Quello che mi fa rabbia, veramente rabbia, è che tu non hai
visto l’appartamento finito. Quando andammo a Ferrara l’ultima volta assieme
hai potuto dire la tua su alcune scelte, come i sanitari, le piastrelle, i
pavimenti. Hai visto il cantiere, e poi siamo andati assieme a mangiare in quel
locale che conoscevamo, in via Adelardi, accanto alla cattedrale. Prima eravamo
passati in via Mazzini e hai visto la vetrina del negozio dove tante volte ero
entrato per comprarti piccoli oggetti etnici come collane e scatole di argento
particolari. Il proprietario, che aveva già chiuso, avrebbe aperto volentieri
per noi, se avessimo voluto entrare. Allora ero un cliente di riguardo, non so
quanto ho speso da lui nel corso degli anni. Poi, pochi mesi dopo, tutto è
finito. In quel negozio non sono più entrato, o meglio, sono entrato una sola
volta, alcuni anni dopo, per salutare e per spiegare che tu non c’eri più. Ecco,
un ciclo si sta per chiudere, un ramo secco sta per essere tagliato, e questo mi
fa tornare alla mente i mesi invernali nei quali, quando mio nonno ancora lavorava,
andava a potare gli alberi come sapeva fare. E mi ritornano alla mente le
nebbie di Ferrara, e le tante volte che siamo usciti assieme in centro per
andare al cinema o in pizzeria, o a casa di amici. E le tante cose che ho vissuto
a Ferrara, prima di spostarmi in Trentino e di conoscerti, a Riva del Garda. Le
cose, e le case, devono seguire il loro corso, e perderle non è grave. La cosa
grave è perdere le persone e non poter più fare progetti con loro, o realizzare
i sogni che si erano immaginati assieme. Ciao, Viz.
Silvano C.©
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