lo sai, sono stupido. Ciao, Viz.

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venerdì 20 febbraio 2026

Iniziare dalla fine

Non so come è nata questa mia inclinazione a cercare altre vie, forse qualche trauma infantile che ho scordato, forse il desiderio di mimetizzarmi pur essendo presente salvo poi offendermi se qualcuno non mi nota, e comunque a rimanerci male. Molto normale non sono mai stato, ho anche accettato per anni una sorta di derisione per il semplice fatto che mi distingueva e in tal modo fraintendevo la mia figura: pensavo di essere come non ero visto, una gran confusione. Fatto è che varie volte, lo ricorderai, siamo entrati in musei o altri posti dall’uscita, approfittando del fatto che o non c’era coda oppure non ci trovavamo intruppati con le stesse persone davanti e dietro. Non è un metodo consigliato dai curatori delle esposizioni, è evidente, eppure ci è successo. Del resto ho ancora la tendenza, quando mi capita di scorrere un elenco che intendo affrontare, di iniziare dal fondo, e se i monumenti, le persone, le storie o altro sono in ordine alfabetico inizio dalla zeta. Ciao, Viz. Forse dovrei curarmi ma alla mia età, per questo, credo di avere poco tempo per rimediare.

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giovedì 19 febbraio 2026

A modo mio

Risposte ce ne sono? E consigli?

Certo, ci sono risposte e consigli su ogni tema, il problema è che capita siano in contraddizione, che invitino a seguire vie diverse e che, alla fine, a forza di sentire pareri e idee discordanti ci si perda si finisca per stancarsi. I social, tutti, traboccano di questa mercanzia a buon mercato e di origini non controllate o certificate. Mi fido di pochi e nella scelta, di volta in volta, dipende da cosa cerco, dal tema insomma. Questo avviene in politica, ovviamente, perché di alcuni non condivido quasi nulla mentre ad altri, fatte le dovute premesse, mi sento abbastanza vicino. So a chi chiedere un consiglio medico, so dove cercare informazioni sulla storia di Ferrara, sono capace di decidere da solo se è il caso che esca in auto o a piedi. So molte cose, conosco diverse risposte, ma davanti a domande difficili che temo anche di esprimere non so a chi chiedere. Di te mi fidavo, e se mi contraddicevi mi costringevi a capire meglio. Ora devo andare avanti, sembra che non si possa restare fermi o, peggio, vivere nel passato. Ma il ricordo a modo mio è concesso? Ciao, Viz.

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mercoledì 18 febbraio 2026

Per quanto conta

Più parole conosco, e più le utilizzo, più conservo la memoria linguistica e mantengo aperte alcune porte, altrimenti destinate a chiudersi e poi ad essere ricoperte di rampicanti, prima nascoste e poi definitivamente perdute. La scelta deve essere tuttavia consapevole del fatto che neppure le parole, pur se ripetute spesso, sono in grado di mantenere gli oggetti, i luoghi e le persone. Il calamaio, come oggetto, non lo vedo da decenni, e se continuo a scrivere la parola non per questo si riprenderà ad usarlo. Molto prima del calamaio è stata la tavoletta di cera a sparire, e anche se oggi ne parlo rimane un oggetto dimenticato, come una tomba in un angolo poco frequentato di un grande cimitero, ricoperta di piccoli arbusti cresciuti grazie all’assenza dei visitatori che all’inizio la curavano, morti pure loro. Non si può fermare il tempo, come spesso mi capita di ripetere. Mi sembra di essere parte della retroguardia di un esercito sconfitto e in ritirata. E non credo di poter farmi illusioni per il semplice fatto che non scrivo questo né su carta né su marmo, ma semplicemente come un insieme di informazioni in rete. Anche la rete immagino non sarà eterna. Ciao, Viz. Come vedi, per quanto conta, io ricordo.

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martedì 17 febbraio 2026

Si può scegliere dove assaggiare la Sacher originale

Siamo stati in Austria, mai in Australia. Mucche molte, canguri nessuno. Vienna per noi è stata una meta estiva, come quasi tutti i luoghi dell’Europa a est, nord, ovest e sud. Vienna è lontana, occorre attraversare tutta l’Austria e passare pure la frontiera con la Germania. Poi la capitale merita un soggiorno, se non altro per i suoi musei e per la Sacher. Siamo stati pure nella Cripta dei Cappuccini, abbiamo attraversato il Danubio in bicicletta (sul ponte, ovviamente) e ci siamo un po' persi piacevolmente nel centro. Ormai ricordo poco di quei giorni, il tempo non perdona. Io però perdono il tempo, so che non ci mette cattiveria nella sua azione continua di rimozione della memoria, so che è giusto così. E se qualcosa si dimentica completamente, quasi certamente va bene. Ciao, Viz. Come vedi comunque non scordo tutto.

