martedì 14 aprile 2026

Il trittico

Quando l’ho conosciuta, a Riva del Garda, mi ha fatto scoprire molte cose, come Escher e le bolle di sapone, mi ha dato lezioni sull’amicizia e sulla vita, non è mai stata invadente come capitava spesso a me. Accoglieva e sapeva capire. Con gli anni, malgrado la distanza fisica, abbiamo mantenuto un dialogo costante. Io nei primi tempi ho fatto per lei piccole cose da artigiano, tra le altre una piccola libreria bassa in legno di larice e la poltrona d'emergenza di Le Corbusier con multistrato marino, dopo averne scoperto il progetto su un libro che penso di aver smarrito. Sono stati anni creativi e senza rete, non avevo neppure il telefono. Lei, tra le altre cose, mi ha regalato un trittico incompleto. Solo la prima tavola è ultimata, Le origini, le altre due tavole ancora aspettano dopo le prime pennellate e abbozzature. E aspetteranno per sempre. Quando lei aveva iniziato a star male le avevo riportato le tre tavole con la scusa di darle un motivo mentre pensavo egoisticamente alla possibilità che lei me le ultimasse. Al telefono, di tanto in tanto, le ricordavo la sua promessa. Non ha potuto mantenerla. È partita lo scorso novembre, il mese dei morti. Ho riavuto da non molto le tre tavole incomplete, e ho riappeso al suo posto, rimasto vuoto per anni, Le origini.

                                                                                                                Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

lunedì 13 aprile 2026

obblighi

Salgo le scale facendo attenzione a non inciampare e a non scivolare. Prima di uscire controllo che le finestre siano chiuse. Metto in ordine i documenti con una logica intuitiva in modo da poterli trovare quando mi servono. Telefono sempre agli amici che non sento da qualche giorno. Guardo la data di scadenza di medicinali e prodotti alimentari per evitare di usarli scaduti. Quando vado in bicicletta evito il gradino che spesso si trova all’inizio della ciclabile per non danneggiare o forare le gomme. Bevo ogni giorno l’acqua necessaria mentre per il vino cerco di non esagerare. Evito fritti, grassi, zuccheri semplici, bevande gassate e cibo spazzatura. Riguardo alla cosiddetta spazzatura separo umido, carta, imballaggi, batterie esaurite, vetro e lattine, indifferenziata e oggetti da conferire in discarica. Quando esco porto con me documenti, liquido disinfettante, denaro contante e bancomat, sacchetti in tessuto che mi servono per fare la spesa più altre cose utili. A forza di pensare a tutto questo inizio a perdere colpi, a raccontare balle per non sfigurare o ammettere che col tempo alcune cose non le so più fare. La perfezione non esiste se non come parentesi passeggera che svanisce come la nebbia al sole. Credo di avere alcuni obblighi più importanti di quelli ai quali ho accennato nell’elenco appena fatto, uno di questi è non dimenticare chi amo e ho amato, anche se non c'è più.

                                                                                                           Silvano C.©

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domenica 12 aprile 2026

La mia versione

Qui, tra queste righe battute con la tastiera per alimentare il blog da molti anni, ben poco si può ritenere oggettivo e al di sopra delle parti, inattaccabile, veritiero sino allo scrupolo. Anche quando parlo di te, quando ricordo con dolore o con piacere avvenimenti vissuti assieme, ne fornisco la mia versione, mai la tua. Quello che vorresti e potresti dire tu io lo immagino, lo sospetto, lo temo e lo vorrei sentire con le mie orecchie, ma non si può. A volte penso che in certe notti certi sogni siano una forma parallela della tua vita che si prolunga e interagisce con la mia e non quello che realmente sono i sogni. Non mi contraddici, non fai osservazioni, non critichi né mi obblighi a ragionare diversamente, anche quando ne avrei bisogno. Su alcuni temi solo tu potresti aiutarmi, nessun altro, nessuno. Quindi faccio cose, prendo decisioni che sembrano logiche e, dopo, succedono fatti che mi obbligano a pentirmene. È difficile. Ci provo, a volte, ma è difficile. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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sabato 11 aprile 2026

Oggi polpette

È da tanto tempo che non preparo polpette, veramente tanto. Quando le preparavo per te riuscivo a metterci una quantità industriale di verdure, non solo la carne. E così farò anche oggi. Non seguirò alcuna ricetta, sono refrattario a seguire indicazioni codificate e, quando cedo a leggerne qualcuna so benissimo che, prima o poi abbandonerò la via indicata per seguire il mio istinto o, con nostalgia, i miei ricordi. Oltretutto, come principio basilare principe della mia cucina, tendo a utilizzare quello che ho già in frigo o in dispensa. Se avessi un orto partirei da quello che ottengo dall’orto. Un altro mio principio è quello di non usare certe dosi rigide o quantità consigliate quindi non sopporto l’obbligo di comprare quantità precise di un certo prodotto, visto che mi servo normalmente in supermercati dove alcune cose non sono in vendita a peso. E neppure mi adeguo ad usare solo il tuorlo dell’uovo, ad esempio. Dell’albume cosa dovrei farne, cucinare un altro piatto che non m’interessa o buttarlo? Quindi so già che alcune preparazioni mi sono precluse per mia precisa volontà e le polpette, per loro natura, rispettano le mie scelte. Poi ci sono altri motivi per preparare polpette: il loro nome è simpatico, Polpetta è un nome carino per una gatta e poi mi riportano altri tempi, mi riportano te. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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venerdì 10 aprile 2026

