lunedì 12 giugno 2017

…quello che so ( molto poco) sull’amore




Se ne hai voglia te lo spiego, se non ne hai voglia non ti perdi nulla di essenziale o mai detto. Tutto è già stato scritto, capito, applicato, smentito e riconfermato milioni di volte. Sul serio. Non perdere tempo. Quello che io so dell’amore è poco importante, in fondo è pure parziale e, non lo escludo, sbagliato. Ma è tutto quello che so.

All’inizio la confusione nasce quando si mescola col sesso. La forza naturale primordiale domina a lungo le prime pulsioni, le attrazioni, i giochi che sono solo giochi. Poi le cose si complicano. Arrivanono complicità, amicizia, se già non c’erano, curiosità di esplorare mondi diversi assieme, e nascono in questa fase i primi problemi. Ci si può fermare e riprovare con altri, e ripetere ancora il tentativo, oppure si può capire che la persona dovrebbe essere quella giusta. Sembra amore, sembra la felicità, sembra che il mondo improvvisamente si illumini mentre sino al giorno prima era solo grigio. Bello, vivibilissimo, del tutto giusto, ma grigio, cioè incompleto.

Poi gli anni passano, l’amore si trasforma, a volte si assopisce (in entrambi o in uno solo dei due) e potrebbe pure finire. Si vedono le altre persone con occhi diversi, la spinta iniziale sembra smarrita, ma ancora non ci si decide a lasciar perdere. Si accettano compromessi, dolori, dispetti, errori, insofferenze. Da umani che siamo sembra a volte non ci interessi il nostro bene più prezioso. E rischiamo di distruggere ogni cosa. Capita ogni giorno che una storia finisca. Si vede già da lontano che alcuni rapporti proseguono solo per stanchezza o paura o altri sentimenti per nulla nobili.

E poi arriva il confronto ragionato con gli altri, ci si rende conto di quanto a volte siano false le impressioni che danno, si riprende coraggio. E poi, in alcuni casi, arriva una malattia.

La malattia è una prova difficile. Uno dei due ora ha veramente bisogno dell’altro, amore o non amore che sia. Anche in questo caso il disonesto (o il debole) ne approfitta, e fugge. Non sente alcun dovere. Molti altri invece, che certamente non sono eroi, capiscono che è il momento di non farsi domande e decidono di agire, partecipare, fare quello che si deve, tentare ogni via possibile e non possibile per aiutare. Ci si rende conto a volte in modo chiaro che si affronta una cosa seria, talvolta mortale. Altre volte questa percezione non è tanto cosciente ma è sempre presente, come un tarlo che indebolisce ma ancora non fa crollare la trave.

I più fortunati si possono permettere di invecchiare assieme, e diventano la prova vivente che l’amore esiste. Altri non sono tanto fortunati. Uno dei due è costretto a cedere ad una malattia che si è combattuta ma ha vinto la sua guerra, lasciando da solo il superstite.

Ed allora dell’amore cosa resta a questo punto? È tutto finito nel nulla, nel passato, nel ricordo? Non lo credo. Il dolore diventa immenso, spesso non sopportabile, ma l’amore proprio a questo punto dice che lui prima c’era malgrado noi non lo avessimo capito sino in fondo. E rimane, anche se ferito e provato, a far da ponte tra luoghi che non si parlano, a rendere testimonianza dell’impossibile, a ricordare che quello che siamo ora lo dobbiamo a lui ed a chi ha dovuto lasciarci.

Il nostro modo di pensare è mutato in tanti anni di convivenza, e questo è già una piccola prova che lui non è mai andato via. Le altre prove ci derivano dal dovere profondo che sentiamo di concludere progetti, di iniziarne di nuovi e di non scordare mai di amare chi ci è stato affidato dal destino. L’amore di chi è dovuto partire prosegue nelle persone che sono rimaste, e queste aiutano a trattenere a loro volta chi non è mai andato via del tutto.


Ciao, Viz.


                                                                        Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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