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lunedì 16 febbraio 2026

Coriandoli e stelle filanti

Conoscevo un uomo vecchio con un cane vecchio chiamato Tommy. Più invecchiava il cane più invecchiava l’uomo. Prima morì il cane, poco dopo l’uomo.

Nulla è più triste di chi osserva, fuori, chi si diverte, dentro. Anche perché succede che non sia esattamente come sembra.

Ti conosco mascherina, ti conoscevo dovrei dire ma così mi farei male. L’ultima mascherina te la regalai durante il Carnevale del 2016.

Morirò, certo morirò, ma non oggi (semi-citazione).

Se mi dai uno scopo, uno vero, serio, importante, se mi ci fai credere, io ci crederò.

Lasciare andare è uno dei tanti modi conosciuti per trattenere. So che è controintuitivo ma non per questo assurdo.

Non ho mai visto di persona il Carnevale di Venezia, quello di Rio, quello di Viareggio. Anche quando ne ho avuto occasione non sono mai andato a Cento durante il Carnevale. Eppure, una volta all’anno, le pazzie sono concesse.

Ciao, Viz.

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domenica 15 febbraio 2026

Spazi

In dispensa scatolette di tonno di marche e dimensioni diverse, e poi scatolette di fagioli, mais, ceci, piselli, carne, passata di pomodoro, sughi pronti, latte a lunga conservazione, dolci da colazione in confezioni ordinate per scadenza, cioccolato in tavolette e cacao in polvere, zucchero, sale, caffè in polvere e caffè solubile, bottigliette di acqua, vino e liquori, lattine di birra, e molto altro. Sotto il lavello detersivi per lavare a mano i piatti e per lavastoviglie, brillantante, prodotti per pulizia, sacchetti per i rifiuti. L’armadietto dei medicinali con scorte sufficienti per mesi. In bagno tubetti di dentifricio, carta igienica che neppure in un anno verrà consumata, e asciugamani grandi, medi, piccoli, e pure teli da bagno e da spiaggia. Ovunque scorte come se si dovesse affrontare un periodo di carestia, senza scordare grissini, taralli, pane in cassetta, libri quasi di ogni genere, e vestiti, muovi e mai usati, e altri usati e dimenticati, e poi attrezzi da lavoro, chiodi, viti, pezzi di ricambio per elettrodomestici ormai rottamati. E fotografie, diapositive, proiettore per diapositive e visore per diapositive. Un elenco completo è impossibile anche al proprietario, che non di rado cerca cose che sa di avere e non trova. Servono spazi inutilizzati, occorre liberare spazi e lasciarli inutilizzati. Ciao, Viz.

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sabato 14 febbraio 2026

Con ottimismo, o anche no

Sono meteoropatico, col nuvoloso, col vento e con la pioggia l’umore si adegua al barometro, e scende. Potrei essere ottimista altrimenti, sorridente, disponibile, ma non se è brutto. Per inciso ho notato che qualche volta, dopo aver trasmesso le previsioni del tempo e aver detto che sarà, appunto, brutto, augurano buona giornata ai telespettatori. A volte mi chiedo se alcuni ci sono o ci fanno, se capiscono il non senso di quello che dicono. Ma per tornare al mio attuale pessimismo osservo che si può morire giovani o giovanissimi, e perdersi molte delle cose che può offrire la vita. Può anche capitare di vivere a lungo, molto a lungo, perdendo una dopo l’altra le persone che abbiamo avuto amiche o che abbiamo amato, e non è bello neppure questo, con l’aggravante che con l’età arrivano gli acciacchi. Alla fine serve che arrivi una giornata di sole e adatta per uscire, in culo il pessimismo (citazione parziale di Danny Boodman T.D. Lemon). Ciao, Viz. Oggi il gatto mi aspettava e ha gradito, ma questo lo hai visto.

