venerdì 13 gennaio 2017

Un lavoro infame




Sto facendo da alcuni giorni una cosa che non auguro al peggior nemico, neppure ad un assassino colpevole di delitti atroci ed imperdonabili.
Sto decidendo e scegliendo tra le tue cose quelle da tenere e altre da gettare o da dare chi potrebbe averne bisogno.
Non lo voglio fare, mi sembra di tradire la tua volontà, mi sembra di cacciarti da casa, tu che non avresti voluto andartene. Ad alcune di queste cose tu tenevi in modo particolare, e anche io, e resteranno. Ma molte dovranno andare via.
È un lavoro infame, che non porta alcun sollievo, e se mi fa stancare poi non mi lascia la pace di una esecuzione ben fatta e non mi accompagna ad un riposo rigeneratore. Nulla di tutto questo.

Pare sia un lavoro necessario, uno dei passaggi obbligati, una scelta di passare oltre mentre io non ne ho alcuna intenzione. Non posso scordare nulla e non intendo farlo. Quello che ho scordato spero di poterlo recuperare o sentire ancora ripetuto da chi ti ha conosciuta. Quindi non sono le cose che ti terranno qui, ma ben altro, ne sono consapevole.

Posso solo aggiungere che da anni ti ripetevo di mettere ordine nel tuo armadio, di non riempirlo tanto, di smettere di occupare ogni singolo spazio e di gettare qualche cosa. Non lo hai mai fatto, non ne hai avuto alcuna possibilità, il tempo ti è stato tolto ed è stato lasciato a me. Io avrei rinunciato ad un po’ del mio per dartelo, ora credo tu lo sappia, se ancora mi puoi vedere, non so se è possibile e neppure come.
Sono certo, e ne ho la prova ogni giorno, che tu non avevi segreti, o scheletri nell’armadio. Nel tuo armadio, pieno com’è ancora adesso, non potrebbero certo entrare.


                                                                                                                          Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

2 commenti:

  1. Hai ragione,ti capisco,è un lavoro terribile,insopportabile. Penso che non siamo obbligati a fare quello che molti fanno e ci consigliano di fare. Ognuno ha la sua storia che altri non conoscono e quindi certi passaggi obbligati non dovrebbero riguardarci. Credo invece che ognuno debba fare quello che sente,quando vorrà,quando il dolore pungerà un po' meno. Non è un consiglio,è solo un modo per comunicarti il mio pensiero che intende solo trasmetterti comprensione e amicizia. Quello che le stai scrivendo riempie molto la mancanza e riesce ad arrivare oltre qualsiasi destino. E' bello quello che le scrivi..
    Ciao,Silvano.
    Cinzia.

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  2. Ci ho messo quasi un anno a fare quello che ti accingi a fare ora.....

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