martedì 2 giugno 2026

Gnocchi e pazienza

Cosa mi manca? Alla domanda non posso rispondere, è sbagliata. Mi si dovrebbe chiedere chi mi manca. In quel caso potrei tentare un elenco relativamente breve di persone che mi sono state vicine in un tratto del mio percorso e che ora non ci sono più. Se ancora ci sono significa che non mi mancano, che se lo desidero posso ritrovarle, che se alcune di loro mi cercano possono trovarmi, e se col tempo ci siamo persi vuol dire che sopravviviamo ugualmente, che non siamo vicendevolmente importanti. Tuttavia posso tentare di elencare alcune cose che mi mancano, per tornare alla domanda iniziale, in parte contraddicendomi ma così far capire meglio. Mi mancano gli gnocchi di patate che mia madre poi condiva col ragù. Mi manca la minestra di fagioli che cucinava mia nonna. Mi mancano le favole che mi raccontava mio nonno. Mi manca la pazienza di mio padre. Mi mancano le parole di tanti amici. Più di ogni altra cosa mi mancano la tua voce e il tuo sorriso.

                                                                                                 Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

lunedì 1 giugno 2026

Assenza

Quando l’assenza diventa quotidiana presenza gli assenti arrivano segretamente, ritornano diversamente, si manifestano in forme adatte ai tempi. Ci capita quindi di conversare con qualcuno di loro e chi ci osserva pensa che parliamo da soli, che la mente sia scivolata su strade da evitare. Del resto oggi stavo prendendo un caffè a un distributore automatico e mi si è avvicinata una donna che prima pensavo parlasse con me e poi che parlasse da sola. Invece era in linea con qualcuno al telefono. Ho evitato la figuraccia di risponderle a sproposito quando l’ho capito, e lo stesso consiglio di fare a chiunque sorprenda chi sembra parlare da solo. Non si parla mai da soli, magari si risponde per le rime ad un commentatore televisivo che neppure se ne renderà conto oppure, come naturalmente avviene, si parla con qualcuno che è assente e del quale si sente la mancanza.

                                                                                                 Silvano C.©

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domenica 31 maggio 2026

Sofferenza

Questo avremmo fatto assieme, nel nostro vocabolario condiviso ed esclusivo, non accessibile agli altri. Avrebbe potuto diventare una nuova lingua in parte inventata nel significato dato ai singoli termini ma un linguaggio sicuramente lo era già. Assieme avremmo dato il nome anche a lui. Lui che arriva e assaggia la merce in vendita, che sposta senza troppa cura le confezioni in offerta creando qualche danno, che è impossibile da scordare una volta che lo si è incontrato e notato tra le corsie del supermercato con l’aria mesta e tristissima, tirata, con l’espressione adatta a un funerale. L’avremmo chiamato Sofferenza

Ciao, Viz.

                                                                                                 Silvano C.©

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sabato 30 maggio 2026

Meccanica umana

La biografia solo per chi si è amato. Gli altri non meritano alcun ricordo e se vengono ignorati e scordati ancora in vita è pure meglio. Scrivere una biografia è un atto d’amore postumo, inutile perdere tempo con chi non si è stimato e non ha meritato la nostra attenzione se non per suoi aspetti negativi. La vita è troppo breve per dedicarla a odiare e denigrare, in questo sbaglio e lo so. Rancoroso e critico, capace di legarmela al dito quasi in modo perenne, votato alla solitudine piuttosto che alla comprensione dei limiti umani dei quali sono campione, capisco sempre meno del mondo che mi sta attorno e appena arrivo a qualche risultato utile subito le regole del gioco cambiano e devo ripartire facendo passi indietro. Del mutamento ne farei volentieri a meno, lo trovo faticoso e chi amo oppure ho amato rimane il mio solo punto fermo ed esclusivo, nel senso che esclude. Dovrei scrivere solo di amore, in definitiva, quindi di ben poche persone. I luoghi, le case, le città, i fatti, le scelte e le conoscenze sono temi importanti solo perché legati alle persone. È l’unificazione della meccanica umana.

                                                                                                       Silvano C.©

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venerdì 29 maggio 2026

restò morto, ed ebbe torto!