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venerdì 13 febbraio 2026

Poco per volta

Cosa resterà alla fine quando tutto sarà andato via, quando avrò terminato di riguardare le tue cose e molte le avrò date, regalate, vendute? Del resto cosa è rimasto dei miei, di mia madre e di mio padre, dei miei nonni? A cosa servono un abito usato, un paio di scarpe o la biancheria personale quando si è partiti per sempre? Servono a chi può usarli ancora, se adatti, oppure non servono più. Solo i musei conservano alcuni abiti di personaggi storici o qualcuno compra gli abiti usati griffati di divi e cantanti, non di persone come noi. Di mia madre mi restano poche cose, non abiti però. Di mio padre più o meno lo stesso. Dei miei nonni quasi nulla. Solo le foto, che col tempo ingialliscono e si consumano. Pure di noi non serve che restino gli abiti, è duro pensarlo e ancor più duro realizzarlo. Ciao, Viz. Poco per volta, un pezzetto alla volta, un sacchetto oggi un altro domani, o dopodomani. Temo la fine di tutto questo. E dopo?

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giovedì 12 febbraio 2026

Qualcuno dirà che c’è un modo migliore

Non sono quel chimico cantato da De Andrè, non merito le parole di un poeta come lui del resto, anche se idiota certamente lo sono stato e tale resto, per molti motivi. C’è di meglio da fare che andare per cimiteri, esservi attratti e tra le tombe trovare anche la vita, che continua malgrado tutto e tutti. C’è sicuramente di meglio, me lo dico pure io. Dopo aver condiviso non abbastanza della mia vita con te però adesso sento la necessità di venire a trovarti dove non sei, e dopo troppi anni ancora non mi stanco. So di una donna che va a pulire tombe di persone che non hanno più nessuno che pensa a loro, ne ha fatto un motivo importante di vita. Capisce che quando una tomba è abbandonata anche la memoria si perde, e invece no, si può evitare. Ho letto un libro su chi cambia l’acqua ai fiori e, recentemente, sono anche stato invitato a una visita in un grande cimitero. Cose normali, anche se non per tutti. Ciao, Viz. Tu mi manchi ma non manchi.

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mercoledì 11 febbraio 2026

Vivere a Carnevale

Conservare le foto non è equivalente al conservare i luoghi, sono cose diverse. Se fossero lo stesso non si morirebbe mai. Mi rendo conto che se guardo foto di posti dove non vado più da anni ormai non sono più una descrizione reale dell’esistente ma una loro memoria. Mi intestardisco a rivedere foto che ho conservato e che in qualche caso ho ordinato con cartelle dedicate a zone, città o momenti particolari e poi mi rendo conto che non sono più veri. Esattamente come se volessi leggere le notizie su un quotidiano di mezzo secolo fa; allora avevano un senso, ora sono forse storia o forse inutilità. Vabbè, sono di umore così. Rivedo cose che usavi, ho ripreso a donarle o a buttarle è in qualche raro caso a rivenderle, ma è come se venissi preso a botte, devo smettere dopo un po', non reggo, devo distrarmi. E i giorni di Carnevale non mi aiutano, non mi hanno mai aiutato, io vivo male il Carnevale, anche tu. Ciao, Viz. Tu mi manchi ma non manchi.

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martedì 10 febbraio 2026

Cose da fare e non

Passeggiare ogni giorno, fare strade a caso, portare sempre una piccola scatoletta con croccantini da usare nel caso s’incontri un gatto.

Scambiare qualcuno per chi si è perduto.

Leggere, leggere e continuare a leggere sino a stordirsi.

Se possibile sorridere sempre, sforzarsi di farlo anche se la voglia non è tanta.

Cercare ogni giorno di buttare qualcosa, anche poco magari, meglio riciclare anche se non sempre è possibile.

Aprire l’armadio dove ci sono le tue borse, aprire le ultime che hai usato, trovare un foglietto per un appuntamento che non hai potuto rispettare.

Pensare di essere perfetti, meglio evitarlo. Qualcuno come te, tuttavia, qualche volta me lo ha fatto pensare.

Andare, tornare dove andammo.

Distinguere le buone dalle cattive abitudini.

Gli scatoloni vuoti non servono e vanno buttati, ma occorre prima l’approvazione della gatta.

Continuare a scattare foto come se il tempo si fermasse.

Ciao, Viz. Tu mi manchi ma non manchi.

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lunedì 9 febbraio 2026

tutto

Ho capito tutto, perfettamente.

Non mi sfugge nulla, so cosa succede attorno, vicino e anche lontano.

Ho rimediato senza danni agli errori fatti, sia in buona fede sia in malafede.

Se ascolto un brano musicale capisco cosa vuole trasmettere il suo autore e poi scelgo la mia via.

Leggo un libro in poco tempo, se voglio, ne leggo contemporaneamente diversi e non li confondo. Mi diverte immedesimarmi nelle figure positive che vi sono descritte, e le altre le capisco, anche se non sempre le giustifico.

