venerdì 22 agosto 2025

Nel bene e nel male

Ci disperderemo come viandanti nella tormenta

Ci perderemo di vista come coloro che, nel porto, salgono a bordo di navi che hanno destinazioni diverse

Ci ritroveremo nell’isola che non è mai esistita al tempo del mai

Smetti di venire dove non sono perché sono già dispersa

La consolazione è traditrice, promette ciò che non manterrà

Per ora resisto, diversamente, ma nulla è destinato a durare

... ma siamo stati bene, nel bene e nel male

                                                                                                    Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

giovedì 21 agosto 2025

Morti ovunque

Seguendo in leggerezza, e senza coinvolgere troppo la mente, l’ennesimo episodio di una serie televisiva che racconta di vacanze in giro per il mondo e che si conclude invariabilmente con la soluzione di tutti i problemi e col lieto fine generalizzato, mi sono stupidamente commosso, e ho pensato ai miei morti. Mi sfugge il collegamento, lo ammetto, ma così è successo. Molta della mia felicità vissuta la devo ai miei morti, e a chi mi dice che vivere nel passato non è vivere non posso che rispondere mentalmente e cordialmente: Vai a farti fottere, vivi pure nel tuo futuro, ma anche tu hai morti che ti stanno attorno, e se li vuoi scordare rinunci a parte della tua storia e della tua vita, di oggi e di domani. Ovunque ci sono morti, ovunque. Non c’è una sola cosa che io tocchi che non riguardi qualcuno che è partito prima di me, prima che parta pure io, o che non me lo ricordi, più o meno direttamente. Chi vuole andare solo avanti mette le basi per essere scordato in fretta, diffonde una strana concezione che nega, in sostanza, buona parte della letteratura, dell’arte, della musica e anche le basi della nostra democrazia, che si fonda su idee nate molto tempo fa. Alla mia età inizio ad avere troppi morti attorno, non solo te, partita ormai un dicembre di anni fa. Amici, parenti, colleghi, persone incontrate nel corso del tempo e che la vita ha fatto allontanare. I morti sono ovunque, e malgrado questo viva la vita. Perché la morte dovrebbe per forza far venire solo pensieri neri? Ciao, Viz.

                                                                                                    Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

mercoledì 20 agosto 2025

Alternative intelligenti

Dovendo andare ad Arco in giornate di intenso traffico turistico serve partire per tempo e accettare che vi siano code o rallentamenti, sperando ovviamente di non trovare incidenti. Oggi sono andato, all'arrivo ho trovato parcheggio facilmente e poi l’attesa è stata minima. Mi ero portato da leggere, perché recentemente le attese in certe sale sono normali e un libro permette di non pensare nemmeno al motivo dell’attesa, il ché non guasta. Prima di tornare ho fatto visita a un supermercato che si trova tra Riva ed Arco, dove per tradizione entro quando passo nei paraggi e dove si trovano prodotti che attirano i turisti germanici e austriaci, per non parlare degli olandesi. Poi, pensando alla via del ritorno, ho deciso che sarebbe stato meglio evitare quella che parte da Riva del Garda e che comprende la strada sulla quale si affacciano negozi di ogni genere, con turisti che rallentano anche inaspettatamente, e poi la lunga salita da Torbole verso Nago. Mi sembrava di aver fatto la scelta migliore sino a quando, appena superato Bolognano, mi sono ritrovato in coda. E da quel momento è stato tutto un passare da prima a seconda a fermo. Sino a Nago. Poi lentamente tutto è rientrato nella normalità. È inutile tentare di evitare qualcosa. Se è nel tuo destino, avverrà. Ciao, Viz. Erano i nostri posti e non ho scattato alcuna foto, anche se avevo portato apposta la macchina fotografica.

                                                                                                    Silvano C.©

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lunedì 18 agosto 2025

Se rinasco

Se rinasco, cosa improbabile, potrei ritrovarmi senza sapere nulla di me ora. Del resto, ora, non ho alcuna memoria di una mia vita precedente. Questo non significa nulla, non è una prova né a favore né contro poiché la mia ignoranza è universale e teoricamente tutto è possibile, anche l’impossibile. Dubito pure delle mie ombre, specialmente di quelle che non posso vedere perché in alcuni momenti sono al buio quindi ombre non ne proietto da nessuna parte. Potrei rinascere centauro, come ha ipotizzato in un suo breve racconto Igor Man, oppure montagna col suo bel cappello di neve, sinché dura. Potrei essere per qualche secondo un’esplosione di colori oppure lo scarafaggio di Kafka o una stella lontana secoli luce dalla Terra. E potrei anche rinascere nulla, contare zero ed esistere essendo però consapevole di non esistere. Ciao, Viz. Queste sono assurdità di quasi fine estate.

