giovedì 30 aprile 2026

immaginami

Immaginami dove preferisci, visto che non sono. Immaginami liberamente, su tra le nuvole o a seguire i tuoi passi, dentro o fuori dalla tua mente, ancora come quando mi scattasti quelle foto e dove mi cerchi nelle foto dove non sono, c’ero ma non sono sulle immagini che conservi. La libertà d’immaginare non è difesa dalla Costituzione ma esiste, sai che esiste per chi sogna e anche per chi non sa sognare. In fondo è quello che ti resta di me, assieme alle mille cose, ai mille ricordi, ai mille viaggi fatti e non fatti. In quella casa assieme non siamo mai stati veramente però, quindi lasciala perdere, lasciala andare, e immaginami.

                                                                                                                Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

mercoledì 29 aprile 2026

per l’insieme servono tutti i pezzi

Gli indizi, per chi avesse avuto il tempo, la pazienza e l’intelligenza per individuarli c’erano tutti, eppure personalmente non li avevo capiti; dei tre requisiti necessari il secondo e il terzo probabilmente non li possiedo nella dose necessaria, e il tempo, che ho avuto, non l’ho usato in modo proficuo. Sono giorni che bombardo di telefonate persone che mi conoscono da anni e decenni, che sanno di me, eppure con nessuna di queste persone posso dire tutto, arrivare a spiegare sino in fondo e riceverne, in cambio, una consolazione o una comprensione come vorrei. Del resto neppure io so ascoltare sino in fondo e, cosa più importante, non conosco tanto bene qualcuno da poter capire ogni cosa ed ogni lato nascosto che vorrebbe trasmettermi. So che con una persona posso trattare di alcuni temi mentre su altre cose è meglio tacere. So che con le altre persone la situazione si ripete semplicemente spostando l’attenzione su altri aspetti, e così sono io per gli altri. A ciascuno un po', anche con un conoscente occasionale posso confidare un pensiero e sentirmi capito, o ascoltare capendo. Ascoltare è un dono, che si offre e si riceve. Oltre non so dire, il senso finale del discorso che volevo fare o si intuisce oppure non so esprimermi più chiaramente.

                                                                                                                Silvano C.©

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martedì 28 aprile 2026

Avremmo potuto

Non si è mai finito di scegliere cosa tenere e cosa buttare o vendere o regalare. Mi ritrovo, adesso, a fare spazi nuovi in casa, a togliere oggetti che da anni non uso, a ripensare a certi attrezzi che non m’interessano più. E intanto ritrovo libri che per alcuni anni mi hanno accompagnato quando io e te andavamo per prati e boschi e riconoscevamo fiori, arbusti e alberi, ed era sempre una cosa bella. Sono trascorsi anni, tanti. Andavamo nei posti attorno a Riva del Garda, come a Ledro, oppure dove per un anno hai lavorato, a Mezzolombardo. Ora il posto mi serve, devo far spazio per quanto riporterò cose da Ferrara liberando poco alla volta l’appartamento nel quale avremmo potuto trascorrere bei giorni uscendo in centro o andando verso il mare o dove ci avrebbe portato la fantasia. Avremmo potuto. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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lunedì 27 aprile 2026

Cosa conta alla fine

Parlando con amici li convinco e mi convinco. I dubbi restano oppure vengono sostituiti da altri. Certezze non ne ho ma tento di allontanare le ipotesi peggiori, ammesso sia possibile prevederle. Alla fine si tratta solo di sogni, sostanze immateriali insomma, o cose che hanno un valore economico, ma non persone. Nelle mie scelte le persone dovrebbero venire prima, e in effetti quasi sempre ho seguito questo principio, anche quando pensavo al denaro. Nel mio modo bacato di ragionare il denaro mi permette la libertà di andare o restare, di avere attorno le persone che cerco, di costruire per chi mi sta vicino. A volte però il denaro ha preso il sopravvento e mi ha fregato, lo ammetto. E qualcuno mi ha pure fregato per bene, parlando di denaro, fingendosi l’amico che non è mai stato e che quando mi capita di rivedere in giro mi rovina ancora la giornata. A volte comunque è sufficiente aver qualcuno di cui prendersi cura e il resto si scioglie come un ghiacciolo tolto dal freezer. Quello che conta, alla fine, è l’amore. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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domenica 26 aprile 2026

