mercoledì 18 gennaio 2017

due solitudini




Due solitudini non sono amore, non sono una coppia, non sono altro che due solitudini, ma sono qualche cosa, forse meglio di nulla, o, talvolta, molto peggio.
Credo vi si possa aggrappare, in alcuni momenti della vita, e penso possibile che unioni basate solo sulle rispettive solitudini esistano, poiché la vita è varia, cattiva con alcuni, generosa con altri, e possiede un concetto molto discutibile di giustizia.

Per non finire in definizioni un tempo alberoniane tento di allontanarmi subito dall’ovvio, o almeno ci provo. Se poi non ci riuscirò datemi atto del fatto che non vi voglio vendere alcun saggio sull’amore e che non ho alcuna ambizione da pennivendolo accademico. Qui parlo per me, per capirmi, e non sempre condivido sino in fondo ogni parola che scrivo.

Io non so nulla dell’amore, e so tutto. Ho capito che può nascere dal bisogno di colmare una solitudine profonda, ingestibile e cattiva. Ho capito anche, a mie spese, che se precipitare in un: << aiuto, sono solo >> è un primo passo per accettare il problema ed iniziare la lenta risalita per tentare di risolverlo, però non basta. E, cosa che è peggiore, non suggerisce alcuna via di fuga. L’unico insegnamento che se ne ricava è che quanto si è fatto prima era sbagliato, o sfortunato.

Neppure una puttana triste può venire in aiuto ad un giovane uomo solo che si trovi in una situazione simile. Se quell’uomo pensa di nascondere la solitudine sotto il nudo denso di eccitazione ed odori del sesso è destinato ad una delusione fortissima. L’amore non sa che farsene del sesso a pagamento. Magari paga e non ottiene neppure il sesso. Ironia contemplata in uno dei misteri gloriosi della vita, terzo capitolo, sesto paragrafo (neppure uno dei fondamentali).

Le due solitudini possono poi venire a contatto, cercare una consolazione reciproca, ma se non scatta qualche altra alchimia imprevedibile queste si possono trasformare, come massima espressione possibile, in un’amicizia complice e importante, ma si fermano a quello stadio.

Ed allora come se ne esce? Esattamente come la vita lo permette, senza alcuna scorciatoia. Si può incontrare la passione, che dura un tempo limitato. Si incontra talvolta l’interesse pratico, che dimentica del tutto l’amore, e pensa solo a far quadrare conti e immagine sociale. Possono arrivare progetti comuni come una casa o un figlio. È un nuovo passo, che inizia a rendere meno presenti le due solitudini, che le assopisce, le fa dimenticare.

Arrivano poi solitamente difficoltà di ogni genere (che sono parte essenziale della vita stessa, caso mai fosse sfuggito il particolare) a cementare o disgregare quello che si era costruito. Arrivano distrazioni dall’esterno, e dall’interno insoddisfazioni che sperano di trovare altre vie (che, anche questo va detto, sono sempre vicoli ciechi), e se si continua a fare di due solitudini una cosa sola si potrebbe iniziare a pensare che forse non si è più soli.

Quando poi il gioco diventa veramente duro, e ci si deve misurare con una malattia, ogni cosa perde valore. Si entra in una specie di bolla d’aria sotto la superficie dell’acqua. La realtà ne esce deformata. Si vive alla giornata e le giornate sembrano normali ma non lo sono più. La bellezza e la spensieratezza sono il passato, che a ricordarle fanno male, e quindi si ignorano.

Le due solitudini, arrivate a quel momento, getteranno la maschera. Sapranno di aver bisogno una dell’altra. Le loro personalità emergeranno e si vedrà di che pasta sono fatte. Chi si nasconderà, chi proteggerà gli altri dalle proprie paure, chi cercherà appigli per non cedere, chi si butterà nel fare, nel servire, nel negare la realtà per non morire, chi si confiderà con amici, chi scriverà su un’agenda le proprie paure, chi andrà incontro alla conclusione della sua vita con un coraggio da leone senza far capire l’uragano di dolore e paure che vive.

Solo alla fine, e intendo la vera fine, quella della formula: finché morte non vi separi, si potrà dire se quelle due solitudini in realtà non erano più tali da molto, molto tempo. E se, dopo, chi resterà, potrà mai più provare quel tipo di solitudine, quella di tanti anni prima.


                                                                                             Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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