venerdì 28 agosto 2015

L’angelo



 
L’angelo è volato via, ma ha lasciato le sue ali.
Ha volteggiato tra noi, per farci capire che la forza di gravità può fermare il pensiero, impedirci di volare anche non fisicamente.
Ieri sera l’avevo visto, ed avevo scordato la fotocamera. Sapevo di cosa era capace, di quale leggerezza e grazia fosse in grado di mostrare.
La musica poi un po’ mi ha fatto sognare, anche se era una semplice prova generale, hanno detto, e quell’angelo non era solo, ma accompagnato da altri due.
Mi sono allontanato dopo un ultimo sguardo verso l’alto, verso la cupola del Mart e più su, verso il cielo.  
Stamane sono tornato, sapevo che non l’avrei più rivisto, credevo di sapere che gli angeli non tornano mai nello stesso posto, ma sono tornato, di nuovo sotto la cupola del Mart, ed ho alzato ancora lo sguardo di nuovo verso l’alto. Era andato via, come sapevo, ma ho scoperto che aveva lasciato le sue ali.
Mi ha fatto piacere vederle, non mi sono sentito del tutto abbandonato. Forse gli angeli non tornano mai nello stesso posto perché non se ne vanno mai completamente, la spiegazione deve essere questa.
Poi sono tornato verso casa, a piedi, e faceva pure caldo in questa coda di estate che non intende finire tanto presto.
E di nuovo l’ho rivisto. Stavolta mi è passato vicino, sulla statale. È stato lo stesso angelo, ne sono sicuro, mutevole di aspetto come solo gli angeli sanno essere. Ieri aveva le sembianze di una ragazza bruna che volteggiava appesa a lunghe corde e cavi di acciaio. Oggi si è divertito a sembrare una donna bionda, alla guida di un’ambulanza del 118 che correva nel traffico annunciata da una sirena.
                                                                                                        Silvano C.©   


(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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