Come un turista

Si ama di più ciò che si sta per lasciare, è un fatto. È dimostrato scientificamente e sentimentalmente, nessuno è in grado di negarlo. Appartiene alla specie umana e forse non solo a quella, però su questo devo astenermi. Sono in procinto di lasciare una città amata da sempre, nella quale sono nato, alla quale mi sono tenuto aggrappato perdendo per strada molte persone o morte o andate via dalla mia vita o da me dimenticate. Ho tentato di fartela amare, di portartici quando potevo, a volte litigando perché è nella mia natura, salvo poi pentirmene, pure quello nella mia natura. Non sono ancora in grado di dire quando me ne allontanerò definitivamente, so però che con te non ci potrò più tornare, e questo da quanto sei tu ad essertene andata, malgrado nostri progetti diversi, miei e tuoi. Anche solo pensarlo mi fa male, ma non credo ci siano alternative se non quella di rimandare una scelta modificabile solo per i tempi. Quello che avrebbe dovuto essere non sarà. In questi giorni telefono a chi mi conosce, spiego quello che intendo fare, un po' mi capiscono ma non come avresti fatto tu. Del resto, se tu ora fossi qui con me, ora saremmo a Ferrara. Tra un po' quando le cose saranno state compiute, a Ferrata tornerò solo da turista. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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sabato 25 aprile 2026

Memorie legate a te e a Ferrara

Quello che mi fa rabbia, veramente rabbia, è che tu non hai visto l’appartamento finito. Quando andammo a Ferrara l’ultima volta assieme hai potuto dire la tua su alcune scelte, come i sanitari, le piastrelle, i pavimenti. Hai visto il cantiere, e poi siamo andati assieme a mangiare in quel locale che conoscevamo, in via Adelardi, accanto alla cattedrale. Prima eravamo passati in via Mazzini e hai visto la vetrina del negozio dove tante volte ero entrato per comprarti piccoli oggetti etnici come collane e scatole di argento particolari. Il proprietario, che aveva già chiuso, avrebbe aperto volentieri per noi, se avessimo voluto entrare. Allora ero un cliente di riguardo, non so quanto ho speso da lui nel corso degli anni. Poi, pochi mesi dopo, tutto è finito. In quel negozio non sono più entrato, o meglio, sono entrato una sola volta, alcuni anni dopo, per salutare e per spiegare che tu non c’eri più. Ecco, un ciclo si sta per chiudere, un ramo secco sta per essere tagliato, e questo mi fa tornare alla mente i mesi invernali nei quali, quando mio nonno ancora lavorava, andava a potare gli alberi come sapeva fare. E mi ritornano alla mente le nebbie di Ferrara, e le tante volte che siamo usciti assieme in centro per andare al cinema o in pizzeria, o a casa di amici. E le tante cose che ho vissuto a Ferrara, prima di spostarmi in Trentino e di conoscerti, a Riva del Garda. Le cose, e le case, devono seguire il loro corso, e perderle non è grave. La cosa grave è perdere le persone e non poter più fare progetti con loro, o realizzare i sogni che si erano immaginati assieme. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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venerdì 24 aprile 2026

Il primo timido passo

Partire è necessario, come lo è tornare. A volte si aspetta che cambi il vento, che succeda un fatto nuovo, che si alzi la marea, che qualcuno ci chiami. Altre volte succede come con una piccola crepa che nasce nascosta e lentamente emerge in superficie. Quando avviene non vengono fugati dubbi e paure, le incertezze restano, ma si sa che occorre partire, o tornare. I primi passi sono incerti, poi sarà l’onda a decidere come proseguire, e a me succede, ora, di iniziare questo cammino necessario nel quale spero di poter dire la mia, di imporre un po' la mia volontà. Dove e quando arriverò esattamente non lo so, e neppure so prevedere cosa perderò veramente. Perderò per non far perdere ad altri dopo di me, è questa la motivazione. Per anni sapevo che avrei dovuto arriva a una decisione ma solo due giorni fa non avevo ancora capito che il momento era questo. Di alcuni nostri sogni non ne faremo più nulla, ma questo era evidente già quasi dieci anni fa. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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Lasciar andare

Quello che pensavo realizzabile, cioè alcuni progetti nati molti anni fa, ho capito finalmente e tardivamente che non hanno più un futuro. Dopo aver investito sogni, denaro e molto lavoro ora devo lasciare andare una casa, o meglio un appartamento. Ci vado sempre meno, e quando ci vado non incontro più come prima chi conoscevo e conosco ancora. Avremmo dovuto tornarci assieme, trascorrervi momenti piacevoli, vivere in quella città dove sono nato, ma tu sei partita prima. Hai visto i lavori dopo il sisma ma non sei mai entrata nell’appartamento finito e arredato. Adesso sono stanco, l’idea di abbandonare tutto è diventata quasi insostenibile, e devo realizzarla quanto prima, nel modo migliore, recuperando il minimo e gettando tutto il resto, che non vale poi molto. Quanto valgono i sogni e quanto le cose? Non ho risposte.

                                                                                                                Silvano C.©

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