Con ogni approfondimento si rivede quanto fatto prima e lo si aggiusta, lo si modifica o lo si cambia completamente. A volte avvengono vere e proprie rivoluzioni nel modo di pensare che destabilizzano chi pensava si fosse raggiunto l’apice del possibile. E invece no, tutto cambia, non solo nel modo di affrontare teoricamente un problema ma pure nel modo di agire. I filosofi degli ultimi secoli hanno affrontato aspetti già indagati nel passato riscrivendone e aggiornandone le definizioni. In definitiva chi resta ha il diritto e l’opportunità di ripensare a quanto è stato fatto da chi è andato via, da chi è morto. Un figlio può riconoscere positivamente quanto realizzato dai genitori ma ne vede pure gli aspetti discutibili, e ormai loro non possono più replicare. Chi oggi detiene il potere di vita o di morte su intere popolazioni tra pochi anni sarà morto, e non potrà in alcun modo fermare le critiche che riceverà da chi sarà allora in vita. Tutte le sue azioni potranno essere annullate o completamente modificate; a nulla serviranno i monumenti i monumenti che si sarà fatto costruire. In quest’ottica la faccenda sembra ridursi alla logica del duello. Si vuole ottenere giustizia o ragione, ci si sfida a duello, si combatte e uno dei due contendenti muore. Chi muore ha torto, e chi rimane ha ragione. Chi rimane può continuare la narrazione che ritiene corretta e chi è morto non può più parlare o replicare. A Ferrara esiste il vicolo dei Duelli, una via privata alla quale si accede da via Cortevecchia. In quella stretta via ebbe luogo il 10 ottobre 1364 un duello ricordato da Gerolamo Melchiorri in una sua pubblicazione tra certi Almerico da Meldola e Pietro da Fuligno. Quest’ultimo restò morto, ed ebbe torto!

                                                                                                 Silvano C.©

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giovedì 28 maggio 2026

Causa di dolore

Nessun dolore viene senza motivo. Potrebbe essere evocato da lontano, da sorgenti destinate a rimanere segrete o arrivare come avviso, come segnale del quale tener conto in seguito a cose che avvengono nella vita. A volte cedo all’idea romantica e morale che vorrebbe ogni fatto umano soggetto a una sorta di giustizia superiore: se ho commesso un errore dovrò in qualche modo pagare e se ho aiutato per pietà o per amore ne avrò compenso. Inutile tentare di convincere chi non ne è già convinto, del resto i dubbi in proposito non mi mancano. E anche solo restando nella mia famiglia o tra i parenti più prossimi sono avvenute troppe cose che non potrei spiegare con questa logica. Il dolore del mondo, non solo il mio, forse non ha come motivo l’espiazione di qualche colpa, e probabilmente neppure la durata e la qualità della vita  sono legate a simili speculazioni. Si tratta di fantasie oziose o forse di una forma distorta di fede laica che si auto-contraddice. Il grande mare della conoscenza credo sia nulla al confronto degli infiniti oceani dell’ignoranza, quindi devo accettare, osservare, galleggiare senza poter vedere il fondo nell’attesa di scendere verso il basso. 

                                                                   Silvano C.© 

 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

mercoledì 27 maggio 2026

La vita è anche ciò che non è

Scendo la scalinata facendo attenzione a non cadere. Sarebbe imperdonabile rovinarsi la prima volta a Parigi con una slogatura o, peggio, con la testa rotta. Devo vedere tutto quello che posso senza pensare alle spese. Viaggiare così del resto è molto economico. Ho un elenco lunghissimo di luoghi da visitare: musei, palazzi, chiese e locali pubblici di ogni genere. Mi farò chiudere di notte al Louvre in modo da averlo tutto per me ignorando Belfagor. Passeggerò sulla riva sinistra. Vedrò gli spettacoli del Crazy e del Moulin. Girerò per le strade con una baguette e guarderò come si vestono le francesi. Siederò in qualche ristorante dai tavoli minuscoli e mi farò consigliare dai camerieri, anche se non so parlare in francese. Mi farò coraggio ed entrerò in qualche gioielleria per sceglierti qualcosa che non ti ho mai regalato. Ti rincorrerò quando sparirai dietro un angolo della strada. Mi perderò sulle rive della Senna e vivrò qualche giorno come se non fossi mai stato a Parigi prima, rubando emozioni a libri, canzoni e film. La vita è anche ciò che non è.

                                                                                                 Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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