mercoledì 30 dicembre 2015

un nuovo medico





Da alcuni anni nessuno accetta l’incarico, ed il motivo è evidente. L’isola è molto “isolata”, e per circa cinque mesi all’anno non è raggiungibile con alcuna nave. In casi di emergenza, e se il tempo lo permette, può arrivare un elicottero dopo un volo interminabile. Per il resto gli abitanti stabili, circa cinquecento, sparsi su una superficie enorme, se la cavano da soli, e vivono di quanto producono e conservano.
L’arrivo di Clemente è un avvenimento, quindi, perché un vero medico gli isolani non lo vedono dalla morte del vecchio Salas, che negli ultimi tempi si confondeva con le rocce che percorreva per raggiungere, sempre a piedi, i suoi assistiti. Clemente non si sa dove abbia esercitato prima, ma all’azienda sanitaria non è parso vero di trovare una persona disposta a trasferirsi in quella ex-condotta persa in mezzo al mare e gli ha assegnato l’incarico triennale senza troppe difficoltà. La sua laurea milanese, con specializzazione in medicina interna, è perfetta per il caso, e quindi ora eccolo lì.

All’arrivo, ad attenderlo sul molo, un piccolo comitato: la sindaca Dora David, il Giacomo Marchi, il sacrestano Custodito e la futura vicina di casa Debora (senz’acca) Stopicci. Clemente non si aspetta tutto questo. È imbarazzato ma non oppone resistenza quando il Giacomo gli prende senza complimenti l’unica valigia e si incammina verso il piccolo paese. Prima un brindisi, al nuovo e tanto atteso medico, nella casa di Dora. Un bicchiere pieno di un vino rosso sanguigno, forte ed asprigno. Partecipa anche il marito della sindaca, Gustav, che non ha ancora perso l’accento tedesco malgrado non si sia più mosso dall’isola da trent’anni. Poche parole, perché non si usa sprecare il fiato, e poi è la Stopicci che invita il dottore a seguirla. Lei ha le chiavi della casa e dello studio, e gli spiega che da un paio di giorni arieggia e pulisce, ma che l’odore di chiuso non se ne vuole andare da quelle poche stanze. E la casa è bella, piccola ma ben curata, bianca come tutte le altre, e a meno di cento metri da quella della famiglia di Debora (senz’acca). All’interno i mobili sono scuri, di legno solido, perfettamente lucidati. Nello studio medico poche cose, e un armadietto di medicinali tutti scaduti. Era stato avvisato della situazione, ma gli era anche stato assicurato che la settimana dopo il suo arrivo avrebbe avuto tutto quanto lui avesse richiesto. E così, dopo pochi saluti, viene lasciato solo in quelle stanze. Lui, finalmente, si guarda attorno, ed ha pure fame. Il vino gli ha fatto girare un po’ la testa, ma non gli ha annegato l’appetito, ed ora non sa come organizzarsi. In cucina trova un frigorifero, una cucina a gas ed una dispensa. Il frigorifero è vuoto ed il cavo di alimentazione non è neppure attaccato alla presa elettrica. La dispensa invece è piena di ogni cosa: formaggi, salumi, un grosso pezzo di pane, vino, e poi fichi, uva, pomodori, peperoni, cetrioli, olive in barattolo, e anche marmellata, di fichi.

Il suo primo giorno dopo l’arrivo lo trascorre compiendo un giro attorno, per presentarsi e capire come rendersi utile. La prima visita è in casa Stopicci. È la signora che controllerà la dispensa e farà in modo che nongli manchi nulla. La domenica è invitato a casa loro, per il pranzo del mezzogiorno, ma per il resto dei pasti si organizzerà da solo. Per la spesa non ci saranno problemi, troveranno un accordo. Clemente saluta, ringrazia e prosegue, dopo aver chiesto consigli su quale direzione sia meglio prendere. Cammina per ore, saluta e si presenta. A volte viene invitato in case piccole e povere, altre in ambienti più ricercati, ma sempre con cortesia e con l’invito a tornare, e non per una visita medica, ma per un pranzo o una cena. Rifiutare sarebbe una grave mancanza di rispetto. La giornata finisce quando lui cede, e torna sui suoi passi, sfinito, e con il solo desiderio di dormire.