                                                                                                    Silvano C.©

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domenica 17 agosto 2025

Sapore di sale

Erano gli anni dei primi turbamenti, abitavo con i miei a Porotto e Sapore di sale mi entrò dentro per sempre.

Mi spiace per le parole cattive che ti ho detto, spesso senza pensarle così o pentendomene subito dopo, e mi spiace per tutte le parole d’amore che non ho pronunciato, dandole come sottintese.

L’estate inizia il suo percorso finale, si vedono all’orizzonte i temporali in arrivo e si prevede un calo delle temperature. Intanto ieri sera, con nostro figlio, ho ammirato un piccolo arcobaleno.

Sulle montagne che vedo dalle finestre siamo in parte saliti assieme, non su tutte, certo, ma su alcune sì. Ne conservo alcune foto e una memoria grata. Avrei dovuto dire molto più spesso grazie, anche se l’ho detto spesso.

La tua piccola canadese ci accompagnò in alcune vacanze estive assieme, poi le cose lentamente cambiarono perché montare e smontare la tenda ogni giorno viaggiando era faticoso, eppure eravamo giovani. Siamo stati giovani. Ciao, Viz.

                                                                                                    Silvano C.©

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sabato 16 agosto 2025

Favole della notte

Lei venne adottata da una coppia senza figli, fu sterilizzata e crebbe sempre accudita nell’appartamento, senza mai uscire di casa. Un giorno, senza alcun preavviso, venne messa nel solito trasportino ma non per essere accompagnata dal veterinario. Fu abbandonata in un quartiere lontano, in un giardino pubblico, mentre i suoi vecchi proprietari facevano perdere le loro tracce come ladri nella notte. Per dieci giorni si aggirò nei dintorni, a volte miagolando disperatamente, altre volte nascondendosi in silenzio quando si sentiva in pericolo, cioè quasi sempre. Dario, che tornava dalla scuola, casualmente la vide, si avvicino, lei si lasciò accarezzare, lui la prese in braccio e se la portò in casa. Lei non poteva restare, non poteva per nessun motivo. Restò. Rimase con la sua nuova famiglia per quasi undici anni, e una notte, per non disturbare nessuno, capendo che era arrivata la sua ora, andò a distendersi sul tappettino del bagno. Dario, che ormai frequentava il secondo anno della specialistica in veterinaria, in città, la trovò il mattino ormai fredda. Lui, con la sua ragazza, decise di seppellirla nel prato della casa di campagna dei genitori, sotto un salice. Da quel momento la gatta guarda Dario che intanto si sposa, trova un lavoro, cresce due figli e vive con i problemi di tutti e con i momenti di felicità che spettano a chiunque, almeno ogni tanto. La gatta intanto attende Dario, ed è convinta che lui sarà felice di rivederla.

Ogni sera, per abitudine, prende di petto un problema che ha incontrato durante la giornata o nei giorni precedenti, che interessa lui o qualcun altro. Prima di prendere sonno beve un bicchiere di acqua. Il mattino dopo neppure ricorda il problema che aveva o che l’aveva impensierito.

