lunedì 6 marzo 2017

pazzia




Immagina di vivere giorni particolari, densi di date significative per la tua vita, un concentrato di momenti che rimandano ad altri della tua storia personale. Lo stai immaginando? Bene!

Ed ora fingi che molte di queste ricorrenze, negli ultimi anni e negli ultimi mesi, abbiano assunto un significato completamente diverso. Che molte cioè si siano trasformate, da piacevoli che erano, in ricordi che fanno male, che riportano a giorni ormai perduti per sempre.
Mi stai seguendo ancora?

Adesso pensa di ricevere telefonate da persone che ti dicono che stai vivendo un brutto momento, o messaggi che ti esprimono vicinanza perché un giorno che prima per te era felice ora non lo è più. Hanno ragione, è chiaro, ma tu un po’ non capisci la situazione, e li rassicuri.

Malgrado tutto hai la convinzione che non sia tutto così tragicamente difficile.
Forse ti illudi che non sia successo nulla, che ogni cosa programmata possa andare avanti esattamente come previsto? No, è assolutamente da escludere. Sei consapevole che nulla sarà più come prima.
Pensi che lei possa ritornare, che sia solo andata via per un breve viaggio e che tra poco rientrerà dalla porta? No, anche quello sai che non è possibile. 
Ignori che ogni giorno ti viene da piangere se ci pensi? Certo che no, impensabile farlo, ti conosci.
Credi che il camminare e il pensare ad altro, o il distrarti, risolvano qualche cosa? Sono certo che tu sei consapevole che ti illuderesti se puntassi su questo.

Allora ti resta, come unica spiegazione logica, la non logica: la pazzia. Sino a che punto un ragionamento che include la pazzia sia accettabile non ne ho la minima idea, eppure se a volte hai l’impressione di non star male come dovresti qualche cosa non torna, lo capisci bene.
Essere sani di mente implica vivere nel proprio tempo, nella realtà e non in un universo parallelo immaginario, e questo vuol dire anche soffrire per una perdita. Se si smette di soffrire è perché si dimentica? No, non sembra neppure questa la risposta adatta al tuo caso.

Il fatto però è che tu pensi, per il prossimo otto marzo, di regalarle ancora, come hai fatto sempre, un piccolo rametto di mimosa.
Al di là di ogni considerazione sul fatto che la giornata internazionale della donna non è la festa della donna ma è ben altro rimane la vostra consuetudine. Tu le hai sempre regalato un rametto di mimosa e lo farai ancora quest’anno. Io ora non so se sei sano o se stai impazzendo fingendo di nulla, dandoti un certo tono, mentendo agli altri ed a te stesso. Forse stai solo elaborando, te lo auguro, forse fingi di star bene anche se non è vero, e me ne spiace, forse è un inizio di demenza senile. Ho esaurito le ipotesi.

Un po’ di sana pazzia e di vita nel mondo dei sogni non sarebbero sbagliati, se usati a piccole dosi, ma io se fossi in te inizierei a fare attenzione. Forse non resta solo la pazzia.   


                                                                           Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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