La mattina dopo, come aveva avvisato tutti, apre il suo ambulatorio, e rimane in attesa di eventuali pazienti. Sino a mezzogiorno nessuno si fa vivo. Sta per andare in cucina, per mangiare pomodori e formaggio, quando arriva Oreste, che ha una vigna ad un paio di chilometri. Lo fa sedere e chiede il motivo della visita. Le mani. Oreste non riesce più a stringere i pugni di entrambe le mani. Il medico lo ascolta, lo fa parlare e raccontare, e quello non capisce bene cosa c’entrino tutte quelle domande strane. Quando se ne va Oreste è scettico, e pensa che dovrà tenersi il suo dolore alle mani a lungo perché quel medico non gli ha dato nessuna cura. 
Ed intanto Clemente può finalmente andare a pranzo.

I giorni successivi riceve altre visite, nel suo studio, Camilla ed il marito Gregorio, la giovane Lungina (che sarebbe stata Luigina, nelle intenzioni della madre, ma poi c'è stato un errore all'anagrafe), poi l’anziana Sofia e pure il marito della sindaca, Gustav. Li fa parlare tutti, e non prescrive medicine a nessuno. Ed ognuno di loro se ne va abbastanza deluso, come se lui avesse voluto prendersi gioco di loro. Nelle settimane che seguono però, poco a poco, Oreste riesce a stringere sempre meglio i pugni, e contemporaneamente anche i suoi rapporti da sempre tesi col figlio Simone si fanno più rilassati. Ha iniziato a parlare, con lui, ed ha capito ed accettato che lui possa desiderare andare via dall’isola, per cercare di costruirsi una vita altrove. 
Camilla e Gregorio ritornano a dormire assieme, dopo due anni che non lo facevano. Lui russa sempre, è vero, ma lei ora si mette tappi di cera nelle orecchie, e lui di notte la cerca. 
Lungina, la giovane Lungina, incapace di accettare sia la solitudine sia le attenzioni dell’unico giovane che si interessa a lei, con un’emicrania quasi costante, decide di cambiare vita. Lascia i campi della famiglia, con un certo disappunto dei suoi, e chiede di lavorare nella sola azienda conserviera dell’isola. È costretta a vestirsi curando di più il proprio aspetto, deve percorrere ogni giorno a piedi molti chilometri per andare al posto di lavoro e poi tornare a casa ma, pure a lei, lentamente i fastidi cessano, e l’emicrania diventa un ricordo, esattamente come l’unico ragazzo che la vedeva. Nella piccola azienda ha conosciuto meglio un altro coetaneo.
Gustav da un po’ perde l’appetito, e soffre di un dolore sempre più forte ai piedi. Quando si reca dal medico lo fa più per scrupolo, per dire di aver provato pure quella via, che non per speranza di trovare una vera soluzione. È profondamente insoddisfatto. Dora ormai lo annoia, anche se la trova un’ottima confidente. Fisicamente non gli dice più nulla. Non gli suscita nessun desiderio. Vorrebbe scappare da lei e dall’isola, ma non ne ha la forza né il coraggio. E poi dove andrebbe? È il caso più difficile che deve affrontare Clemente. Per quello non ha alcuna soluzione facile. Si limita a far parlare Gustav ed a prescrivergli ogni mattina, a digiuno, un bicchiere di acqua con disciolta un po’ di polvere sminuzzata di aspirina, ma pochissima, meno di un decimo di compressa.

Nei mesi che seguono, sull’isola nella quale nessuno soffre di gravi problemi di salute, tutti stanno meglio, in modo evidente. Il solo caso apparentemente concluso in modo negativo è quello di Gustav, che un giorno, senza avvisare né salutare nessuno, ha preso la nave ed è partito.
Dora all’inizio non la prende molto bene la cosa, poi riflette ed accetta la situazione, si adatta a malincuore e guarda avanti.
Ed intanto passa un anno. Dora riceve la comunicazione riservata che il medico spedito dall’azienda sanitaria in realtà non si è mai laureato, e che arriveranno un paio di carabinieri per scortarlo sulla terraferma. Quando questi arrivano nessuno lo trova né sa spiegare dove si sia nascosto. I militari dopo alcuni giorni se ne vanno via, e Clemente ricompare uscendo da dove è rimasto tutto il tempo, nella cucina di Debora (senz’acca).

                                                                                                        Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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