Il posto vuoto non è uno solo, tu ne hai lasciato di più, troppi che neppure conosco e magari non ricordo oppure ho rimosso. Credo sia un bene. Un vuoto che prima era occupato mi lascia spiazzato, disarmato, e se alcuni di questi posti non li ho presenti posso fingermi tranquillo, in parte soddisfatto, ne ricavo consolazione. Nel mio mondo ideale e di fantasia, che molti neppure vogliono prendere in considerazione ritenendolo malato, ho modelli che si adatto e si evolvono, ma con lentezza e non senza dolore. Recupero e mi pento, ricordo e tento un’operazione di mantenimento, da retroguardia che può solo rallentare non fermare. Così colmo alcuni vuoti rioccupandoli di forza, in parte facendomi violenza e abituandomi alla nuova realtà. Potrei egoisticamente avere di più? Credo sia possibile, ma considerando quanto ho dato ammetto che devo ritenermi soddisfatto. La tua sedia, il tuo asciugamano, il tuo spazio nell’armadio… nulla alla fine. Sono trascorsi quasi dieci anni. Sto lasciando un appartamento nel quale il tuo vuoto pesa irrimediabilmente. Dopo dovrò reinventarmi qualcosa. Ciao, Viz.
Silvano C.©
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