lunedì 9 dicembre 2013

Luciano - Parte quinta (ed ultima)


( Meglio iniziare dalla Parte prima se non l'hai ancora letta )
Dopo la visita in ambulatorio si rende conto che il ragazzino rischia veramente di perdere la vista e lo fa sottoporre immediatamente ad alcuni accertamenti ed analisi di laboratorio direttamente nel suo reparto o in altri dell’ospedale, con una priorità che sollecita lui stesso telefonicamente ai colleghi.
Con la madre si mostra sorridente ed ottimista, anche se rimane intimidito dalla dignità di quella donna che giudica bellissima, anche se bella esattamente non è, ma circondata da un alone di femminilità .
Il cognome del ragazzino non gli è del tutto sconosciuto, ma per il momento questo è secondario rispetto al fatto che lei, la madre, è la donna in lutto che viene sempre più spesso nel suo sogno. Non l’ha mai vista prima, né incontrata né saputo nulla della sua vita, sino alle nove di quel mattino.
Quando i primi esami sono ultimati lui si congeda da quella presenza inquietante e da suo figlio, e le fissa un appuntamento per tre giorni dopo, sempre nel suo studio. Ignora le richieste di lei su quanto le deve per la visita e salutandola la manda dalla segretaria per i particolari. Appena uscita dalla stanza telefona alla collaboratrice e spiega che la donna è seguita direttamente da lui, e tutte le spese per ora sono coperte dall’ospedale.

La giornata per il resto si rivela una sequenza di operazioni di routine, e nel tardo pomeriggio, quando esce finalmente all’aria aperta, avverte una crescente inquietudine che sino a quel momento ha tenuto a bada. Prima di sera incontra un suo uomo, gli chiede di indagare su quella donna, e la risposta che lui già sapeva gli arriva in meno di mezz’ora. Suo marito lo ha ammazzato proprio lui con le sue mani, ed il suo cadavere è stato fatto trovare bruciato in un’auto in aperta campagna esattamente 13 mesi prima. La vedova che viveva in una discreta agiatezza ora è al limite dell’indigenza, anche se ancora conserva un appartamento di proprietà. Chi la frequentava si è allontanato da lei, per timore di vendette, ed ora è sola, con quel figlio gravemente malato.
A lui certe cose non hanno mai fatto alcun effetto, ed è strano che solo ora si interessi di queste due persone. Chi le ha mandato quella vedova, e con che faccia tosta ha superato la burocrazia ospedaliera e del suo reparto per arrivare sino a lui? Come ha fatto? Il caso, o forse la forza della disperazione.
Da ragazzino, con quel tipo di forza, ha saputo emanciparsi da una situazione che giudicava insopportabile, quindi crede nella disperazione e nel suo potere.

La sera Luciano si sposta con due delle sue guardie del corpo nella città vicina, il capoluogo, dove ha fissato un appuntamento particolare con una donna nel suo appartamento discreto. Non ha in progetto alcuna violenza, neppure simulata, desidera solo regredire ad uno stadio giovanile, di quando un giorno provò un’emozione che ancora ricorda. Entra in quell’appartamento e chiede subito se tutto è a posto. La donna gli fa cenno di sì e lo precede, mostrandogli la stanza e quindi la finestra con vista sulla casa di fronte. Si avvicina, e la vede, quella finestra dall’altra parte della strada, e all’interno, in leggera penombra, una donna nuda, immobile. Non è come avvenne quel giorno lontano, ma lui rimane bloccato, rapito, percorso da brividi. La donna che stava dietro di lui ora si avvicina, si muove con leggerezza sul suo corpo, sulla sua cintura, gli apre i pantaloni e, con lentezza, inizia a muovere la mano. Lui raggiunge il piacere in pochi minuti, come se fosse un ragazzino inesperto, ma riesce così a placare col sesso parte dell’inquietudine che lo tormenta, e quando più tardi ritorna in strada si sente in pace, come sperava. 
Un’ora dopo, a casa, ormai stanco, si fa una doccia in fretta e si mette a letto, addormentandosi di colpo.
Col sonno arriva il sogno, atteso, e la donna che porta il lutto ora le mostra il volto e non parla. Lo guarda soltanto, muta, e lui ne percepisce il fascino, la femminilità ferita nei suoi affetti, il dolore e l’ansia per il figlio. Rivede il bambino che stavolta si avvicina alla tavola e riesce a raggiungere un frutto, una melagrana rossa e matura. La spezza con le mani e l’interno si sgrana, i semi rossi e lucidi cadono sul pavimento disperdendosi attorno, come se il filo si fosse spezzato e le perle rotolassero ovunque, perdendosi.

