domenica 27 dicembre 2015

La casetta delle speranze




La casetta la conoscono tutti anche se non è sulla strada principale della piccola città. Alcuni entrano regolarmente, tutti i giorni oppure in certi periodi dell’anno, altri in modo occasionale e qualcuno mai. Tutti però, anche chi non apre mai la sua porta, sa perfettamente dove si trova, addossata alla grande Binnenhandel.

Non è molto grande, e non ci si può entrare in tanti nello stesso momento. La sua sala principale, quella aperta a tutti, ha un angolo dedicato alle speranze, ai desideri, ai sogni e alle fantasie da realizzare. È forse il punto più conosciuto e rinomato, che richiama tanti curiosi e molti che per arrivare sin lì si sottopongono a lunghi viaggi. È tradizione che chi ne ha voglia metta una monetina in una fessura e racconti in uno speciale forellino sulla parete quello che ha in mente, quello che vorrebbe.
Non è ben chiaro cosa succeda poi. Le parole sono affidate a quel piccolo buchetto, e si pendono chissà dove, o arrivano, forse, ma nessuno può dire in che posto.

Gli scettici parlano di superstizione o di ingenuità, e dicono che quanto confidato in quel punto fa la stessa fine delle letterine a Babbo Natale, indirizzate al Polo Nord e poi finite in qualche mucchio, e dimenticate. Altri ci credono, invece, e sono pronti a dimostrare che le loro parole hanno avuto un seguito, e che hanno le prove di essere stati ascoltati.

In realtà, in quella casetta, quello che conta veramente succede nella piccola stanzetta a fianco, dove vive il custode, che però entra ed esce sempre da una porticina posta sul corridoio della grande casa accanto, mai dalla sala pubblica. Il custode è lo stesso da decine di anni, la sua età non conosciuta e sembra non sia mai cambiato, e questo da quando è stata costruita la piccola casetta addossata alla Binnenhandel.
All’inizio le parole venivano registrare su rulli di cera, incise da una puntina speciale azionata dalla membrana che accoglieva le parole delle persone. Le parole pronunciate sono vibrazioni, e queste diventavano tracce delicate su un rullo ricoperto di cera vergine d’api. I rulli incisi poi venivano tutti ordinatamente collocati in un enorme armadio, e questo per molti, molti anni. A vederli, quei rulli, assomigliano a grossi ceri, e come i ceri accesi in una chiesa assolvevano inizialmente al compito di raccogliere le preghiere e farle arrivare a chi avrebbe potuto esaudirle.

Questo avveniva all’inizio, quando ancora le persone si recavano in quel luogo in numero limitato, e quando il custode aveva a disposizione centinaia di rulli nuovi, mai incisi. Da tempo non è più così. Ormai il vecchio, forse per stanchezza, forse perché si è convinto che il suo lavoro sia inutile, spesso non mette nessun rullo quando quello montato si è esaurito, e lascia che venga reinciso nuovamente, sovrapponendo e confondendo le parole.

Chi viene però non sa nulla di tutto questo. Chi viene continua a mettere la moneta nella fessura, confessa brevemente la sua speranza, e poi esce. Alcuni sembrano ottenere soddisfazione, oggi come tanti anni fa, mentre altri capiscono di aver detto inutilmente quello che avrebbero desiderato ricevere, esattamente come tanti anni fa.
I grossi rulli del custode sono sempre quelli, la cera in qualche caso si è consumata. Lui di tanto in tanto con una spatola tiepida ne prende alcuni, quelli incisi da più tempo, e li spiana, cancellando ogni traccia degli antichi desideri affidati alla loro superficie. Quanti di questi avranno avuto ascolto, e quanti no? Lui non se lo chiede mai, lui ha la faccia di cera come i suoi rulli, lui ha i segni del tempo passato incisi sulla cera della sua pelle, lui è solo il custode.

                                                                                                        Silvano C.©   

(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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