Visitando un museo, un qualsiasi museo, non mi servono guide, mi basta osservare per capire, intuire, scoprire storie e vicende, tecniche e virtuosismi.

Sono tutto questo e anche di più, sono morto.

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domenica 8 febbraio 2026

Fatti mai avvenuti

Metto gli occhiali, cosa che recentemente faccio sempre più spesso se devo vedere particolari, leggere certe scritte in piccolo e così via. Metto gli occhiali e, facendolo, mi rendo conto che una stanghetta perde il piccolo anellino rotondo che permette il suo movimento. Vedo che è caduto per terra e chiedo a nostro figlio di raccoglierlo. Lui non lo fa e tu gli dici di chinarsi e farlo per me. Lui guarda e non si muove mentre io gli indico dove è caduto. Alla fine, cedendo al bisogno, sono io che mi chino a terra e raccolgo questo anellino dorato che, nella realtà, nei miei occhiali non c’è mai stato. Nella realtà tu non hai mai chiesto a nostro figlio di raccogliere quel piccolo oggetto inesistente. Ecco, questo nella realtà non è mai avvenuto, esattamente come dicono in certi film polizieschi di episodi destinati a essere mantenuti segreti. Questo è uno dei tanti segreti impossibili che ci riguarda, uno dei tanti fatti mai avvenuti che a volte m’invento. Ciao Viz, grazie.

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sabato 7 febbraio 2026

Analogie

Nulla di nuovo né di originale, nulla che qualcuno non abbia già descritto, analizzato, proposto in diverse forme, vissuto. Ogni gioco a incastri ha una soluzione che è stata prevista dal costruttore, a volte più di una. Coi puzzle la soluzione è una sola se si vuole arrivare alla figura finale cercata. Col film Sliding Doors viene messa sullo schermo la casualità già esplorata da un altro regista, anche in quel caso quindi nulla di nuovo. La mia vita e la tua non hanno avuto nulla di veramente nuovo e mai vissuto da qualcuno prima anche se a noi, vivendole, sperimentandole, sono sembrate a loro modo uniche. Probabilmente sono state veramente uniche solo nella concatenazione degli eventi, cioè esattamente come noi nessuno mai, ma se scomponessimo la successione di tutto quanto è avvenuto allora i singoli pezzetti potremmo ritrovarli in altre vite. Come con le costruzioni di legno e il Meccano della mia infanzia, esattamente così. Il numero dei pezzi era quello, ma il numero di oggetti che ci potevo costruire era enorme. Una cosa adesso, se associo le cose, mi fa male. È che allora mi capitava di arrivare a qualche oggetto finito senza usare tutti i pezzi. Sai cosa ha significato questo per te, non serve chiarirlo. Ciao Viz, grazie.

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venerdì 6 febbraio 2026

Ogni vita

Ogni vita è epica se sai raccontarla (citazione, Rosa Teruzzi) 

Vorrei che alcune vite venissero percepite come tali e ricordate così, anche molti anni dopo la loro fine e da molte persone. La realtà però è meno tenera, ne salva solo alcune. Forse perché oggettivamente avevano qualche cosa in più a differenziarle oppure perché hanno trovato chi è stato capace di raccontarle. E qui mi fermo. Se continuo mi faccio male e ne faccio a te. Ciao Viz, grazie

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giovedì 5 febbraio 2026

Una semplice canzone

Mi ritrovo a pensare a una canzone, rivedo quel tempo e chi frequentavo allora. Poi la memoria mi riporta a ciò che si nasconde sotto la scorza, alle amicizie e alle situazioni. Alcune cose che ricordo mi fanno rabbia perché col tempo ho rivisto quei rapporti, me ne sono fatto un giudizio diverso, adesso non mi comporterei più in quel modo, non accetterei certe risposte e certi atteggiamenti che allora sembravano senza alternative e senza possibilità di rifiuto. Solo dopo, molti anni dopo, ho iniziato a chiedere pretendendo, e in caso di rifiuto o mi rivolgevo altrove oppure mi leccavo le ferite, standoci male. Adesso la musica di allora, quella che magari ascoltavo col giradischi oppure col registratore, è diventata un archivio da maneggiare con attenzione, dovrei mettere il segnale di pericolo su certi LP o certe audiocassette, e anche su certi CD. La realtà è che giradischi e registratori musicali li uso ormai molto raramente, anche se dovrei ricominciare, e in fondo preferisco la musica in diretta che mi arriva dalla radio. Se non mi va cambio canale. Ray Charles mi riporta un amico quasi perduto, ma Ray lo abbiamo pure visto dal vivo assieme, a Trento, tanto tempo fa. Adesso vorrei solo la musica che mi riporta te, che ancora non esiste, mentre compositori, cantanti, esecutori e maestri continuano a creare cose nuove per far nascere nuove memorie in chi verrà dopo. Ciao Viz, grazie