tracce

Se fossi in te probabilmente penserei cose diverse. Forse neppure saprei chi sono io ora, cosa penso, cosa immagino di fare, che paure e che illusioni vivo. Quando superficialmente si dice Se fossi in te credo non si rifletta sino in fondo al significato vero di questa frase banale e allo stesso tempo impossibile. Neppure io basto a capire me stesso, le miserie e le glorie. Gli altri mi vedono, certo che mi vedono, e capiscono molto più di quanto io immagini, dicono molto più di quanto io creda, e non è detto che necessariamente sappiano tutto. Alcune informazioni che mi riguardano so per certo che non mi sono accessibili e dicono di me, esprimono fatti e giudizi, oggettivi e soggettivi. Si tratta di documenti in cartelle anche cartacee che alcuni enti sono tenuti ad avere dei loro dipendenti o di chi è soggetto alla loro discrezionalità. Medici e psicanalisti, segreterie scolastiche, schedature militari e di ogni altra istituzione con la quale sono venuto in contatto hanno di me un’opinione. Un’opinione scritta, depositata e registrata. Tutto verrà archiviato quando non ci sarò più, e lentamente perderà ogni valore. Anche chi pensa di essere in me perderà interesse a farlo e non so chi sparirà per primo. Tracce, si tratta di semplici tracce di vita, personali e legate a fatti, a quanto è accaduto, ad amicizie e amori nati o mai nati. Vento, in ultima analisi, vento che soffia e confonde ogni cosa.

                                                                                                                Silvano C.©

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giovedì 9 aprile 2026

Venezia

Venezia è umida, anche la stanza ha il letto con le lenzuola umide, del resto cosa vuoi aspettarti se scegli un piccolo albergo economico sulla Giudecca e non prenoti al Danieli? Il pranzo seduti all’aperto a un tavolino a due passi da piazza San Marco comprende un primo di spaghetti che sembrano scaldati al microonde, e quasi certamente è così. Del resto noi siamo turisti e non conosciamo i locali giusti dove spendere relativamente poco e mangiare decentemente, ci basta respirare l’aria di un luogo magico anche se qualcuno ci marcia e ne approfitta. Oggi con questi, che domani non ci saranno più ma ne verranno altri. Venezia è anche vetri artistici di una bellezza unica, che vediamo esposti in vetrine, musei e anche vetrerie storiche. Ma questi capolavori non ce li possiamo permettere, e ci va bene se riusciamo a comprare qualcosa di non pacchiano e non prodotto altrove. Col terrore poi, continuando a camminare tra le calli e sui ponti, salendo sui vaporetti e arrivando a piazzette con al centro un piccolo pozzo di rompere quel piccolo oggetto di vetro che forse non è stato incartato e protetto nel modo migliore. A Venezia andiamo facciamo una sosta a San Michele, cerchiamo la tomba di Basaglia, ci perdiamo in quell’isola-cimitero e poi riprendiamo il vaporetto per tornare. Per noi Venezia è stata una meta raggiunta raramente ma ci tornerei molto volentieri se tu venissi con me, se potessi, ancora una volta. Da solo non m’interessa più, e con altri non abbastanza. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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mercoledì 8 aprile 2026

Scatole

Sono entrato in appartamenti dove conoscevo persone che vi abitavano e ho incontrato in appartamenti persone che poi avrei frequentato mentre altre sono sparite per sempre senza quasi lasciare tracce. Decine e decine, forse centinaia, ma non mi va di fare un tentativo di elenco ordinato per importanza o cronologia. E intanto leggo un articolo che parla di un grande cimitero nel quale la morte lascia spazio alla vita. Nella capitale che ospita quel cimitero chi non ha mezzi per accedere a un alloggio decente si adatta a vivere tra tombe e loculi, i più fortunati in cappelle con un tetto. La motivazione è che, malgrado questo sia vietato, il cimitero è vicino al centro, alle fermate dei mezzi trasporto e ai luoghi di lavoro. Se si viene costretti ad andarsene ci si ritrova lontani da tutto, e non si riesce a sopravvivere. Ora, Viz, leggere queste cose mi fa riflettere che per noi esiste un posto per i vivi e un posto per i morti. Vengo ogni giorno a trovarti dove non sei e noi due occupiamo il posto giusto. Io resto nella nostra casa e tu resti non lontana dalla nostra casa, in quel non luogo che vedo dalla finestra. Alla fine, come spiega in conclusione l’articolo che ho citato, tutti finiamo in una scatola. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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