mercoledì 6 luglio 2016

Sono arrivato tardi, accidenti, ed ora? Non mi succede quasi mai, lo sapete tutti… lo sapete no, ma dove siete tutti?




Sono arrivato tardi, accidenti, ed ora? Non mi succede quasi mai, lo sapete tutti… ma dove siete tutti?
Non credo sia tanto grave se un pomeriggio d’estate, dopo pranzo, dopo aver fatto tutto quello che dovevo, ed aver pure messo in ordine la cucina, perché sono io il cuoco di casa, e non per dovere, ma perché mi piace esserlo, mi sono appisolato, solo un po’, mentre stavo leggendo un libro di una ex cantante famosa bravissima a scrivere, e che invidia per chi sa scrivere così, mentre io mi devo accontentare di copiare, imitare, citare in modo indiretto ed un po’ traditore, e scrivo su questo blog pensando magari di essere chissà chi, mentre sono solo uno dei milioni che scribacchiano, trovando però soddisfazione nel farlo, non in ritorni di pubblicità o di fama o di denaro, e poi cosa c’entra, non lo so, e tra le altre cose, mi piace far la spesa, e non disdegno il bucato a mano o in lavatrice, ma mi perdo, stavo dicendo che sono arrivato tardi e non mi succede quasi mai, me lo dicono a volte che mi ripeto, ma l'ho detto già, e poi devo smettere con questo periodo troppo lungo e questa punteggiatura fatta di sole virgole, che non fa capire quasi nulla, come se ci fosse da capire chissà ché.  

Mi guardo attorno nel salone vuoto, dove sino a stamattina la confusione regnava sovrana, con persone che non volevano stare in coda, altre che si lamentavano per il caldo (le stesse che si lamentano del freddo in inverno, o della pioggia quando piove, e del lunedì il lunedì), e chi si guardava attorno stranito, sperduto, fuori posto. Ma forse che io mi sento a posto dove sono? Siamo dove siamo, il tempo non lo si può scegliere, forse, e sottolineo forse, si può scegliere il luogo, ma nutro dubbi in proposito. Lascio una forma dubitativa, è meglio.

Mi sono perso di nuovo, scusa. Ma dove sei che non ti vedo? Almeno tu che mi ascolti di solito, pure tu dicevo, non ci sei? Ho quasi l’impressione di parlare e che nessuno mi ascolti, e non è piacevole. Non amo la gente, la troppa gente intendo, ma che non ci sia nessuno no, neppure quello mi piace, ed il salone è assolutamente vuoto, sento solo il rumore dei miei passi.
Ora che sono fermo sento il mio respiro, e se trattengo il respiro il pulsare del cuore, nelle arterie. Non chiedermi di fermare pure il cuore, lui fa di testa sua, e intanto ho ripreso a respirare dopo la breve apnea, ma il silenzio rimane.

Tutto è in ordine, non un foglio fuori posto, non una scritta sulle pareti, sparita pure quella nell’angolo vicino al cestino dei rifiuti di un vandalo letterato che confondeva però quella famosa città ora in Turchia con la ragazza che aveva deciso di lasciarlo, presumo, per un altro un po’ più educato e meritevole delle sue attenzioni. Ma come è possibile che adesso, in un’ora come questa, sia tutto vuoto? Sono in ritardo, lo so, mi ero assopito, l’ho già detto, non mi capita quasi mai di mancare ad un appuntamento o di arrivare dopo gli altri, ma ora non so che fare.
Ho corso, quasi zoppicando, per arrivare. Ho guardato l’orologio, che però adesso si è fermato, ed ero ancora lontano. Non credo di aver impiegato più di un quarto d’ora per arrivare, ed ora sono qui, ci sono, ma è tardi. Ho corso perché appena sveglio ho letto su un biglietto, che ora non trovo più: La fine del mondo è per oggi alle 17. Ho pensato ad uno scherzo, ad una citazione poetica, e sono venuto nel luogo indicato, qui, con un po’ di curiosità incredula. Ma sono arrivato tardi. E adesso?


                                                                                                                            Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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