martedì 25 agosto 2015

E se per assurdo…




La tecnica del ragionamento per assurdo non è per nulla assurda, ma perfettamente logica, anche se non applicabile in modo generalizzato.

Ad esempio può essere usata nella soluzione di problemi senza dover fare uso di incognite o equazioni, e senza perdersi in estenuanti tentativi quasi a caso. Se io so che in un cortile ci sono in tutto 122 animali, suddivisi tra polli e conigli, e conosco anche il numero delle loro zampe, supponiamo 360, questo metodo mi permette con alcuni passaggi di stabilire quanti sono i conigli e quanti i polli, iniziando a supporre per assurdo che siano tutti polli. In questo caso le zampe dovrebbero essere 244, e non 360, quindi…

Questa tecnica però permette anche di programmare alcune scelte, scartare possibilità, cioè avere ricadute non solo teoriche, ma nella vita reale. E spesso la usiamo in modo inconsapevole, durante le prime fasi dell’apprendimento, quando ancora dobbiamo prima sbagliare per capire la giusta via.
All’inizio nulla sembra assurdo, ed è solo la dura realtà, ad esempio una caduta, a farci capire che è assurdo tentare di saltare quella pozzanghera, troppo grande per non finirci dentro, scivolare e finire malamente nel fango. Dopo inizia a presentarsi come possibilità l’impossibile, non ancora assurdo.
Questo arriva solo più tardi, col lento processo di maturazione; riconoscere ciò che è contrario alla ragione, all’evidenza, al buon senso (dalla definizione del vocabolarioTreccani) non è possibile che ad una certa età.

Il bambino scende in cortile, e non trova nessuno per giocare. È un pomeriggio estivo, non afoso ma caldissimo, e il terreno scotta dove non arriva l’ombra delle case e degli alberi. In lontananza rumori di motori, e richiami di uomini e di donne. Sono quelli che lavorano nei campi, o nei frutteti, perché è ora di raccolti e vendemmie.
La rimessa, che odora di nafta, è vuota, e lo spazio occupato di notte dal trattore, dal camion e da un paio di rimorchi ora sembra una piazza d’armi, un salone ombroso e pieno di un fascino misterioso, di cose grandi e un po’ pericolose alle quali lui non deve avvicinarsi. L’aratro, lucido dove solca il terreno ed arrugginito nelle altre parti, è in un angolo.
Esplora un po’ quello spazio che conosce, ma non abbastanza, poi si annoia ed esce di nuovo, sotto il sole.
Quella porta di legno, quella, ora è chiusa, e c’è silenzio all’interno. Pochi giorni prima, forse era domenica, dietro quella porta aveva sentito voci che scherzavano. Lui, quasi per istinto, si era nascosto dietro ad una pila di cassette da frutta, ad osservare, e all’improvviso la porta si era spalancata. Lei gridava a lui di non fare lo stupido, e lui la prendeva in giro, dicendole che non c’era nessuno a quell’ora. Stavano facendo il bagno in una specie di tinozza bassa, erano nudi, e bellissimi. Un uomo ed una donna, nudi, assieme, che ridevano e scherzavano. E poi la porta era stata richiusa. Lui era rimasto fermo, immobile, per un po’, ed infine, sperando che non si riaprisse di nuovo, si era allontanato, in silenzio.

Adesso esce dal cortile, vuole provare a raggiungere il canale a poca distanza camminando sul ciglio della strada sterrata, sul bordo di un fosso asciutto. C’è un ponte, in muratura, grande, sul quale ha visto passare anche trattori, addirittura un bellissimo cingoli, e qualche rara auto.  Si avvicina al ponte, ma non sale, scende verso l’acqua, che da sempre lo attira, e si ferma solo quando le canne e la vegetazione alta gli impediscono di avvicinarsi di più.

Rimane un po’ seduto, perché intanto ha trovato un grosso sasso asciutto e caldo e trova comodo da quella posizione osservare la corrente calma ma con qualche piccolo vortice sotto l’arcata in muratura. Intanto si vede continuare, scendere, immergersi nell’acqua, sparire sotto e camminare nel buio, sul fondo un po’ fangoso, con gli occhi aperti.
Si adatta all’oscurità, ed è naturale che succeda, gli capita sempre quando entra in una stanza non molto illuminata arrivando direttamente da fuori. Ed è naturale pure respirare, sotto l’acqua. Forse che sotto non ci vive nessuno?
Per un po’ ancora va avanti, e poi si ferma, perché non vede nulla di interessante, neppure pesci, che pure ci dovrebbero essere, perché un amico di suo padre porta spesso alla sua famiglia i pesci gatto che ci pesca, e che non gli piacciono molto. Troppe spine, anche se la polpa non è cattiva, in fondo.

Mentre sta per risalire vede Fabrizio, che sembra nuotare nell’acqua. Non cammina come fa lui, nuota, e non sembra allegro e stupito del posto come dovrebbe. Fabrizio è triste perché non si conoscono ancora; frequenteranno la stessa classe elementare, un po’ si vedranno, poi si dimenticheranno, forse per sempre. Fabrizio in quel canale è morto annegato, alcuni anni prima, diversi anni dopo, mentre con altri stava facendo il bagno.

Poi si alza dal sasso e ritorna correndo verso casa, prima che scoprano che si è allontanato senza avere il permesso. Prima di rientrare nel cortile vede che Nedda è in un angolo dell’orto, e sembra giocare con alcuni fiori. Ora non è più solo, le ore passeranno in modo diverso.

Per tornare ai polli ed ai conigli, se ti interessa concludere e sapere la soluzione, pensa che se le zampe dovessero essere 244 mentre in realtà sono 360 significherebbe 116 in meno. Sapendo che un pollo normodotato ha 2 zampe, ed un coniglio ne ha 4, ogni coniglio ha 2 zampe in più di ogni pollo. Quindi quanti conigli devo mettere al posto di un numero uguale di polli, visto che non possono essere solo polli? Ecco. Ora l’assurdo prende la strada della concretezza. Per avere 116 zampe in più ci servono 116:2=58 conigli. Quindi, in conclusione, nel cortile ci sono 58 conigli e 122-58=64 polli. Non ci credi? Bene, facciamo la prova.
Totale zampe polli: 64x2= 128
Totale zampe conigli: 58x4= 232
Totale zampe: 128 + 232 = 360

                                                                                                        Silvano C.©   


(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)


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