                                                                                                      Silvano C.©

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mercoledì 4 febbraio 2026

Siamo sicuri della primavera

Domani non sarà ancora primavera, sono previste giornate di pioggia e forse anche neve, del resto è normale, in febbraio. Sono tante le cose che a rifletterci anche poco non dovrebbero stupire perché, appunto, sono normali. Non serve arrabbiarsi se l’anormale non arriva e neppure arrampicarsi sugli specchi inventando narrazioni senza basi oggettive. I sentimenti sono reali, sono oggettivi, e sono anche soggetti ai mutamenti che impone loro il tempo. Non si può in alcun modo volere che qualcuno ci ami, e se siamo fortunati perché questo avviene allo stesso tempo non avremo certezza che saremo ancora amati domani. Ho letto che la cosa che conta di più è essere stati amati, e aver amato, anche se poi l’amore è finito, anche se poi qualcuno è partito per un viaggio senza ritorno. Una probabile certezza, basata su osservazioni durate millenni, e che prima o poi arriverà la primavera, anche se non domani. Ciao, Viz.

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lunedì 2 febbraio 2026

Una ragazza di settant’anni

Era lo scorso novembre, il mese dei morti. Un’amica aveva organizzato una cena tra ex colleghi, come di tanto in tanto è solita fare. Le ultime volte avevo dato buca, per mie fisime e anche per motivi seri di salute. Alla fine ci siamo ritrovato solo in otto, neppure la mia amica aveva potuto venire perché influenzata. Il ristorante scelto è legato ad una nota cantina locale, quindi sicuramente il vino sarebbe stato ottimo. Mi sarei aspettato più persone, ma forse il mese dei morti voleva far pesare il suo influsso e ci siamo ritrovati a parlare di noi e degli assenti. Tra gli assenti abbiano ricordato pure chi ci ha lasciati per sempre, un numero che aumenta di anno in anno. Tra i presenti un’amica di vecchia data che non ho mai frequentato se non in queste occasioni. Caso vuole che due giorni fa lei mi telefoni, avevo da tempo il suo numero in memoria e colpevolmente non l’avevo mai chiamata. Siamo stati al telefono un pò, mi ha parlato del suo compagno abbastanza anziano (la mia età, sic) e di un amico con problemi sanitari simili ai miei e di molti uomini. Mi ha parlato di come conoscesse Viz prima di sapere che era mia moglie e di essersi stupita della nostra differenza. Mi ha spiegato che idea si era fatta di me, in parte smentita da alcuni fatti e osservazioni. Siamo rimasti col mio impegno di farmi vivo tra un paio di mesi, in una cena a casa sua. Durante il nostro dialogo telefonico mi ha detto di avere settant’anni. Ammetto che la pensavo più giovane, e io mi vedo più giovane. Sic transit…

                                                                                                      Silvano C.©

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domenica 1 febbraio 2026

All you can eat

Te ne sei andato troppo presto, nel 2014, prima di quest’incredibile esplosione ovunque vada o veda di ristoranti nei quali paghi un fisso, bevande escluse, e poi puoi mangiare tutto quello che vuoi, sino a star male se insisti. Di recente anche una pizzeria ha adottato questa formula, una volta a settimana. Malgrado ci vada, di tanto in tanto, lo trovo un modo sbagliato di offrire ristorazione, quindi da frequentare con molta moderazione. Credo che tu ne avresti approfittato, ne sono sicuro. Negli ultimi tempi, quando uscivamo assieme a cena, a Ferrara, ordinavi quello che ti piaceva ma poi guardavi con interesse e desiderio i piatti degli altri, come se a te fossero stati negati. Lo capivo il perché, la tua storia lo spiegava, hai avuto un’infanzia e molti anni dopo di miseria e di poche cose. La guerra non ti ha aiutato a vincere questa fame di ogni cosa, di tutto, dando sempre la precedenza alla quantità rispetto alla qualità. Anche Viz ti ha conosciuto, anche lei ha capito com’eri, anche lei se n’è andata troppo presto, solo due anni dopo di te. Ed ora mi mancate entrambi.                                                                                                                                                                                              Silvano C.©

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