Fu a lungo assassino. Fu anche imbroglione e ladro. Non provava nessun senso di colpa, era solo cresciuto così, orfano in un istituto, e aveva rischiato di essere ucciso a sua volta molte volte quando era piccolo e non aveva ancora fatto nulla di veramente cattivo. Quando arrivò a compiere quarant’anni volle festeggiare la sua vita senza un solo giorno di galera e con almeno dieci vittime sulla sua insensibile coscienza. Invitò in un locale costoso i pochi falsi amici che aveva e qualche ragazza che lo eccitava solo a vederla. Uno dei falsi amici gli offrì in regalo un delitto su commissione pagato molto bene, da eseguire quella notte stessa. Era sufficiente alla mezzanotte aprire la busta, leggere l’indirizzo e guardare la fotografia. Ma intanto era meglio divertirsi. Le poche ore fuggirono e lasciò la comitiva. Salì sull’auto, verificò di avere quanto serviva, aprì il biglietto e lesse l’indirizzo. Non lo conosceva, e non conosceva neppure la donna della fotografia. A occhio gli sembrò sulla cinquantina, ma la cosa non lo interessava. Il lavoro è lavoro, anche se è pure un regalo di compleanno. Arrivò alla casa di periferia, una piccola villetta bifamiliare, e vide che al numero che gli interessava ci stava ancora una luce accesa. Meglio così, pensò, mi piace fare la parte della morte che arriva di notte. Scavalcò la recinzione in cemento non molto alta e si avvicinò alla finestra illuminata. Nella stanza al piano terra vide la sua prossima vittima e rimase a guardarla per capire cosa stava facendo e se ci stava altra gente attorno. Nessuno, solo lei, che sembrava indaffarata a cucire qualcosa, forse una giacca. Si mosse attorno alla casa, trovò la porta, aprì facilmente la serratura e in un attimo, con un coltello in mano, fu alle spalle della donna. Lei neppure se ne accorse sino a quando lui le toccò la spalla. Poi lui vide la giacca che stava cucendo, riportava lo stemma dell’istituto dove era cresciuto. Quella donna aveva a che fare con gli orfani. In un secondo nascose il coltello, inventò prima una scusa incredibile e si fece raccontare da lei poche cose. Dopo le confessò il motivo che l’aveva spinto a entrare ma le promise anche che chi la voleva morta, e lui non sapeva chi fosse, non avrebbe ottenuto quanto desiderava. In pochi minuti lui mutò, divenne quello che non era mai stato. Salutò la donna spaventata e uscì. In pochi giorni sparì dal suo solito girò, cambiò casa, cambiò auto, pedinò e rimase sempre vicino alla sua mancata vittima mantenendosi nell’ombra, sino a quando vide chi era stato mandato per eseguire il lavoro che non aveva fatto. Lo conosceva, di fama, ma non valeva quanto lui. E infatti sparì nel fiume poco lontano in meno di ventiquattro ore. Dopo di lui sparirono altri due sicari, una donna e un uomo. Forse il mandante pensò che la stessa sorte era toccata pure a lui, chi può dirlo. Fatto sta che il mandante si tradì. Dal quinto sicario ottenne il suo nome, e il mandante fu l’ultima vittima dell’assassino.

One done trone, molla un bel petone. One done trone muovi l’aria per il puzzone. One done trone, adesso serve un sorrisone.

Ciao, Viz. La mente segue pensieri che non controllo.

                                                                                                    Silvano C.©

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venerdì 15 agosto 2025

Una moto, cilindrata 1300

In giro non c’è poca gente e le chiusure sono le solite, forse meno degli anni scorsi. Le vie del centro sono strette quindi è facile stare nel lato in ombra, il più fresco. Sembra sia prevista pioggia nel primo pomeriggio, ma nulla di eccezionale. Se tu fossi venuta in giro con me avresti visto un uomo scivolato su una scala con un bambino e che è riuscito a non farlo cadere e a passarlo alla compagna prima di accasciarsi dolorante sui gradini, con la caviglia ingrossata, probabilmente fratturata. Gli ho comprato una bottiglietta di tè freddo, per appoggiarlo alla caviglia, poi ho chiamato i responsabili che a loro volta hanno chiamato l’ambulanza. In Trentino non si cade solo sui sentieri alpini, ma anche in città, anche in casa propria. Mi spiace per il brutto Ferragosto di quella famiglia, ma non credo sarà nulla di irreparabile. Tornando verso casa ho incontrato una coppia su una grossa moto, bella, cromata, col serbatoio rosso. Non erano molto più giovani di me, credo, lui mi ha detto la cilindrata del motore, una vera bestia da 1300 centimetri cubici che io non saprei in alcun modo controllare. Stavano con un gruppo di altri motociclisti. Ho augurato loro buona giornata e li ho invitati a fare attenzione, le strade sono molto trafficate in questi giorni e la prudenza non è mai troppa. Io sono uscito, ma tu, se non fossi partita anzitempo troppi anni fa, probabilmente non saresti uscita e saresti rimasta in casa. Solo gli stupidi come me escono in città in giorni come questo, sarebbe meglio una passeggiata in spiaggia o un tuffo in acqua, ma non tutto si può avere, o non per sempre. Ciao, Viz.

                                                                                                    Silvano C.©

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