martedì 6 ottobre 2015

racconto




Sono salito sopra il fico, forse per cercare di raggiungere qualche frutto, o forse solo per dimostrare che sapevo salire sopra il fico.
Quando però mi ci sono trovato avevo perso le motivazioni iniziali perché non dovevo più dimostrare nulla e non potevo neppure raggiungere i frutti, troppo lontani per le mie mani e su rami troppo sottili e fragili per potermi fidare ad appoggiarmi su di loro.

Ho voluto fare una cosa che, alla prova dei fatti, si è rivelata inutile”, ho iniziato a pensare. Una delle tante, né la prima e neppure l’ultima, considerando quello che è successo subito dopo, qualche tempo dopo ed anni dopo.

Intanto però stavo sopra il fico. Scendere subito mi è sembrato stupido, ed avrebbe reso ancor più inutile la mia salita. Quindi mi sono trovato una posizione più comoda, con la schiena protetta dal fusto principale, ben seduto e con i piedi appoggiati ad un robusto ramo. Ed ho aspettato, distraendomi nel guardare attorno.

Non è successo assolutamente nulla, tranne il passare di qualche insetto volante un po’ fastidioso. Non ho avuto alcun diverso e migliore punto di vista sulla realtà, perché stare a due metri dal suolo non mi ha permesso di notare nulla che già non conoscessi. Non ho neppure visto, nascosto tra le foglie, qualche cosa di interessante o “proibito”. Nulla di nulla. Spazio e tempo vuoti, adatti a meditare, riempiti di pensieri.

Uno spazio libero completamente, per quanto io ora possa ricordare, senza urgenze o bisogni immediati, senza fretta o doveri da rispettare. Forse cercavo questo, salendo sul fico? Non credo. Non ero e non sono tanto filosofo.
In seguito, molti anni dopo, mi è successo di andare a teatro e di assistere ad uno spettacolo assolutamente impreparato, senza immaginare cosa avrei visto (ebbene sì, ho fatto pure questo) e quindi di trovarmi spiazzato, senza termini di giudizio, nella situazione di dovermi adattare ad un imprevisto e di dover cercare di uscirne in qualche modo, senza ammettere pubblicamente un mio errore iniziale.

La cosa che mi bruciava e mi brucia, in questi momenti, è dover fare i conti con il mio amor proprio, che ne esce sempre un po’ ammaccato. 
Poi, non ricordo quanto tempo dopo, sono sceso dal fico.


                                                                                                        Silvano C.©   


(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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