Si sveglia, sudato come ogni volta quando fa quel sogno, ma rimane sul letto, disteso e con gli occhi chiusi. Riflette e non sa dare risposte alle numerose domande che si presentano. Poi si riaddormenta, e non sogna più, o almeno non  ricorda di aver sognato.
Al mattino, al risveglio, sa già cosa deve fare, ancora non razionalmente, certo, ma la decisione è presa. Telefona al suo uomo, lo stesso della sera prima, e gli dice di seguire da solo le faccende nelle quali è impegnato in quei giorni, poi va in ospedale. È presto, ma alcune analisi sono già arrivate sulla sua scrivania. È esattamente come aveva temuto, rimangono ancora alcuni dubbi, certo, ma le speranza che si sbagli sono minime. Lui è un buon medico, lo sa, anche se non certo un luminare, e quella malformazione che potrebbe portare progressivamente alla cecità il ragazzino è di origine nervosa, legata all’origine del nervo ottico. In Italia nessuno sa intervenire in casi del genere, ma negli Stati Uniti, in una clinica universitaria vicina a Boston, una equipe medica opera da alcuni anni su pazienti con patologie simili con una percentuale altissima di successi.

Luciano nei giorni che seguono, appena ottenuti gli ultimi risultati, ha un’intensa corrispondenza telefonica e via mail con gli Stati Uniti, contatta un’associazione di volontariato in modo anonimo, organizza nei minimi dettagli ogni cosa, rimanda l’incontro con la donna e con suo figlio di oltre due settimane e, quando finalmente la riceve, è per comunicarle quasi in modo impersonale che lei e suo figlio partiranno in aereo diretti a Boston esattamente tre giorni dopo. Nel frattempo dovrà rivolgersi ad un certo indirizzo dove le daranno tutta l’assistenza e le informazioni necessarie. La congeda con un sorriso ed evita ogni suo tentativo di avere altre informazioni, dicendole soltanto che andrà tutto bene, e che la cosa non presenta nessuna difficoltà, ma che è meglio seguire la va che lui le ha indicato.

Dopo aver lasciato la donna ed aver fatto in modo di far arrivare sul suo conto bancario una somma notevole motivando l’operazione come conguaglio e risarcimento di una non meglio precisata operazione in borsa, è arrivato il momento di pensare a se stesso, e prende accordi segretamente attraverso una normale agenzia di viaggio con un albergo di Copenaghen, la prima tappa che ha deciso di raggiungere sotto falso nome per poi sparire definitivamente, probabilmente in Norvegia. Si muove con prudenza ed attenzione, senza troppa fretta, e senza modificare le sue abitudini. Proprio in quei giorni ha contatti con un emissario del boss al quale conferma di come la situazione sia assolutamente sotto controllo, e che da mesi ormai la polizia non ha alcun motivo di indagare sulle loro attività. Gli affari insomma vanno bene, e si diversificano, esattamente come è bene fare in ogni azienda sana.

Si concede ancora una serata particolare, nel capoluogo, che si svolge esattamente come la volta precedente, e quando tornano con l’auto verso casa sua lui è tranquillo, pensando al volo di linea che lo aspetta due soli giorni dopo, destinazione Copenaghen.
Scende dalla vettura e si avvicina al portone di casa quando una moto con due a bordo arriva veloce. Il passeggero estrae una pistola e spara tre colpi, tutti a segno. Luciano cade, perde conoscenza all’istante e non si rende conto più di nulla.

Rimane in coma meno di 12 ore, prima di morire.

Nell’ultimo sogno la donna in lutto ritorna, sempre muta, seria, e lo guarda con pietà. Poi si gira verso il bambino, lo prende per la mano, e si allontana con lui. Il bambino nell’altra mano ha una mela cotogna, gialla, matura e profumatissima. La morte lo raggiunge col profumo della cotogna.

Un’infermiera, malgrado i rigidi regolamenti dell’ospedale e del reparto rianimazione, aveva messo su un piatto della stanza una mela cotogna del suo giardino. È convinta che lo stimolo offerto da quel profumo intenso aiuti i pazienti in coma.

                                                                                       Silvano C.©


( La riproduzione è riservata. Ma non c'è nessun problema se si cita la fonte.  Grazie)

Nessun commento:

Posta un commento

I commenti offensivi o spam saranno cancellati. Grazie della comprensione.

Post più popolari di sempre

Post più popolari nell'ultimo anno

Post più popolari nell'ultimo mese

Post più popolari nell'ultima settimana